RONA JAFFE.
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Il meglio della vita.
Parte 2.
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Titolo originale: The Best of Everything.
Traduzione di: Marina Bonetti.
2007. Neri Pozza Editore, Vicenza.
Postfazione di Daniela Pagani.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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16.

All'inizio della primavera del 1953, quando nelle mattine nebbiose apparvero i primi cavallerizzi e i primi ginnasti in maglietta, compunti e tremanti di freddo, cominciarono a saltellare in Central Park, Mary Agnes Russo inizi i preparativi per le nozze. La sua conversazione, fino a quel momento dedicata ai pettegolezzi d'ufficio, ora si accentrava su se stessa. Se Caroline le chiedeva: Come va oggi? Rispondeva: Ho scelto il menu per il mio pranzo di nozze. Mangeremo minestrina, pollo, piselli, patatine, insalata, tartine, gelato, macedonia e torta nuziale. E una bottiglia di whisky su ogni tavolo. Le notizie importanti, come quella di essere andata a provare l'abito da sposa, non avevano bisogno di preamboli. L'unica cosa sulla quale manteneva il segreto con le colleghe d'ufficio erano le partecipazioni, perch le amiche le avrebbero ricevute, e Mary Agnes voleva godersi la loro sorpresa. Caroline non poteva fare a meno di chiedersi cosa poteva esserci di tanto speciale in una partecipazione di nozze stampata, ma conoscendo Mary Agnes era preparata a tutto.
E prendeva in giro Brenda! comment April.
Se non altro, lei non porta la biancheria in ufficio, rispose Caroline.
Per un attimo il sorriso di April scomparve. Forse ci sembra buffo perch non ci troviamo nei suoi panni, disse. Probabilmente io mi renderei altrettanto ridicola se stessi organizzando il mio matrimonio.
Da Saks, nella Quinta Strada, le vetrine erano piene di manichini vestiti da sposa, e Caroline sapeva che quella settimana April ci era andata tutti i giorni, in pausa pranzo, per provarsi gli abiti, guardarsi allo specchio e poi toglierseli con rammarico. Dexter non aveva pi parlato di matrimonio dalla sera in cui erano stati dal dottore nel New Jersey; April, che considerava il silenzio di lui come un assenso, non era per tanto ingenua da comprare un abito da sposa, anche se continuava a provarseli per ogni evenienza. Caroline era sicura che Dexter non avrebbe mai sposato April e quasi evitava di rivolgergli la parola, nelle poche occasioni in cui si incontravano, per paura di non sapersi trattenere e dirgli in faccia quello che pensava di lui. Il bel volto, che conservava ai suoi occhi l'interesse di un'opera d'arte, la riempiva di disgusto perch rifletteva l'espressione di lui e ne rispecchiava il comportamento. Caroline pensava di intuire in che stato d'animo si trovasse April mentre si provava gli abiti bianchi; anche lei aveva fatto una sciocchezza del genere quando credeva di sposare Eddie Harris, ma almeno aveva una promessa. Il piacere di provare il vestito che avresti indossato in quell'occasione indimenticabile, per la persona che amavi, era totalmente diverso persino dall'acquisto del primo abito da sera. Era un piacere che Caroline non sapeva descrivere. Le commesse sembravano belle, il camerino era immerso in una luce rosata, e lei stessa non era mai stata pi carina. Ogni abito pareva aggrapparsi alle dita tremanti, un attimo prima di scivolare sulla testa, quasi a dire: sar io il prescelto, quello che ricorderai per tutta la vita? Caroline provava tanta pena per April, e per le sue escursioni solitarie nell'ora di pranzo, che soffriva solo a pensarci.
Dexter prender le ferie in autunno invece che in estate, le disse April. Dice che l'autunno  l'unica stagione per andare in Europa, se non ci si pu andare in primavera. Ci andremo per la nostra luna di miele.
 tutto fissato, allora! grid Caroline con sollievo.
Be'... non la data o i particolari. Ma ne abbiamo discusso.
Come sono contenta! Cosa avete deciso?
Io ho detto che avevo sempre desiderato andare in Europa per il viaggio di nozze, e Dexter anche. Ha aggiunto che l'autunno  un'ottima stagione, come ti dicevo, e che avrebbe preso le ferie in autunno. Ha detto pure che in quel periodo l'Europa  stupenda anche per chi non  in viaggio di nozze. Che in Europa si incontra una quantit di ragazze.
Mio Dio, pens Caroline. Ma ha detto che ti ci avrebbe portata?
Non ha proprio detto: ti ci porto. Ma so che lo far. Di sicuro pu permetterselo.
Caroline cerc di non dare a vedere quello che pensava, non sapendo cosa dire e come dirlo, e non volendo che April le leggesse negli occhi che l'unica a illudersi che fosse vero era lei. Ma il sorriso di April svan di colpo, come le capitava spesso in quei giorni; aveva le dita gelide quando strinse il braccio di Caroline. Lo so che vuole sposarmi, mormor disperata. L'ha detto. Ricordi quando ti ho raccontato che l'aveva detto? Non l'ha mai smentito. Quando ci si fidanza non si rompe il fidanzamento, a meno che uno dei due non lo dica chiaramente.  troppo importante. La gente non scherza col matrimonio.
Non tutti, almeno, ribatt Caroline, odiandosi per essere costretta a dirlo.
 colpa della sua famiglia, continu April. Sono cos ricchi, fanno vita di societ... e sono un po' arrivisti, lo ammetto. Non capisco perch la gente che ha tutto quel che desidera si preoccupi tanto delle apparenze. Ma Dexter dice che i suoi genitori hanno bisogno di tempo per abituarsi all'idea che non sposi una delle ragazze con cui  cresciuto.
Faccia cavallina, passo da soldato e l'abito di tweed col berretto della stessa stoffa, disse Caroline, cercando di sollevare il morale di April. Conosco il tipo, ce n'era qualcuna tra le mie compagne di scuola.
Oh, no, replic April. Queste sono carine. Sabato scorso abbiamo cenato in un supper club - non  divertente mangiare in un supper club? - e Dexter mi ha presentato tre sue amiche. Erano carine da morire, e due indossavano addirittura la pelliccia.
Dovresti cercare di conoscere altri ragazzi, disse Caroline. Se non altro per farlo ingelosire un po'.
April sorrise. Ho conosciuto decine di amici di Dexter. Ci ballo sempre quando andiamo nei locali, e uno mi ha chiesto perfino di uscire con lui.
Vacci, allora.
Oh, non potrei. Non so come spiegarmi, ma  un tipo che mi spaventa. Cio,  uno dei migliori amici di Dexter, e so che Dexter gli ha detto tutto di noi due; eppure, mentre mi aiutava a infilarmi il cappotto, mentre Dexter era andato a prendere la macchina, mi ha messo la mano proprio sulle... be', proprio qui. Si appoggi il palmo sul petto.
Era ubriaco?
No. Quei ragazzi l non si ubriacano mai. Bevono tanto che credo siano immunizzati, ormai.
Nessuno  immunizzato, osserv Caroline. Ed  un'altra cosa che farai bene a imparare.
Be', lui non era ubriaco, insistette April pensierosa. Ne sono sicura.
Le ragazze della sala dattilografe non avevano ancora deciso se offrire tanti piccoli regali a Mary Agnes o fare una colletta e offrirle un regalo solo, ma grosso. Dato che Caroline e April erano in buoni rapporti con la sposa, furono invitate a contribuire alla decisione. Si fece un gran complottare nel bagno del trentacinquesimo piano, e la conclusione fu che, siccome Mary Agnes e Bill erano giovani e avevano appena messo su casa, avrebbero senza dubbio preferito un buono per un acquisto invece che una festicciola con tanti regalini.
Lo preferisco anch'io, disse Caroline a Mike Rice. Se dovessi sopportare un altro pranzo a sorpresa, con la futura sposa che per caso capita in ufficio col suo vestito migliore e tutte ridacchiano e corrono fuori dall'ufficio cinque minuti prima di mezzogiorno, lasciando l'ospite d'onore sola al suo tavolo come se fosse appestata ma tutta contenta, e poi una delle sue amiche intime dice: andiamo a pranzo insieme, e arrivano al ristorante dove tutte le colleghe sono gi sbronze dopo un mezzo daiquiri e si mettono a urlare in coro: Sorpresa!... io morirei, ecco!
Calma, calma, disse Mike ridendo.
E poi i regali! riprese Caroline. Una le d un biberon, un'altra trova enormemente spiritoso regalarle un libro sul sesso, e tutte bevono un altro daiquiri che d il colpo finale, e poi si mettono a parlare del loro fidanzato, e finalmente alle tre tornano barcollando in ufficio e comincia l'operazione d'alta finanza, con la divisione del conto e delle mance, spartite fino all'ultimo centesimo. Il peggio  che lei continuer a lavorare dopo sposata, presto aspetter un figlio e noi dovremo ricominciare tutto daccapo.
Cos giovane e gi cos cinica, la canzon Mike.
Non sono cinica, sono pratica. Voglio fare il conto di tutti i soldi che ho speso per nascite e matrimoni, e quando mi sposer - se mai mi dovessi sposare - ti assicuro che li rivoglio tutti indietro.
Mike rise. Sembra sciocco a me e a te, ma per quella ragazza  molto importante sentirsi per un momento al centro dell'attenzione. Per te  difficile capirlo. Sai, credo che Mary Agnes rimarr molto delusa che le ragazze abbiano deciso di non dare una festicciola.
Un tipo pratico come Mary Agnes, che  stata fidanzata per ben due anni perch doveva mettere da parte i soldi? Credo sar felicissima, invece, di avere il buono per il regalo.
Fidanzata due anni... fece Mike pensieroso. Quando si aspetta per tanto tempo una cosa, si desidera che il momento in cui la si raggiunge sia molto speciale. Mentre aspetti in silenzio, gli altri se ne dimenticano, ma tu continui a pensarci finch diventa la cosa pi importante del mondo.
La guard involontariamente per un attimo e Caroline, nell'incontrare il suo sguardo, prov una fitta tra la sorpresa e la pena. Mike poteva riferirsi a tante altre cose, nessuna delle quali era in rapporto con Mary Agnes. Era difficile capire cosa stesse pensando quando voleva comunicare qualcosa che per lui era personale e importante: vi accennava soltanto, e bisognava sforzarsi di afferrare il resto.
Penso che bisognerebbe accontentarsi che quel momento arrivi, disse abbassando lo sguardo.
Per noi s. Ma noi abbiamo pi fantasia. Mary Agnes ha bisogno di un po' di confetti. Si frug in tasca e tir fuori il portafogli; fece scorrere il pollice tra le banconote, contandole. Senti... domani invitala a bere una Coca-cola con te dopo il lavoro. E dillo alle altre ragazze. Io comprer un po' di whisky, mi far dare dei bicchieri e faremo una festicciola tutta nostra in suo onore. Ma invitala gi oggi, cos lo so in anticipo, perch poi non vorrei essere costretto a bermi tutto quel whisky da solo. Non che non ci riuscirei...
Mike! Sei l'uomo pi sensibile che abbia mai conosciuto.
Lui scosse il capo. Mary Agnes mi  simpatica. Ah, e dille di invitare il suo fidanzato. Non voglio essere l'unico uomo, indifeso, in mezzo a quella massa di ragazze.
Caroline lo guard con un sorriso beffardo. Perch non inviti il signor Shalimar?
Lui le restitu il sorriso, ammesso che, venendo da Mike, lo si potesse definire tale. Tutti nel giro di poche ore erano venuti a sapere dell'incidente Shalimar, che ormai faceva parte della mitologia aziendale. Cosa? Potrebbe saltargli il ticchio di vedere le gambe di Mary Agnes, stavolta, e la festa andrebbe in malora.
Caroline lo guard con affetto. Era il suo amico, un uomo divertente, saggio, triste, che le voleva bene quanto lei ne voleva a lui. Non lo vedeva pi come un amante, solo come un ex amante, e anche questo apparteneva al passato, lo avevano vissuto due sconosciuti tanto tempo prima. A volte ripensava a quel pomeriggio con un senso di colpa, ma appena vedeva Mike quel sentimento spariva, e Caroline ricordava l'episodio con una vaga tristezza, perch nessuno dei due aveva trovato nell'altro l'incanto sperato. Ti voglio bene, Mike, gli disse.
Il tono alludeva all'amicizia, e Mike non fraintese. Anch'io te ne voglio, rispose allegro, sorridendole. Te ne vorr sempre.
Il risultato fu che Mary Agnes ebbe la festicciola e anche il regalo. Il fidanzato arriv verso la fine della festa, timido, a disagio, con un modesto soprabito di tweed. Sembrava intimorito da tutte quelle sconosciute che chiaramente lo stavano squadrando da capo a piedi, e nascondeva l'imbarazzo dietro un sorriso spavaldo, un sorriso alla guardatemi-ragazze-sono-il-redei-rubacuori smentito dal modo in cui i suoi occhi seguivano Mary Agnes. Ma era chiaro che tra i due chi comandava era lui, non Mary Agnes, la quale assumeva una femminilit nuova quando stava con lui, tanto da apparire assai diversa da come era in ufficio, circondata dalle amiche e dalle colleghe.
Scommetto che Mary Agnes ti racconta tutti i pettegolezzi dell'ufficio, disse Caroline sorridendo, per avviare la conversazione.
Mary Agnes e Bill si scambiarono un'occhiata, come due scolaretti sorpresi dalla maestra a chiacchierare nell'ultima fila di banchi, e si sorrisero.
Gi, fece lui. Mi fa una testa cos.
Mike se lo port in un angolo con una bottiglia di scotch e due bicchierini, e dopo un momento di imbarazzo Bill parve molto pi a suo agio. Mary Agnes si rivolse a Caroline. Non  bellissimo?
Il ragazzo aveva i capelli neri un po' troppo lunghi ed era un po' troppo tarchiato per i gusti di Caroline, ma aveva un viso simpatico. S, disse Caroline.  molto bello.
Mary Agnes era tutta felice. Questa festa  stupenda, disse. Il signor Rice  stato veramente carino a pensare a me. A volte fa delle cose che mi sorprendono proprio. Voglio dire, non era mica tenuto a prendersi tanto disturbo. Quasi non mi conosce.
Gli sei simpatica, spieg Caroline.
Be', anche lui mi  simpatico. Mi dispiace per lui, per come vive, ma mi  molto simpatico. E ora che  stato cos gentile con me, mi dispiace ancora di pi.
Non ti intristire proprio alla tua festa, disse Caroline sorridendo.
Mary Agnes prese una patatina da un sacchetto di carta con una minuscola pinza. Non ci penso neanche, disse. Sgranocchi la patata. Verrai al matrimonio, spero. Ti ho gi mandato l'invito.
Volentieri.
L'ho mandato anche al signor Rice. Assunse un'aria maliziosa. Puoi venire con lui, se accetta l'invito. A meno che, naturalmente, tu non stia frequentando un altro ragazzo e non voglia portartelo.
Non frequento nessuno.
Troverai un ragazzo, disse Mary Agnes. Non preoccuparti.
Non mi preoccupo, mamma.
Cos mi piaci. Mary Agnes si lecc il sale dalle dita. Ammiro questo tuo atteggiamento. La maggior parte delle ragazze della nostra et  terrorizzata se non compare nessuno all'orizzonte, ed  una sciocchezza. Perch se guardi le ragazze che hanno cinque o sei anni pi di noi, be', io non ne conosco nessuna che non sia sposata.
Io s.
Sono talmente brutte?
Al contrario. Ne ho conosciute alcune graziosissime e anche in gamba, con ottimi impieghi.
Mary Agnes spalanc gli occhi come se stesse per esporre qualche rara e misteriosa verit filosofica. Mah... disse, forse hanno qualcosa che non va a livello psicologico.
Caroline strinse le labbra per non ridere e scosse leggermente il bicchiere facendolo vedere a Mary Agnes. Devo andare a riempirlo, balbett, e corse alla scrivania che fungeva da bar. Quella conversazione tra Mary Agnes, soddisfatta di aver accalappiato il suo uomo, e lei, nei panni avventurosi ma piuttosto commoventi della fanciulla attraente e sfortunata, era stata davvero comica. Le veniva da ridere pensando ai commenti di Mary Agnes, e al tempo stesso, inspiegabilmente, quei commenti la ferivano. Come sempre, vedeva e sentiva tutto su due piani, uno che le faceva notare il lato sciocco della cosa, l'altro che la lasciava turbata e avvilita. Aveva solo ventidue anni, aveva finito il college solo da due, e sapeva che un giorno si sarebbe sposata, proprio come aveva saputo fin da bambina che avrebbe frequentato il college e poi avrebbe lavorato per qualche anno. Era quello che succedeva alle ragazze come lei, quello che facevano tutte. Ma nel suo intimo, dove si trovavano i pensieri pi reconditi, Caroline sapeva di aver mentito a Mary Agnes perch con certe persone bisogna sempre mentire, se si vuole sopravvivere. A se stessa, per, non poteva mentire. Era preoccupata di non riuscire a sposarsi. Sapeva che era una cosa ridicola, ma se ne preoccupava. Si chiedeva se tutte le ragazze provavano quel che provava lei, o se era lei a essere stupida.
I giorni che precedettero il matrimonio di Mary Agnes furono febbrili. In genere, Mary Agnes arrivava tardi in ufficio o se ne andava presto, ma coloro che regnavano sulla sala dattilografe, sempre rispettosi dell'amore e dei sentimenti romantici, fingevano di non accorgersene. Lei e Bill sarebbero andati in viaggio di nozze alle Bermude: il suo tavolo era coperto di volantini di viaggio, con fotografie di spiagge rosa e di coppiette in bicicletta. Caroline non riusciva a immaginarsi Mary Agnes intenta a pedalare, e l'argomento fin per venire a galla, naturalmente, nel salone, con l'inevitabile commento malizioso, da parte di qualcuna, che Mary Agnes e Bill sarebbero tornati senza traccia di abbronzatura e lasciandosi alle spalle una camera d'albergo molto in disordine. Un giorno Mary Agnes torn dopo la pausa pranzo con una scatola contenente un velo nuziale. Era un corto velo bianco, attaccato a una coroncina di fiori d'arancio finti, e quando se lo prov davanti allo specchio, senza farsi molto pregare, sembrava proprio una sposa.  strano, pens Caroline, si parla da tanto tempo del matrimonio di Mary Agnes che quasi non ci sembra pi un fatto reale, ma ora, vedendola col velo, mi convinco che  vero. Mary Agnes aveva scelto la fede nuziale, che doveva intonarsi all'anello di fidanzamento e a quello dello sposo. Aveva trovato il disegno in un annuncio pubblicitario su una rivista: una fascetta d'oro bianco tempestata di brillantini. Per la prima volta durante tutti quei preparativi, April si avvicin al tavolo di Mary Agnes.
Oh... lasciami provare il tuo anello di fidanzamento, per favore, sospir. Se non hai qualche preconcetto contro il fatto di togliertelo dal dito, naturalmente.
Me lo tolgo tutte le sere quando vado a letto, spieg Mary Agnes, molto compiaciuta da quella nuova forma di interessamento. Si sfil l'anello. Lo tengo sempre nell'astuccio di velluto, sul cassettone. Non sarei capace di dormire con un anello cos costoso al dito, mi mette a disagio.
Porse l'anello ad April, un cerchietto d'oro bianco con un piccolo brillante che scintillava al centro, incassato tra quattro graffette in una specie di cornice quadrata che lo faceva sembrare pi grande. April lo tenne in mano un momento e lo guard, prima di provarselo. I suoi occhi si fissarono sullo scintillio azzurrognolo, e le labbra le si mossero quasi impercettibilmente, come se stesse parlando a qualcuno. Poi si mise l'anello all'anulare della sinistra e allontan la mano, contemplandola.
Uh, fece Mary Agnes, avevo paura che ti andasse troppo stretto e non riuscissi pi a sfilartelo. In questo caso, avresti dovuto tenerlo. Rise.
Nooo, disse Brenda dal suo tavolo. Casomai, le avremmo tagliato il dito.
April si volt a guardare Brenda sorridendo. Me lo tengo. Prova a tagliarmi il dito. Tutte risero. Ma a Caroline non piacque il modo in cui April stir le labbra sorridendo; era un sorriso che non sembrava sincero. April si sfil l'anello e lo porse a Mary Agnes sul palmo della mano. Grazie, disse.  bello, Mary Agnes.
Mi hanno consegnato l'abito per il viaggio di nozze, disse lei.  blu scuro, di lino. In realt  un abito senza maniche con la giacca sopra, la sera lo potr portare senza. Avete ricevuto le partecipazioni?
S, disse Caroline. Sono molto eleganti. Erano identiche a tutte le altre ricevute in vita sua.
Sono incise, spieg Mary Agnes. Se passi il dito sopra le parole ti accorgi che sono in rilievo. L'altro tipo non mi piaceva.
Proprio belle, la rassicur Caroline.
Bene, dovete rispondere agli inviti, disse allegramente Mary Agnes. Non basta che me lo diciate in ufficio. Voglio che ognuna di voi risponda.
Gi fatto, disse Caroline.
Anch'io, le fece eco April. Poi, con un sorriso beffardo, aggiunse: Ma non ti dico se ho accettato o no; dovrai aspettare che ti arrivi la risposta per saperlo.
Abbiamo ordinato lo spumante, continu Mary Agnes, incantata dal suo pubblico affascinato. Quattro casse! E verr un fotografo, che girer anche un filmino, e ci sar la torta nuziale con gli sposi in cima. E ognuno avr un po' di torta per portarla a casa e metterla sotto il cuscino.
Si dice che l'uomo che sogni  quello che sposerai, vero? chiese April. Mi  sempre mancato il coraggio di provare.
Anche a me, disse Caroline. Con le briciole che scivolano dal cuscino e ti vanno a finire sotto il collo, ho sempre avuto paura di un incubo. Tutte risero. Come mai, si chiese Caroline, ogni ragazza pensa di sbalordire le amiche con i preparativi del suo matrimonio, che poi risulta identico a tutti quelli cui si  gi partecipato?
Venne, infine, il gran giorno. Caroline si svegli con la sensazione che fosse una giornata particolare, ma senza riuscire a ricordarsi perch. Poi le venne in mente. La cerimonia era alle quattro, seguita da un ricevimento e dal pranzo.
Hai mai avuto la sensazione, chiese a Gregg, di aspettare una cosa da troppo tempo, tanto che quando arriver il momento ti sveglierai all'improvviso scoprendo di aver dormito tutto il giorno e di essertela persa?
Dovresti ringraziare il cielo, in tal caso, brontol Gregg girandosi dall'altra parte, e riprese a dormire tirandosi le lenzuola sulla testa. Non era stata invitata, naturalmente, e del resto si ricordava appena di Mary Agnes; ma abbastanza per sapere che apparteneva al vasto gruppo di ragazze che lei non sarebbe mai riuscita a capire. Le Ragazze Felici le definiva Gregg, senza sapere con esattezza se fossero felici e senza desiderare di essere come loro, ma arrivando al punto, talvolta, di dire che era un vero peccato non avere una mentalit altrettanto bovina e soddisfatta. Le chiamava anche I Pompelmi, perch, diceva, se le tagli a met ti accorgi che sono tutte divise in piccoli spicchi uguali.
Forse avrei davvero fatto bene a dormire oggi, pens Caroline mentre saliva con April i gradini della chiesa. I matrimoni le provocavano sempre un misto di reazioni: se la sposa era un'amica intima si sentiva felice, emozionata, nostalgica e un po' malinconica perch, senza che nessuna delle due lo desiderasse, i loro rapporti sarebbero cambiati; se la sposa era una conoscente, come Mary Agnes, i suoi sentimenti oscillavano tra la noia, perch i matrimoni erano tutti uguali, e una specie di rapimento, perch erano anche molto belli. Lei e April si fermarono un momento nel vestibolo, esitando, guardandosi attorno. April aveva un abito di lino grigio e un cappello di paglia da gondoliere con nastri grigi, gialli e bianchi.
Stai benissimo! disse Caroline.
Anche tu.
Entriamo.
Si presero per mano ed entrarono nella chiesa in punta di piedi. Un organo suonava piano. Due valletti si fecero loro incontro, allargando le braccia rivestite di panno nero e terminanti in candidi guanti immacolati. Per lo sposo o per la sposa?
Per la sposa, bisbigli Caroline.
Furono accompagnate a un banco in fondo. Le prime file di banchi, quasi piene, erano occupate dai parenti e dagli amici intimi degli sposi, tutti in pompa magna; nella seconda fila una donna gi piangeva nel fazzoletto. Caroline si guard attorno. Non era mai entrata in quella chiesa - per la verit, non era mai stata nel Bronx. Sui lati si aprivano alte vetrate colorate. I colori erano belli, l'altare era soffuso di una luce dorata che attirava lo sguardo. Quell'atmosfera le dava sempre un senso di religiosit, le faceva credere in un Dio che vegliasse su di lei e sapesse della sua esistenza; ma non andava mai in chiesa. Non aveva neanche continuato a frequentare il catechismo, dopo esserci andata riluttante per un anno. Anche le sue amiche andavano nei vari luoghi di culto, secondo l'appartenenza religiosa delle rispettive famiglie, al massimo una volta l'anno; persino April, che aveva parlato molto di osservanza e di religione appena giunta a New York, ormai sembrava avesse abbandonato del tutto l'argomento. Caroline, quando entrava in una chiesa per assistere al matrimonio di qualcuno, aveva la sensazione che da qualche parte ci fosse anche per lei una possibilit di pace, almeno momentanea, e che doveva cercarla. Potrei venire qui quando mi sento sola, pensava, e meditare, visto che mi troverei in imbarazzo a pregare dopo tanto tempo. Ma quando si ritrovava all'aperto, in strada, la sensazione svaniva e lei se ne dimenticava completamente. Era come lasciarsi afferrare dalla bellezza di un balletto e ripromettersi di prendere lezioni di ballo la sera per potersi librare come le danzatrici, e poi dimenticarsene, prese da altre occupazioni.
Ora, seduta nel banco, ascoltando il dolce suono dell'organo e fissando l'altare inondato di luce, si chiedeva se quella forma di raccoglimento, nuova per lei, potesse offrirle una risposta. Restare sola in un luogo come quello per un'ora non era lo stesso che restare sola nella propria casa, perch l non si era completamente soli. C'erano persone che pregavano sottovoce, forse una o due soltanto, e c'era silenzio, e figure in abiti neri che ogni tanto entravano e uscivano dal campo visivo. C'era come una vita nascosta, in chiesa. E se a casa non si era proprio certi di credere in Dio, si poteva esserne pi certi in un luogo costruito appositamente e dedicato alla preghiera. Se Dio esisteva da qualche parte, era senza dubbio in un luogo cos, se non altro perch molta gente vi entrava a cercarlo.
Accanto a lei April si mosse, Caroline ne sent il sospiro. Credeva di sapere a cosa stesse pensando April. Se c'era qualcuno che in quel momento si stava ripromettendo di andare in chiesa pi spesso, non poteva essere che April.
La musica era cambiata, era diventata improvvisamente una musica che tutti riconoscevano. I banchi si erano riempiti di persone che sedevano rigide, voltandosi di fianco e indietro in attesa che accadesse qualcosa. Un valletto discese la navata scortando una signora magra in merletto viola, evidentemente la madre di Mary Agnes. Portava un cappello di paglia lilla e aveva i capelli neri e il viso pallidissimo. Si sforzava di non sorridere mentre riconosceva alcune persone sedute nei banchi, e appariva emozionata e felice. Dov'erano i genitori dello sposo? Caroline cap che con tutto quel trambusto dovevano esserle sfuggiti. C'erano parecchie persone sconosciute nei primi banchi: sicuramente erano tra quelle. Ed ecco lo sposo e il testimone, nervoso e ignorato da tutti, che entravano a passo rapido. Poi, a passi misurati, un po' esitanti sui tacchi altissimi, le damigelle della sposa cominciarono a scendere la navata. Erano sei, di vario aspetto e statura: una brunetta magra, sorella minore e nubile di Mary Agnes, una bionda pettoruta dalle guance rosee, la sua pi cara compagna di scuola, un'altra morettina dal viso tondo, del tutto diversa dalle altre, forse cugina o sorella dello sposo. La sorella maggiore di Mary Agnes, sposata, era al sesto mese di gravidanza, quindi non poteva fare la damigella, e le altre tre erano tutte compagne d'infanzia della sposa. Caroline aveva sentito Mary Agnes fare l'elenco delle damigelle cos tante volte che sapeva riconoscerle a prima vista. Avevano tutte una cosa in comune: non erano particolarmente carine. Caroline, ripensandoci, si rese conto che non era mai stata a un matrimonio in cui le damigelle fossero pi belle della sposa. Si chiese se fosse perch la sposa curava particolarmente il suo aspetto il giorno del matrimonio, oppure perch sceglieva le damigelle in modo che non la facessero sfigurare. Dato che era giugno, le damigelle indossavano abiti intonati di organza rigida color lilla, con le gonne che si allargavano a sbuffo sopra le sottogonne. Portavano una ghirlandina di fiori freschi e avevano in mano un bouquet vecchio stile guarnito di nastri. Mary Agnes aveva scelto il lilla perch le piaceva, ma purtroppo quel colore dava alle damigelle brune un aspetto olivastro, e alle bionde un'aria campagnola. Caroline ripens ai tre abiti da damigella che teneva appesi nell'armadio e che non aveva mai indossato, e le scapp un sorriso.
L'organo attacc la marcia nuziale. Mary Agnes fece la sua apparizione sbucando da un angolo buio in fondo alla chiesa, al braccio del padre. Aveva in testa la coroncina di fiori d'arancio col velo che aveva portato in ufficio, e in un certo senso ci diede a Caroline la certezza che si trattasse della stessa ragazza, perch tutto il resto era diverso. Il velo conferiva a Mary Agnes un non so che di misterioso, confuso e insolitamente gentile. Gli occhi le scintillavano; aveva le labbra umide e scarlatte per il rossetto appena messo, le guance soffuse di rossore. Indossava un abito di raso bianco che arrivava fino a terra, con un lungo strascico. All'abito erano applicate balze di pizzo con un ricamo di perle. Caroline era pronta a scommettere che quell'abito era costato pi di cento dollari. Aveva il collo alto, la vita attillata, lunghe maniche aderenti che terminavano a punta. Ma la vera sorpresa era il seno prosperoso di Mary Agnes, dovuto evidentemente ad accorgimenti che l'abito celava, e che era de rigueur per una sposa, anche se tutte le amiche sapevano che ne era completamente sprovvista.
Sull'altare lo sposo avanz e ricevette la sposa dal padre, secondo l'antico gesto simbolico. Mary Agnes e Bill si inginocchiarono di fronte al prete. Caroline si sporse in avanti e tese le orecchie per afferrare le parole, ma come sempre per chi sedeva verso il fondo della chiesa le risposte della giovane coppia emozionata non erano assolutamente udibili. Prov un attimo di risentimento. Sono venuta fino al Bronx per assistere al matrimonio e non sento nemmeno una parola. Viste di spalle, la figura bianca col velo e l'altra pi massiccia in giacca nera potevano appartenere a chiunque. La messa in scena era la medesima, la cerimonia sempre la stessa, e i pensieri di Caroline cominciarono a divagare. Tutti stavano immobili, commossi, in ascolto, attenti. Mezz'ora di parole, di promesse, ed eccoti legato per tutta la vita. O, per lo meno, in quel momento si era convinti che si trattasse di tutta la vita. Mary Agnes ne era certa. C'era qualcosa di spaventoso nel pensiero di non poter pi annullare quel patto; e tuttavia, secondo Caroline, doveva esserci anche qualcosa di rassicurante. Non avere altro da pensare che trarre il meglio dalla vita che uno si  scelto. Ma non  quello che facciamo tutti, ciascuno a suo modo, fino a che qualcosa va male? E se va male, e si sa d'aver commesso un errore, non si cerca forse di ritrovare il bene che si  perduto?
Immagin per un attimo se stessa di fronte a un altare con Paul. Marito Modello. Oddio, sarebbe fuggita, voltandosi per gridare: non posso, non posso, proprio all'ultimo momento. Quando si assiste a un matrimonio, e se ne coglie tutta la solennit, ci si rende conto che non serve trastullarsi con il pensiero di sposare qualcuno che non si ama, per quanto buono sia e per quanto bene ci voglia. Paul Landis l'amava. Glielo aveva detto molte volte, in modo velato e un po' scherzoso, per non rimanere mortificato se lei gli avesse fatto capire di non ricambiare i suoi sentimenti. Non li ricambiava, infatti. Gli era molto affezionata, ma sposarlo? Il matrimonio appartiene alla persona verso la quale il cuore si tende come in un abbraccio, a qualcuno come Eddie Harris.
L'aveva ammesso, ora, e stranamente non le faceva male. Si sentiva pervasa dal ricordo del suo amore, quel caldo, struggente, tenero amore provato due anni prima per Eddie e che ancora sentiva. Quella sposa laggi, inginocchiata e forse illanguidita dall'emozione, avrebbe dovuto essere lei. Lo sposo avrebbe dovuto essere Eddie. Come sarebbero suonate improvvisamente vere le parole della cerimonia, se fossero state per lei e per Eddie! Lo amo ancora, pens Caroline. Eddie, mai e poi mai smetter di amarti finch vivr.
Il prete aveva smesso di parlare in latino e stava dicendo qualcosa in inglese, scandendo le parole in modo che anche lei riusciva a sentirle. Questi due giovani, diceva, sono uniti dal legame del matrimonio. Sanno che la loro promessa  una promessa fatta a Dio. Non va presa alla leggera.  una promessa che non dovr essere infranta fino a che saranno su questa terra.
Io potrei promettere, pens Caroline, ma solo nei riguardi di Eddie. Non avrei un attimo di esitazione. Eddie sarebbe la mia vita.
Poich essi comprendono la seriet di questa promessa a Dio, vi hanno prima riflettuto attentamente. Sanno quel che stanno per fare.
Eddie sapeva quello che stava facendo quando aveva sposato Helen Lowe? pens Caroline. Eddie era cos giovane, allora, soltanto un bambino. Cosa poteva sapere della parola sempre? Cosa sapeva dell'amore? La ama ancora? Vorr ancora vivere con lei per tutti gli anni che gli restano?
Il prete aveva ripreso a parlare in latino e Bill stava infilando l'anello al dito di Mary Agnes. Involontariamente, Caroline contrasse le sue dita senza anelli, immaginando che Eddie le stesse infilando una fede d'oro bianco. L'avrebbe voluta molto alta e comoda da portare, grande e lucente perch tutti potessero vederla. Quando fosse entrata in una stanza con Eddie, tutti avrebbero capito che era sua moglie. Non era difficile perdersi nell'illusione che quello non fosse affatto il matrimonio di Mary Agnes, ma il suo e di Eddie. Proviamo, si disse. Ora e per sempre, nella salute e nella malattia (nella tristezza come nella gioia), per amarti e onorarti da questo giorno in avanti, io, Caroline Bender, prendo te, Eddie Harris... Nessuno avrebbe potuto sentire la sua voce, n dai banchi in fondo n dalle prime tre file, e Caroline ne cap il perch. Sarei l'unica sposa a piangere al proprio matrimonio, pens.
L'organo proruppe nelle note gioiose di Here comes the bride, quel trito, antico motivo che lei non aveva mai ascoltato con attenzione. Ma, in quel momento, le fece venire una gran voglia di ridere dalla gioia. Mary Agnes, col velo gettato all'indietro per scoprire il volto raggiante, stava riattraversando quasi di corsa la navata, tenendosi per mano con Bill. Tutti gli amici allungavano le mani per congratularsi con lei, senza neanche aspettare che si concludesse l'inno finale della cerimonia. Ma nessuno ci fece caso. I volti erano radiosi, la musica sembrava librarsi sotto le volte della chiesa, e Caroline scorgeva tra la folla la bianca figura di Mary Agnes che veniva abbracciata da una delle damigelle.  il mio matrimonio, pens Caroline, e io sto ridendo e piangendo insieme, e non posso distogliere gli occhi da Eddie nemmeno per baciare i miei parenti.
La gente si alzava, si preparava ad andarsene. La messa era finita. Ora la sposa e lo sposo si sarebbero affrettati verso l'albergo dove avrebbero avuto luogo il ricevimento e il pranzo. Faremo bene ad affrettarci anche noi, pens Caroline con riluttanza, altrimenti non riusciremo a trovare l'albergo da sole. Si rivolse ad April che, dimenticata, le sedeva accanto.
Come diavolo fa Bill di cognome? bisbigli Caroline. Non me lo ricordo mai. S'interruppe perch April pareva non accorgersi neppure che le stava parlando. Aveva gli occhi fissi nel vuoto, il rossetto scomparso del tutto dalle labbra, il fazzoletto appallottolato nel pugno. Aveva gli occhi lucidi, ma non di lacrime. Caroline comprese di non essere stata la sola a fantasticare che quel matrimonio fosse celebrato per un'altra coppia.
Fuori dalla chiesa attendevano due lunghe limousine nere e scintillanti, una per gli sposi, l'altra per il seguito, e varie automobili pi vecchie appartenenti agli invitati. Caroline e April riuscirono a trovare un taxi che si accod alla fila di macchine e le condusse all'albergo. Una saletta era piena di gente in fila che aspettava di congratularsi con gli sposi, mentre un'orchestrina, in un angolo, suonava motivi romantici. Prima ancora di mettersi in fila, Caroline si ritrov in mano una coppa di spumante che minacciava di traboccare e gocciolarle sul polso. Lo trangugi per liberarsene, ma il bicchiere le venne subito riempito da un cameriere sorridente.
Ha l'aria di essere quel genere di ricevimento, eh? bisbigli ad April.
Avanzarono a passi di formica con la lenta coda dei benauguranti, e Caroline buttava gi sorsi di spumante cercando disperatamente il modo di liberarsi del bicchiere prima di stringere la mano a tutti quegli estranei. April si era tolta il cappellino e lo reggeva davanti a s per nascondere la sua coppa. Sembrava molto a disagio. Finalmente raggiunsero lo sposo: anche lui reggeva una coppa tra le dita tozze e aveva gli occhi lucidi e le guance colorite come se avesse gi bevuto la sua parte. Caroline gli strinse la mano, poi d'impulso abbracci Mary Agnes.
Sono tanto felice per te.
Grazie, disse Mary Agnes. Poi, in un sussurro da cospiratrice: Il velo mi ha spettinato?
No, sei un amore.
Fu ricompensata da un sorriso stereotipato mentre gi Mary Agnes si voltava ad accogliere altri ospiti che si accalcavano per raggiungerla. Che bella sposa! piagnucol una donna di mezza et, premendosi il fazzoletto sugli occhi. Che bel matrimonio!
Bellissimo!
Sposa adorabile!
Cerimonia commovente!
Caroline si fece strada in fretta attraverso la folla, tenendo April per il polso.
Uffa!
Tu hai capito il nome di tutti quei parenti? chiese April.
Io no. E tu?
Neanche uno. Sediamoci. Ma non c'era un posto dove sedersi, e per mezz'ora rimasero in piedi tenendosi lontane dalla folla, dove si respirava un po' d'aria fresca, ascoltando le voci che si intrecciavano e il suono lieve dell'orchestrina. I camerieri si affaccendavano coi vassoi rotondi pieni di coppe ricolme di spumante, reggendoli in equilibrio con destrezza da giocolieri tra i gruppetti di gente eccitata e distratta. Nessuno disturbava le due ragazze nel loro angolo. Caroline ne era felicissima. Lo spumante le aveva messo caldo, e la stanza era chiusa e afosa. Le facevano male i piedi. Per favore, per favore, diceva qualcuno a voce alta, chi ha gi salutato gli sposi vada nell'altra sala. Nella stanza accanto c' molto spazio. Ma nessuno gli prestava attenzione.
Andiamo. Le due ragazze si fecero di nuovo largo tra la folla e si trovarono infine in una sala pi grande, con al centro una pista da ballo di legno circondata da tavolini e, su un lato, un lungo tavolo sistemato su una pedana. I fiori che ornavano quest'ultimo tavolo, destinato ai festeggiati, erano assai pi belli di quelli posti sui tavolini rotondi. Caroline e April cercarono fra i tavoli finch trovarono i biglietti coi loro nomi. Allo stesso tavolo sedevano gi altre tre persone: Brenda, il marito con la faccia da alce e un tizio magrolino dai capelli rossi, sui venticinque anni, con lenti spessissime e il pomo d'Adamo sporgente. Caroline not con disappunto che il rosso sedeva tra lei e April.
Ciao, disse Brenda, sventolando gaiamente la mano. Indossava un aderente vestito rosa di broccato di cotone, scollatissimo, con collana, braccialetto e orecchini di pietre false rosa. Caroline aveva visto quel tipo di pietre solo in vetrina, mai addosso a una persona. Mio marito, Lenny. April e Caroline, due mie colleghe d'ufficio. Pronunci ufficiuo.
Quindi questo sarebbe il marito ricco, pens Caroline. Lungo viso ovale, mascella forte, labbro superiore sporgente, naso lungo, fronte bassa sormontata da capelli neri e crespi. Piacere, mormor lui, sollevandosi appena dalla sedia.
Piacere.
Il tizio magrolino si rivolse a Caroline mostrando il suo cartoncino. Questo sono io, disse. Mi chiamo Donald.
Io sono Caroline, e lei  April.
Il ragazzo si gir verso April. April? Si chiama proprio cos?
April rimase tanto meravigliata che l per l non riusc a rispondere. Ma s, certo, disse poi.
Era proprio carina Mary Agnes! disse Brenda.
S, risposero in coro Caroline e April, annuendo. Davvero.
 stata proprio una bella cerimonia, aggiunse Donald.
Oh, s!
Voi ragazze siete amiche di Mary Agnes?
Lavoriamo insieme, spieg Caroline sorridendo. Ci conosciamo da un anno e mezzo.
Oh, io vi batto, dichiar Donald. La conosco da ben quindici anni.
Davvero?
S.
Sopraggiunse un'altra coppia che si present come Bo e Dotty Vattelapesca, Caroline non cap il cognome. Bo era sul metro e novanta, aveva la pelle rosea e ben massaggiata e il fisico da atleta professionista. Di tanto in tanto faceva scrocchiare le dita, una alla volta, come dieci mortaretti. Dotty portava un largo vestito premaman, un cappellino con veletta e, quando sorrideva, sporgeva il carnoso labbro inferiore mentre gli occhi scomparivano in una rete di rughe. Era un'altra amica d'infanzia di Mary Agnes. A Caroline fece venire in mente la sua amica Kippie Millikin, che l'aveva presentata a Paul e alla quale non telefonava da pi di un mese. Avrebbe dovuto ricordarsi di chiamarla l'indomani. Probabilmente Kippie pensava che Caroline fosse talmente presa dalla relazione con Paul che non aveva tempo di telefonare alle vecchie amiche - conoscendo Kippie, di sicuro era quello che pensava, e doveva esserne felice ma al tempo stesso un po' seccata, perch si riteneva responsabile della relazione e considerava proprio dovere tenersi aggiornata sugli sviluppi.
 proprio bella Mary Agnes! disse Dotty.
S.
Gli sposi si trovavano ora al centro della pista, per aprire le danze. Con tanti occhi addosso si sentivano impacciati, ma assaporavano ogni istante di quel ballo. Poi il giro fin e il padre di Mary Agnes si fece avanti per reclamare un ballo con la figlia, mentre Bill danzava con sua madre. La pista cominci a gremirsi di coppie. Un bambino di dieci anni guidava una signora di mezza et, serio e compiaciuto.
Vuoi ballare? chiese Donald a Caroline.
Volentieri.
Donald, ballando, sembrava azionare una pompa, Caroline avrebbe dovuto capirlo solo guardandolo. Una mano teneva Caroline ben stretta appoggiandosi aperta contro la vita di lei, l'altro braccio era teso rigidamente in fuori, come la leva di una pompa, e andava su e gi a tempo con la musica. La fronte gli si imperlava di sudore. Non sono un gran ballerino, ammise.
Sei bravissimo.
Che adulatrice! Donald rise timidamente della propria audacia e pomp con rinnovato ardore.
Il ballo sta per terminare e finalmente andremo a sederci, pens Caroline con sollievo. Ma la fine del motivo scivol senza interruzione nell'inizio di un nuovo ritmo e si trov condannata ad altri cinque minuti di ginnastica. Andiamo a vedere cosa c' da mangiare, disse alla fine.
Donald lasci cadere la mano e il braccio-pompa come se Caroline avesse preso fuoco, e trotterell obbediente verso il tavolo. Poveraccio, pens Caroline, speriamo che non ci sia rimasto male.
A met della minestra, Dotty stava gi facendo circolare le istantanee dei suoi due bambini, di uno e due anni. Non  un amore?
Un tesoro. Che belle guanciotte tonde, disse Brenda.
Tu non hai bambini?
Non ancora. Guard il marito, e sul volto le apparve un'espressione timida. Ma ne avremo uno in aprile.
Congratulazioni! esclam Dotty. Non sembri per niente... ma aprile  tra dieci mesi!
Lo so, fece Brenda senza scomporsi.
Donald si rivolse ad April. Ti va di ballare?
Certo, rispose April alzandosi. Raggiunsero la pista; Caroline vedeva il braccio di Donald che andava di continuo su e gi a tempo di musica. Un uomo di mezza et, con il ventre prominente e una bottiglia di spumante in mano, stava attraversando la pista in direzione del loro tavolo. Si ferm a met strada e mise un braccio attorno alle spalle di Donald, fissando in viso April con l'aria di un vecchio satiro. Caroline vide che Donald faceva le presentazioni, poi l'uomo procedette ancora e si ferm davanti a Caroline, sorridendole raggiante.
Sono lo zio di Mary Agnes, zio Fred. Lei chi ?
Caroline, un'amica.
Zio Fred guard le sedie libere. Posso sedermi?
Prego.
L'uomo pos la bottiglia sul tavolo con mano malferma, gir la sedia e ci si mise a cavalcioni, le braccia incrociate sullo schienale, il mento sulle braccia. Scrut Caroline. Si diverte?
Molto, grazie.
Sa che  una bella ragazza?  sposata?
No.
Il sorriso si fece ancora pi raggiante. Lei  bellissima. Si gir a guardare la bottiglia di spumante. Guardi cos'ho. Shampoo. Le piace lo shampoo?
S... fece Caroline con poca convinzione. Le guance di zio Fred erano rosse come quelle di Babbo Natale; ogni volta che le parlava da vicino, le spruzzava il viso. Caroline si rese subito conto che zio Fred s'era servito abbondantemente di shampoo.
Qui. Prese il bicchiere di Caroline, che era pieno a met di acqua, e ne vers il contenuto, cubetti di ghiaccio compresi, nel vaso a centrotavola. Poi lo riemp fino all'orlo di spumante.
Oh, ma  troppo, protest Caroline.
L'aiuter io, disse lui dolcemente.  una specie di coppa dell'amicizia. Si port il bicchiere alle labbra e ne bevve pi sorsi con ingordigia. Mi piacciono i matrimoni. A lei no?
S.
Verr anche al suo. Baller e berr shampoo. Mi inviter al suo matrimonio?
Certo, disse Caroline.
Zio Fred le pizzic la guancia. Lei  proprio bella.
Non conosce le altre persone del tavolo? chiese Caroline non sapendo pi a che santo votarsi. Brenda! Brenda la guard. Questo  zio Fred, lo zio di Mary Agnes. Brenda e suo marito, Lenny. Forse conosce gi Dotty e Bo.
Salve, zio Fred, fece Dotty, muovendo due dita.
Ciao, Dottikins.
Brenda e Lenny, che stavano dall'altra parte del tavolo e si sentivano al sicuro, sorrisero amabilmente e accennarono un saluto. Zio Fred torn immediatamente alla carica con Caroline. Mi piacerebbe ballare con lei.
Ho appena smesso, si difese Caroline. Sono molto stanca.
Stanca! Al matrimonio di Mary Agnes? Che razza di amica  lei?
Io ho... mi sono tolta le scarpe. Sono da qualche parte sotto il tavolo e non riesco a trovarle. Pi tardi, magari.
Be', danzer scalza! Sar divertente! La prese per un braccio. Lei sospir e si lasci tirare fino ad alzarsi.
Lo zio Fred era della sua stessa altezza. Mentre la stringeva nel foxtrot che l'orchestra stava suonando, il suo pancione le urtava contro lo stomaco. Era un ventre particolarmente invadente, e non c'era modo di scansarsi. Mi dispiace di non averla conosciuta prima, dichiar zio Fred.
Caroline, con un sorriso da automa, fissava le altre coppie al di sopra della spalla dell'uomo. Avevano tutte l'aria di divertirsi. Forse l'aveva anche lei. Sent il respiro di zio Fred innaffiarle il collo. Io le parlo e lei non mi guarda, stava dicendo, in tono dolente e carico di rimprovero. Con uno sforzo, Caroline volse il capo.
Forse non vuole guardarmi, continu lui con la stessa voce afflitta, perch sono soltanto un vecchio. S, lei pensa che sono vecchio. Ma a me piace guardarla, perch  tanto giovane e carina.
Caroline era incerta se provare pena o no, perch non capiva se il vecchio parlasse o meno sul serio. Grazie, gli disse.
Oh, prosegu lui. Sono soltanto un vecchio. Ho quattro figlie, tutte sposate. Le ho sposate tutte con grandi matrimoni. Ognuna voleva una cerimonia pi importante e originale della precedente. Nessuna si cura del vecchio. Lui deve solo pagare i conti, non serve ad altro.
A questo punto Caroline lo guard, colpita, ma l'uomo sorrideva con quella sua aria maliziosa e un po' triste, e lei non riusc a capire se fosse infelice o scherzasse.
Oh, io non ci bado, riprese zio Fred. Mi piacciono i matrimoni. Ballare, divertirsi, incontrare belle ragazze. In fin dei conti, ci si sposa una volta sola. Poi c' la casa, i bambini, comincia il lavoro. Una ragazza deve avere qualcosa da ricordare. Capisce? E diede una stretta alla vita di Caroline.
S, fece lei.
Non m'importa se devo pagare i conti.
La musica era cessata, il ballo era finito. Caroline accolse il silenzio con un sospiro di sollievo e si liber dall'abbraccio di zio Fred. Ho promesso il prossimo a Donald.
Il vecchio la scort verso il tavolo. Donald era seduto accanto ad April. Erano state servite le coppe di gelato. Guardate, avvert Donald, la sposa sta per tagliare la torta.
L'orchestrina attacc le note di The bride cuts the cake, e sulla pedana Mary Agnes e Bill si alzarono. Davanti a loro torreggiava una torta a tre piani, decorata di glassa e confetti e sovrastata da uno sposino e una sposina sotto un pergolato di canditi. Mary Agnes reggeva un grosso coltello con un nastro bianco sul manico. Lo teneva sospeso, col gesto di una celebrit che battezza una nave, e i bulbi del flash esplodevano e si riflettevano sul pavimento. Lei e Bill si guardavano e guardavano la torta, in posa, mentre venivano scattate altre fotografie, gli ospiti si zittivano a vicenda e la musica continuava a suonare. Poi il braccio di Mary Agnes si sollev e ricadde affondando la lama nella torta; tutti applaudirono. Rossa per il successo, lei cedette il coltello a uno dei camerieri perch terminasse l'impresa. Gli sposi sedettero e un giovane commensale della tavolata si alz.
Vorrei proporre un brindisi. Lev in alto il bicchiere e nella sala si fece silenzio. Il giovane s'inchin verso gli sposi e prese a sgranare rapidamente una filastrocca. Caroline riconobbe un brano di poesia, ma riusciva a cogliere solo una parola ogni tanto perch l'oratore era soffocato dall'imbarazzo per quell'esibizione in pubblico. Le persone pi vicine alla pedana per dovevano capire perch, quando ebbe terminato, le orecchie infuocate, si udirono risa e applausi. Tutti alzarono i calici e brindarono. Zio Fred, la cui coppa era stata portata via da un cameriere, incoll le labbra alla bottiglia e bevve a garganella.
Non  il massimo del lusso? chiese a Caroline, agitando la bottiglia e ridacchiando soddisfatto.
Finalmente, dopo un tempo che a Caroline parve eterno, non ci fu pi nulla da mangiare e quasi pi niente da bere, i ballerini erano esausti e qualcuno si accorse che Mary Agnes si era eclissata per cambiarsi d'abito. Zio Fred aveva riscoperto April e aveva accostato la sedia a quella di lei in modo da poterle pizzicare la guancia, stringerle la mano e offrirle quel che rimaneva del suo spumante, che lei insisteva a rifiutare con garbo. Caroline si chiese dove fossero la moglie e le quattro figlie, e perch non venivano a riprenderselo. Dovevano averci fatto l'abitudine, ormai; in fin dei conti, era della famiglia.
Oh, guardate! Eccola! Ecco Mary Agnes! Si levarono voci eccitate. Mary Agnes, nel suo completo da viaggio di lino blu scuro, borsetta in tinta e cappellino fiorito, era in piedi vicino alla porta. Aveva in mano il suo bouquet da sposa.
In fila, ragazze! grid zio Fred. Diede una gomitata ad April e si volt per incitare Caroline. Allineatevi per afferrare il bouquet.
Le due ragazze si scambiarono un'occhiata. Era una sciocca superstizione che aveva sempre messo in imbarazzo Caroline, soprattutto perch un po' ci credeva. Aveva preso al volo parecchi bouquet, quando si erano sposate le amiche di Port Blair o le compagne di scuola, ed evidentemente non le era servito a nulla. La stessa cosa, era sicura, valeva per le altre ragazze. Tuttavia, ogni volta aveva luogo la corsa per essere la pi vicina al mazzolino lanciato, a mani tese, con accompagnamento di risa e di strilli. Caroline si alz riluttante e segu April al centro della pista, dove gi aspettava una dozzina di ragazze. Mary Agnes attese che fosse tornata la calma. Poi alz il braccio, respir a fondo, e il mazzolino bianco descrisse una curva nell'aria trascinandosi dietro i nastri come una cometa prima di piombare in gi. Seguirono strilli e un accorrere concitato. Una delle ragazze emerse dal gruppo levando in alto il bouquet. Tutti applaudirono, mentre la vincitrice e Mary Agnes si abbracciavano.
Arrivederci, arrivederci, arrivederci!
Bill era gi accanto a Mary Agnes, reggendo la valigetta di lei. Avrebbero trascorso la notte in un albergo e al mattino presto avrebbero preso l'aereo per le Bermude. La madre di Mary Agnes corse dalla figlia e la baci sulle guance. Poi baci Bill. Arrivederci, arrivederci!
Arrivederci.
Se n'erano andati. Caroline si rivolse ad April.  meglio se andiamo, ora. Si  fatto tardi.
Dobbiamo salutare Donald?
Vai tu, se vuoi. Io ho paura dello zio Fred.
Anch'io, ammise April con un sorrisetto. Si guardarono attorno cercando i genitori di Mary Agnes per ringraziarli, ma erano sommersi da una folla di amici intimi. Andiamocene, disse April. Sono stanchissima. Non importa a nessuno se andiamo via o restiamo.
Anch'io sono stanca. Sgattaiolarono fuori dalla sala e attraversando l'atrio raggiunsero la porta girevole.
La sera era dolce e tiepida; si udivano il fruscio del vento sulle foglie e il rumore delle ruote sull'asfalto. La strada era illuminata dai lampioni e dalle insegne al neon dell'albergo. Andiamo a piedi fino all'angolo.
Si avviarono in silenzio, ascoltando il leggero picchiettio dei loro tacchi sul marciapiede e le ultime note dell'orchestrina che giungevano dalle finestre aperte dell'albergo. Caroline non era sicura se fosse l'orchestra del matrimonio di Mary Agnes o di qualche altra festa: avevano tutte lo stesso suono allegro e gioioso, quando le ascoltavi dalla strada. Svoltarono nel Gran Concourse, risplendente di neon. Era sabato, e davanti al cinema facevano la coda ragazze diciottenni in abiti estivi a fiori e scarpette senza tacco, giovanotti col ciuffo sugli occhi, coppie che si tenevano per mano o allacciate alla vita. Passava altra gente in automobile, coppie pi grandi di trenta, di quarant'anni, a spasso per la citt mentre la baby-sitter, a casa, teneva compagnia ai bambini. Davanti a un negozio che vendeva popcorn e pizze, alcuni ragazzi senza fidanzata fischiavano alle signorine che passavano. E dal cinema, dopo il primo spettacolo, uscivano ragazze sole che c'erano andate presto con le amiche e tornavano a casa per sedersi davanti alla televisione.
L erano nati Mary Agnes e Bill, l erano cresciuti, si erano conosciuti e innamorati, l sarebbero vissuti e avrebbero tirato su i loro bambini. Forse, dopo un paio d'anni, avrebbero traslocato, sarebbero andati a Levittown, a Forest Hills, o perfino a Manhattan. Non aveva importanza. Dovunque avessero vissuto, sarebbe stata la stessa cosa. Mary Agnes lavorava da quattro anni, due pi di Caroline, ma nemmeno questo l'aveva cambiata. Ogni mattina, recandosi al Rockefeller Center, Mary Agnes portava con s il proprio mondo, che la isolava e proteggeva. L'ufficio era un luogo per lavorare e guadagnare, nient'altro. La gente che incontrava l attraversava la sua vita senza impegnarla affatto: gente che poteva essere piacevole osservare e criticare, ma che non la riguardava da vicino. Mary Agnes era al corrente pi di qualsiasi altra dei pettegolezzi sulla vita privata di ognuno, ma per lei era come leggere i fatti riportati da Unveiled: ne parlava puramente a titolo di divertimento. La sua vera vita, le cose importanti ai suoi occhi, erano a casa, in Crescent Avenue, chiuse nel baule del corredo.
Quei diciottenni in fila davanti al cinema, la mano nella mano, un giorno si sarebbero sposati, o avrebbero sposato qualcun altro che in quel momento faceva la coda al Loew invece che all'RKO. Sarebbero entrati nel mondo delle coppie sposate, sarebbero andati in macchina alle feste in casa di amici, con birra, televisione, partite a carte, pettegolezzi, caff, torta, mentre i bambini rimanevano a casa con la baby-sitter. Un giorno quei bambini sarebbero stati grandi abbastanza per uscire il sabato sera, e si sarebbero messi in coda, mano nella mano, davanti a un cinema.
Le ragazze avrebbero sognato per anni un matrimonio sontuoso, come aveva fatto Mary Agnes, un giorno in cui ci sarebbero stati una sola stella e molti ammiratori, anche se tutto doveva durare solo poche ore. Caroline era sicura che quel matrimonio fosse costato pi di duemila dollari, tra l'albergo, il catering, il pranzo, i liquori e i fiori: quasi quanto Mary Agnes guadagnava in un anno di lavoro. Forse era costato anche di pi, non s'intendeva di quelle cose. Mary Agnes aveva messo da parte i soldi per due anni, portandosi in ufficio la colazione avvolta nella carta, e forse i suoi genitori stavano risparmiando da vent'anni per quel giorno. E nel giro di cinque ore era tutto finito, non restavano niente pi che un album di fotografie, un rotolo di film, un abito da conservare in una scatola con la naftalina, e un mucchio di ricordi confusi. Caroline ripens a un annuncio letto una sera su un giornale, con la fotografia di una sposa e, sotto, la scritta: DATELE UN MATRIMONIO DI CUI POSSA RICORDARSI PER TUTTA LA VITA. Questo aveva ricevuto Mary Agnes: un'esibizione sfarzosa, gli applausi e il resto. Che bella sposa, avevano dichiarato un centinaio di persone, com' bella! Nessuno, a parte il marito, l'avrebbe mai pi pensato, ma non importava. Per ventidue anni, Mary Agnes era stata una ragazza scialba e priva di seno; ma quell'unica sera, apoteosi di tutti i suoi sogni, era stata una radiosa bellezza. Lo avrebbe ricordato per tutta la vita.

17.

Alcune ragazze sanno che a New York c' una quinta stagione, quella dello Scapolo Estivo. Mogli e bambini vengono spediti a Cape Cod, a Southampton, a Martha's Vineyard o nei boschi del Maine, e il venerd pomeriggio gli elicotteri ronzano, le ferrovie formano treni in soprannumero, gli aerei partono al completo grazie alle prenotazioni fisse di fine settimana che durano da giugno fino al giorno successivo al Labor Day. Da luned sera a gioved sera lo Scapolo Estivo  solo, mangia al ristorante e cerca altri scapoli solitari, o lavora in ufficio fino a tardi, e qualche volta ricorda una ragazza incontrata durante l'inverno, che non pensava di rivedere mai pi. Alcuni di questi uomini si comportano come studentelli in vacanza dopo la scuola preparatoria, dove non si beve e si va a letto con le galline; altri si comportano da lavoratori decorosi e virtuosamente annoiati; altri ancora, infine, senza alcuna particolare pretesa, si cacciano in un'avventura che non si aspettavano e nella quale non avevano certo sperato.
Un marted pomeriggio di fine luglio il telefono sulla scrivania di Barbara Lemont squill. Lei rispose automaticamente, senza il minimo batticuore. Aveva respinto Sidney Carter dalla sua mente, con la forza di volont, gi da parecchi mesi.
Pronto?
Barbara?
Chi parla? Ma lo sapeva, riconosceva la voce, e la sorpresa di sentirla la paralizz per un attimo, tanto da non farle provare alcuna emozione.
Sono Sidney Carter. Si ricorda di me?
S... s. Di colpo tutto le torn alla memoria, e quasi le manc il respiro.
Come sta?
Benissimo. Fece una risatina nervosa. Ha dimenticato di mandarmi il profumo, lo sa?
Non l'ho dimenticato. Ci ho pensato parecchie volte, ma temevo potesse sembrare che le facevo la corte.
Oh. E io sarei stata contenta, pens. Per quante mattine aveva atteso con ansia che il fattorino le portasse la posta, sperando a dispetto di tutti i suoi propositi di ricevere il profumo, per poter telefonare a Sidney e ringraziarlo! Come sta?
Bene. Non sembrava felice, stanco piuttosto. Le venne d'improvviso il sospetto che non l'avesse chiamata per il desiderio di parlare con lei, ma per una semplice telefonata d'affari. Gi la delusione le toglieva la speranza.
Io... ho una rubrica di bellezza, ora. L'ha mai letta?
S. La leggo regolarmente.
Non  niente di speciale. Ma per me  gi un passo avanti. Il mio nome compare in fondo alla pagina e naturalmente mi hanno aumentato lo stipendio.
Come sta la bambina?
Bene. Benissimo. E suo figlio?
Magnificamente.  a Nantucket. Abbiamo affittato una casetta laggi, vicino alla spiaggia.
Oh. Pensavo di andarci per le vacanze con due colleghe d'ufficio. Pare che sia un posto ideale per conoscere ragazzi, se  questo che interessa. Buffo, eh?... Avremmo potuto incontrarci per caso sulla spiaggia.
Noi non stiamo sulla costa frequentata dai giovani, disse Sidney, ma sull'altro lato dell'isola, dove vanno le famiglie con bambini.
Meno male. Avevo quasi pensato di cambiare programma. Perch cercava di mostrargli rancore, quando non era questo che voleva? Ma era offesa: lo desiderava e, al tempo stesso, lo temeva, e non sapeva neppure lei cosa stesse dicendo.
Lei ha detto: se  questo che interessa, le disse disinvolto, fingendo di ignorare l'ultima osservazione di Barbara. Voleva dire che a lei interessa?
Incontrare dei ragazzi?
S.
Mi interessa sempre, rispose allegramente. Conosce qualcuno per me?
No. Ma lo cercher.
Bravo. E un attimo dopo si sarebbe morsa la lingua, perch non avrebbe voluto dire quelle cose. Oh, Sidney, pens, per favore, non badarci. Segu un silenzio che a Barbara parve lunghissimo.
Mi stavo chiedendo se verrebbe a bere qualcosa con me, dopo il lavoro, disse lui alla fine. Non aggiunse: le parler di Nantucket; non aggiunse nulla, si limit ad aspettare.
Sono abbastanza forte? pensava lei. Posso farcela? Se l'era tolto di mente, ma ora la voce le riportava quel volto, quel sorriso, quella comprensione. Avrebbe voluto precipitarsi fuori dall'ufficio in quell'istante, per raggiungerlo ovunque fosse. Con piacere, disse in tono disinvolto.
Verr a prenderla al lavoro alle cinque in punto.
Benissimo.
Aspetter le cinque con ansia.
Il tono di lei era molto cortese. Anch'io.
Quando rimise a posto il ricevitore si accorse che la mano le tremava tanto da non riuscire ad accendere la sigaretta.
Mancava soltanto un'ora alle cinque, ma sembrava un'eternit. Barbara and in bagno, si lav il viso e si rifece il trucco. Dieci minuti in tutto. Torn in ufficio e cerc di leggere vecchie copie della rivista, ma non ci riusc. Sapeva che per quel giorno non avrebbe combinato pi nulla. Alz il ricevitore e form il numero di casa.
Ho un appuntamento dopo il lavoro. Non so se torner per cena, mangia pure senza di me. Ti dispiace dare la pappa a Hillary?
Oh! esclam la madre. Hai un appuntamento?
Per modo di dire. Cose d'ufficio.
Be', fece la madre allegramente, peccato. Divertiti, se puoi. Io custodir la fortezza.
Sono forse impazzita? pens Barbara. Come posso fare una cosa simile? Le sembrava di aver imposto alla madre una quantit di inutili seccature, ma sapeva che era un pensiero provocato dal senso di colpa. La madre avrebbe dato i fiocchi di avena a Hillary e non sarebbe stata affatto una seccatura. Il guaio, lo sapeva, sarebbe toccato a lei, se avesse lasciato che la mezz'ora per un aperitivo si trasformasse in un'intera serata con Sidney. Berr solo un cocktail e andr a casa, si ripromise. Ma teneva d'occhio l'orologio e aveva le mani gelate.
Quando usc dall'ufficio, alle cinque meno un minuto, Sidney la stava aspettando. Era in piedi accanto all'ingresso, con l'aria leggermente imbarazzata. L'imbarazzo si trasmise anche a Barbara, che fu sul punto di voltarsi e fuggire. Era la prima volta che le appariva non perfettamente padrone di s e della situazione.
Salve, disse lui sorridendo, e tese la mano. Era abbronzato; i capelli d'argento e il viso giovanile lo facevano assomigliare a un diplomatico o a un playboy internazionale. Indossava un completo nero di seta greggia e sembrava pi magro. Le si avvicin e le prese gentilmente il braccio.
Com' graziosa, le disse, accompagnandola verso un taxi fermo lungo il marciapiede.
Grazie.
Appena furono saliti e Sidney ebbe dato al tassista l'indirizzo di un bar, Barbara si sent meglio. Sidney sedeva ben staccato da lei, appoggiandosi al finestrino e guardandola con espressione amichevole. Non l'ho mai vista di giorno, osserv.
Infatti, disse lei, e pens: ci siamo visti per modo di dire, ci conosciamo appena. In tutti questi mesi ho amato un fantasma. Nonostante questo, si accorgeva appena di quel che passava fuori dal finestrino, perch non riusciva a distogliere lo sguardo dal volto di Sidney.
La sua telefonata mi ha fatto piacere, disse infine.
Temevo che avrebbe riattaccato subito.
No.
Qualche volta mi mettevo a pensare a lei: quando sentivo cantare degli hawaiiani, o se vedevo una brunetta spingere una carrozzina da bambino, o se mi capitava fra le mani una copia di America's Woman. In pratica sempre, credo.
Davvero? disse lei, pi bruscamente di quanto avesse voluto.  la verit?
Volevo telefonarle per chiederle come stava, se era meno triste, se le cose le andavano meglio. Ma avevo paura di non sapermi controllare e di chiederle un appuntamento, cos lasciavo perdere.
Fino a che sua moglie non  partita per le vacanze, osserv Barbara. Non osava nemmeno sorridere per fingere che fosse uno scherzo, la cosa era troppo importante per lei; ma non aveva il coraggio di guardarlo.
Sidney non rispose, perch il taxi si era fermato. Si sporse in avanti per pagare il conducente e apr lo sportello a Barbara. Lei scese, Sidney la segu e aspett che la macchina si fosse allontanata.
Senta, le disse con voce spenta. Non volevo parlarle cos davanti al conducente, ma se vuole chiamo un altro taxi e la riporto subito a casa. So che mi giudica un libertino della peggiore specie, e non ha torto a pensarlo perch probabilmente lo sono. Non so cosa far tra un'ora, e neppure lei lo sa. Ma tutto ci che posso dire  che l'ho chiamata perch mi mancava. Il fatto che la mia famiglia sia in vacanza non ha nulla a che fare con questo. L'unica ragione per cui passo i weekend a Nantucket  per vedere mio figlio. Se fosse andato al campeggio, come sua madre e io pensavamo che facesse, dubito che io e mia moglie ci saremmo rivisti per tutta l'estate, tranne che per andare a qualche ricevimento dove ci avessero invitati insieme. Come lei avr gi intuito, noi due ci vediamo pochissimo. Non le dico questo per farle credere che siamo legalmente separati, perch non  vero. Non l'ho portata fuori per sedurla, se avessi voluto sedurre qualcuno non avrei scelto lei. L'ho chiamata perch mi piace. Mi piace. Ecco.
Questo gliel'ho detto anch'io, una volta.
Me lo ricordo.
Barbara era ferma sul marciapiede, sotto la luce vivida del tardo pomeriggio di luglio, mordendosi le labbra. Penso che faremmo meglio a entrare e bere qualcosa.
All'interno, il bar era buio e fresco. Si sedettero a un tavolino quadrato, col piano di vetro. Barbara ordin un gin tonic e vers tutta la bottiglietta dell'acqua tonica nel bicchiere perch voleva rimanere presente a se stessa. Ma aveva una strana voglia di ubriacarsi, di sentirsi irresponsabile, di poter fare tutte le orribili cose che desiderava, senza poi doversene vergognare. Avrebbe voluto protendersi in avanti e appoggiare la guancia sulla mano fresca di lui e dirgli tutte le cose assurde che gli aveva ripetuto durante quei mesi di sogni a occhi aperti. E al tempo stesso voleva dire cose nuove, ascoltare quel che lui le avrebbe detto e vedere dove li avrebbe portati quell'incontro. Quasi non si riconosceva.
Ho trascorso un periodo ad Haiti, a febbraio, disse Sidney. Un posto bellissimo. C' mai stata?
No.
Non ho fatto granch... vita tranquilla e riposo al sole. Ero esausto.
Odio febbraio, disse Barbara. Chi ha inventato il calendario ha avuto la buona idea di farlo pi corto. Appena viene febbraio penso: se ce la faccio a superare questo mese, andr tutto bene.
E in questo febbraio cos'ha fatto?
Barbara si strinse nelle spalle e agit il bicchiere, cercando di ricordare. Ho pensato a te. Non ho fatto nulla di speciale. Sono uscita con qualche ragazzo, non ricordo pi nemmeno i nomi, ho visto un paio di commedie e qualche film.
Mica male, nel complesso.
No, ammise lei. Mi sono abbastanza divertita.
Le sorrise. Lo dice come se volesse mettersi a piangere.
Mi piace il suo modo di sorridere.
Sidney non rispose. Barbara afferr il bicchiere e lo vuot d'un fiato. Sembrava acqua fresca, ma si sent meglio. Le dispiaceva di essersi lasciata sfuggire quel commento sul suo sorriso, era troppo personale. Avrebbe dovuto stare pi attenta.
Vuol bere qualcos'altro?
Si era ripromessa di bere solo un aperitivo e basta. Ma aveva finito il primo bicchiere in cinque minuti e che poteva fare ora? S, disse. Le pass per la mente il verso di una canzone: Cocktail e risate, e nessuno sa cosa viene dopo.
Sa, disse lui, non ho pi visto Art Bossart dalla sera in cui ci siamo conosciuti. L'avrebbe mai detto?
Pensavo che foste buoni amici.
No. Siamo amici di bisboccia. Sia Art che io ne abbiamo a decine di amici cos, si prendono per quel che valgono.
Qualche volta lo incontro in ascensore, rispose Barbara. Dice: Salve, con questo tono... Lo imit, gelido, distante, come se a stento si ricordasse di lei. Salve. Sembra cos strano andare a bere con qualcuno dopo una festa e il giorno dopo vederlo comportarsi come se non sapesse nemmeno come mi chiamo.
 la legge del Gran Cenone Natalizio Americano, non le pare? disse Sidney divertito. Pensi alle ragazze che vanno a letto con qualche pezzo grosso e il giorno dopo, in ascensore, devono recitare la solita commedia del salve.
Mi si gela il sangue. Intanto pensava, avvilita: ha parlato di letto; appena iniziato il discorso, si  messo a parlare di letti per oliare gli ingranaggi. Sono tutti uguali. Eppure, nonostante il suo pessimismo, non riusciva a convincersi che Sidney fosse come tutti gli altri, non ancora. Lui la stava osservando attentamente.
Ho detto qualcosa di sbagliato, vero? chiese.
Che cosa?
Il suo volto si  chiuso proprio cos... click. Forse per qualcosa che riguarda persone dell'ufficio? Avrei fatto meglio a badare ai fatti miei.
No, niente affatto.
Sidney parve sollevato da un peso. Di qualcosa si tratta, per.
Nulla. Barbara vers solo mezza bottiglia di acqua tonica nel gin, questa volta, e aveva gi vuotato il bicchiere prima di rendersi conto di cosa faceva. O era stato un ordine del subconscio? Tuttavia si sent meglio, pi a suo agio. Mi impressiona un po' come lei nota tutto. Dovr stare molto attenta. Rise allegramente.
Non occorre una grande abilit.  solo esperienza. Anche lei noter tutto quando avr la mia et.
Quanti anni ha?
Quaranta.
Preferisco gli uomini maturi. Almeno, quando vuoi che notino qualcosa, lo fanno. Mio marito non aveva mai la pi pallida idea di ci che pensavo. Non dovrei biasimarlo, per. Neanche io lo capivo molto bene.
 successo molto tempo fa.
Sono passati due anni: cinquemila ore di lotta corpo a corpo.
Sidney rise. Questa  l'ultima definizione dell'arte del corteggiamento.
Se i ragazzi lo sapessero!
Sto cercando di ripensare a quando avevo venticinque anni, disse Sidney. Non ricordo di essermi mai imposto a una ragazza.
E probabilmente aveva pi successo di questi gorilla.
Penso di s.
Ora sono io che ne parlo, pens Barbara, e ho tirato fuori io il discorso. Sesso, sesso, perch non riesco a parlare di cose pi vaghe? Forse perch entrambi ci stiamo pensando, sia pure senza volerlo? Odio questo argomento. Ma continu a parlarne, come chi dice parole nel sonno, in tono amabile e distaccato, il tono che si assume quando si discorre del pi e del meno, ma che sottintendeva assai di pi. Le racconter dell'ultimo appuntamento che ho avuto sabato scorso, se non l'annoio troppo.
Mi dica.
Be', c'era un tizio che avevo incontrato parecchie volte in casa di conoscenti, ma non c'eravamo scambiati nulla pi di un saluto. Un bel giorno mi telefona per invitarmi a uscire, e infatti sabato sera ci siamo visti. Per prima cosa andiamo a casa sua per bere qualcosa, e lui mette sul suo apparecchio ad alta fedelt certe canzonacce volgarissime.
Su un apparecchio ad alta fedelt!
Con tre altoparlanti, tanto per essere certi che non sfugga nemmeno una parola, che Dio ci scampi. Poi andiamo a pranzo in un posto tremendamente caro, e lui si dimostra garbato e intelligente, tanto che cominciavo a trovarlo simpatico nonostante quei dischi scurrili. Ho pensato che avesse un senso dell'umorismo un po' pesante e che non bisogna fare troppo le schizzinose. Tutto va liscio come l'olio fino a che mi riaccompagna a casa e mi chiede di invitarlo a bere qualcosa. Non potevo essere scortese, in fin dei conti; il pranzo gli era costato un occhio, e poi erano solo le undici e mezzo. Mia madre sapeva che avevo un appuntamento; se la fila sempre in camera sua quando sente girare la chiave nella toppa, perch capisce quanto sia complicato per me vivere con lei e ricevere i miei amici. Gli offro da bere, ma lui non tocca nemmeno il bicchiere e mi si butta addosso. Giuro, era di una sola generazione dopo l'et della pietra.
Sidney rise. E poi...?
Come le era venuto in mente di raccontare quell'orribile episodio? Si sentiva gi imbarazzata. Troppo tardi, ormai, lui stava aspettando il seguito. Perch non ho tenuto la bocca chiusa, pens, perch ho bevuto quel secondo gin? Sono impazzita sul serio? Poi disse: Be'... al giorno d'oggi, quando uno si permette di mettere le mani addosso a una ragazza,  gi un bel cafone. Tentavo con tutte le forze di liberarmi da quelle mani di ferro, e sono certa che si capiva benissimo quanto ero disgustata. Non osavo far rumore perch non volevo che mia madre sentisse... Avevo paura che si svegliasse anche la bambina.  stata una specie di lotta silenziosa a distanza ravvicinata, e sa cosa ha avuto il coraggio di dirmi, alla fine? Non preoccuparti, non voglio venire a letto con te, voglio solo pomiciare un po'.
Se fossi una ragazza, mi sarei tolto la scarpa e gliel'avrei data sulla testa, disse Sidney. Gli avrebbe schiarito le idee.
Col tacco o con la suola?
Col tacco.
Peccato non averci pensato.
Come se l' cavata?
Mi sono divincolata e lui si  offeso a morte, naturalmente. Non ho pi avuto sue notizie, n mai ne avr, a meno che non si tratti di voci di seconda mano su quanto lui mi ritiene stupida.
Sidney scosse il capo. Incredibile, disse comprensivo. Dove li pesca questi mascalzoni?
Sono fortunata, immagino.
Quando mio figlio sar cresciuto, spero non diventi un tipo del genere.
Come potrebbe diventarlo?
Si guardarono per un attimo, e Barbara sent l'incontro dei loro occhi con un impatto quasi fisico. Dimentic del tutto ci che stava per aggiungere e si limit a fissare in viso Sidney, disperata. Fu lui il primo a distogliere lo sguardo. Beve qualcos'altro?
No, grazie.
Sidney fece cenno al cameriere e alz un dito.
Come fa quella canzone, disse Barbara, cercando qualche argomento di conversazione, o  il motivetto di una commedia musicale?... Voglio mettere un po' di coraggio negli spinaci di quel bambino perch cresca e sposi mia figlia.
Cresca ed esca con mia figlia suona pi logico, disse Sidney. Allung il braccio e strinse leggermente con due dita il polso di Barbara. Senta... devo cenare con degli amici. Vuol venire con me?
Con degli amici: che rischio poteva correre? Le pareva d'essersi alleggerita di un peso, e al tempo stesso era delusa. Cominciava a sentirsi disinibita e desiderosa d'intimit, avrebbe voluto rimanere a chiacchierare solo con Sidney. Ma quella, certo, era una soluzione pi saggia. S, disse. Molto volentieri.
Rimase meravigliata, anzitutto, accorgendosi che non l'accompagnava in un ristorante da uomini sposati, l'equivalente del bar da uomini sposati dove si erano conosciuti la prima volta, ma in un locale noto, elegante, scintillante di luci, dove i clienti potevano permettersi di pagare profumatamente le prelibatezze che desideravano gustare, un posto che attirava sia le persone di successo che i loro ammiratori. Un'altra coppia li stava gi aspettando al bar. La moglie era una ex stella del cinema che ormai faceva solo la madre di famiglia. Barbara non l'aveva mai vista al cinema, ma solo in un vecchio film dato alla televisione. Il marito era un agente pubblicitario. Non parvero n sorpresi n scandalizzati che Sidney fosse venuto con una ragazza, n si comportarono come se fossero abituati a vederlo ogni volta con una nuova compagna. Barbara si sent ben presto a suo agio, bench fossero molto pi grandi di lei, e durante il pasto si trov a conversare con la signora a proposito di trucco, di vestiti e di come crescere i bambini. Sidney, presentandola, non aveva giustificato la presenza di Barbara, non aveva detto che era una vecchia amica o una collega, ma nessuno mostr di considerarla un'intrusa usandole eccessive premure. Per lei la situazione era molto strana: in un certo senso si era aspettata che tutto si svolgesse diversamente. Questo dimostra quanto sono provinciale, pens.
Finirono di cenare alle undici. Pur non avendo mai conosciuto persone che potessero permettersi di portarla in un ristorante come quello, nonostante avesse sempre desiderato andarci, Barbara non mangi quasi niente. Il cognac bevuto dopo cena, aggiunto al vino bevuto a tavola, le dava una strana sensazione; avrebbe dovuto sentirsi ebbra, ma non lo era. Le sembrava che qualsiasi cosa avesse detto sarebbe stata del tutto coerente, ma di dover fare attenzione perch agli altri sarebbe potuta apparire diversa.
Prima che l'altra coppia salisse sul taxi, l'attrice si chin a baciarla sulla guancia. Barbara cara, sono lieta di averla conosciuta. Mi mander una copia della sua rivista, vero?
Ma certo! Rimase accanto a Sidney mentre il taxi si allontanava. Perch tutti mi chiedono di mandargli una copia della rivista, quando con un quarto di dollaro possono comprarla ovunque? gli chiese. Non che mi dispiaccia, intendiamoci.
 un modo per tenersi in contatto con lei. L'ha trovata simpatica.
Anche lei  molto simpatica.
Mi fa piacere. La prese per mano e lei quasi non se ne accorse, tanto il gesto era naturale. Sono due dei miei amici pi cari. Li vedo di rado, per, cinque, sei volte all'anno. Difficilmente ho il tempo per frequentare le persone che mi sono simpatiche.
Lavora molto, vero?
Molto. La cosa pi stupida  che, in fondo, non sarei obbligato a farlo. Si entra in un circolo vizioso, si pensa di restare in ufficio un'ora di pi per fare un'altra cosa, e ci si trova impegnati in qualcos'altro per cui si rimane ancora di pi. Andiamo a bere un cognac.
Benissimo.
Si avviarono lungo la strada nel buio, tenendosi per mano, e sebbene Barbara avesse sempre odiato dare la mano a un uomo per la strada, perch pensava fosse un atteggiamento sdolcinato e infantile, con Sidney le sembr a un tratto l'unico possibile. Non le importava nulla dei passanti. Bighellonarono lungo la Quinta Strada, guardando tutte le vetrine. Bello questo, diceva lui, oppure: Per me quell'affare  orribile, che gliene pare? e lei si trovava sempre d'accordo su tutto. Si fermarono davanti a una vetrina di cianfrusaglie sgargianti, ridendo come pazzi.
 proprio quello che mi serve!
Voglio ordinarne una dozzina.
Era banale, proprio com'era banale tenersi per mano in pubblico, ma con Sidney rappresentava una novit. Barbara ricord quel che le aveva detto l'ultima volta, tenendole la mano: un Braille inventato da quelli che ci vedono per capire cose che non si vedono. Quanti piccoli segnali esistevano, l'inizio incerto di un'intesa tra un uomo e una donna ne era pieno. Persino una sciocchezza come guardare le vetrine a mezzanotte faceva parte di quei segnali. Barbara ripensava a tutti gli appuntamenti noiosi avuti con i vari ragazzi, quando l'intera serata si consumava nel reciproco scambio di simpatie e antipatie in fatto di dischi, politica, libri, ristoranti. Tutto cos meccanico, cos noioso. Ora, senza un motivo plausibile, ogni parere di Sidney la affascinava. Voleva scoprire tutto ci che gli piaceva, spiegargli tutto ci che le sembrava importante.
Entrarono all'Oak Bar, nell'hotel Plaza, e presero posto a un tavolino d'angolo. Sa, disse Barbara, da un po' di tempo, quando vedo una coppia sposata da parecchi anni, felice o infelice che sia, mi viene da chiedermi: come si sono conosciuti? Che cosa spinge due persone a restare unite per tutta la vita? Mi sembra sia passata una tale eternit dal mio matrimonio, basato oltretutto su ragioni sbagliate, che, per capirci qualcosa, mi sono messa a studiare i matrimoni degli altri.
Il matrimonio degli altri  sempre un po' misterioso, non trova? Specialmente se si tratta di una coppia felice. Ci si chiede come abbiano fatto; cos'abbiano di speciale che noi non siamo mai riusciti ad avere. Anch'io ci penso, a volte.
Lo scrut nella penombra. Forse non sono affari miei, e in questo caso me lo dica sinceramente. Lei  infelice, vero?
Credo di s, se mi fermo a pensarci, e proprio per questo non ci penso mai.
Qualcosa si contrasse penosamente in lei. Quindi non sono affari miei.
Sidney le copr la mano, sul tavolo, con la propria. Le dir tutto quello che vuole sapere.
Non faccio mai domande personali. Non so perch gliel'ho chiesto. Sono un po' su di giri come al solito, credo. Lei mi vede sempre nei momenti peggiori.
Se non ci facciamo domande personali, come potremo imparare a conoscerci? Non abbiamo molto tempo.
No... vero? La colp, in quel momento, la futilit e la falsit della loro relazione, la fretta di doverla concretizzare. Non avevano molto tempo perch ognuno dei due aveva la propria vita, per lo meno Sidney l'aveva, anche se quella di lei era ben lontana dal soddisfarla. Presto sarebbero tornati la moglie e il figlio, bench fosse sicura che Sidney non aveva voluto dire questo. Fretta, fretta, un'avventura rapida, qualche cena, qualche cocktail, qualche serata a letto. Cosa potevano offrirsi di duraturo, che non dovesse necessariamente finire a causa della propria inutilit? Dovevano affrettarsi, era chiaro, perch la fine li avrebbe sorpresi in maniera imprevedibile, e l'inizio era cos pieno di dubbi, mentre ci che contava era il vertice intermedio da raggiungere. La contrazione che aveva avvertito poco prima nel petto si fece pi dolorosa, minacci di sopraffarla, e Barbara volse il capo, fissando una decorazione sulla parete.
Non avrei dovuto dirlo, mormor Sidney. Ho detto una cosa molto stupida.
Lei si volt a guardarlo. Cosa?
Abbiamo tutto il tempo che vogliamo. Lo sa, vero?
S.
Per la prima volta si sent serena, calma, invasa da un calore vero. Non era come gli altri, ne era certa, ora. E voleva rivederlo. Adesso non stavano pi lottando a colpi di sottintesi, e lei poteva essere se stessa. Per tutta la serata Sidney era riuscito a ridurre costantemente la tensione facendo e dicendo tante piccole cose, fino a quell'ultima promessa. Mi racconti, gli disse, protendendosi verso di lui, come ha conosciuto sua moglie.
A una festa nel Greenwich Village, avevamo entrambi ventiquattro anni. A vedermi ora, sembra che stia parlando di un altro, vero? Lei era una ballerina, o almeno prendeva lezioni di ballo tre ore al giorno. Io lavoravo in un'agenzia pubblicitaria. Di giorno indossavo un abito di flanella grigia, e durante il weekend gironzolavo per il Village con alcuni ragazzi che avevo conosciuto appena arrivato a New York.
Da dove?
Lebanon, Pennsylvania. Ce n'erano di tutti i tipi. Uno scriveva per delle rivistine, un altro dipingeva quadri orribili e aveva sempre le braccia sporche di colore, un terzo suonava la chitarra. Non manca mai uno che suona la chitarra. Questo due anni prima che scoppiasse la guerra in Europa. Eravamo tutti nervosissimi e pieni di ideali e parlavamo di continuo. Credo che il Village fosse pieno di gruppi di giovani che si sentivano gi i Thomas Wolfe e i Picasso di domani, proprio come noi. Comunque, conobbi questa ragazza carina e simpatica e dopo la festa la riaccompagnai a casa. Viveva da sola in un appartamentino orribile e privo di comodit, ma era estate e il posto ci sembrava bellissimo. Non me ne andai pi. Ci sentivamo soli, senza volerlo ammettere, e ci sentivamo molto bohmien. Quando decidemmo di sposarci andammo da Cartier in jeans un sabato pomeriggio per scegliere l'anello. Ricordo che mi chiedevo cosa sarebbe successo se mi avesse visto qualcuno dell'ufficio.
Sembra proprio che stia parlando di un'altra persona, osserv Barbara. Faccio fatica a immaginare la scena.
Be', uno alla volta tutti i miei amici si sposarono e diventarono rispettabili borghesi. Anche noi eravamo diventati molto pi borghesi. Quando nacque il bambino, mia moglie rinunci per sempre alla danza e pensammo di trasferirci in campagna. Probabilmente fu la peggiore idea della nostra vita. A essere sinceri, l'idea venne a me, e fui io a convincere mia moglie. Alcuni amici, ormai sulla via della rispettabilit, si erano trasferiti nel Westchester. Ci andammo anche noi e dopo un anno io volevo tornare indietro, ma lei ci si era abituata. Restammo, e finimmo per comprare la casa che abbiamo ancora. Ma il viaggio per venire in citt era lunghissimo, e certe sere dovevo lavorare fino a tardi, per cui in pratica stavamo insieme solo il fine settimana. Avevo un giro di amici in citt, lei aveva il suo ambiente di bohmien imborghesiti. Ci mettemmo dieci anni ad accorgerci che ormai eravamo diventati due estranei.
Perch non siete tornati in citt allora, chiese Barbara, prima che fosse troppo tardi?
Se avessi avuto la certezza che la colpa era della campagna, avrei insistito. Ma non ne sono mai stato sicuro, e me lo chiedo ancora oggi. Magari l'avessi saputo con certezza, sarebbe stato meglio.
Si dice che col tempo due persone si stancano l'una dell'altra, disse Barbara. Oddio, che cattiveria ho detto! Se qualcuno avesse detto una cosa simile a mio marito quando eravamo sposati, e io fossi venuta a saperlo...
Non era una cattiveria. Ho capito cosa intendeva. Vede, Barbara, lei pu dire una cosa con malizia, e allora ha un significato, oppure pu dirla perch  un essere umano intelligente e pieno di comprensione, e allora ne ha un altro.
Lei mi sopravvaluta, mormor Barbara.
Perch? Lei si vede nei panni della rovina-famiglie? Pensa che questa situazione sia molto drammatica? Il suo sorriso attenuava il significato delle parole. Quando sorride a quel modo, pens Barbara, potrebbe dirmi qualsiasi cosa, credo che non me la prenderei.
Non potrei affermare che non mi dispiaccia saperla sposato.
Ho tanti altri difetti. Faccia finta che l'ostacolo principale per la nostra relazione sia la mia et -  un dato da considerare, in fin dei conti - e vedr che si sentir meglio.
Lo so...  sciocco. Accetto inviti da una quantit di ragazzi che so di non poter mai sposare, ma in questo caso sono io che non voglio loro o loro che non vogliono me. Ci che davvero mi spaventa tra noi  che, se anche, per qualche assurda ragione, decidessimo d'innamorarci l'uno dell'altra, io non potr averla per me.
Mi dia retta: non si innamorer.
 una cosa pericolosa da dire a una ragazza, replic Barbara in tono scherzoso.
Perch?
Non lo so. Ma mette subito in moto gli ingranaggi. La sola cosa pi pericolosa  dire: Non mi innamorer mai di lei.
Sidney rimase a lungo senza rispondere. Allora non lo dir, disse poi. Ma non per questa ragione.
Di una cosa sono certa, riprese Barbara. Gli uomini sposati non divorziano dalla propria moglie per altre donne. Divorziano perch non vogliono restare con la moglie. Non mi riferisco agli imbecilli, o agli sporcaccioni o ai pazzi, mi riferisco al tipo d'uomo del quale pu innamorarsi una ragazza come me. Un uomo come lei. Ho ragione, no?
S.
Bene. Ora che l'abbiamo appurato, cambiamo argomento.
Sidney la fiss attentamente. Lei  straordinaria.
No, lei lo .
Io?
Perch  cos onesto, dichiar Barbara.
Per il momento non c'era altro da dire; rimasero seduti vicini, spalla a spalla, terminando di bere. Non le teneva pi la mano e la pressione della spalla contro la sua era molto leggera, solo una trasmissione di calore umano; ma Barbara era terribilmente consapevole della vicinanza di lui. Avrebbe dovuto sentirsi triste, destinata a restare delusa, o forse anche peggio, e invece era contenta. Sidney le piaceva tanto, si era talmente affezionata a lui che il semplice fatto di sedergli accanto senza parlare le dava la forza di affrontare qualsiasi cosa: la volgarit di certi uomini, i ragazzi che volevano solo pomiciare con lei, la ricerca dell'uomo giusto da amare. Sapeva che, dopo il loro lungo distacco, era di nuovo pericolosamente sul punto di innamorarsi di Sidney Carter, ma questa volta non si trattava di una infatuazione infantile, e sentiva che avrebbe potuto controllarsi. Innamorarsi disperatamente di lui, sciupare il calore che provava trasformandolo nei brividi gelidi di un problema emotivo, sarebbe stata una follia. Era stata messa in guardia. Ma sapeva che, nonostante le migliori intenzioni, a volte si raggiunge un punto dal quale  impossibile tornare indietro, e non resta che sperare in un felice atterraggio.
Sidney pag il conto. Uscirono lentamente dal bar e attraversarono l'atrio dell'albergo. Si ferm all'edicola e compr due copie di tutti i giornali del mattino, una per s e una per Barbara. Non avr mai il tempo di leggerli tutti, osserv Barbara. Lei li legge prima di andare a dormire?
Ogni sera.
Sono contenta di non essere un dirigente.
Sidney rise.  un'abitudine di noi pendolari. Bisogna pur fare qualcosa sul treno, e io non gioco a carte. Ora che  estate e non faccio pi la spola, non riesco a perdere l'abitudine, perci leggo i giornali in camera.
Lei sta... in citt?
Dormo in albergo quattro sere alla settimana. Non mi piace rimanere da solo nel mio vecchio granaio.
Perch la spaventava un po' il fatto che stesse a cos poca distanza? Temeva che la invitasse in camera per sedurla? O forse era proprio quello che sperava? Sono una veterana dei tentativi di seduzione, pens, e finora non mi hanno mai presa in trappola. Dipende sempre dalla donna.  tardi, disse. Sar meglio che ora vada a casa.
Stavo proprio per accompagnarla.
Quando il taxi si ferm davanti al portone, anche Sidney scese e sal gli scalini dietro di lei. Barbara apr il portone con le chiavi e procedette nell'androne. Sidney la segu. Non c' l'ascensore, avvert Barbara.
Lui sembr divertito. Mi invita, dunque?
Naturalmente, lei  sempre invitato.
Si vergognava un po' delle scale e dei pianerottoli dello stabile, perch sembravano cos miserabili in confronto a quelli cui doveva essere abituato Sidney, e perch conservavano ancora gli odori della cena. Non era pi un ragazzo di ventiquattro anni che accompagna la ballerina bohmienne nell'appartamentino scomodo e romantico. Aveva quarant'anni, ormai, e mangiava al Pavillon, e il cavolo puzza proprio di cavolo. Quanto a lei, non viveva certo l per divertimento, ma perch era l'unico alloggio che la sua famiglia potesse permettersi. Le si affacci alla mente un'immagine sgradevole: la giovane impiegata povera e il maturo dirigente ricco. Quando apr la porta dell'appartamento, sul tavolino accanto al divano splendeva una lampada rosa, e l'unico odore che si sentiva era quello delicato del talco per bambini, proveniente dalla camera che lei divideva con Hillary. Tutte le finestre del salotto erano spalancate e lasciavano entrare una fresca brezza notturna. Barbara accese la luce.
Vuol bere qualcosa?
Non occorre. La sto tenendo alzata. Si guardava attorno.  l che sua madre scappa quando sente la chiave nella serratura?
S.
Indic il divano. E quello  il teatro delle grandi battaglie?
Barbara non pot fare a meno di sorridere. S.
Sidney si avvicin al tavolino e guard le due fotografie. Chi  questo?
Mio padre.
E questa  la bambina. Graziosa.
Ora si  fatta ancora pi graziosa.
Sidney raccolse i giornali e se li mise sotto il braccio. Ora vado. Volevo solo spiare un poco. Si avvi alla porta e Barbara lo segu. Sull'uscio si ferm e abbass gli occhi su di lei. Grazie per la meravigliosa serata.
Sono io che la ringrazio.
Vuole cenare con me gioved?
S, mormor Barbara.
Rimasero per un pezzo a guardarsi, lui con le braccia cariche di giornali, lei con una mano sulla maniglia della porta, senza aprirla. Nessuno dei due si muoveva. Barbara si sentiva completamente paralizzata.
Senti, proruppe Sidney, questo  stupido. Con un gesto rapido butt i giornali su una sedia e prese Barbara tra le braccia. Allungando una mano verso l'interruttore spense la luce. La ragazza avrebbe potuto fare un passo indietro e lui l'avrebbe lasciata andare, ma non seppe trovare il coraggio, cos come non avrebbe avuto il coraggio di buttarsi dalla tromba delle scale. Quando la baci, ebbe un attimo di ribellione durante il quale si disse: questo  ancora pi stupido... Ma fu subito preda di una sensazione sconosciuta, come se per la prima volta fosse consapevole di ogni sua vena e di ogni sua arteria, perch c'era un calore che scorreva col sangue, e il sentimento contro cui lottava ogni volta che un coetaneo la baciava questa volta la vinse e Barbara si arrese con gioia. Pass le braccia attorno al collo di Sidney e gli restitu il bacio, sentendo il proprio desiderio come una cosa estranea perch non lo provava da tanto tempo, e allo stesso tempo come un vecchio amico perch la riempiva di felicit.
Sidney fu il primo a sciogliersi dall'abbraccio. La guard affettuosamente e sorrise, con la stessa scintilla negli occhi che Barbara gli aveva visto la prima sera. Accidenti, disse, non preoccuparti. Non voglio pomiciare, voglio soltanto venire a letto con te.
Afferr i giornali, apr la porta e spar gettandole un bacio. Ti telefono domani.
Barbara rimase ferma sulla soglia, seguendolo con gli occhi, toccandosi le labbra con la punta delle dita, chiedendosi per la prima volta che effetto facessero a un uomo.
Si addorment immediatamente e dorm senza sogni, e quando al mattino suon la sveglia non si sentiva stanca, tanta era l'ansia di correre in ufficio, dove le avrebbe telefonato Sidney. La giornata che le si apriva davanti si prospettava piacevole, tutto sarebbe andato a gonfie vele. Per la prima volta dopo pi di due anni aveva qualcosa da attendere. Sapere che Sidney l'avrebbe chiamata, e che l'avrebbe visto la sera dopo, faceva apparire sotto una luce diversa anche i lavori d'ufficio pi banali. Le piaceva il suo impiego, era contenta di uscire la mattina presto per andare al lavoro, prima che il sole infuocasse le strade; quel giorno amava la propria immagine riflessa nella vetrina della rosticceria vicino casa. Com'era vivace quella ragazza, la ragazza che Sidney Carter desiderava e trovava interessante!
Sidney la chiam alle tre. Barbara aveva chiuso le veneziane dell'ufficio per proteggersi dal sole abbagliante, la sua stanzetta era fresca e buia, separata dal resto degli uffici e dai loro rumori, e dava la sensazione del sonnecchiare voluttuoso di quando si sta a letto di pomeriggio. Udendo al telefono la voce di lui, la sensazione divenne perfetta: le venne da chiedersi perch non si fosse mai resa conto che le tre del pomeriggio sono l'ora pi indicata del giorno e della notte per fare l'amore.
Che cosa stai facendo? chiese lui.
Stavo seduta senza far niente. Tra un po' cercher di mettermi a scrivere.  ancora troppo presto, dopo pranzo, per venire alle prese coi problemi dell'acne giovanile.
Sidney rise. Ho quattro persone in anticamera che aspettano di parlarmi, ma volevo prima fare due chiacchiere con te.
Erano entrambi occupati, entrambi avevano delle responsabilit e tuttavia, per quell'istante, tutto il resto rimaneva tagliato fuori. Sono contenta che mi hai chiamato.
Anch'io...
A che ora ci vediamo domani?
Alle cinque, davanti al tuo ufficio.
Le parve gi di vederlo all'ingresso, e si sent eccitata e piena di felicit. Devo lasciarti ora, disse lui. Volevo solo sentire la tua voce per qualche minuto.
Va', e buon lavoro.
Anche a te...
Riattacc il ricevitore e per un momento rimase seduta immobile, ripensando alla conversazione, ricordando non tanto le parole quanto il tono con cui erano state dette. Vi si sentiva l'affetto, un affetto genuino. Un uomo occupatissimo, nel bel mezzo di una giornata intensa, aveva interrotto il lavoro per mormorare qualche parola insignificante al telefono, perch ne sentiva il bisogno; la giornata si era arrestata per un attimo, poi aveva ripreso il suo ritmo. Quella pausa aveva dato un significato a tutto il resto. Barbara aveva la sensazione che anche per lui avesse la stessa importanza. Non le costava pi fatica, ora, mettersi alla scrivania e cominciare a battere a macchina. Un nuovo fondotinta per la pelle delle adolescenti... Povere adolescenti, volevano essere ammirate anche loro, nonostante i complessi d'inferiorit, i brufoli e via dicendo. Non era quello che volevano tutti?
Gioved pomeriggio scoppi un breve temporale, che svan lasciando le strade umide e rinfrescate dalla pioggia. Barbara usc dall'ufficio con un abito nuovo di lino rosso, comprato all'inizio dell'estate e che non aveva mai avuto voglia di indossare. Si era letteralmente inzuppata di Wonderful, un po' per scherzo, dato che era uno dei prodotti che Sidney rappresentava, un po' perch il profumo le piaceva. Si era lavata i capelli la sera prima, il cielo era d'un azzurro smagliante, il pomeriggio era abbastanza fresco e non c'era pericolo di accaldarsi prima di entrare in un bar con l'aria condizionata, e il cuore le batteva forte. Quando Sidney le venne incontro e la condusse verso il taxi, Barbara ebbe la sensazione che fosse gi accaduto molte, molte volte.
Che bel vestito.
 nuovo.
Nel taxi lui sedette ancora in modo da starle di fronte, ma non cos lontano come l'altra volta. Barbara era felice di vederlo, si sentiva pienamente a suo agio con lui. A cosa stai pensando? le chiese Sidney.
Pensavo che sarebbe bello se tutti potessero sentirsi fin dal primo incontro come ci si sente al secondo appuntamento, senza quell'incomprensione e quella sfiducia che spesso si provano all'inizio... Anche noi ci sentivamo un po' cos, quando siamo usciti insieme la prima volta, ricordi? Ma poi ho anche pensato che, se avessimo cominciato dal secondo appuntamento, mi sarei persa tutto il piacere di marted sera.
Avresti dovuto rispondere di s quando ti ho invitata lo scorso Natale. Avremmo potuto restare insieme per mesi.
Lo so, disse Barbara, ma ero diversa, allora.
Diversa? In che senso?
Lei rise. Pi furba, forse.
Pi impegnata, vorrai dire.
Tu riesci sempre a trasformare tutto in un complimento.
La port in un bar dell'East Side; presero posto in un giardinetto cintato, coperto da un tendone a righe e cosparso di ghiaia, con tavolini rotondi e sedie in ferro bianche. I clienti avevano un aspetto molto chic: tre uomini impegnati in una conversazione seria, una signorina con un barboncino legato alla gamba della sedia, una giovane coppia che sedeva un po' rigida e imbarazzata. Il ragazzo portava una cravatta a strisce rosse e azzurre e un completo estivo; i capelli biondi erano tagliati cortissimi e la nuca sembrava carne cruda di vitello. La ragazza doveva essere appena uscita dall'ufficio perch non era vestita con molta cura, ma aveva un'aria chic e professionale. A quanto pareva si stava sforzando di tenere viva una conversazione moribonda.
Guarda, disse Barbara. Quella sono io qualche tempo fa.
Conosci il ragazzo?
No. Ma posso dirti alcune cose sul suo conto. Lavora in Madison Avenue, o anche a Wall Street, ed  gi uscito con lei ma non molto spesso.
Ha tutta l'aria di un appuntamento combinato, secondo me, disse Sidney, e non molto riuscito, direi.
No. Lui non l'avrebbe portata in un locale cos elegante se fosse un appuntamento combinato. In fin dei conti, la ragazza avrebbe potuto anche non piacergli.
Tu s che te ne intendi! osserv Sidney divertito. Voglio sapere tutto, ma prima beviamo un Martini.
Ordin gli aperitivi, e Barbara studi con attenzione la coppia nell'angolo, impresa non molto facile data la distanza. Ma i tavolini in mezzo erano ancora vuoti, perch era presto. Lei regge da sola la conversazione, fa quello che pu, ma non  detto per questo che il compagno le piaccia. Pensa che sia suo dovere fare questo sforzo. Idea che lui condivide, tant' che non si spreca affatto a collaborare.
Deve essere abbastanza triste per tutti e due, comment Sidney.
Lei ha un bel vestito, ma non  molto caro. Dodici dollari e novantacinque, a occhio e croce. Probabilmente fa la segretaria, ne ha tutta l'aria.
Barbara sorseggi il Martini. Nel bicchiere appannato, il cocktail era gelato e al tempo stesso bruciava. Guarda come bevono in fretta. Due Martini mentre noi aspettavamo ancora il primo. So come si sente lei. Anch'io l'ho fatto in parecchie occasioni.
Be', ma allora perch  uscita con lui?
Scommetto che condivide un appartamento con altre due ragazze e vuole a tutti i costi liberarsi di loro.  senza calze, vedi? Probabilmente le altre due gliele hanno prese tutte in prestito.
Sidney aguzz la vista. Ha delle belle gambe. Pu essere uno dei motivi per cui lui l'ha invitata.
Quali sono gli altri?
Dimmeli tu.
No, ribatt Barbara, devi dirmeli tu. Sei tu il portavoce degli uomini.
Sembra talmente annoiato che, secondo me, pensa solo a portarsela in un fienile.
Povera ragazza. Ma di qui a un anno sicuramente si sar sposata, va sempre cos.
Non con lui.
No di certo, signore.
Sidney rise. Mi dispiace per quel poveraccio. Non hai nessuna simpatia per lui.
Hai ragione, ammise lei, ridendo a sua volta. Sono perfida. E mi sento tanto superiore in questo momento solo perch mi sto divertendo e ripenso a tutti gli appuntamenti durante i quali mi sono sentita morire.
 il prezzo che bisogna pagare per avere un lieto fine. Tua madre te l'avr insegnato.
S. Ma lo sto ancora aspettando.
La coppia nell'angolo si alz. L'uomo spost la sedia della ragazza aspettando che raccogliesse la borsetta e i guanti. Siduey accost il ginocchio a quello di Barbara. I tuoi amici se ne vanno.
Ssh...
Stavano attraversando il giardino ora, proprio di fronte al tavolo di Barbara e Sidney. Barbara li segu con lo sguardo, incuriosita. Erano cos vicini che le giunse una piccola nuvola di fumo dalla sigaretta del ragazzo. La mano che la reggeva portava la fede nuziale. Barbara si gir, un po' stupita, per osservare le dita della ragazza. Anche lei aveva la fede, cos sottile che da lontano era passata inosservata.
Sono marito e moglie!
Si guardarono e sorrisero, sorpresi e divertiti.
Ma avevano un'aria cos infelice! osserv lei.
Il sorriso di Sidney impallid leggermente, ma abbastanza perch Barbara se ne accorgesse. S.
Che stupida, fece lei. Avevo quasi dimenticato l'aria che avevo io di solito. Ci si lascia talmente prendere dai propri guai che si finisce col meravigliarsi di quelli degli altri.
 stato divertente. Sembrava tornato sereno come prima, il momento rivelatore non era durato che un attimo.  infelice, pens Barbara. Ora so che lo . E per quanto non sopportasse il pensiero che qualcosa lo facesse soffrire, confess a se stessa con una punta di gioia perversa di esserne quasi lieta. Significava che era pi raggiungibile... significava... Oh, sono proprio una sciocca, pens. Questi pensieri sono la trappola pi vecchia del mondo.
Alle otto lasciarono il bar e si avviarono in cerca di un ristorante. Il sole tramontava e il cielo era striato di colori vividi. Le strade erano deserte e silenziose perch era l'ora di cena di una sera d'estate, e chiunque potesse permetterselo si trovava in campagna, o in un locale con l'aria condizionata. Senza la folla e il traffico, le strade sembravano insolitamente ampie. Tutta la serata stava davanti a loro come una vacanza. Vorrei che la vita potesse essere sempre come questo momento, pens Barbara. Mentre Sidney le teneva aperta la porta del ristorante, li colp una folata d'aria artificialmente fresca, e un suono di musica e di voci. Il locale era splendidamente illuminato, con affreschi alle pareti e fiori sui tavoli e un menu lungo un metro scritto in francese in un'indecifrabile calligrafia. Lungo una parete erano allineati carrelli colmi di pasticcini e torte decorate con crema e panna. Barbara non aveva un briciolo di appetito. Si guard intorno. Quanta luce, e come sembravano spensierate e insensibili quelle persone intente a ingozzarsi e a ridere!
Per due, signore? chiese il capo cameriere, presentando un menu. Sidney guard Barbara. Beviamo prima qualcosa al bar, rispose bruscamente.
Sedettero al bar su due alti sgabelli di cuoio rosso. Barbara fissava il suo Martini. Penserai che sia pazza, disse. Ma non mi va di restare qui. Ti dispiace?
Lui si era gi alzato. Andiamocene.
Quando furono di nuovo in strada, nella penombra striata di porpora, Barbara si sent meglio. Era cos...
Chiassoso e vivace, non per noi, termin Sidney. Appena siamo entrati ho capito che non era la serata adatta per mangiare all'Oiseau.
Possiamo fare due passi?
Le prese il braccio con un gesto protettivo e si avviarono senza una meta precisa. Hai fame?
No. E tu?
Sidney scosse la testa.
Si diressero a est, verso il fiume. Quando passavano davanti a un ristorante o a un bar, la gente ne usciva a gruppi, ridendo e chiacchierando con l'aria di chi ha mangiato a sufficienza ed  un po' brillo.  naturale, pensava Barbara,  gioved, la libera uscita delle cameriere. Le abitudini degli altri, i problemi domestici degli altri, sembravano incredibilmente remoti. Si sentiva stranamente staccata da tutto. I Martini le avevano dato una piacevole ebbrezza, ma non era affatto ubriaca, non sentiva le labbra intorpidite e ci vedeva perfettamente. Il paesaggio andava cambiando: da grandi stabili adibiti a uffici, negozi e ristoranti, a palazzi modesti, e infine a grandi caseggiati nuovi e lussuosi in prossimit dell'acqua, eretti a fianco di altre costruzioni pi vecchie che aspettavano di essere demolite. C'erano una passeggiata, una ringhiera, e qualche panchina; oltre la ringhiera, l'acqua nera e lenta, e le luci sull'altra sponda. Si appoggiarono alla ringhiera, vicini; Sidney accese una sigaretta per s e una per Barbara.
Strano, osserv Barbara. Vivo da anni a New York ed  la prima volta che vengo qui.
Io non ci vengo da anni.
La ragazza volse le spalle alla ringhiera e vi appoggi i gomiti, fissando le luci dei caseggiati. Lass, forse al ventesimo piano, c'era una terrazza con delle persone che si muovevano. Sembravano macchioline nere. Barbara era pi felice con Sidney Carter di quanto lo fosse mai stata in tutta la sua vita, e tuttavia si sentiva nervosa e insoddisfatta, come se dentro di lei ci fosse un'altra persona che stesse cercando di saltar fuori. Avrebbe voluto correre gi per la strada lungo il fiume senza mai fermarsi, o tuffarsi nell'acqua e nuotare fino all'altra riva, o gettare le braccia al collo di Sidney e supplicarlo di non lasciarla mai. Ma non fece nulla di tutto questo; si volt di nuovo e gett la sigaretta nell'acqua.
Vuoi che andiamo a sentire un po' di jazz? chiese lui.
Tu ne hai voglia?
No.
Le accese un'altra sigaretta e rimasero in silenzio, fissando il fiume, senza nemmeno sfiorarsi. Non so che cosa mi sia successo, fece lei. Sono cos nervosa. Sidney gett la sigaretta nell'acqua e lei segu con lo sguardo l'arco descritto dalla piccola punta rossa e luminosa. Le parve molto importante osservarla, accompagnarne la traiettoria, concentrarvi l'attenzione distraendosi da quel vago senso di malessere che cominciava a farle battere i denti sebbene la sera fosse tiepida. Lui le si accost passandole un braccio intorno alle spalle in un semplice gesto di protezione. Barbara appoggi il viso contro il bavero della giacca e sent il cuore di lui battere forte. Tacquero a lungo, immobili.
Barbara si spost solo per passargli un braccio intorno alla vita. Avrebbe voluto piangere e ridere al tempo stesso, ma non riusciva a pronunciare neanche una parola. Si rendeva conto che stava tremando.
Non possiamo restare qui tutta la notte, disse lui gentilmente.
No.
Ma nessuno dei due si mosse. Non pensavo che sarebbe stato cos, disse lui alla fine.
 davvero cos?
Lo  per te?
...S.
Barbara alz gli occhi su di lui, che abbass la testa per baciarla. Comprese di non aver mai baciato nessuno a quel modo, come avesse voluto assorbire tutto il respiro di lui per non morire soffocata. Le braccia di Sidney la stringevano tanto da farle male, ma non ci badava, se ne rendeva conto solo confusamente, era un dolore che faceva parte del piacere. Lui fece un passo di lato e caddero a sedere su una panchina, sempre abbracciati stretti, le bocche unite. Barbara si sent respirare, o era lui? Non c'era alcuna differenza tra respiro e respiro. Sidney le stava baciando il collo, la gola e l'orecchio, poi si scost un poco e la guard. I loro volti erano a pochi centimetri e lei vide che le sue labbra si muovevano prima di parlare, quasi gli costasse uno sforzo.
Ci arresteranno per vagabondaggio, mormor.
Oh.
Vieni con me.
S.
Correvano ora, tenendosi per mano, attraverso la strada e gi per i vicoli vuoti tra gli alti edifici, come ragazzini, e i loro passi risuonavano nella notte estiva. Il cielo era di un azzurro profondo, striato di nubi lattiginose e tempestato di stelle. Un portiere fermo sul marciapiede di un immenso edificio li guard passare incuriosito. Un taxi avanzava lungo First Avenue. Sidney lo ferm con un gesto, vi salirono in fretta e sedettero vicinissimi, tenendosi strettamente le mani mentre il taxi filava verso l'albergo di lui. Barbara aveva paura di pensare, si premeva le mani sul cuore chiudendo gli occhi. Quando attraversarono l'atrio illuminato tenne la testa bassa e gli occhi chiusi, escludendo da se stessa la realt, lasciandosi condurre. Per un istante si rese conto che quell'atrio coperto di tappeti, diventato di colpo la scena della passeggiata pi importante, pi breve e irreale della sua vita, era lo stesso posto ordinario dove tante volte aveva aspettato un'amica per pranzare insieme o un ragazzo per bere un aperitivo.
Sidney apr la porta della sua camera e accese la luce. Non era una semplice camera d'albergo, ma un vero e proprio appartamento. C'era un piccolo balcone oltre la finestra del soggiorno, nascosto da tende bianche che si gonfiavano leggermente. C'erano un grande caminetto, che aveva tutta l'aria di non essere mai stato usato, due divani, e un tavolino basso coperto di giornali e di posta. Il contrasto tra la fredda impersonalit dell'appartamento e il lavoro di Sidney gettato sul tavolo diede a Barbara una strana lucidit. Sopra il bar sistemato contro la parete stavano alcune bottiglie e una caraffa. Sidney si muoveva rapido per la stanza, accendendo una lampada, spegnendo le luci dell'anticamera. La stanza era morbidamente illuminata, fasciata di ombre. Barbara lasci la borsetta su un divano e si avvicin alla finestra, guardando fuori, godendosi la brezza sul viso. C'erano milioni di luci, l fuori, e l'oscura distesa del parco, costellata di lampioni. Sent dietro di s il rumore dei cubetti di ghiaccio che cadevano nei bicchieri. Si volt e scosse il capo.
Sidney rimise la bottiglia sul bar, senza aprirla, e rimase un momento immobile, la mano ancora sul collo della bottiglia, a guardare Barbara. Vuoi fare una cosa per me? chiese.
Barbara annu.
Resta cos e allarga un momento le braccia.
Lo accontent e lui stette ancora a fissarla per qualche istante, poi le si avvicin in fretta e la prese tra le braccia. Dio, le mormor tra i capelli,  la visione pi meravigliosa del mondo.
 quello che provo anch'io guardandoti, rispose Barbara.
I due letti gemelli erano separati da un tavolino. Sidney e Barbara andavano seminando gli indumenti per raggiungere la camera da letto, con la stessa fretta senza respiro che li aveva spinti lungo le strade in cerca di un taxi. Sulla soglia si fermarono guardando i letti, piccoli in un modo ridicolo. Sorrisero entrambi. Decisione, disse Sidney, occorre solo decisione.
Oh, ti amo.
Caddero su uno dei letti e questa volta fu Barbara che allung il braccio per spegnere la luce. Dalla porta aperta che dava sul soggiorno entrava abbastanza luce per distinguere il profilo di Sidney, mentre le si chinava sul seno. Perch non si era mai resa conto prima di quanto fosse bella quella testa? Solo guardarla era un piacere. Oh, ti amo, pens, ti amo tanto. Sapere di amarlo gi bastava, anche se era un sentimento proibito. Aveva la possibilit di provare sensazioni. Ecco ci che valeva pi d'ogni altra cosa: sentire, desiderare intensamente, non importa se quel che sarebbe successo in seguito avrebbe potuto gettarla pi che mai in preda alla solitudine; essere capace di amare era gi meraviglioso. Sapeva di non aver mai amato davvero in tutta la sua vita.
Non aveva mai provato cos intensamente quel piacere fisico, capiva che la differenza stava proprio nell'amore. Non era stata a letto con nessuno, dopo essersi lasciata col marito, ed erano ormai passati due anni, perci all'inizio Sidney le fece male, ma fu questione di un attimo. Poi lo accolse con gioia. Non aveva mai immaginato che un uomo potesse dimostrare tanta abilit, ma non ne fu sorpresa perch gi sapeva che Sidney Carter poteva fare bene qualsiasi cosa, non ne aveva mai dubitato. La sorprendeva, invece, la propria reazione: era diventata all'improvviso una creatura senza ritegno, tutta sensazioni e impulsi, senza alcuna consapevolezza di ci che accadeva al di fuori di lei e di lui. Come da una distanza infinita si accorse che stava gridando, e sent che lui le metteva con delicatezza fra i denti un angolo del cuscino. Sono proprio un mostro, pens, ma non gliene importava nulla.
Erano bagnati di sudore, ma lei non si curava neppure di questo, sebbene avesse sempre pensato che fosse un lato poco gradevole dell'amplesso. Dopo, Sidney continu a tenerla tra le braccia, finch la brezza che entrava dalla finestra cominci a rinfrescarli. Allora si mosse e tir a s le lenzuola. A cosa stai pensando? le chiese.
A niente. Sono felice.
Anch'io.
Ma tra le lenzuola pulite che odoravano di bucato ritorn la realt, e la coscienza, e Barbara pens a due cose. Forse rester incinta, mormor.
No. Sono stato prudente.
Gli cerc la mano a tentoni, la trov, la strinse. Rimasero ancora un poco in silenzio. Un'altra cosa, disse Barbara. Qualcosa di peggio.
Cosa?
Ti ho detto che ti amo.
Lo so. Parecchie volte.
Parecchie volte! Non se n'era accorta. Ti dispiace?
Oh! fece lui, un suono tra l'irritato e lo sconvolto che non era nemmeno una parola. Come potevo oppormi? Magari l'avessi fatto.
Barbara stava supina, con le braccia incrociate sotto la testa. Sidney si chin a baciarle la pelle morbida sopra l'ascella. Come avresti potuto? chiese lei.
Perch no?
Non lo so.
Lui chiuse gli occhi. La sua voce, quando parl, aveva quello stesso tono sconvolto, quasi irritato. Anch'io ti amo.
Non devi dirlo per forza, disse Barbara dolcemente. Non ti chieder mai nulla.
Ricordi quando ti ho detto che non ti saresti innamorata di me e tu hai risposto che stavo dicendo una cosa pericolosa?
S...
Bene, anche quello che mi hai detto adesso  una cosa pericolosa.
Oh, caro, ma io l'ho detto sul serio.
Sidney si appoggi sul gomito, guardandola. Le lisci i capelli appiccicati sulla fronte. Tu sei Barbara Lemont, la ragazza che vuole sposarsi. Ricordo anche questo.
Tutte le ragazze vogliono sposarsi.
Io voglio che tu ti sposi. Voglio che tu sia felice. Sei una persona splendida!
Mi sposer, un giorno, rispose Barbara, cercando di assumere un tono scherzoso. Me l'hai predetto tu, una volta, e anch'io ho buona memoria.
Mi fai sentire un vero bastardo.
Perch? Non avevo mai pensato di poter amare qualcuno, e invece ho trovato te. Niente di straordinario, quindi, se un giorno trover qualcuno da sposare: baster un miracolo molto pi piccolo.
La prese tra le braccia e la strinse a s in silenzio. Poi la lasci andare. Aveva l'espressione turbata. Vestiti, le disse. Scendiamo al bar a bere qualcosa.
Consumarono due cocktail, tenendosi la mano sotto il tavolo. Barbara si chiedeva se qualcuno, vedendoli, potesse intuire che si erano appena alzati dal letto. Si gir a guardarsi nello specchio dietro le spalle: non era mai stata cos bella. Si sentiva calma, distesa, felice.
A mezzanotte passata Sidney la riaccompagn a casa. Sal con lei e si ferm proprio sulla soglia dell'appartamento. Non entro, le bisbigli. Non voglio che tua madre debba schizzar via abbandonando l'ultimo programma della notte.
Barbara sorrise. Quando ci vediamo?
Domani?
S.

L'abbracci e rimase per qualche istante con le labbra sulla guancia di lei. Barbara le sent muovere quando lui parl. Che ne sar di noi? mormor Sidney.
Non poteva rispondergli. Non lo sapeva.
Il giorno dopo, in ufficio, a Barbara continuava a venire in mente una frase sciocca, di quelle che si leggevano su America's Woman: Lo amo tanto che ci vedo doppio. Non si sarebbe mai aspettata di pensare una cosa simile e, quel che  peggio, di crederci. L'amore la ricopriva, era quasi tangibile. Per colmo d'idiozia, non si era mai sentita pi felice. All'ora di pranzo si fece mandare di sopra un panino, chiuse la porta dell'ufficio e si mise a sognare a occhi aperti. Chi l'avrebbe detto! Lei, Barbara Lemont, la ragazza che saltava come una molla se qualcuno la toccava, trasformata in un essere malato d'amore. Alle cinque meno cinque era gi fuori dall'ufficio. Vide Sidney attraversare la strada e affrettarsi accorgendosi che lei lo stava aspettando.
Ciao, gli disse. Aveva la sensazione che il sorriso le invadesse tutta la faccia e, per di pi, si sentiva arrossire.
Come sei carina. Sidney sembr turbato nel guardarla, e le prese rapidamente il braccio.
Quando l'accompagn nel bar da uomini sposati dove si erano visti la prima volta, Barbara trov la cosa divertente. L'interno era molto buio e non c'era un'anima, a parte il barista che puliva i bicchieri. Era troppo presto per gli hawaiiani, ed evidentemente anche per la vivace clientela del locale. Sidney ordin due Martini.
Devo andarmene alle sette, le disse. Ho un incontro d'affari.
Oh... benissimo. Barbara gli prese la mano. Sono contenta che almeno ci siamo visti.
Barbara, disse lui, non mi rendere le cose difficili. Mi sento un vero bastardo. Non so proprio come dirtelo.
Lei ritrasse la mano, incroci le braccia e gli sorrise scherzosa. Non so proprio come dirtelo, ripet, imitando il tono solenne di lui, ma sono un uomo sposato. Avevo paura di dirtelo perch temevo che tu non mi volessi pi vedere.
Sorrise anche lui, e Barbara si accorse che aveva l'aria molto stanca, come chi ha un dispiacere ma ride perch lo scherzo  divertente, anche se ridere gli fa ancora pi male. Che c'? gli chiese.
Sidney alz il suo Martini e le fece un cenno col capo; anche Barbara lev il bicchiere e bevve un piccolo sorso. Ti faccio una profezia, disse lui. L'anno prossimo a quest'ora starai bevendo un Martini con qualcuno che ami.
Chi? Ma sapeva senza bisogno di risposta a cosa alludeva e prov una fitta di dolore al pensiero di continuare quella noiosa conversazione. Perch voleva sciupare tutto?
Non lo so ancora, disse lui. Ma spero che me lo dirai appena lo troverai.
Allora la tua  una profezia poco impegnativa.
Mi telefonerai e dirai: Sidney, sono innamorata. Le sorrise, il solito sorriso, questa volta, allegro e pieno di fascino. No, dimenticherai di dirmelo, e allora avr la certezza che lo ami davvero.
Dobbiamo parlare di lui senza sapere chi sia?  una cosa che mi mette a disagio.
Eri ubriaca l'altra sera? chiese lui bruscamente.
No. Perch, ho fatto qualche sciocchezza?
No. Oddio, no. Era solo per dare a me stesso una piccola scappatoia, per sfuggire alla mia coscienza.
Be', io non ero ubriaca e tu non mi hai sedotto, disse Barbara, e penso che in questo caso dovresti avere meno rimorsi.
Purtroppo ne ho molti.
Mi sa tanto che ho bisogno di questo Martini, pens Barbara, e bevve d'un fiato fino all'ultima goccia, come una medicina. Toss. Non capisco.
Ho cercato di esaminare bene la cosa dentro di me, perch non credo di appartenere a una certa razza di individui. Certo, uno che viene a cercarti a mente fredda e poi ti porta a letto non pu essere lo stesso uomo che l'indomani prova rimorsi di coscienza. Eppure io li provo.
Certo, ripet Barbara, un uomo che fa un discorso del genere appartiene a quella razza, come dici tu. Non ho mai sentito discorsi del genere, nella mia lunga esperienza.
Non hai una lunga esperienza.
In fatto di sesso no. Ma ho conosciuto abbastanza libertini da riconoscere quelli veri.
Sidney non rispose; fumava in silenzio, e quand'ebbe finito spense la sigaretta, trangugi il Martini e fece segno al cameriere di portarne altri due, sempre senza aprir bocca.
Be', disse Barbara. Ho avuto una giornata buffa, oggi, e continu descrivendo fatterelli che le sembravano divertenti, bench fosse molto difficile raccontare cose allegre a una persona che stava evidentemente lottando come poteva contro l'avvilimento. Finirono i Martini e ne ordinarono altri due, conversando in un modo che a chiunque sarebbe apparso piacevole ma del cui tono forzato Barbara si rendeva dolorosamente conto. Argomenti banali, non animati da quel desiderio di conoscersi meglio che due persone provano quando stanno per innamorarsi. Devono esserci molti modi di parlare del pi e del meno, pensava, ma questo  quello che precede la fine. Perch? Perch?
Sidney guard l'orologio. Sono le sette meno un quarto. Non avrei mai potuto scomparire senza vederci un'ultima volta, lo sai questo, vero?
...S.
Non ti telefoner mai pi. Ma se ti serve qualcosa... qualsiasi cosa... se ti trovi nei guai o se hai bisogno del mio aiuto, chiamami, perch troverai un amico che ha molto a cuore tutto ci che ti riguarda.
Che significa? chiese Barbara con un nodo in gola.
Significa, disse lui sorridendo, che ho il doppio dei tuoi anni e quindi un po' pi di saggezza.
Tutt'a un tratto reciti la parte del nonnino, disse lei in tono scherzoso.
La differenza di et non significa assolutamente nulla per me. Temo di aver scelto una frase infelice.
Barbara si guard le mani. Sembravano cos desolate. Le aveva quando era entrata in quel locale, e tra poco, uscendo, sarebbero state le stesse: sempre vuote. Una frase pi adatta sarebbe:  stato bellissimo, ma non poteva durare. Cercava di mantenere un'espressione serena, di allontanare ogni traccia d'amarezza dalla voce. Vero?
Non farmi arrabbiare.
Le salirono le lacrime agli occhi. Arrabbiare? Arrabbiare? Mi terrorizzi.
Vorrei baciarti in questo preciso istante. Vorrei prenderti per mano, portarti nella mia stanza e tenerti l per un anno. Si alz. Ma ho deciso di non pensare mai pi a queste cose. Pronta?
Barbara non si alz, gli piant invece gli occhi addosso. Avresti dovuto dirmelo l'altra sera, disse con amarezza. Quando ci eravamo appena alzati dal letto e mi stavi chiudendo la cerniera lampo del vestito. Sarebbe stato un momento molto pi appropriato. Poi si alz senza pi guardarlo, raccolse la borsetta e i guanti e segu Sidney fuori dal bar sul marciapiede. Il sole del tardo pomeriggio le faceva male agli occhi.
Ti accompagno a casa, disse lui.
Non me la sento di andare subito a casa. Grazie lo stesso. Faccio due passi a piedi. Potrei fare un po' di shopping, ma stasera i negozi chiudono presto,  venerd. Lo guard di nuovo.  venerd. L'avevo dimenticato. Non vai a Nantucket?
Con l'aereo delle otto.
Questo la feriva pi di qualsiasi altra cosa. Aveva cercato di renderle pi facile il congedo con la scusa di un impegno di lavoro, invece andava dalla sua famiglia. Forse amava lei, forse avrebbe passato momenti pi penosi dei suoi, costretto a mettersi a tavola facendo finta di nulla, ma andava a raggiungere la sua famiglia. Era la sua vita, era parte della sua esistenza quotidiana e, quel che pi conta, rappresentava il suo dovere. Si chiese quale virt ci fosse mai in un dovere che costringeva a una vita senza amore, ma non disse nulla.
Barbara, disse lui, ti prego.
Mi hai detto di chiamarti se avr bisogno di te. Se ti chiamer per dirti che ho bisogno del tuo amore, cosa farai?
Sul momento Sidney non rispose. Continuer a non volerti vedere, disse infine. E allora ti convincerai che ti amo.
Barbara rimase ferma sul marciapiede a fissarlo, per imprimersi in mente il volto di lui, incapace di rassegnarsi all'idea di lasciarlo e al tempo stesso cercando di darsi un contegno. Non tirarla per le lunghe, diceva a se stessa, non renderti ridicola.  evidente che vuol liberarsi di te. Mostrati gentile, di' qualcosa all'altezza della situazione; cos, se non altro, conserver un ricordo gradevole, e non fastidioso.
Tese la mano, immacolata nel guanto candido. Arrivederci, disse. Non vorrei che perdessi l'aereo.
Lui prese la mano e la trattenne. Se... cominci, ma poi s'interruppe. Un taxi avanzava lungo la strada; Sidney lo ferm con un cenno. L'auto si avvicin al marciapiede. Arrivederci. Poi aggiunse scioccamente: Da' un bacio alla bambina.
Un bacio al tuo ragazzino. E leggi la mia rubrica.
Lo far.
Sal sul taxi, che si mise in moto facendo stridere la frizione. Barbara si avvi rapida in direzione opposta: se Sidney si fosse voltato per un ultimo sguardo, avrebbe visto che lei sapeva dove andare.
Cammin per ore, guardando le vetrine senza vedere niente di quel che aveva davanti agli occhi, urtando la gente e mormorando: Scusi, col desiderio di agguantare e percuotere uno di quei corpi insensibili. Il cuore le doleva talmente che faceva fatica a respirare. Non aveva mai creduto che l'espressione sofferenze di cuore avesse un fondamento anatomico, ma doveva convincersi che era proprio cos. Cominciava quasi a pensare che si potesse morire di crepacuore. Che aveva fatto di male? Forse, pensava, non avrei mai dovuto andare a letto con lui. Mi ha avuta e ora il desiderio  morto. Ci sono uomini cos. Ma non troncano dopo una sola sera; se la donna vale appena qualcosa come amante, e la giudicano arrendevole, tornano alla carica, almeno per un po' di tempo. Non posso averlo deluso del tutto, lo so con certezza. E non gli ho certo chiesto di sposarmi. Gli ho sempre fatto capire che mi accontentavo di averlo conosciuto. In che cosa ho sbagliato?
Aveva paura di andare a casa perch si sentiva cos fragile che se qualcuno le avesse detto una parola di troppo avrebbe perso il controllo. Sua madre la credeva fuori a cena, avrebbe badato lei a Hillary. Pass davanti a un cinema dove non c'era coda, acquist il biglietto ed entr. Si sedette in fondo a una fila, con molte poltrone vuote tra lei e le altre persone. Il film era circa a met e guardando lo schermo Barbara distingueva a stento le immagini; percepiva appena movimento, luce, rumore. Si copr il volto con le mani e pianse.
Luned, in ufficio, cerc di immergersi nel lavoro. Dovevano chiudere un numero e per fortuna tutti erano presi alla gola dalla fretta dell'ultimo momento. Era pi facile non pensare quando c'erano tante cose da portare a termine, ma ogni volta che il telefono squillava il cuore quasi le si fermava; appena alzava il ricevitore e sentiva una voce diversa da quella di Sidney, doveva raccogliere tutte le forze per mostrare un minimo di cordialit. Ma sapeva che lui non avrebbe chiamato. Quell'illusione, quella speranza, erano solo un inganno che si concedeva per trovare il coraggio di andare avanti. Bastava dire a se stessa: mi chiamer tra un mese, e poteva andare avanti come un automa finch il mese fosse trascorso. Mercoled pomeriggio la caporedattrice la convoc nel suo ufficio.
Abbiamo ottime notizie, Barbara.
Siamo in due, pensava, guardando la donna seduta dietro l'ampia scrivania; tutt'e due innamorate di un uomo sposato. Ora ti capisco. Disse: S? Quali?
Ha telefonato l'Agenzia Sidney Carter. Vogliono un contratto pubblicitario per Wonderful per tutto l'anno. Hanno detto che si sono decisi perch sono entusiasti della sua rubrica. Vogliono che lei citi il profumo al suo interno una volta al mese. Ne ho parlato al signor Bossart, il quale non ha nulla in contrario dato che lei  un'ottima collaboratrice.
Ma  assurdo, mormor Barbara. Non posso parlare dello stesso profumo tutti i mesi.
 quello che abbiamo pensato, infatti, e cos abbiamo deciso di affidarle due rubriche a partire dal numero di dicembre. Una sar a carattere commerciale e riguarder i diversi prodotti, ma andr redatta con stile e garbo in modo da mantenere un tono personale. L'altra sar la solita rubrica di consigli estetici che ha tenuto finora. Ho chiamato Sidney Carter e gli ho chiesto cosa ne pensava. Ha detto che va benissimo, purch la rubrica commerciale sia scritta da lei. Che ne dice?
Posso sedermi? chiese Barbara con un filo di voce.
L'altra donna rise. Certo. Si accomodi. Ecco qui, fumi una sigaretta. Siamo tutti molto orgogliosi di lei. Far strada ad America's Woman, vedr.
Barbara prese la sigaretta, l'accese e subito se la fece cadere in grembo. Balz in piedi, scuotendo via le scintille. Sono cos emozionata... Sar meglio che scenda a bere un caff. Permette?
Vada pure, disse la caporedattrice, sorridendo cordialmente. Tra qualche mese il caff se lo far portare dalla segretaria.
Barbara scese le scale di corsa. Il caff bollente le scott la lingua e ne vers met nel piattino. Sidney aveva fatto questo per lei. Perch? Un regalo per addolcire l'addio o per ringraziarla dei due giorni trascorsi insieme. Non era tipo da mandarle una giacca di visone o un gioiello; in tal caso, lei glieli avrebbe lanciati addosso. Le aveva dato ci che doveva darle, una cosa che era sicuro di poterle fare accettare con gioia. Il modo per fare strada  questo, dunque, pens Barbara con amarezza. Sto imparando ora. Pu darsi che, alla fine, diventi una vera donna in carriera.
Mano a mano che passavano le ore non poteva fare a meno di sentirsi eccitata all'idea della nuova rubrica, pur sapendo a che cosa la doveva. Si erano aperte nuove porte, e con esse un aumento assai desiderabile di stipendio, nonch di prestigio. Era pi occupata che mai. E quando, due settimane dopo, le vennero regolarmente le sue cose, sent che scompariva l'ultimo tenue ma importante legame che ancora la univa a Sidney. Non rimaneva pi nulla, ormai, solo un gran vuoto. Dal punto di vista fisico, era del tutto identica a com'era prima di conoscere Sidney. Sotto ogni altro aspetto sentiva di essere cambiata, e si chiedeva se avrebbe mai potuto dimenticare.

18.

Le vediamo ogni mattina sull'autobus: ragazze che leggono il giornale, ragazze immerse nei romanzi della biblioteca circolante, ragazze che fissano semplicemente il vuoto. Se non  una giornata piovosa e l'autobus non  affollato di individui appesi alle cinghie che si spingono a vicenda nel passaggio,  possibile studiare ogni volto chiaramente. Ogni ragazza presenta una maschera rigida, imbellettata, che ha il compito di proteggere i pensieri privati nel veicolo pubblico. Qualcuna va in ufficio perch ogni nuovo giorno rappresenta uno scalino verso il successo che sogna, un'altra va al lavoro perch non pu fare a meno dello stipendio, qualche altra ancora ci va perch durante la settimana si lavora, si va in ufficio e basta. Tutte si recano nei rispettivi uffici come in un luogo d'attesa, un limbo per ragazze sole che aspettano l'amore e il matrimonio. La ragazza sull'autobus che s'immerge nel suo romanzo con la copertina plastificata forse sta leggendo una storia d'amore, o sta semplicemente fissando la pagina, ma pensa a se stessa. X incontra Y e avviene il miracolo. Oppure X incontra Y e non succede nulla: forse non era l'anno adatto, forse dopo un paio d'anni Y sarebbe apparso molto pi desiderabile a X. O forse X incontra Z e s'innamora disperatamente, una specie di autoipnosi, mentre, solo un paio d'anni dopo, X, incontrando Z, sarebbe rimasta del tutto indifferente.
Nell'autunno del 1953 April Morrison cominci i preparativi per il matrimonio, proprio come aveva fatto Mary Agnes, anche se, per certi aspetti, in maniera assai diversa. Per cominciare Dexter non le aveva regalato l'anello, n aveva acconsentito a fissare una data. I suoi progetti erano tanto nebulosi da potersi considerare praticamente inesistenti; ma April, secondo cui il matrimonio era soprattutto una responsabilit per la ragazza e una seccatura per il futuro sposo, aveva un gran daffare per scrivere ai genitori nel Colorado che si aspettassero ormai la buona notizia da un momento all'altro e s'informassero per sapere quando la chiesa sarebbe stata disponibile.
Durante quella seconda estate aveva visto spesso i genitori di Dexter, ma solo di sfuggita: un sorriso da una parte all'altra del salone durante un ballo all'Hudson View Club, uno scambio di saluti sulla terrazza del circolo. April era molto delusa di non essere mai riuscita a conoscerli meglio. Sebbene entrambe le generazioni frequentassero le stesse feste all'Hudson View Club, evitavano per di compromettere la reciproca tranquillit. Nessuno si sarebbe mai sognato di dire: Ehi, signor Allison, suo figlio  collassato nella doccia degli uomini! Aveva bevuto troppo? E allora toccava all'amico provvedere a riaccompagnare a casa la ragazza che era con lui. Ai balli i giovani si riunivano al bar, gli anziani occupavano i tavolini della terrazza, dove tre camerieri badavano a rifornirli di bevande. Non si poteva abbordare un gruppo dicendo: Farei volentieri quattro chiacchiere al vostro tavolo. Le barriere erano state tracciate molti anni prima. Alla fine April si convinse che bisognava escogitare qualche altro sistema, e poich era pi giovane della mamma di Dexter sentiva che toccava a lei il compito di rompere il ghiaccio.
Una volta tua madre mi ha detto che voleva pranzare con me, disse a Dexter.  stato molto tempo fa. Sono mortificatissima di non aver mai fatto nulla al riguardo. Le telefoner.
A che scopo? chiese Dexter. Stava leggendo il giornale.
Per invitarla a pranzo. Pensi sia una buona idea?
Fai pure, disse Dexter, come se l'idea gli giungesse nuova. Pu darsi che le faccia piacere. Sta volentieri con le ragazze giovani.
Potrei indossare il completo verde bottiglia con il colletto di visone, pensava intanto April. Era stato il suo ultimo acquisto prima che le chiudessero il credito per una fattura scoperta di otto mesi prima. Per un certo tempo era stata terrorizzata dal dubbio che i grandi magazzini le avrebbero ritirato gli abiti; ma si erano limitati a lettere di minaccia e a telefonare per avvertirla che la cosa sarebbe passata a vie legali e, quando finalmente aveva ottenuto l'aumento, aveva cominciato a mandare degli acconti. Non voleva andare in prigione, n voleva che i genitori di Dexter pensassero che il loro figlio stesse per sposare una ladra o una truffatrice. April era soltanto una ragazza priva di senso pratico.
Il mattino seguente, non troppo presto, chiam dall'ufficio la madre di Dexter, ma la cameriera le rispose che la signora Key era gi uscita. April lasci il suo nome e il numero di telefono dell'ufficio. Alle cinque e mezzo la madre di Dexter non aveva ancora richiamato, e poich gli altri se n'erano andati da un pezzo e lei aveva un po' paura a restare l da sola, pens di ritelefonarle.
Signora Key?
Chi parla?
April.
Pausa. La voce all'altro capo del filo era vaga e un po' confusa. Eh?
April. La April di Dexter.
Oh... oh, naturalmente. April, l'amica di Dexter. Che sciocca. Ma sicuro. La signora Key cominci a ridere. Sa, quando ha lasciato il suo nome stamattina - signorina Morrison - non riuscivo a capire chi fosse. Per questo non l'ho richiamata.
Questa  la donna pi strana che abbia mai incontrato, pens April. Dexter deve averle parlato di me milioni di volte. Forse  ubriaca, o ammalata, chi ci capisce niente. Queste persone di mondo bevono come facchini. Chiese gentilmente: Come sta?
Benissimo, grazie. E lei?
Bene, grazie. Lei si chieder perch ho telefonato.
La risatina che giunse attraverso il filo era leggermente nervosa, ma voleva evidentemente sembrare cordiale. Be', s, infatti.
Vorrei pranzare con lei la settimana prossima, se non ha impegni.
Be'... molto gentile da parte sua. C' una ragione speciale?
Pensavo solo che dovremmo conoscerci meglio, disse April timidamente.
Molto gentile, cara... davvero molto gentile. Devo consultare la mia agenda.
Aspetto.
La pausa fu molto breve. Vediamo, disse la signora Key, temo che la settimana prossima mi sar impossibile. Ho gi degli impegni ogni giorno.
Va bene per la settimana seguente? Io sono sempre libera.
Posso telefonarle io?
Naturalmente, disse April delusa. Non c' bisogno che mi avverta con grande anticipo, rimander qualsiasi appuntamento...
Bene, la chiamer io.
Il mio numero ce l'ha?
La cameriera l'ha segnato, quindi dev'essere da qualche parte. Lo trover.
Glielo rid, rispose rapida April. Lo dett lentamente per darle il tempo di scrivere. Sono qui tutti i giorni dalle nove alle cinque.  il mio ufficio. Sar ansiosa di sentirla, signora.
Grazie della telefonata, si conged la signora Key. Lei  stata veramente gentile.
April riagganci e rimase un attimo con la mano ancora sul ricevitore. Qualcosa le passava per la mente, uno di quei pensieri orribili che bisognerebbe assolutamente scacciare, per non correre il rischio di lasciarsi prendere dalla mania di persecuzione. Sarei pronta a giurare che non sapeva affatto che sono un'amica speciale. Dal tono si sarebbe detto che la mettevo a disagio. La madre di Dexter che si sente a disagio! Figuriamoci!
Pi tardi, a cena con Dexter, April non sapeva da che parte cominciare il discorso. Ho... ho telefonato a tua madre, disse infine.
S... fece lui, piuttosto compiaciuto e divertito. Le ho telefonato stasera, e mi ha detto che l'ha trovato un gesto veramente gentile. Beviamo un Gibson, stasera, invece del Martini. Ho comprato delle cipolle.
Veramente gentile... ripet April sottovoce.
Vuoi molte cipolle o te ne basta una?
Dexter! Sono antipatica a tua madre?
Be', come diavolo faccio a saperlo? ribatt Dexter irritato. Ti conosce appena.
April si sentiva il viso in fiamme. Io voglio piacerle.
Dexter sorrise. Le piacerai. Ti porter a casa, un giorno di questi, quando ci sar un ricevimento, e cos farete amicizia.
Non era... arrabbiata o che so io, vero, quando le hai detto che ci saremmo sposati?
Arrabbiata? Perch doveva arrabbiarsi?
Certe madri sono pi possessive di altre... sai com'.
Pensavo potesse averti detto qualcosa in proposito.
Dexter prese il bicchiere del Gibson facendo attenzione che non traboccasse e ne bevve un sorso. Sembrava interessato a seguire il movimento del cubetto di ghiaccio immerso nel liquido pi di quanto la situazione lo richiedesse. A essere sinceri, ammise disinvolto, non gliel'ho detto.
Dexter! April era allibita. Perch no?
Desideravo tanto passare una serata piacevole, sospir lui. Vuoi litigare,  questo che vuoi?
April non avrebbe mai pensato di avere tanto coraggio, ma la sorpresa, l'indignazione e il terrore la resero ardita. Voglio sapere se noi due ci sposeremo una buona volta, ecco cosa voglio.
Il ragazzo la guard con aria inespressiva, poi aggrott la fronte. Ebbene, no.
Dexter, non prenderti gioco di me, disse April tremando. Cerc di ridere, ma il suono che le usc era cos patetico che parve piuttosto il miagolio di un gatto. Non ho nessun senso dell'umorismo quando si toccano certi argomenti. Ho aspettato troppo a lungo.
Dexter quasi sorrideva. Perch, ti sei proprio annoiata tanto?
Come potrei annoiarmi, quando mi hai appena fatto venire quasi un attacco di cuore? April si alz, gli and vicino, lo abbracci, posandogli la testa sulla spalla. Non potrei vivere senza di te, lo sai benissimo.
Dexter si manteneva cos rigido e cauto che quasi le sembrava di abbracciare uno sconosciuto. Forse  stato un errore andare avanti per tanto tempo. Non lo so. Ma tu sapevi quello che stavi facendo. Te l'ho detto gi un anno fa che non costringo mai nessuno a fare una cosa. Non voglio che tu sia infelice per colpa mia.
Devo a te tutta la mia felicit, protest April. Se poi sono infelice per colpa tua, questo accade sempre quando due sono innamorati. Si influenzano l'un l'altra.
Qualsiasi uomo potrebbe renderti infelice, disse lui. Gli basterebbe schioccare le dita. Parlava tra i denti, e dal tono si sarebbe detto che stesse cercando di giustificarsi. Tu non sai niente della vita.
Della vita?
Dexter tese il palmo in fuori, con le dita piegate, e se lo contempl, come se la vita fosse un oggetto a forma di uovo da tenere in mano, da guardare e soppesare. S, la vita. La voce aument di volume. La vita, mia cara! Tu non ne sai proprio niente.
Ne so abbastanza, replic April. Ne so quanto mi basta. Esit un momento, poi si decise: Soffro ancora di incubi, per il mio bambino.
Dexter si allontan da lei. Non mi riferivo a questo.
Hai detto che mi avresti sposata in primavera. Poi hai detto in autunno. Cosa devo pensare? Per forza ero convinta che ci saremmo sposati presto: l'avevi promesso.
Non l'aveva mai visto cos, senza controllo, senza le sue maniere disinvolte: sembrava addirittura terrorizzato.
Quando te l'ho promesso?
Non vuoi sposarmi? Mai?
Perch devi fare cos? chiese lui. Si comportava come se fosse dispiaciuto per se stesso.
Fare che cosa, Dexter?
Prendere tutto sul tragico.
Sul tragico? Dopo un anno che stiamo insieme, come puoi parlare cos?
Hai soltanto ventidue anni.  proprio un sacrificio grave un anno della tua vita?
Oh, Dexter! Non c' nulla di sacro per te, vero?
Dici sempre la stessa cosa.
 vero!
E va bene, disse lui furibondo. Se tu dici che  vero,  vero. Insultami. Sono un libertino. Va bene? Si sedette sull'angolo del divano, i gomiti sulle ginocchia, e accese una sigaretta, soffiando nuvole di fumo.
Ma cos'hai, insomma? domand April.
Niente.
Sei arrabbiato perch ho telefonato a tua madre?
Cosa diavolo vuoi che m'importi se le hai telefonato o no? Puoi anche telefonare a tutta la famiglia!
April lo guardava immobile, mordendosi il pollice come faceva sempre quando era agitata o nervosa, con la mente in subbuglio. Un anno prima, se si fosse comportato cos - e qualche volta l'aveva fatto - lei sarebbe diventata isterica. Ma ormai ci aveva fatto l'abitudine e, inoltre, anche lei era cambiata. Soprattutto negli ultimi sette mesi, da quella che lei segretamente viveva come la morte del suo bambino. Non che fosse diventata pi dura, ma aveva imparato a riconoscere il valore della forza. Per April la forza era pi che altro il coraggio della disperazione, come per tutti i deboli; quella forza che d a una donna di quaranta chili che sta annegando la capacit di trascinare a fondo un bagnino imprudente. April sapeva una cosa sola: doveva sopravvivere, e per far questo le occorrevano la speranza e l'amore. Se Dexter parlava di matrimonio, doveva credergli. Se rimandava, doveva perdonarlo e pensare alla data futura. Questo era sopravvivere, questo significava tenere in pugno la propria vita, essere una donna. Ma Dexter era cos imprevedibile e lei cos ingenua che il sistema, tutto sommato, non sembrava dare i risultati sperati.
Dexter, disse lentamente. Se non vuoi un matrimonio religioso possiamo andare in municipio, un giorno o l'altro. Sognavo di sposarmi in chiesa, ma ci rinuncer per farti piacere.
L'occhiata che le lanci era priva di qualsiasi espressione.
Per me significa molto, riprese April, cominciando a perdere il filo del discorso sotto quello sguardo incolore, ma desidero fare quello che vuoi tu. So che per te  una seccatura fare tutto quel viaggio per venire nel Colorado... e in fondo  solo una sciocca usanza... alla fin fine, ormai mi sento quasi newyorkese...
Di che stai parlando?
Del nostro matrimonio.
Dexter accese un'altra sigaretta col mozzicone della prima. Non c' bisogno di fare progetti tanto in anticipo.
Ma siamo gi a settembre!
Non ho intenzione di sposarmi questo autunno.
Perch no?
Perch no? Perch no? Cosa intendi dire, col tuo perch no? Non ti pare che le donne dovrebbero lasciar fare agli uomini la domanda di matrimonio?
S, certo, rispose April con la voce rotta, tormentandosi le mani dietro la schiena. Ma tu l'hai fatta, e ora io sto solo facendo qualche progetto.
Te l'ho fatta? Hai visto un anello?
Hai detto: Possiamo sposarci in primavera. Me lo ricordo. Proprio cos hai detto. Poi hai detto che ti saresti preso le vacanze in autunno e che l'Europa  un'ottima meta per un viaggio di nozze.
E questa sarebbe una proposta di matrimonio, secondo te?
Come poteva essere cos crudele? Quella sera era pi cattivo del solito, quasi non lo riconosceva. Possiamo... sposarci... in... primavera, ripet April, ricacciando in gola le lacrime.
 passato un mucchio di tempo da allora, osserv lui gelido. Sai, se trovi un pacchetto su un autobus e nessuno lo reclama per novanta giorni, non appartiene pi al proprietario. Se fai un contratto d'affitto, c' un limite di tempo e poi scade. Per quanto tempo credi sia valida una dichiarazione buttata l tanto per dire?
In certi momenti aveva pensato che non fosse possibile soffrire oltre un certo limite, ma ora si accorgeva di essersi sbagliata. Questo era il momento pi crudele e, quel che era peggio, non riusciva a raccapezzarsi. Il mondo s'era fatto nebuloso, ogni logica era scomparsa; Dexter, all'improvviso, si dimostrava un mascalzone. Persino il suo volto si era trasformato, e lasciava trapelare vigliaccheria e doppiezza. Ma anche in quel momento, sebbene atterrita, offesa e indignata per lo strano comportamento di lui, April non poteva fare a meno di notare come fosse attraente quel volto e quanto lei lo amasse; avrebbe voluto baciarlo, dirgli di sorriderle e troncare quella scena disgustosa.
Dexter si alz, and in cucina e gett l'avanzo del suo Gibson nel lavello. Vuoi che andiamo a cena, chiese, o dobbiamo star qui a litigare tutta la sera?
Non stiamo litigando. Stiamo discutendo del nostro avvenire, il tuo e il mio. Io... io non sono una ragazza che pu vivere con un uomo e.... e andare avanti cos in eterno. Ho sempre pensato che ci saremmo sposati.
Vivere insieme? Ma non viviamo mica insieme! ribatt lui sprezzante.
Dormiamo insieme, per!
Dexter sollev le mani, spazientito. Immagino che vorrai servirti anche di questo contro di me. Qualsiasi minima cosa che dico o faccio.
April lo fissava. Non significa niente per te, vero?
Il giovane allora sorrise, affettuoso, e a lei parve quasi di ritrovarlo. Ma certo che ha importanza, tesoro, disse. April riconobbe il tono ma questa volta, finalmente, lo comprese a fondo. Era un tono da gatto sonnacchioso che fa le fusa, un tono allegro, conciliante; ma non c'era traccia di amore, e April si chiese come aveva fatto ad ascoltarlo per oltre un anno senza mai accorgersene. Dexter, dunque, non l'amava. La scoperta era cos sconvolgente che le riusc impossibile afferrarla appieno, e prefer respingere l'idea. Forse Dexter era incapace di amare davvero. Non stava a lei capire perch. Ma voleva stare con lei, questo solo importava. Era una forma d'amore come un'altra. Se Dexter non poteva offrirle di pi si sarebbe accontentata, gli sarebbe stata grata anche solo di questo.
Non parler pi di matrimonio, per questa sera, promise con voce incerta, cercando di ammansirlo. Ne riparleremo un'altra volta.
Non c' assolutamente nulla da dire.
Quando prendi le ferie?
Pensavo di prenderle alla fine del mese, disse Dexter. Ora credo che le prender la settimana prossima.
Che progetti hai?
Non lo so.
Stava quasi per ribattere: hai detto che volevi andare in Europa, ma si trattenne in tempo. Dexter avrebbe potuto aggredirla di nuovo. Disse invece: Ho sempre desiderato andare alle Bermude. Una ragazza del mio ufficio c' andata in luna di... nel giugno scorso, volevo dire, e ha raccontato che  un posto meraviglioso. Attese che qualche segno le mostrasse che le cose erano tornate come prima, che lui l'avrebbe portata con s.
Non so dove andr, disse Dexter.
Io non ho ancora preso le ferie, spieg April. Ho due settimane. Proprio come te.
Potrei prendermi anche un mese e andare in Europa.
Era come farsi trapanare un dente: dopo un po' faceva tanto male che quasi non ci si badava pi. Da solo?
Se trovo una ragazza che voglia venire con me non ci andr da solo, rispose Dexter. Si spost nella stanza attigua e prese a pettinarsi i capelli davanti allo specchio. April lo vedeva attraverso la porta aperta. Ricord la prima volta che era entrata in quell'appartamento, in quella lontana estate, quando lui si era guardato allo specchio allo stesso modo, dopo aver tentato di baciarla. E quante volte, da allora, l'aveva osservato mentre si pettinava dopo averla baciata, dopo aver fatto l'amore, tanto che ormai quel semplice gesto aveva per lei una grande importanza sentimentale. Si chiese se sarebbe mai riuscita a osservare un uomo nell'atto di pettinarsi, fermo davanti a uno specchio, senza provare di nuovo quello stesso senso di felicit e disperazione.
Ho conosciuto una ragazza a una festa, la settimana scorsa, disse Dexter con aria indifferente. Potrei chiederlo a lei.
Una... ragazza?
S.
Vuoi portarti dietro un'estranea? grid April.
Dexter si chinava verso lo specchio, cercando di fissare l'onda dei capelli con due dita rigide. Be', prima usciremmo un po' insieme, naturalmente, per vedere se andiamo d'accordo.
Come puoi portarti un'altra ragazza? Era pi un grido di dolore che una domanda; nella mente di April si affollavano i pensieri pi strani.
Be', non posso portare te, disse lui, come se la cosa fosse del tutto logica. Cercheresti di trasformare la vacanza in una fuga di colombi innamorati. Saresti molto infelice e continueresti a rinfacciarmi da quanto tempo usciamo insieme, quanto tempo ti ho fatto sprecare. Era sincero quel tono addolorato e offeso? Se ti ho gi fatto sprecare tanto tempo, penso sia corretto da parte mia non continuare.
Oh, Dexter! Smettila di torturarmi cos. Non ho mai detto che mi hai fatto sprecare tempo. Mi riferivo solo a tutto il tempo che abbiamo passato insieme perch sento che rappresenta un legame. Non parlare pi con quel tono, ora... ti prego, amore.
Dicevo sul serio, fece lui. Usc dalla stanza accanto sistemandosi il fazzoletto nel taschino.
Vuoi cominciare a uscire con un'altra ragazza?
Con tutte le ragazze che trovo. Sembrava davvero compiaciuto a quell'idea. Cos nessuna potr dire che le ho fatto buttare via un anno.
E io? chiese April con un filo di voce, terrorizzata.
Ti ho invitato a cena stasera. Sono ancora disponibile.
E... domani?
Farai meglio a prendere appuntamento con qualcun altro.
Quando si ritrov sola in casa, April ricord tutto parola per parola. Ogni cosa che Dexter aveva detto le torn alla mente, implacabile, insieme alle proprie risposte, che sembravano cos logiche, intelligenti, affettuose, e che lui aveva dimostrato di non comprendere affatto. Avevano cenato, o meglio erano stati seduti a tavola uno di fronte all'altra mentre Dexter mangiava e lei ricacciava in gola le lacrime e si gingillava col cibo che aveva nel piatto. Non era riuscita neanche a bere un cocktail e ubriacarsi, non voleva andar gi nulla. Aveva tenuto gli occhi fissi sul volto di lui, sforzandosi di capirlo, di raggiungerlo, di scoprire perch mai tutto ci che li aveva legati fosse andato in pezzi di colpo e in maniera orribile, senza pi alcuna speranza. L'espressione che gli vedeva sul viso la sconcertava. Non capiva cosa significasse, celata com'era dietro la maschera di belle maniere che Dexter aveva perfezionato attraverso anni di esperienza con gente pi anziana, con innumerevoli estranei. Non riusciva per a controllare del tutto la propria voce e, quando parlava, April si accorgeva che non era a suo agio, sebbene insistesse nel mantenere la conversazione su argomenti futili. Fu la cena peggiore e la pi lunga che April avesse mai dovuto affrontare in vita sua, e al tempo stesso la pi breve, perch Dexter le aveva detto chiaramente che non voleva pi rivederla.
Penso che in questo modo sia pi facile, aveva spiegato. Una rottura netta. Cos non trascineremo le cose per le lunghe e non litigheremo. Preferisco rompere subito.
Per favore... aveva implorato lei, aspetta la festa del Ringraziamento. Ti prego. Non me la sento di passare una vacanza cos lunga da sola. Per Natale torno a casa, ma per il giorno del Ringraziamento...
Mancano ancora due mesi, lo sai? aveva ribattuto lui sprezzante.
Non  tanto.
No, aveva dichiarato Dexter. Subito.
April non si sent di affrontare l'ufficio il giorno dopo. Telefon e si diede malata. Non era una bugia, del resto: stava malissimo. Quando si guard allo specchio, le sembr di vedere la faccia di una persona che fosse stata immersa nell'acqua, bastonata e tenuta sveglia per quattro notti. Aveva il volto pallido e chiazzato di rosso, gli occhi arrossati dal pianto; le labbra mostravano il segno violaceo dei denti nei punti dove se le era morsicate. Aveva la gola in fiamme. Non poteva rimanere sdraiata perch subito i pensieri le invadevano la mente; continu ad andare su e gi per la casa, ancora vestita con l'abito che aveva indossato la sera prima. Alle undici chiam Dexter in ufficio.
Chi parla, per favore? chiese la segretaria.
April Morrison.
Mi dispiace, signorina Morrison. Il signor Key non c'. Pareva davvero dispiaciuta, forse sapeva. April chiam a casa di Dexter e lasci squillare il telefono una decina di volte. Lo richiam di nuovo in ufficio alle dodici, alle tre, alle quattro e alle quattro e mezzo. La segretaria sembrava ogni volta pi dispiaciuta. Tra l'una e l'altra di queste telefonate, tent di chiamarlo a casa. Nessuna risposta. Alla fine April cap perch la segretaria aveva quel tono addolorato. Qualsiasi donna sensibile si sarebbe sentita a disagio nel parlare a un'altra donna cos evidentemente sconvolta, e sapendo di doverle dire una bugia.

19.

Verso la fine dell'autunno Caroline Bender si rese conto che usciva con Paul Landis da un anno. Non si sentiva certo incline ai sentimentalismi, come di solito capita negli anniversari. Era solo sorpresa di averlo frequentato per cos tanto tempo senza che i propri sentimenti nei suoi riguardi fossero cambiati di una virgola, tranne il fatto di sentirsi pi a proprio agio, cosa normale trattandosi di un vecchio amico. Non le era mai capitato di uscire con un ragazzo cos a lungo e con tanta frequenza, a parte Eddie, ma con Eddie era stata fidanzata.  una prova di resistenza, pens Caroline, piuttosto compiaciuta. Ma chi sta resistendo a chi, mi domando?
La sera dopo, a cena, ricord l'anniversario a Paul, che parve assai pi commosso di quanto non lo fosse lei. Bisogna brindare! disse, felice ed emozionato, e subito ordin una bottiglia dello spumante migliore.
Bevendo lo spumante, e fissando pensosamente Paul al di sopra dell'orlo del bicchiere, Caroline non pot fare a meno di pensare: quest'uomo non dimenticherebbe mai il compleanno di sua moglie o l'anniversario del matrimonio. Era un pensiero confortante, che per la feriva un poco, perch capiva che non sarebbe mai arrivata ad amare Paul tanto da sposarlo, e avrebbe cos perduto un'esistenza tutta costellata di piccole attenzioni. Si rendeva conto, dopo quasi due anni di permanenza a New York, che tanta premura era una dote molto rara. Esistevano uomini come Dexter Key, che lei odiava per quel che aveva fatto ad April: uomini molto affascinanti ma di un tale egoismo da non prendersi neppure il disturbo di mascherarlo. C'erano poi gli orribili appuntamenti combinati che aveva dovuto sopportare in quei due anni, una condanna ai lavori forzati che in genere iniziava con le parole (spesso pronunciate da una signora pi anziana che conosceva a stento lei o il ragazzo in questione): Voglio presentarti una persona interessantissima. Queste intermediarie improvvisate sembravano convinte che il semplice fatto che Caroline indossava una gonna e il tizio i pantaloni fosse sufficiente a gettarli l'uno nelle braccia dell'altra. C'era infine la stragrande maggioranza dei corteggiatori qualunque, ragazzi che non morivano certo d'amore per lei, n lei per loro, ma continuavano a telefonarle di tanto in tanto per un invito a cena o a un cocktail, perch anche loro segnavano il passo. Considerato tutto ci, era piacevole stare con un uomo come Paul, che teneva sinceramente a lei; conosceva ragazze che avevano sposato tipi come Paul solo per questa ragione e perch volevano sposarsi a tutti i costi.
Durante quegli ultimi noiosissimi mesi si era trovata a riflettere sempre pi su due cose. Prima di tutto su Eddie. Se avessi sposato Eddie, pensava, oggi sarei felice. Non dovrei affrontare tutti questi problemi. Subentrava poi l'altro pensiero: per non avrei neanche questo magnifico lavoro. Caroline sapeva in cuor suo che, se le si fosse ripresentata la possibilit di scelta, non avrebbe esitato un istante a rinunciare all'impiego per essere la moglie di Eddie. Oppure avrebbe potuto lavorare ancora per qualche anno. Eddie ne sarebbe stato orgoglioso, gli sarebbe piaciuto vederla lavorare, visto che a lei piaceva. Anche Paul l'avrebbe permesso, immaginava Caroline, ma in compenso era talmente preso dal suo lavoro che aveva tutta l'aria di giudicare quello di lei un giochetto, specialmente da quando aveva leggiucchiato due o tre Derby Books e aveva dichiarato senza cerimonie che erano libri scritti per gente idiota.
Dobbiamo andare in un posto speciale, stasera, stava dicendo Paul, dato che  il nostro anniversario.  troppo tardi per prendere i biglietti per un teatro. Perch non me l'hai detto prima?
Non credevo che fosse cos importante, avrebbe voluto rispondere lei, invece sorrise e si strinse nelle spalle. Andiamo tranquillamente al cinema, Paul, va benissimo.
Sciocchezze. Andiamo al Blue Angel.
Caroline rimase seduta nella penombra del locale osservando lo spettacolo, la mano in quella di Paul. Aveva una collezione di scatole di fiammiferi presi nei locali pi eccentrici, sparse qua e l nell'appartamentino squallido che ancora divideva con Gregg. Grazie a quelle scatole, sembrava vi abitasse gente spensierata e mondana. Un quadretto davvero tipico per chiunque non fosse di New York, quell'appartamentino di due ragazze indipendenti: calze stese ad asciugare sul tubo della doccia, abiti gettati alla rinfusa per la fretta di arrivare in tempo in ufficio, di non mancare a un appuntamento; un pezzo di formaggio e del succo d'arancia nel frigorifero, magari una bottiglia di vino, batuffoli di polvere sotto il divano-letto perch si pu fare pulizia solo durante il weekend e certe volte nemmeno allora, e tutte quelle scatole colorate di fiammiferi coi nomi dei pi noti ristoranti, in modo che, pur riuscendo a procurarsi solo un paio di autentici pasti alla settimana, tutti gli altri giorni si poteva almeno accendere la sigaretta col ricordo di quelli.
L'appartamento, che un tempo le era sembrato cos attraente, ora le pareva troppo piccolo. Le pareti facevano pensare a una prigione. Desiderava avere soggiorno e camera da letto separati, perch sia lei che Gregg potessero godere di maggiore libert. Ma non se la sentiva ancora di vivere da sola, perch non poteva concedersi il lusso di un appartamento come quello che sognava, e perch c'erano anche momenti di malinconia in cui faceva piacere avere accanto un'amica con la quale confidarsi. Era meglio cos anche a causa di Paul. Non era il tipo da tentare di portarsela a letto, a meno che lei non gli avesse fatto capire di essere disponibile; ma, dopo un anno, cominciava a mostrare un certo interesse sessuale per Caroline, che faceva del suo meglio per evitare le occasioni. Era pi facile mentire dicendo: Gregg ha compagnia, stasera, e penso che preferiscano stare da soli; oppure: Gregg voleva andare a letto presto stasera, limitando cos i loro contatti fisici a un frettoloso bacio nell'ingresso. Paul viveva coi genitori, quindi non aveva una tana da scapolo in cui attirarla. Strano, pensava Caroline, piuttosto divertita; Paul seguiva talmente le convenzioni nel progettare ogni momento delle loro serate seguendo l'etichetta, da pensare, a ventisei anni, che le effusioni dovessero aver luogo alla fine della serata. Per lui non era concepibile baciarsi all'ora dell'aperitivo, n andare alla spiaggia in una giornata estiva e abbracciarsi febbrilmente dietro una duna solitaria. La ragazza andava baciata quando la si riaccompagnava a casa, dopo averle dato da mangiare e da bere. Sembrava una specie di contratto. E a causa di quella regolarit e prevedibilit le sue attenzioni avevano perso per lei ogni attrattiva, apparendole quasi un obbligo.
Paul le piaceva, gli voleva bene, voleva essere gentile con lui. Ma cosa poteva offrirgli? La sua compagnia, naturalmente, ma la sua compagnia bisettimanale finiva col diventare per lui una soddisfazione e anche una umiliazione. Sapeva che preferiva vederla cos piuttosto che perderla, che usciva anche con altre ragazze ma non si era mai innamorato di nessuna. Lei e Paul si sentivano a loro agio insieme poich erano vecchi amici, ma tra loro non c'era alcuna vera confidenza. Lui conosceva i gusti e le antipatie di Caroline al punto da poter ordinare al ristorante per s e per lei, e spesso diceva: Non ti va l'anatra, vero? L'hai gi mangiata la settimana scorsa. Ma questi elementi della loro amicizia contavano pi per Paul che per lei. Anche un cameriere che la conoscesse bene poteva ricordarle che aveva gi mangiato l'anatra la settimana prima. Ma solo un uomo amato avrebbe potuto leggerle nel cuore e sapere a cosa stesse pensando e farlo capire dalla risposta a qualcosa che lei aveva detto.
Cosa poteva offrirgli, dunque? Amore? Sesso? Un altro uomo forse avrebbe pensato che era un'astuta calcolatrice, dato che era riuscita a tenere per tanto tempo la loro relazione su un piano quasi del tutto platonico. E forse altri avrebbero pensato che era proprio la ragazza vergine e innocente che stavano cercando da tanto tempo. Quel che ne pensasse Paul, per, era per lei un mistero. Teneva i suoi sentimenti ben nascosti o forse, Caroline cominciava ad ammetterlo con un vago senso di colpa, i sentimenti di Paul erano stati chiarissimi sin dall'inizio, ma lei non aveva deliberatamente voluto vederli.
Al termine dello spettacolo, Paul pag il conto e si avviarono a piedi percorrendo un buon tratto nella notte autunnale che cominciava a farsi pungente.
Hai freddo? chiese lui, scrutandola nell'oscurit. Mi sembri infreddolita.
No, sto benissimo.
Sicuro?
S.
Chiss perch, quella sera la sollecitudine di lui le dava fastidio. Forse perch le si stava affezionando troppo, o perch era irritata con se stessa per non riuscire a essergliene riconoscente? Se l'avesse amato, quanto sarebbe stata felice vedendolo preoccuparsi del fatto che lei potesse aver freddo. Invece la sua unica reazione era: so badare a me stessa. Era la prima volta che si sentiva cos, indipendente, distaccata. Le passava e ripassava nella mente l'immagine del manoscritto che aveva lasciato a met sulla scrivania. Era un romanzo avvincente e moriva dalla voglia di sapere come sarebbe finito. Se se lo fosse portato via, avrebbe potuto terminarlo a letto, prima di addormentarsi.
Posso darti la mia giacca se hai freddo, diceva Paul, o possiamo prendere un taxi.
Prendiamo il taxi, disse lei. Col taxi avrebbero fatto prima, e tra poco sarebbe stata a casa. Si sentiva di colpo depressa, tanto da far fatica a parlare.
Si ferm sul pianerottolo con la chiave gi nella serratura. Posso entrare un minuto? chiese Paul.
Non le importava. Che entri, che se ne vada, che differenza fa? La depressione era come una compagna, poteva quasi parlarle. Paul non oltrepassava la soglia da pi di un mese, perci anche questo era diventato monotono. Negli ultimi mesi tutta la sua vita era diventata uno schema, tutto si ripeteva, tutto era prevedibile.
Entra pure.
Accese la luce. Paul l'aiut a togliersi la giacca e l'appese nell'armadio. Vuoi bere qualcosa? chiese lei.
S, fece Paul soddisfatto. Scotch e soda, se ne hai. E fallo leggero, ho gi bevuto parecchio, stasera.
Me ne preparo uno anch'io, pens Caroline; mi sento cos stanca. Traffic in cucina. Mi dispiace, la soda non c'. L'acqua fa lo stesso?
S, grazie. Paul si sedette su un divano e accese una sigaretta. Allung un braccio verso la radio e l'accese, continuando a cambiare stazione finch non trov un programma di musica classica. Caroline capiva benissimo che si stava mettendo comodo perch intendeva rimanere a lungo, e il solo pensiero la fece sentire ancora pi depressa. Non aveva voglia di chiacchierare, non voleva lasciarsi baciare per quindici minuti; voleva mandarlo via, spegnere la luce, infilarsi a letto con la testa sotto il cuscino e piangere.
Senza sapere perch lo faceva, gli prepar uno scotch fortissimo. Il bicchiere era pieno a met di whisky, con tre cubetti di ghiaccio, quando aggiunse l'acqua. Si presentava cos bene che prepar una dose identica per s, port tutto in salotto e si sedette accanto a Paul sul divano-letto. Cin cin.
Cin cin, rispose lui. E poi: Ugh!
Troppo forte?
Va benissimo, ma devo insegnarti come si prepara lo scotch.
Tu sai sempre come vanno fatte le cose, osserv lei pensosa.
So preparare lo scotch meglio di te, rispose Paul allegramente. Era di ottimo umore, l'esatto contrario di lei. Allung una mano e le scompigli i capelli. Siediti pi vicino, mi sento solo.
Caroline, invece, si allontan. Anch'io mi sento sola, disse, cercando di non dare al tono un'inflessione melodrammatica, ma il fatto stesso di pronunciare quelle parole l'avvil pi che mai.
Allora vieni a sederti qui.
Lei stava proprio sull'orlo del divano, le mani intrecciate attorno alle ginocchia. Scosse il capo. Raccontami qualcosa.
D'accordo.
Caroline non pot fare a meno di sorridere a quella risposta. Se non altro tu non dici: Di che cosa? Molta gente risponde: Di che cosa? quando le si chiede di parlare.
Devi riconoscere che sono un po' pi originale.
Ti senti mai depresso?
Qualche volta.
E cosa fai quando ti succede?
Paul si strinse nelle spalle e bevve un sorso del drink color caramello. Se posso, vado a dormire. Mi sento depresso solo quando sono molto stanco per il lavoro.
Sai, disse Caroline, qualche volta, quando Gregg rientra tardi, io sono ancora sveglia. Beviamo un bicchiere di latte e parliamo, parliamo, parliamo. L'immagine che mi faccio dell'orologio  un quadrante di burro, con le lancette che girano affettando come coltelli. Un momento sono le due del mattino e quando guardo di nuovo sono gi le quattro e mezzo.
Deve essere una persona interessante, la tua amica.
Oh, ha un meraviglioso senso dell'umorismo, ma non  questo. Siamo tutt'e due molto serie, alle tre di mattina. Parliamo soprattutto di noi stesse e, che tu lo creda o no, della vita.
E tra tutt'e due che cosa scoprite sulla vita, alle tre del mattino?
Nulla, confess Caroline. Questo  il guaio.
Ti dispiace se faccio un'osservazione che ti riguarda? Niente affatto.
Tu prendi tutto troppo sul serio.
Io?
Paul aveva finito di bere e non parlava pi con la solita precisione. Perch diavolo devi prendere ogni cosa tanto sul serio? Dove ti porta tutto questo? Va bene amare il proprio lavoro, ogni ragazza dovrebbe avere qualcosa da fare fino a che non si sposa, ma tu vivi col tuo lavoro ogni istante della giornata. Ti porti il lavoro a casa, ti preoccupi degli intrighi d'ufficio, ti fai buttare gi dalla signorina Farrow. Vuoi che te lo dica? Sono convinto che ti piacerebbe prendere il suo posto.
Infatti, ammise Caroline.
A che scopo? Per diventare come lei? Una strega nevrastenica?
Caroline sorrise. Ti pare che stia diventando cos?
Sei troppo ambiziosa e, quel che  peggio, combatti contro i mulini a vento. Se fossi una persona di talento, che ne so, una cantante lirica, o una pittrice, o magari un'astrofisica o qualcosa del genere, non mi meraviglierei. Ogni artista non pu esimersi dal fare quello che fa. Ma tu ti logori per una piccola casa editrice di infima categoria.
Piccola non direi, ribatt Caroline risentita.
Pensi onestamente che un'altra ragazza, messa al tuo posto, cinque minuti dopo che te ne fossi andata, non potrebbe fare altrettanto bene quello che fai tu?
Visto che siamo in vena di sincerit, osserv Caroline, tu non sei certo Clarence Darrow. Ma questo non ti impedisce di vivere col tuo lavoro ventiquattr'ore al giorno e di parlarne anche quando non sei in ufficio o a casa, chino su una pratica. In questo preciso momento ci sono ragazzi che si preparano agli esami di procuratore, forse per portarti via la clientela tra un paio d'anni.
 diverso, ribatt Paul.
Diverso perch?
Questa  la mia carriera.  parte integrante della mia vita. Cosa potrei fare se non questo? Morire di fame o diventare un playboy, a seconda della posizione economica. Nessuna delle due prospettive mi alletta.
Per me  esattamente la stessa cosa, dichiar Caroline indignata. Cosa dovrei fare io? Ammuffire a Port Blair, lucidarmi le unghie e aspettare un marito? Non siamo pi nell'Ottocento. Una ragazza deve fare qualcosa.
Potresti sposarti, se lo volessi, replic Paul.
Caroline sorseggi il whisky concentrandosi intensamente, cercando di non dire cose sbagliate. Paul faceva presto a parlare cos: lei piaceva a parecchi ragazzi, non le mancava niente. A parte il fatto che non amava nessuno.
Con una spintarella, continu Paul, potrei sposarti anch'io. Il tono era insieme scherzoso e sentimentale, le parole un po' confuse a causa dell'alcol. Ma anche brillo, Caroline se ne convinse, Paul Landis non poteva che essere quel che era: preciso, intelligente e preoccupato di non compromettersi. Aspettava che fosse lei a fare il primo passo. Se gli avesse risposto scherzando l'avrebbe imitata, se gli avesse detto di averlo sempre amato le sarebbe invece caduto ai piedi e le avrebbe fatto la proposta di matrimonio. Cos sarebbe facile, pensava Caroline, cos tutto si risolverebbe per sempre.
Non sei pronta per il matrimonio, concluse Paul alla fine, dato che non aveva avuto risposta. Penso che tu sia troppo felice di vivere come vivi.
Felice? pens Caroline. Felice? Oh, mio Dio, la verit  che non ti amo.
Risenti ancora troppo della tua vita di studentessa, sentenzi Paul. Ma sar bene che tu stia in guardia. Se ci prendi troppo gusto, potrebbe diventare una trappola.
Va bene, disse Caroline. Era troppo stanca per ribattere e per cercare di raggiungere, attraverso l'incredibile controllo di Paul, la vera natura dei suoi sentimenti. O forse ci che appariva di lui alla superficie era davvero quel che aveva dentro. Forse era davvero il Marito Modello. Era buono, gentile e soddisfatto fino alla mediocrit, e forse aveva diritto di esserlo. Caroline guard il suo orologio e si alz in piedi.  tardissimo.
Anche Paul si alz. Stavo per andarmene. Domattina devo essere in ufficio presto.
Si avviarono alla porta, lei tenendosi un po' discosta per impedirgli di allungare le braccia e stringerla a s. Grazie per la bellissima serata, gli disse.
Sono stato bene anch'io.
Sulla porta si fermarono. Paul la prese per la vita con tutt'e due le mani. Caroline gir il capo in modo che finirono abbracciati ma senza baciarsi. Lui la baci sulla guancia e lei gli appoggi la testa sulla spalla. Ho una terribile emicrania, mormor, chiedendosi se si sarebbe bevuto quella bugia. Forse  colpa del whisky e me lo merito; ma  in anticipo di qualche ora.
Paul non la lasci andare. Voglio solo tenerti abbracciata un attimo, disse quasi sgarbatamente.
Caroline gli mise le braccia intorno alla vita e restarono cos un momento, appoggiandosi l'una all'altro. Anche lui ha bisogno di tenerezza, pens Caroline, come tutti. Oh, Paul, vorrei con tutto il cuore poterti dare questa tenerezza, e che tu potessi darla a me, e che ci fosse sufficiente!
Alla fine lui si stacc e le diede un buffetto. Sei meravigliosa, disse in tono allegro, anche se sei troppo magra. Prese il cappello sul cassettone. A sabato prossimo, disse. Ti telefono. Ho ereditato due biglietti per l'opera, i miei genitori partono per l'Europa.
Perfetto. Buonanotte, Paul. Dormi bene.
Mentre chiudeva la porta sentiva i passi energici di Paul che scendeva le scale. Sta proprio fischiettando, pens; beato lui, cos attivo, soddisfatto e capace di trovare rifugio nelle cose. La sua ragazza preferita elude la sua proposta di matrimonio e lui pensa a quanto sar divertente andare all'opera. Forse dovrei cercare di assomigliargli. Domani in ufficio andr meglio. Domani ci sar una svolta nella mia vita. Quando tutto sembra grigio, succede sempre qualcosa.
Quello che salt fuori il giorno dopo, Caroline non se lo sarebbe mai sognato, nemmeno a occhi aperti. Stava nel suo microscopico ufficio quando vide comparire la signorina Farrow con le braccia cariche di manoscritti, cos polverosi e logori che sembrava fossero stati sballottati in giro per mesi.
Lei ha tempo di leggerli, vero? esord la signorina Farrow, deponendoli sulla scrivania senza nemmeno aspettare la risposta.
Cosa sono?
Alcune delle mie letture. Sto facendo piazza pulita nel mio armadio. La signorina Farrow tacque e sorrise, un breve, freddo sorriso pi di soddisfazione che di felicit. Me ne vado venerd.
Se ne va!
Una circolare comunicher la notizia.
Caroline non sapeva assolutamente che dire. La prima cosa che le pass per la mente fu che la Farrow fosse stata licenziata, ma sapeva che era impossibile. Le venne quindi il sospetto che avesse trovato un impiego pi soddisfacente, ma anche questo era da escludere. Infine se la cav dicendo: Sar uno shock per tutti.
Non volevo andarmene all'improvviso e lasciarvi nei guai, disse la signorina Farrow. E poi finalmente ero riuscita a insegnare il mestiere alla mia nuova segretaria. Ma non posso fare altrimenti.
Dove... va? arrischi Caroline.
Il sorriso si allarg. Mi sposo. Mio marito trasferisce il suo stabilimento in California, perci devo lasciare la Fabian.
Che notizia fantastica! farfugli Caroline, non del tutto in grado di afferrare il concetto in una volta sola. Le auguro di vero cuore tutta la fortuna del mondo.
Grazie.
Quando si sposa?
Venerd o sabato. Probabilmente fuori citt.
La signorina Farrow aveva quasi un aspetto diverso, pi morbido. O meglio, un po' meno duro. Sembrava addirittura meno sospettosa e nevrotica. Poi, d'improvviso, Caroline scopr la causa del cambiamento. La signorina Farrow era senza cappello. I capelli color rame, tirati sulla nuca in uno chignon elegante, scintillavano sotto la lampada del soffitto. Caroline sent un impeto di simpatia. Se ne andava, il mostro levava le tende. Ora, finalmente, non era pi una persona da temere e detestare, era solo una donna come tante, che un uomo trovava abbastanza femminile da volerla sposare. Caroline si alz e le tese la mano. Ci mancher, disse.
La mano della signorina Farrow era fresca e sottile, con le unghie lunghe e affilate. Qualche volta vi scriver dalla California, disse sorridendo. Ma ci rivedremo qui in ufficio prima che io parta. Si strinsero la mano come due uomini, e la signorina Farrow usc. Caroline prese il primo manoscritto della pila lasciatale sul tavolo.
La solita vecchia volpe! La scheda di lettura, non compilata, portava la data di cinque mesi prima. Ed era un western. Caroline diede una scorsa agli altri manoscritti. Ora si spiegava perch erano cos malconci. Risalivano tutti a quattro, cinque mesi prima, ed erano tutti western. Sapeva che la signorina Farrow odiava quel genere quanto lei. Ma io almeno li leggo, pens indignata, non li nascondo!
Alle quattro e mezzo telefon la segretaria del signor Shalimar e disse che il direttore voleva vederla. Caroline si diede una rapida occhiata nello specchietto del portacipria e si avvi in fretta lungo il corridoio. Il signor Shalimar sedeva dietro la sua enorme scrivania, sprofondato nella lettura di alcune carte. Caroline non lo vedeva da pi di due mesi, salvo qualche incontro nel corridoio; le sembr diverso anche lui. Pi piccolo, meno autoritario, meno severo. Nessuno pi, in tutta la casa editrice, temeva il signor Shalimar; tutti lo consideravano un vecchio e patetico sporcaccione, e forse lo sapeva anche lui, ormai. La storia del suo comportamento durante la festa di Natale si era diffusa subito ai quattro venti, e aveva dato coraggio a tutte le dattilografe e archiviste che in passato avevano avuto esperienze del genere con lui, cosicch, alla fine, ogni ragazza che fosse stata baciata o pizzicata dal signor Shalimar si era fatta avanti, e tra sussurri e risatine aveva aggiunto la propria disavventura al corpus dei pettegolezzi aziendali.
Ah, signorina Bender, le disse, quasi premuroso. Si accomodi. Qui, vicino a me. Indic una sedia e Caroline si sedette con circospezione. Non la vedo quasi pi. Le sorrise e aggiunse con aria timida: Credo che lei mi eviti.
No, no, affatto.  che ho lavorato molto. Poi aggiunse, anche lei con aria timida, per uniformarsi allo spirito della commedia:  questo che lei desidera, no?
A ogni modo, lei dovrebbe venire a trovarmi di tanto in tanto, disse il signor Shalimar. Voglio sapere cosa fanno di bello i redattori che stimo di pi.
Caroline non sapeva se insospettirsi o compiacersi. Quei modi erano strani, a dir poco. Rest in silenzio.
Ha trovato qualche nuovo libro avvincente per noi?
Sto leggendo proprio ora un manoscritto e credo se ne possa tirare fuori qualcosa.
Brava, disse lui, brava. Continui cos. Cerchi sempre di tirarne fuori qualcosa. Prese dalla scrivania un foglio dattiloscritto. Naturalmente lei sa che la signorina Farrow ci lascia.
S.
Siamo tutti spiacenti di vederla andar via.  un'ottima redattrice.
S.
Sulle prime avevo pensato di assumere un nuovo redattore che rilevasse gli autori della signorina Farrow, poi ho riflettuto che qui abbiamo parecchi redattori giovani e brillanti che potrebbero svolgere questo compito altrettanto bene. Allung il braccio e tese a Caroline il foglio. Questo  l'elenco degli autori della signorina Farrow e dei manoscritti ai quali alcuni di loro stanno lavorando. Passo tutto a lei.
Il cuore di Caroline fece un balzo di gioia. La ragazza prese il foglio come se fosse stato l'originale di un documento raro e lo guard. Gli autori della signorina Farrow! Alcuni di quei nomi rappresentavano il meglio della produzione. Grazie, disse.
Dovr lavorare sodo, la avvert il signor Shalimar. Dovr sorvegliare ci che ognuno di questi scrittori sta facendo, dovr incoraggiarli, scrivergli nel caso non abbiano fatto nulla per noi da un po' di tempo, curare la redazione dei loro manoscritti, ascoltare persino i loro problemi.
Sar bellissimo! Ma gi, attraverso quella radiosa prospettiva, la mente di Caroline stava calcolando il da farsi. Avr bisogno di un conto spese per portarli a pranzo fuori.
Lo avr.
Lo stesso della signorina Farrow. Non dobbiamo permettere che pensino di essere stati abbandonati in mano a una aiuto-redattrice, si offenderebbero.
Quello della Farrow era molto modesto, per. Guardalo, pens Caroline, cerca di cavarsela con poco. Che bugiardo! Lo so, ment a sua volta, la signorina mi ha detto a quanto ammonta.
Quand' cos, lei avr la stessa cifra.
Grazie. Abbass gli occhi con falsa modestia, per farsi coraggio, poi lo guard di nuovo. Dato che siamo sotto Natale, immagino che otterr un certo aumento relativo alla mia promozione. Vorrei chiedere venti dollari alla settimana. So che non  quanto prendeva la signorina Farrow, ma mi sembra una buona via di mezzo.
Oh, non posso promettere nulla riguardo a un aumento, disse Shalimar. In fin dei conti questo nuovo incarico  molto prestigioso per lei. Qualcosa le aumenteranno, naturalmente, ma io non farei assegnamento su venti dollari. L'azienda non  cos ricca.
Vecchio bastardo, pens Caroline. Ora capisco perch ritiene che i redattori giovani e brillanti possano svolgere altrettanto bene il lavoro della Farrow. A met prezzo, intende dire. Spero vorr tenere presente la mia richiesta, comunque. Si alz. E grazie ancora. Cercher di fare un buon lavoro.
Si faccia viva, qualche volta, rispose il signor Shalimar, salutando con la mano.
Tornata nel suo ufficio, Caroline emozionatissima lesse l'elenco degli autori. Quando Paul, la sera prima, aveva detto che lei voleva il posto della signorina Farrow, non aveva nemmeno per un attimo immaginato che potesse ottenerlo davvero. Lei l'aveva immaginato, ma naturalmente era stato un sogno. Il suo risentimento per i sotterfugi economici del signor Shalimar stava sfumando a poco a poco. Avrebbe svolto un lavoro molto migliore di quello della signorina Farrow - chiunque l'avrebbe fatto meglio - e l'aumento sarebbe venuto da s. Intanto aveva gi un conto spese. Era un redattore vero, come la Farrow, come Mike. Un redattore vero!

20.

C' qualcosa di deprimente nelle festivit in una grande metropoli, forse perch tutti si sentono in dovere di essere felici. In provincia, nelle famiglie numerose, i preparativi per Natale cominciano parecchi giorni prima: i bimbi appendono le decorazioni, si addobbano gli alberi, e qualcuno confeziona addirittura da s i regali invece di acquistarli nei negozi. Tutti si riuniscono, si sente un'atmosfera particolare. In una citt impersonale come New York, la gente che proviene da altre localit ha nostalgia di casa, dove le feste significano famiglia, persone amate. Quelli che restano perch sono soli, o perch sono stati invitati a un numero di cocktail di fine d'anno sufficiente a far oscillare l'ago in favore della fortezza illuminata, si raggruppano assieme, quando si avvicinano le giornate cruciali, per bere, ridere e chiudere fuori i vecchi ricordi, proprio come, a una certa et, si smette di ascoltare le filastrocche infantili; e i tipi pi cerebrali esclamano l'un l'altro: Oh, quanto odio il Natale!
Mentre le feste si avvicinavano e l'anno moriva lentamente in uno splendore di luci, April Morrison non riusciva a prendere una decisione. Doveva andare a casa? Era cos abbattuta dal dolore, da quando Dexter l'aveva respinta, e cos imbarazzata all'idea di affrontare i vari parenti che si aspettavano l'annuncio del matrimonio in autunno, che preferiva restare a New York e nascondersi. Inoltre a New York c'era Dexter Key, da qualche parte, occupato a fare qualcosa, vivo e forse, finalmente, accessibile. Nonostante la sua infelicit, April non poteva fare a meno di sentirsi rianimare dalle luci della Quinta Strada, dai piccoli cantori all'ultimo piano di Saks che la sera cantano davvero, dal gigantesco albero nel Rockefeller Center con i suoi palloncini luminosi, dall'albero sulla facciata dell'edificio della Lord and Taylor, fatto di centinaia di lampadine elettriche. E le vetrine dei negozi! I pattinatori meccanici che scivolavano sulle piste di ghiaccio artificiale, le principesse e gli angeli e le piume e i lustrini e la musica che suonava fino a tarda sera; e la gente che passeggiava lentamente, sbirciando nelle vetrine illuminate, affondando le mani gelate nelle tasche e ascoltando le esclamazioni gioiose dei bambini. April amava tutto ci con l'entusiasmo di una turista; ma se ne sentiva anche rattristata perch, quando alla fine tornava al suo alloggio, l'alberello natalizio, sul tavolino da bridge, le appariva solitario e artificiale, e non c'era una persona amata che potesse guardarlo assieme a lei.
Sapeva che la vigilia di Natale i genitori di Dexter davano un grande ricevimento, a cui invitavano tutti i loro amici e molti di quelli di Dexter. L'anno prima non c'era andata perch si trovava nel Colorado. Ma sapeva dove abitavano e aveva gi fatto i suoi piani.
Forse era una pazzia, ma non gliene importava. L'idea di ci che stava per fare la rendeva felice per la prima volta da quando Dexter l'aveva lasciata. Allorch, quel giorno, indoss il suo vestito pi bello, le mani le tremavano. Era stata dal parrucchiere e aveva impiegato venti minuti a truccarsi. Si sentiva Cenerentola che va al ballo, e forse lo era davvero. Il principe, in ogni caso, ci sarebbe stato.
And a casa dei genitori di Dexter in taxi, per essere sicura di non sciupare la pettinatura. Arriv alle undici meno un quarto. Era abbastanza tardi perch nessuno facesse caso al suo ingresso; ma, se anche l'avessero notata, di certo avevano bevuto gi tanto punch da accogliere con gioia un'altra ragazza carina. April tremava, felice, emozionata e terrorizzata al tempo stesso. Un gran frastuono la accolse quando usc dall'ascensore. Un'enorme ghirlanda pendeva alla porta dei Key e la porta era chiusa. April si lisci i capelli e suon il campanello.
Venne ad aprire una cameriera giovane, snella, con un lucido abito nero e un minuscolo grembiulino bianco. Evidentemente era stata assunta solo per l'occasione, perch guard April senza scomporsi, sorrise timidamente e disse: S'accomodi. I cappotti delle signore da questa parte.
April segu la cameriera, guardandosi attorno. L'appartamento sembrava enorme, con immense sale dal soffitto alto, mobili francesi che dovevano costare un patrimonio e molti specchi. In una delle stanze, lo studio, c'erano file di attaccapanni. La cameriera appese il soprabito di cashmere di April tra un visone rossiccio e una pelliccia di foca nera. Si accomodi pure in salotto, disse e spar, lasciandola sola.
Ecco dunque la casa dei genitori di Dexter. Le pareva di amarne ogni dettaglio, perch tutte quelle cose erano state tanto vicine a lui. Forse quella era la stanza in cui Dexter aveva dormito da bambino. Si diresse verso il salotto da cui provenivano le voci degli ospiti, sbirciando, nel passare, attraverso le porte socchiuse. C'era una stanza col letto matrimoniale, probabilmente la camera dei genitori. E poi la stanza degli ospiti, o forse era questa la sua vecchia cameretta? Le amava tutte, voleva entrare in ogni porta e ammirare tutti gli oggetti appartenuti a Dexter. Invece si apr la strada tra la folla verso un tavolo dove torreggiava una grande caraffa di cristallo piena di punch e ne accett una coppa da un servitore in livrea. Accanto al tavolo si ergeva un albero di Natale alto fino al soffitto, coperto di addobbi e carico nei rami inferiori di regalini avvolti in carte preziose. Era come l'albero che la sua famiglia faceva a casa e April, vedendolo, si sent a suo agio e pi ottimista sui risultati di quella serata.
Si guard attorno in cerca di Dexter. Dapprima non lo vide in quella folla di gente chiassosa, poi lo scorse, alto, bruno, contro la tenda di seta bianca della finestra dalla parte opposta del salone, una figura terribilmente familiare. Aveva in mano un bicchiere e stava parlando con una ragazza molto pi bassa di lui, tanto che April ne intravedeva appena la testa. Dexter, pens, oh, Dexter. Voleva solo restare l, invisibile e inosservata, e guardarlo, atterrita e di nuovo addolorata per causa sua, ma col desiderio di poter contemplare in eterno quel volto adorato.
La mano le tremava tanto che per poco non si vers il punch sul vestito. Lo bevve per sbarazzarsene, gustandone appena il sapore dolciastro di frutta. Conteneva anche del liquore, gin o qualcosa del genere. Forse  quel che mi serve, pens, e si avvicin al tavolo per prenderne un'altra coppa, continuando a girarsi per non perdere di vista Dexter. Sembrava immerso nella conversazione, non si sarebbe mosso di l per un pezzo e beveva whisky, non punch. April avrebbe voluto corrergli incontro e spuntargli davanti all'improvviso, sorridente e disinvolta, come se tra loro non fosse successo niente; ma aveva paura di fare il primo passo. Tese la coppa per avere altro punch, sorridendo invece al servitore, che le restitu il sorriso dicendo: Subito, signorina! quasi fosse contento di aver strappato qualcuno al bar e ai liquori forti. Il punch era gi abbastanza forte per April. Si sent rincuorata e gi cominciava a distendere i nervi; poi di colpo il desiderio di sentire la voce di Dexter le divenne insopportabile. Si apr il passo dirigendosi verso di lui.
Ciao, disse qualcuno. April alz gli occhi, temendo di essere fermata. Era un amico di Dexter, un ragazzo dal volto pallido e insignificante e dai corti capelli castani.
Oh... Chet, vero?
Proprio io. Come stai, April?
Bene, ment lei, sorridendo nervosamente e chiedendosi come liberarsi di lui.
Non ti ho pi vista da quest'estate, disse Chet.
Se lo ricordava meglio, ora, era quello che aveva sempre tentato approcci vaghi con lei quando Dexter era distratto. Non aveva mai capito esattamente se fosse davvero interessato a lei o fosse soltanto un libertino, n se lui sapesse di lei e Dexter. Ora non le importava affatto, voleva solo sottrarsi a quella conversazione salottiera e raggiungere Dexter.
Sei venuta con qualcuno? chiese Chet.
Io... no... s.
No, s? La guardava divertito.
No. Sono stata invitata.
Be', anch'io sono solo, fece lui tutto contento. Posso prenderti qualcosa da bere?
Non ora, grazie. Devo vedere una persona.
Dexter?
Lei lo guard, fissandolo meravigliata. Perch?
Be', voi due eravate buoni amici un tempo. Cos'era, un sorriso o un ghigno?
Lo siamo ancora, disse April, e voglio salutarlo, dal momento che  il padrone di casa. Ci vediamo pi tardi.
Chet alz una mano. Ti vedr io, se tu non vedrai me. Buona fortuna.
April si mosse verso la finestra, tenendo gli occhi fissi su Dexter. Poi gli fu proprio di fronte, cos vicina da poter sentire la colonia che lui usava dopo essersi sbarbato. Era un profumo delicato, ma la colp suscitando in lei una tale onda di emozioni da farla quasi barcollare. Dexter, disse.
Lui si gir a guardarla. L'espressione del suo volto non tradiva alcuna emozione: n sorpresa, n stupore, n fastidio, nemmeno un distratto piacere. Ciao, disse. Tacque un attimo, poi si rivolse alla ragazza che era con lui e fece le presentazioni. Ruth Potter, April Morrison.
Piacere. Le due ragazze si diedero un'occhiata, squadrandosi a vicenda da capo a piedi. Ruth Potter era piccolina, con il viso rotondo e l'abito d'un verde smagliante. Dopo un momento parve convinta che April fosse una delle tante che si aggiravano per le sale da cocktail e non una concorrente, perci sorrise e disse: Ci vediamo dopo, Dexter. Bunny mi uccider se non vado a salutarlo, e si spost verso un altro gruppo.
Chi ? chiese April.
Una vecchia amica. Dexter faceva gi l'atto di allontanarsi. Vado a prendermi qualcosa da bere.
Sei sorpreso di vedermi?
Ma ti pare!
Io... non ti vedo da tanto tempo.
Come stai? chiese lui infine, come uno che si ricordi delle buone maniere.
Oh, Dexter, bisbigli April. Oh, Dexter. Sono stata cos male. Tu non sai. Gli occhi le si riempirono di lacrime e dovette fare uno sforzo per mantenere ferma la voce. Non voleva fare una scenata proprio l. Non era certo venuta per quello.
Cosa c' che non va? chiese lui. Per la prima volta parve leggermente preoccupato.
 terribile, mormor lei.
Ebbene, di che si tratta? Era anche pi preoccupato, ora.
Non riesco pi a mangiare, n a dormire, n a far niente. Ho perso cinque chili.
Perch?
Non poteva rispondergli. Sapeva quello che lui si aspettava, voleva sentirle dire che era stata malata, sembrava in attesa di una catastrofe. Nulla che fosse meno di una disgrazia poteva soddisfarlo ormai, perch il suo interesse s'era risvegliato, ed era sconvolto. April se ne rese conto troppo tardi, ma non poteva pi tornare indietro.
Cos'hai avuto? ripet Dexter.
Mi manchi tremendamente.
Oh! L'espressione di curiosit e di ansia si trasform in tedio. Tutto qui?
Lei gli tocc il polso, cercando di prendergli la mano. Sei l'unico uomo che abbia mai amato, bisbigli. Sei stato il mio primo amore. Ti amo tanto. Ti prego, dammi un'altra possibilit.
Che cosa? chiese lui. Al tocco di lei scosse la mano con un gesto rapido, come un gatto scrolla via la mano di un essere umano che cerchi di accarezzarlo.
Potremmo ricominciare, potremmo vederci. Non ti parler mai pi di matrimonio. Ti prego, vediamoci. Voglio parlarti...
Di che cosa dovremmo parlare? Non ho nessuna intenzione di riparlare di noi due.
Parlavamo di tante cose.
Ormai sono state dette.
Dexter... non mi ami proprio pi?
Vuoi torturarmi con questo discorso, ora?
Ti prego, dimmelo.
Dexter si guard attorno con aria furtiva. Hai intenzione di fare una scenata davanti ai miei amici?
Non possiamo andare a parlare in qualche altro posto? In camera...
La guard con malcelata impazienza. Va bene.
S'incammin facendole strada, sorridendo agli ospiti che lo salutavano mentre April lo seguiva come cieca, urtando la gente che le tagliava il passo. Andarono nella camera degli ospiti, e Dexter chiuse la porta. Allora, cosa devi dirmi?
April non aveva la forza di parlare, stava piangendo. Voleva con tutta se stessa che lui la prendesse tra le braccia, magari le arruffasse i capelli, facesse qualcosa per mostrare che si interessava a lei, non fosse che per piet verso un'altra persona che piangeva disperata desiderando di morire. Ma Dexter non fece nulla di tutto questo; in piedi, col bicchiere vuoto in mano, si limitava a guardarla.
Cos'hai, insomma? chiese infine.
Ti telefono e tu non rispondi, singhiozz April. Voglio solo sentire la tua voce, non mi importa se non usciamo pi insieme. Non posso sopportare di stare senza di te. Rappresentavi tutto, nella mia vita. Ogni cosa mi fa pensare a te.
A che serve parlare al telefono, ormai? disse Dexter. Finiresti per chiedermi di vederci, e non ne ho la minima intenzione.
Perch?
Almeno mi fossi portato qualcosa da bere, disse Dexter. Non posso star qui a sostenere questa stupida conversazione senza nulla da bere. Questa  una festa. Che intenzioni hai?
Dexter, implor April. Vuoi dirmi una cosa? Rispondimi sinceramente e non ti importuner oltre.
Che cosa?
Era giunto il momento, il terribile momento che non avrebbe mai dovuto venire. Mi hai mai amato davvero?
Dexter la guard un istante, poi si strinse nelle spalle. Non ci ho mai riflettuto seriamente.
Cos'altro poteva aggiungere lei? Era tutto finito. Aveva dimenticato, o era spaventato, o forse diceva la verit. Non aveva pi importanza. Ora non l'amava e faceva di tutto per dimenticare qualsiasi cosa le avesse detto; era acqua passata. Era tutto finito.
Grazie, disse April con voce spenta. Si asciug gli occhi col fazzoletto e si soffi il naso. Volevo solo che tu me lo dicessi.
Ora ritorno dagli ospiti, disse Dexter. Ricomponiti e vieni di l a conoscere i miei amici. Bevi qualcosa. Tanto vale che ti diverta, gi che ci sei. And alla porta e l'apr.
Dexter?
Che vuoi?
Volevo solo dirti una cosa. Io ti amer sempre, finch avr vita.
No, non  vero, rispose Dexter imperturbabile. Usc e si chiuse la porta alle spalle.
Quando April riemerse dalla camera degli ospiti, mezz'ora pi tardi, sembrava un'altra. Si era lavata il viso, aveva rifatto il trucco, si era pettinata. Ma era l'espressione a farla apparire diversa. Si era guardata nello specchio del bagno ed era rimasta sorpresa. Aveva un sorriso stereotipato, le narici un po' dilatate, gli occhi brillanti e rotondi come quelli di una bambola. Si vedeva talmente diversa che pot valutare il proprio aspetto quasi con obiettivit. Una bella ragazza, pens, contemplando il proprio viso allo specchio. Per l'aria  dura, quasi spavalda. Proprio l'aspetto della ragazza che non fa altro che andare alle feste, bere, e ridere, ridere, ridere.
Venne fuori dalla camera da letto a testa alta e and dritta al bar, dove ingoll due scotch lisci. Strano, il sapore del whisky le era sempre sembrato sgradevole, ma quella sera era ottimo. Non aveva mangiato, e si lasci tentare da una ciliegia e da un'oliva. Le avrebbero fatto da cena. Non guardava in nessuna direzione perch non voleva vedere Dexter; sorrideva e beveva.
Sent una mano calda sul braccio. Lo sapevo che ti avrei ripescata, disse Chet. Posso farti compagnia?
Naturalmente.
Cosa bevi?
Scotch.
Brava. Quel punch lascia il tempo che trova.
 cos per tante cose, osserv April maliziosamente. Non resta che cercare qualcosa di meglio.
Hai ragione, disse Chet. Proprio ragione. Le mise una mano attorno alla vita.
Hai una sigaretta?
Eccola. Gliel'accese. April aveva fumato forse quattro sigarette in tutta la sua vita, ma tir una profonda boccata senza aspirare e si sent meglio.
Grazie, disse.
Un altro scotch?
Ottima idea.
Brindarono toccando i bicchieri; April scosse la testa, facendosi ricadere i capelli sul viso, e gli sorrise. Lui la strinse alla vita. Sei una ragazza cos divertente, disse. Peccato che non ci siamo mai conosciuti meglio.
Perch,  troppo tardi?
Tu che ne dici?
Quando  troppo tardi per divertirsi, replic April allegramente, tanto vale dire addio a tutto e morire.
Brindo alle tue parole. Lev il bicchiere. Lei lo imit.
Dexter era di nuovo con Ruth Potter, passavano accanto al bar o, meglio, April vide due Dexter e due Ruth. Si sent avvampare in volto. Dexter evitava di guardarla, ma lei sapeva che si era accorto della sua presenza. Lasciamogli credere che non me ne importa niente. Il sorriso le riusciva cos rigido che aveva l'impressione di fare una smorfia.
Fa caldo, vero? disse Chet.
Si soffoca.
Non sento nemmeno le mie parole.
Nemmeno io.
Andiamocene in centro in qualche bettola decente e salutiamo il Natale con un grog bollente, propose Chet. Vai a trovare i tuoi parenti domani?
Non ho parenti a New York.
Bene. Io devo andare dai miei solo nel pomeriggio. Abbiamo tutto il tempo per farci passare la sbornia.
Sar il mio primo Natale a New York e la mia prima sbornia, disse April. Rise.
E il tuo primo appuntamento con me.
Lei and nello studio a prendere il soprabito e Chet la aspett nell'ingresso. Mentre si chiudevano alle spalle la porta dell'appartamento, April cerc di pensare solo all'istante in cui avrebbe bevuto un altro liquore e a come si sarebbe sentita leggera. Chet le sedeva molto vicino, nel taxi, e lei faceva finta che non esistesse. Ma ne sentiva il calore, e il calore di un altro essere umano era confortevole, sebbene Chet per lei non contasse nulla. Le ronzavano le orecchie.
Buon Natale, disse Chet. La prese tra le braccia e cominci a baciarla. April, la testa appoggiata sullo schienale, teneva gli occhi chiusi e l'auto girava, girava, e lei non si rendeva conto di quel che stava facendo. Le sembrava che lui le stesse sbavando sul mento, ma che importava? La mano di Chet sul petto, proprio sopra la scollatura, era gelida.

21.

La sera dell'ultimo dell'anno, alle nove, Mary Agnes Russo DeMarco si stava vestendo per andare a una festa. Chiudimi la lampo, tesoro, disse, dando le spalle al marito.
Bill esegu con un certo sforzo. Stai ingrassando, disse affettuosamente. Si sorrisero. Mary Agnes aspettava un bambino e non faceva che mangiare di continuo. Era probabilmente l'ultima volta che avrebbe potuto indossare quell'abito da sera, ma non se ne preoccupava. Aveva gi un guardaroba di vestiti premaman e moriva dalla voglia di inaugurarli.
Francamente, osserv Mary Agnes, non avrei mai sperato che Dotty e Bo si sarebbero presi la briga di dare questa festa. Avevo paura che saremmo rimasti senza niente da fare, stasera.
Avremmo potuto invitare qualcuno, disse Bill.
Be', certo. Ma con tutti i soldi che abbiamo speso per il matrimonio e la luna di miele sarebbe stata una festa un po' misera. Dobbiamo risparmiare adesso, lo sai.
Lo so, disse lui. E si sorrisero di nuovo, raggianti.
Non riesco a immaginare una notte di capodanno senza festeggiamenti, riprese Mary Agnes, ti pare?
Uhm. In quanti saremo?
Una dozzina, credo.
Ci sar lo spumante?
Lo spero, fece Mary Agnes, preoccupata. Non riesco nemmeno a immaginarlo, un anno nuovo senza spumante. Ti pare?
Neanch'io.
Forse dovremmo portare una bottiglia, sugger Mary Agnes. Che ne dici?
S... non si sa mai.
Possiamo permettercelo?
Ma certo, disse Bill. Per una bottiglia! In fin dei conti, non si pu cominciare l'anno senza una bottiglia di spumante.
La sera dell'ultimo dell'anno, alle undici, Gregg Adams e David Wilder Savage lasciavano di soppiatto un ricevimento che stava andando a gonfie vele. Chiusero piano la porta dell'appartamento perch nessuno li sentisse uscire, e corsero per il corridoio fino alle scale, tenendosi per mano. Ssh... fece David.
Quando raggiunsero il pianterreno avevano il fiatone. Perch la gente ci resta cos male quando uno cerca di squagliarsela da una festa? chiese Gregg tutta allegra.
Perch se rimangono con pochi ospiti si annoiano e gli tocca parlarsi.
Oh... Gregg rise. Corsero a cercare un taxi, che li condusse a casa di David. Questi accese il fuoco e port una bottiglia di spumante ghiacciato e due bicchieri di cristallo sul tavolino davanti al caminetto. Poi mise un disco sul grammofono e si sedette accanto a Gregg sul divano.
Ecco fatto, disse, possiamo salutare l'anno nuovo in pace.
Gregg gli strinse la mano e intanto si toccava il cuoricino d'oro che aveva al collo, attaccato a una fragile catenina. Gliel'aveva regalato David per Natale, e da quel giorno non se l'era mai tolto, neppure per fare il bagno. Non me lo lever mai, pensava, fino a che non lo sposer, o non sposer un altro. Aveva sperato con tutto il cuore in un anello di fidanzamento, ma lui, naturalmente, non era tipo da regalarle un anello, e aveva scelto qualcosa che poteva essere considerato alternativamente come un simbolo oppure come un oggetto qualsiasi. Il cuore  un simbolo d'amore. Ma un cuoricino d'oro pu anche essere soltanto un piccolo gioiello, e forse solo il tempo le avrebbe detto qual era il suo vero significato.
Che capodanno perfetto, sospir Gregg. Spero che il Cinquantaquattro sia un anno altrettanto felice. O ancora meglio.
Meglio di perfetto?
Non si pu mai dire, rispose Gregg, finch non accade.
L'ultimo dell'anno, alle undici e tre quarti, Barbara Lemont e sua madre sedevano nel soggiorno con la radio accesa. Avevano ascoltato le voci di folle di gente in attesa dell'anno nuovo sparse in tutto il paese: nei saloni del Crystal Palace, nelle sale dei vari locali Blue Twilight e degli alberghi Hilton, e ora stavano ascoltando il suono dei corni e lo schiamazzo di Times Square. Tra quattordici minuti esatti la palla dorata si alzer sulla Times Tower, diceva la voce dell'annunciatore, e quando raggiunger la cima saremo nel millenovecentocinquantaquattro!
Perch non accendi il televisore? disse la madre di Barbara. Cos vediamo la gente.
Ci tieni?
Certo.  capodanno, no? Ascolteremo la radio e la televisione.
Barbara accese il televisore. Sar un suicidio, disse.
Non capisco come facciano a divertirsi, tutti pigiati in quella ressa infernale, osserv la madre. Scommetto che ci saranno un sacco di ubriachi.
Credo anch'io.
E di borseggiatori, aggiunse allegramente la signora.
Barbara sospir. Non le importava molto non avere qualcuno con cui uscire, sarebbe stata in ogni caso una persona del tutto insignificante per lei. La notte di capodanno durava troppo per passarla con un seccatore, tutti si sentivano in dovere di restare in piedi fino all'alba per una questione di principio. Tra poco sarebbe arrivata la mezzanotte, poi si sarebbe fatto giorno e per un altro anno avrebbe potuto dimenticare quel supplizio. Dov'era Sidney in quel momento, che stava facendo? Pensava mai a lei? Forse la credeva a una festa in compagnia di un buon partito, ammesso che pensasse a lei. Non faceva che chiederselo, da un po' di tempo, sebbene avesse giurato a se stessa di dimenticarlo.
Su, sta' allegra, disse la madre. Chiss quante ragazze sono sole stasera, scommetto che non sei l'unica.
Non ci penso affatto.
L'anno prossimo andr meglio. Vedrai.
L'anno prossimo... pens Barbara. Chiss se star ancora pensando a Sidney. Nessuno porta la fiaccola tanto a lungo, nemmeno un'idiota come me. Chiss dove sar l'anno prossimo, e con chi. Sembra proprio che a ogni capodanno, quando si  soli, o si  in compagnia di uno sconosciuto o di qualcuno che non sopportiamo, venga da pensare a tutte le altre notti di capodanno in cui si  fatta la stessa cosa, e pare debba continuare cos all'infinito. Sidney una volta ha detto qualcosa del genere, ha detto che quando le cose vanno male sembra che siano sempre andate cos. Oh, Sidney, se almeno potessi telefonarti e consolarmi con te cinque minuti. Questo s che cambierebbe tutto. Ma davvero cambierebbe tutto? Davvero?
Un minuto a mezzanotte, ultimi secondi del millenovecentocinquantatr, quando gi la palla dorata aveva cominciato ad alzarsi sulla Times Tower e in tutta la citt la gente tendeva la mano verso la coppa di spumante o verso il compagno, e si preparava agli auguri e ai baci di rito: qualcuno, in una festa che si svolgeva dalle parti della Trentesima Strada Est, allung la mano e spense le luci. Ehi, grid un altro, riaccendete! Non trovo la mia ragazza!
Tutti risero e le luci furono riaccese. Caroline Bender era in piedi davanti a un albero di Natale, assieme a Paul Landis. Un minuto, disse questi, guardando l'orologio.
Lei sorrise nervosamente e guard altrove.
Che ora  a Dallas? si chiese.
Mezzanotte! grid qualcuno. Buon anno!
Buon anno, ripet tranquillamente Paul. Tutti, intorno a loro, si abbracciavano e baciavano per farsi gli auguri dell'anno nuovo. Paul appariva un po' imbarazzato da tutta quella gente, e strinse leggermente Caroline per le spalle sfiorandole le labbra in un bacio breve e casto. Ma il contatto fu pi forte di lui: mise le braccia intorno alla ragazza e la strinse a s.
Lei teneva gli occhi chiusi. Eddie, amore mio, pensava, desiderando che i suoi pensieri potessero raggiungerlo ovunque si trovasse, attraverso tutti gli stati. Buon anno, amore, ti penso ancora. Ricordami, solo per questo istante. Ricordami.
Si sottrasse pi gentilmente che pot alle braccia e alle labbra di Paul. Buon anno, Paul.
Smettetela di sbaciucchiarvi, ragazzi, grid allegramente la padrona di casa. Specialmente voialtri che siete sposati. Vergogna. Ora si mangia. Caviale! E ancora spumante.
Seguiamo il consiglio? chiese Paul a Caroline, porgendole il braccio. Lei lo prese, e insieme si avviarono verso il buffet, aggirando una coppia di sposini a cui evidentemente non importava molto che ci fosse o meno il caviale.
Alle quattro e mezzo del mattino di capodanno, che per qualcuno era ancora l'ultimo dell'anno, April Morrison usciva da El Morocco con un certo Jeffrey, un amico di Chet, che era a sua volta un amico di Dexter. Era pi che discretamente brilla e inciamp mentre cercava di salire su un taxi. Jeffrey, che si era leggermente rinfrescato le idee all'aria gelida dell'alba, fu rapido a sostenerla per un braccio e insieme caddero all'interno dell'automobile, ridendo e stringendosi l'uno all'altra, e rimanendo cos per tutto il percorso fino alla casa di lei.
Posso salire? chiese il giovane, ma era gi a met della prima rampa e April non ebbe nemmeno bisogno di rispondere. Cantavano, ridevano e si zittivano a vicenda mentre salivano, e a ogni pianerottolo si fermavano per stringersi e baciarsi.
Sembriamo due orsi, osserv April, con i cappotti addosso. Non riesco nemmeno ad abbracciarti.
Tra poco rimedieremo.
Nell'appartamento, April si diresse subito al tavolo da bridge che ora serviva da bar. Guarda! grid, sollevando una bottiglia di scotch.  vuota. Cosa le sar successo?
Jeffrey si concentr, molto serio per un momento. Qualcuno l'ha bevuta, sentenzi alla fine.
So chi  stato!
Chi?
Io! Oggi pomeriggio. Le sembr molto divertente, non riusciva a smettere di ridere. No, disse,  stato ieri. Ieri pomeriggio. Quando credevo che sarei rimasta sola la notte di capodanno. Prima che telefonassi tu. Ero cos depressa.
Sono contento di averti telefonato.
Anch'io.
Jeffrey si tolse il cappotto e lo lasci cadere a terra e April fece lo stesso.  un bel ragazzo, pens; non era esattamente il suo tipo perch a lei piacevano i bruni come Dexter, per era un bel ragazzo. Questa era solo la terza volta che usciva con lui ed era rimasta molto sorpresa quando le aveva telefonato invitandola per il veglione di capodanno. Si chiedeva se Chet gli avesse detto qualcosa di loro due, anzi al principio se n'era preoccupata; ma Jeffrey non era un tipo difficile. Chet s. Le veniva quasi male allo stomaco ricordando quello che aveva fatto con Chet, e per questo non l'aveva pi voluto vedere. Ora che ci ripensava, le veniva da chiedersi cosa avesse mai trovato in Chet e come aveva potuto farlo. Ma non voleva pensarci pi. Era passato.
Jeffrey si stava guardando attorno. April si compiacque di aver lasciato tutto in ordine; gli abiti erano appesi nell'armadio e il letto era rifatto e chiuso nella parete. Cos la stanza sembrava il soggiorno di un appartamento di tre camere, con la cucina e con altre due porte chiuse; chiss, Jeffrey poteva anche pensare che fosse ricca. Lo sperava proprio. Forse l'avrebbe tenuta pi in considerazione di Dexter, non avrebbe pensato che era una piccola provinciale. Jeffrey la credeva soltanto un'amica di Chet e un'antica fiamma di Dexter. Ma lei poteva essere chiss chi.
Ora non siamo pi due orsi, disse Jeffrey. Avanzava verso di lei con le braccia aperte.
C' ancora un po' di gin, rispose subito April.
Non mi va il gin.
A me s.
Vers il gin in un bicchiere con mano malferma e fugg nel cucinino per tirar fuori la vaschetta del ghiaccio dal frigorifero e staccarne i cubetti, che caddero rimbalzando nel lavello. April ne afferr tre e li lasci cadere nel bicchiere. Il gin le schizz sul vestito.
Attenta, disse lui, ti sei sporcata.
Jeffrey cercava di asciugare le macchie umide con lo straccio di cucina e, al tempo stesso, di abbracciare lei, mentre April tentava di portarsi il bicchiere alla bocca. Alla fine ci riusc e bevve un lungo sorso, sforzandosi d'inghiottirlo. Non aveva mai bevuto gin liscio, ma non era cattivo, assomigliava un po' al Martini. Jeffrey si ostinava a volerla baciare e lei continuava ad allontanare la testa per bere il gin, finch vennero a un compromesso: dopo ogni bacio, lui le permetteva di prendere una sorsata di gin, fino a che il bicchiere rimase vuoto.
Ahhh... mormor lui, metti gi questo maledetto bicchiere. Glielo prese di mano e lo depose sullo scolapiatti.
Tu chi sei?
Jeffrey.
Mi vuoi bene?
Ti adoro.
Davvero?
S, disse lui, armeggiando con la cerniera lampo.
Io non ti amo, disse April.
No?
No. Ti odio. Non lo disse con animosit, ma come una constatazione.
Benissimo.
S?
S, ripet Jeffrey. La baci. Molto bene.
Non mordermi.
No.
Ti odio, ripet April amabilmente.
Bene.
Lei aveva freddo senza vestito. Ahhh... sospir Jeffrey, e la prese in braccio. Proprio come la scena di un romanzo d'amore, pens April confusamente; l'eroe violento che prende in braccio l'eroina, trasportandola verso un letto coperto di raso. Jeffrey si gir, cercando il letto. Non c'era, non c'era neppure un divano, ma c'era una porta. Vi si diresse, sempre con April in braccio, e quando fu abbastanza vicino allung una mano per girare il pomello e l'apr. April chiuse gli occhi, le braccia strettamente avvinte al collo di lui per non cadere. Tesoro... le mormor all'orecchio il ragazzo, tirando a s il letto incassato nella parete.
Jeffrey sapeva benissimo cos'era quella porta, pensava April, non si era lasciato ingannare nemmeno per un attimo. L'unico modo in cui poteva averlo saputo era che Chet glielo avesse detto. Si sentiva cos umiliata che avrebbe voluto alzarsi immediatamente, ma era troppo tardi; perci tenne gli occhi ben chiusi, affidandosi tutta alla sensazione che le dava il gin, la sensazione che nulla avesse importanza, in fondo, perch la vita era cos divertente, cos divertente.

22.

Primavera. Tutto si addolcisce: l'aria  tenera, con ancora una reminiscenza dell'inverno e una promessa del tepore che verr; il paesaggio si fa pi morbido col verde tenero delle foglioline nuove. Le ragazze dei vari uffici indugiano, durante la pausa pranzo, al sole primaverile che cade sul marciapiede davanti all'edificio, e non vorrebbero rientrare, preferirebbero passeggiare nel parco. Forse alcune lo fanno. Addentano un hot dog comprato da un venditore ambulante e camminano per i viali tra cespugli di forsizie gialle e spumeggianti, mentre il cuore si riempie di un sentimento indescrivibile: felicit, speranza, vitalit, impazienza. Nel Rockefeller Center gli operai sistemano i tavolini dove prima c'era la pista di pattinaggio, sotto la grande statua di Prometeo, e nel parco il rumore dei pattini a rotelle dei bimbi risuona al posto del fruscio silenzioso delle lame. C' qualcosa di evocativo nei bimbi che pattinano in primavera, qualcosa che sembra collegare tutte le generazioni in un'unica corrente di vita. Certe cose non cambiano mai. Le impiegate ripensano durante il pranzo a quando pattinavano sui vialetti delle loro case, o nel parco, proprio come quei bambini, e sembra sia passato cos poco tempo. Ripensano alle ginocchia sbucciate, all'impressione della caduta, all'ebbrezza della velocit quando si rialzavano e riprendevano a pattinare, alla sensazione eccitante e frastornante delle ruote di metallo lanciate in corsa sull'asfalto ruvido. Sono abbastanza adulte ormai per avere bambini propri, e forse tra uno, due, magari tre anni, li avranno. E in una primavera non molto lontana quei bambini volteggeranno lungo i sentieri del parco in un pomeriggio domenicale, pattinando per i viali alberati e chiamandosi per udire il suono delle loro voci rimandate dall'eco.
Hillary, la figlia di Barbara Lemont, compiva quattro anni nella primavera del 1954. Barbara ne aveva ventidue. Non si capiva bene se fossero sorelle o madre e figlia, quando lei portava Hillary a spasso nel parco. Erano identiche, capelli castani lisci tirati dietro le orecchie, quelli di Hillary in due treccine, quelli di Barbara raccolti in un fermaglio, membra fragili e minute, lineamenti pacati e gentili. Entrambe indossavano un soprabito grigio, quella primavera, con bottoni di madreperla bianca, e Hillary sfoggiava la prima borsetta, piccolissima, rossa, in similpelle, grande abbastanza per contenere il fazzolettino da bambola e un rossetto finto.
Per essere cos giovane Barbara aveva una carriera di successo, grazie alle due rubriche che uscivano ogni mese con il suo nome in evidenza. Partecipava ai diversi ricevimenti offerti dalle case produttrici di cosmetici per lanciare una nuova tinta di rossetto o di smalto per unghie, o dalle industrie di prodotti chimici per lanciare una nuova fibra, nonch dalle profumerie per presentare un nuovo tipo di essenza e di acqua di colonia. Mangiava polpettine di merluzzo fritto infilate sugli stuzzicadenti e minuscole salsicce, beveva Martini, e osservava le modelle alte e magre che si bagnavano nella schiuma colorata o si aggiravano in bizzarri costumini succinti, cose per cui erano pagate dieci dollari all'ora, mentre lei non riceveva un centesimo. Faceva conoscenza con molti clienti e scrittori di mezza et, sposati, che si annoiavano mortalmente a quelle feste mondane e non sapevano mai con certezza perch erano stati invitati. Qualcuno le chiedeva di uscire, ma lei rifiutava regolarmente. Conosceva donne d'affari fra i trenta e i quarant'anni, vestite come le pagine di moda delle riviste alle quali collaboravano e con l'aria meno annoiata degli uomini. E incontrava molte ragazze della sua et che portavano calze di nailon verde scuro e una quantit di bistro sugli occhi ed erano armate di piccoli taccuini; lanciavano attorno occhiate furtive ed eccitate e spesso accettavano gli inviti a cena degli uomini pi anziani, che Barbara aveva invece rifiutato. Era un mondo in cui lei si era guadagnata un posto sicuro, in cui veniva accettata e spesso riconosciuta, ma al quale sentiva di non appartenere fino in fondo. Quando i ricevimenti finivano, infatti, Barbara tornava alla sua casa, che non era un appartamento col giardino, il telefono rosso, tre ragazze che ridevano e una cena a lume di candela, ma un modesto alloggio senza ascensore, arredato da suppellettili logore con venticinque anni di servizio, un triciclo da bambino nel bel mezzo del salotto e un televisore che trasmetteva i futili sogni di una massaia in Queen for a Day.
Pensava ancora a Sidney Carter la sera, quando era stanca e non riusciva a mettere la censura ai propri pensieri, o a volte quando, dopo pranzo, entrava nell'ascensore affollato di uomini importanti che puzzavano di gin e non badavano a lei. In quei momenti immaginava la routine di Sidney, e quel pensiero le dava un certo conforto. Ora star pranzando, pensava, oppure: a quest'ora  in treno, sta leggendo tutti quei giornali. Non era per del tutto certa se fosse sul treno, e quel pensiero le faceva male. Si chiedeva se Sidney stesse bevendo un cocktail con una donna, qualche donna d'affari pi matura di lei e raffinata, con molti impegni, disposta a subire il fascino di un uomo come Sidney Carter, ma non a innamorarsene.
Quella primavera Mac, l'ex marito di Barbara, si rispos. Lei non era assolutamente preparata a quella notizia: la sua impressione fu di sorpresa, di terrore, ma anche di piacere perch, tutto sommato, si augurava di cuore che potesse essere felice, ma ebbe soprattutto la consapevolezza che un periodo della sua vita si chiudeva per sempre. Mac le telefon: voleva andare da lei a prendere Hillary per presentarla a sua moglie, e la prima reazione di Barbara fu di panico. Hillary  la sola cosa che mi resta, pens. Poi si persuase che la bimba era vissuta sempre con lei, in quei quattro anni, e che l'amava, perci disse: Va bene, Mac. Vieni pure. Evidentemente Mac giudicava di cattivo gusto presentare la moglie anche a Barbara, n questa vi accenn. Non si sentiva di affrontare l'incontro con la moglie dell'uomo che un tempo aveva amato, le avrebbe fatto pensare troppo a Sidney. Cos, una domenica mattina, Mac arriv, prese Hillary per mano e la condusse in strada dove la moglie aspettava in macchina, e Barbara prov una sensazione stranissima: si sent come una pietra nel mezzo di un torrente impetuoso, sbattuta dalla corrente, ma sempre uguale a se stessa, mentre la vita intorno a lei passava e mutava.
Il primo giorno di primavera veramente caldo, quando gi i rumori delle automobili entravano dalle finestre spalancate, successero due cose. Barbara la ricord in seguito come una giornata fuori dal comune, perch nel corso di quattro ore pass dal non credere in nulla al credere che la vita fosse perfetta. Pranz senza muoversi dalla sua scrivania, talmente aveva da fare, quindi decise di punto in bianco che non avrebbe sopportato pi un solo istante di aria condizionata in una bella giornata come quella: spalanc i vetri e si appoggi al davanzale, guardando la gente e i taxi che passavano gi in strada come puntini colorati, e gli altri edifici del centro, tremuli nella calura del primo pomeriggio. Respir profondamente e il cuore prese a batterle. E, all'improvviso, ecco che piangeva, senza lacrime, con una specie di smorfia convulsa, un nodo alla gola, la bocca aperta senza emettere suono, gli occhi serrati. Tremava dalla testa ai piedi, perch era primavera, perch faceva caldo, perch era sola, e perch le pareva di non poter sopportare quella vita neppure per un istante. Non piangeva per nessuno in particolare, erano tutte cose superate; piangeva solo perch era agitata dal bisogno di dare, di amare, di espandersi col calore di ogni cosa vivente nella stagione che rifioriva, ma a nessuno importava di lei. Quando squill il telefono lo sent appena, e alla fine si volt come in trance e prese il ricevitore.
Non sapeva perch avesse risposto, perch tra un attimo all'altro capo avrebbero riattaccato. Fu solo la curiosit che la spinse a rispondere, nient'altro.
Pronto.
Barbara.
Oh...
Barbara... sono Sidney.
Oh, ripet lei. Si sedette, reggendo il ricevitore con entrambe le mani.
Non speravo che fossi in ufficio, disse Sidney. Ma ho voluto tentare lo stesso.
Come stai? chiese lei, meravigliandosi della propria voce ferma, che non tradiva affatto i sentimenti che la agitavano.
Ottimamente. Tu come stai?
Benissimo.
Stavo giusto chiedendomi se hai gi pranzato.
Pranzato? ripet lei senza capire.
Lo so che  molto tardi. Ma mi  andato a monte proprio ora un impegno per l'ora di pranzo e oggi  l'unico giorno libero in tutta la settimana per fare quello che voglio. Perci ho pensato di chiamarti.
Mi sorprende, disse Barbara.
Puoi venire a mangiare con me?
Lei tremava. S, disse, con voce ancora ferma. Ci vediamo davanti all'ingresso, se per te va bene.
Lo attese fuori dall'ufficio, come aveva fatto quelle due sere tanto tempo prima, e si domand se l'avrebbe trovata diversa. Non riusciva a immaginare perch le avesse telefonato cos all'improvviso, ma non voleva pensarci. Sapeva solo che pochi momenti prima era affacciata a una finestra con la sensazione di essere il pi insignificante puntino dell'universo, e ora si sentiva come se stesse per capitarle un'avventura meravigliosa. Cerc di pensare al peggio, per non rischiare di rimanere delusa. Vorr farmi togliere la seconda rubrica, pens. Era una prospettiva tutt'altro che rosea. Ma era anche del tutto improbabile.
Sidney scese da un taxi; non era per niente cambiato, tanto che Barbara ne fu quasi spaventata. Si ritrov di colpo proiettata all'estate precedente, tutto era identico. Cap che lo amava ancora, non avrebbe mai smesso di amarlo, e questo fin per terrorizzarla ancora di pi.
Lui le si avvicin e sorrise, tendendole la mano come a una vecchia conoscenza di lavoro. Barbara, non sapendo cos'altro fare, gliela strinse. Ciao, disse Sidney. Non sei affatto cambiata.
Davvero? Sorrideva, spaventatissima, talmente concentrata su quello che doveva dire per nascondere i suoi sentimenti che quasi non provava pi nulla.
Preferisci mangiare all'aperto?
S.
Si avviarono lentamente verso il punto dove d'inverno c'era la pista di pattinaggio, e dove era sorto ora un piccolo caff all'aperto con tavolini e ombrelloni. Sembri felice, disse Sidney mentre camminavano, o meglio, dovrei dire straordinariamente soddisfatta. La vita che fai deve piacerti.
Amo il mio lavoro, disse Barbara.  davvero entusiasmante.
Hai l'aria di una ragazza innamorata. Non sarai innamorata solo del tuo lavoro, spero.
Francamente, non credo di essere il tipo, scherz Barbara. Si strinse nelle spalle. Forse sono innamorata solo della primavera. Succede.
Non ci vediamo da tanto tempo, osserv Sidney.
Scesero gli scalini che portavano al piccolo caff e trovarono un tavolino vicino alla fontana che zampillava dalla statua di Prometeo. Qui  carino, disse Barbara.
Cosa bevi?
Un Martini, grazie.
Non ci vediamo da tanto tempo, ripet lui. Pensavo che ti fossi fidanzata, ormai. Qualche volta ho cercato l'annuncio sui giornali.
Davvero?
Lui annu.
Be', non lo sono.
Sei innamorata, per.
Barbara sorrise, come se la cosa non avesse alcuna importanza. No, oggi no.
Il cameriere arriv coi Martini. Barbara e Sidney si sorrisero, sorseggiarono gli aperitivi, si sorrisero ancora, come due sciocchi. Barbara temeva di svenire da un momento all'altro.
Mi sei mancata, disse lui infine.
Non molto.
Moltissimo.
Anche tu mi sei mancato, mormor lei.
Barbara...
Perch mi hai telefonato? chiese lei.
La voce di lui era disinvolta, quasi come se avesse annunciato: vado a trascorrere le vacanze in Florida. Disse: Tra due settimane otterr il divorzio.
Il divorzio...
Cose che succedono.
Lo penso anch'io.
La voce di lui era ancora disinvolta, ma tenerissima. Dopo il divorzio mia moglie si risposer. Con qualcuno che conosciamo da anni. Cose che succedono, anche queste. Volevo dirtelo perch non ti sentissi a disagio; tu riesci a sentirti a disagio per le cose pi strane.
Mio marito si  risposato il mese scorso, disse Barbara. La primavera deve essere la stagione dei matrimoni.
Gi.
Com' strano, osserv Barbara. Sta' calma, andava ripetendosi intanto, non perdere la testa, resta sulla difensiva. Non  ancora il momento, non sai neppure se il momento si ripresenter mai. Continuava a guardarlo con attenzione, per essere sicura di non dire cose inopportune, per fermarsi in tempo. Come poteva aspettarsi che lui avesse nutrito i suoi stessi sentimenti per tutti quei mesi? Nessuna persona di buon senso poteva sperare tanto. Hai qualche progetto particolare? chiese con noncuranza.
Per che cosa?
Per la primavera. Per l'estate. Per tutto.
S. In un certo senso.
Eh?
In quel momento si avvicin il cameriere sventolando due menu, e Sidney gli fece cenno di allontanarsi. Barbara si sporse in avanti, le mani serrate in grembo perch lui non vedesse come tremavano.  passato tanto tempo, mormor Sidney.
 stato cent'anni fa ed  stato ieri, disse lei.
Anche per me.
Barbara cerc di mantenere un tono di voce distaccato, come se stesse parlando di una storia d'amore capitata a due sconosciuti. A volte pensavo che fosse una vergogna provare per te quel che provavo io, perch  centomila volte peggio perdere qualcosa di speciale che non averla mai avuta. Poi pensavo... che  meglio anche soltanto averla avuta.
Parli come se tutto fosse finito.
No, disse lei, no, non  finito. Almeno per me. Non credo che sia finito.
A volte speravo che tu cominciassi a disprezzarmi. Pensavo che questo ti avrebbe aiutato. Poi avevo paura che mi disprezzassi davvero.
Non ti ho mai disprezzato.
Il cameriere torn, insistendo perch era l'ora di punta per il pranzo e il posto era affollato. Un altro Martini, signore? Sidney annu spazientito, il cameriere prese i bicchieri vuoti e si allontan.
Oh, mormor Barbara, tienimi la mano.
Sidney gliela prese all'istante, e a quel contatto qualcosa che si era interposto fra loro parve andare in frantumi, cos che ognuno dei due si aggrapp all'altro con entrambe le mani e si fissarono in volto con uno sguardo angosciato nel quale si leggeva un principio di smarrimento. All'improvviso Barbara non bad pi a controllarsi. Le parole le sgorgavano e sentiva che la voce le si faceva roca, ma neppure di questo le importava. Ti amo, disse. Ti ho sempre amato. Non farmi del male di nuovo. Cominciavo quasi a riprendermi, ma ora  tutto come prima, tutto daccapo. Se ti importa qualcosa di me dimmelo subito, ma non farmi pi aspettare e non lasciare che debba torturarmi ancora nell'incertezza. Non voglio pi dovermi torturare per nessuno.
Lui le teneva le mani cos strettamente che Barbara sentiva le pulsazioni attraverso le dita. Non dovrai pi torturarti nell'incertezza per colpa mia, disse. Dal tono sembrava fosse lui a implorare lei. Anch'io ti amo.
Barbara lo ripet, perch le faceva tanto bene, dava tanto calore poter dire: Ti amo.
Ti amo, ripet lui sottovoce.
Dio, andiamocene di qui. Sto per mettermi a piangere.
Guai a te.
Sidney si alz, scost la sedia di Barbara, gett alcune banconote sul tavolino. Mentre si allontanavano quasi si scontrarono col cameriere che reggeva un vassoio con gli aperitivi e sembrava molto contrariato. Non riusciamo mai a portare a termine un pasto insieme, disse Barbara ridendo.
Lo so.
Cosa vuoi fare?
Guardarti. Parlarti. Stringerti. Tu cosa vuoi fare?
La stessa cosa.
Quanto tempo, ripet lui.
S. E per tutto questo tempo ho creduto di essere la sola a soffrire.
No, amore. Devi tornare in ufficio, oggi?
Barbara scosse la testa.
Non ti faranno storie?
Gli sorrise, stringendogli le dita tra le sue, sentendo che lui rispondeva subito alla stretta, come aveva sempre fatto, come avrebbe fatto per sempre, ormai. No, disse. E non m'importa se le avr. Non me ne importa niente, anche se non dovr mai pi rimettere piede in ufficio.

23.

Era la terza estate da quando Caroline era entrata alla Fabian e le sembrava fossero passati dieci anni. Conosceva a memoria il tran tran estivo: notti afose senza chiudere occhio, il rifugio degli uffici con l'aria condizionata dove spesso si prendeva il raffreddore, un senso di pace ingannevole, i progetti per le due settimane di ferie (progetti frenetici, perch erano le uniche due settimane di libert in tutto l'anno). Caroline aveva ottenuto il piccolo aumento promesso dal signor Shalimar e ora guadagnava novanta dollari la settimana. Sapeva che erano solo cinque dollari pi di quanto guadagnava la segretaria del signor Shalimar, e sessanta meno di quanto prendeva prima la signorina Farrow per svolgere la medesima attivit; bench cercasse di non darvi importanza, in fondo ne era un po' risentita. Pur non essendo mai stata venale, n tanto povera da conoscere il peso dell'indigenza, Caroline cominciava a rendersi conto sempre pi chiaramente che nel mondo del lavoro l'abilit di una persona viene misurata in base alla cifra che guadagna. Alla Fabian ogni aumento veniva accordato in gran segreto, ma poi tutto si veniva a sapere e, quando si scopriva che un altro aveva ricevuto un aumento maggiore, subito la notizia suscitava qualche gelosia. Era un po' come non vincere un premio: si sapeva che, per tentare di nuovo la sorte, bisognava attendere il Natale seguente.
Adesso Caroline aveva una segretaria personale, Lorraine, una ragazza di diciotto anni che si era appena diplomata alla Katherine Gibbs e aveva l'aria di chi ha smesso di portare l'apparecchio per i denti solo da un paio d'anni. Caroline si meravigliava di scoprire quanto le sembrasse giovane. Era cos ragazzina, cos zelante, cos ingenua, ansiosa di far bene, proprio com'era lei appena tre anni prima. Attraverso gli occhi di quella ragazza, Caroline vedeva tutto in modo diverso. Il signor Shalimar era un direttore editoriale notissimo e rigoroso, April era l'ideale della ragazza di provincia che aveva acquistato il fascino della perfetta cittadina, Caroline stessa era cos fortunata ad avere quel meraviglioso impiego. Si domandava quanto tempo sarebbe passato prima che Lorraine diventasse gelosa di lei, si abituasse a quel lavoro interessante e cominciasse a chiedersi perch non poteva fare anche lei quello che faceva Caroline, e altrettanto bene.
April, che durante i tre anni come dattilografa e come segretaria della signorina Farrow era stata sballottata da un pezzo grosso all'altro, aveva ricevuto finalmente una sistemazione definitiva nel settore della pubblicit. Non era un posto di responsabilit ma le offriva maggiore indipendenza, uno stipendio migliore e un lavoro interessante. Di rado riusciva ad arrivare in ufficio prima delle dieci. Caroline sapeva che April usciva quasi tutte le sere; ogni mese aveva un amore nuovo, qualche tizio che le telefonava tutti i giorni in ufficio e la portava fuori a cena.
 pazzo di me, diceva April, piuttosto lusingata e al tempo stesso del tutto indifferente, e gi dopo qualche settimana parlava di qualcun altro che era pazzo di lei. Caroline si chiedeva se il motivo per cui April appariva cos insensibile a quelle attenzioni non stesse nel fatto che, inconsciamente, sapeva di non essere affatto amata da quegli uomini. Sorrideva spesso, un sorriso splendente ma senza calore, nascondeva col fondotinta i segni neri che le cerchiavano gli occhi e parlava in un gergo rapido, affettato, pieno di espressioni alla moda. Se nel giro dei locali di classe andava di moda parlare come un musicista nero, allora April si esprimeva cos; se l'ultimo grido erano i modi di dire degli attori, si poteva stare certi che April li conosceva tutti. Si stava costruendo un'istruzione.
Quell'estate Caroline trascorse quasi ogni weekend a Port Blair, sdraiata sul terrazzo della sua stanza al secondo piano, avvolta in un accappatoio, oppure in spiaggia. Paul Landis arrivava in macchina il sabato, in tempo per il pranzo, andava in spiaggia con lei, la sera la portava fuori a cena e poi al cinema. Il rito del sabato si ripeteva monotono e, per quanto fosse pi piacevole che restare in casa coi genitori, a volte sentiva di non poterlo tollerare pi, e allora mentiva dicendo a Paul che aveva un altro impegno. Di tanto in tanto April o Gregg andavano a trovarla per un giorno o per tutto il weekend, e se era sabato Paul portava a spasso Caroline e le sue amiche. Aveva una certa simpatia per le due ragazze perch erano le migliori amiche di Caroline, ma le considerava un po' dall'alto, quasi le compatisse.
Non vuole decidersi a sistemarsi, diceva di April, come se si trattasse di una debuttante scervellata. Non so se un uomo solo riuscirebbe mai a renderla felice. Si stanca subito di tutti.
Si stanca? pensava Caroline, ricordando Dexter. O non sa come prenderli? Le tornava in mente una conversazione avuta con April che l'aveva lasciata sorpresa e addolorata. Era una calda sera di giugno, e lei e April sedevano nel giardino dietro casa, con le luci del portico spente e una candela di citronella che ardeva in un bicchiere tra l'erba, per tenere lontane le zanzare. C'era un grande silenzio. Attraverso i vetri della cucina, Caroline vedeva la cameriera che asciugava le stoviglie e, da una finestra laterale della casa accanto, intravedeva le immagini sullo schermo di un televisore. Da molto tempo non faceva una chiacchierata seria con April.
Se ripenso a come ero quando sono arrivata a New York, aveva detto April, stento a crederci. Quant'ero ingenua! Ricordi quando speravo di sposare Dexter?
S.
Andavo perfino a provarmi gli abiti da sposa.
Lo so...
Posso chiederti una cosa?
Ma certo.
Vai a letto con Paul?
Con Paul? No. Dio mio, no.
Lui non vuole?
Non lo so, aveva risposto pensosa Caroline. Credo che, in un certo senso, lo vorrebbe, ma al tempo stesso non vuole, e questo sentimento  il pi forte.
Vuole sposarti, vero?
Credo proprio di s.
E tu lo sposeresti?
Non lo so, aveva detto Caroline sgomenta. Non credo che potrei mai farlo.
A causa di Eddie?
Caroline era rimasta un momento assorta. No. Non posso passare tutta la vita a rimpiangere Eddie. Non sposerei Paul proprio perch  Paul, non per un altro motivo.
Non puoi passare la vita a rimpiangere, aveva ripetuto April con voce triste.
Vale anche per te.
Lo so, aveva sospirato April. Non credere che io pensi di non poter amare pi nessuno. So che non  vero. Ma quello che provavo per Dexter, le cose che facevo, il fatto di essermi comportata come un'idiota... non posso dimenticarlo. Non credo che potr mai dimenticare. Mi fa male solo a pensarci.
Ognuno ha il diritto di comportarsi da idiota, se  veramente innamorato. Non esistono leggi in materia. Devi pensare che tanti altri l'hanno fatto, e perdonare te stessa. Questa  la legge.
La legge di chi?
La legge di Caroline.
Ci credi davvero? aveva chiesto April sottovoce.
Devo. Mi sforzo, per lo meno.
Tu sei stata innamorata di Mike Rice per un certo tempo, vero?
S. In un certo senso.
Sai cosa mi disse Dexter? Fu l'ultima volta che gli parlai, quella sera che andai a casa dei suoi genitori per tentare di riconquistarlo. Le ultime parole che gli dissi furono: Dexter, ti amer sempre, finch avr vita. La voce di April era cos bassa che Caroline la udiva appena, ma chiara e triste, come la voce di un bambino che fa una confessione. E Dexter mi rispose: No, non  vero.
Ha pi esperienza di te. Forse non aveva torto.
Fu la sera in cui feci quella terribile scenata. Piansi e piansi, senza nessuna dignit.
Le ragazze fanno di queste cose. Anch'io, forse, avrei fatto una scenata a Eddie, se mi avesse detto addio di persona invece di scrivermi.
E poi cominciai a uscire con tutti quegli altri ragazzi. Ti ricordi Chet?
S...
Erano rimaste a lungo in silenzio, ciascuna inseguendo pensieri che ritornano solo nell'oscurit della sera, quando si  sole o con un'amica intima e cara. Caroline sentiva i grilli cantare nell'erba. Mi dici una cosa? aveva chiesto April.
Mm-hm.
Se me lo dici tu, te lo dico anch'io. Contiamo fino a tre e poi ci mostriamo il numero con le dita. Cos nessuna delle due dovr dirlo.
Dire che cosa?
Con quanti ragazzi siamo state a letto.
Strano, ma l nel buio, dove a stento intravedevano i loro volti, Caroline non provava alcun imbarazzo. Le dispiaceva per April, questo s, perch la sua voce era cos giovane e limpida e tranquilla, e perch sapeva che le sue avventure dovevano pesarle sul cuore al punto da indurla a confessarle cos, per trovare una compagna, per avere la comprensione di un'altra donna, per sentirsi meno sola.
D'accordo, aveva detto.
Ciascuna aveva messo una mano dietro la schiena, chiusa a pugno. Caroline aveva lasciato fuori un solo dito dal pugno, per Mike Rice. Pronta?
Uno, due, tre, via!
Avevano mostrato le dita tese alla luce della candela. Caroline un dito solo, April quattro. Erano rimaste un poco in silenzio.
Oh, mi sento un mostro, aveva sussurrato April. Poi, sorridendo: Chi  il tuo?
Mike.
Davvero? Lo sospettavo.
E i tuoi?
Dexter, April aveva tratto un profondo sospiro. Poi Chet, lo conosci. Poi... Tom Banks, quello che mi portava sempre a Long Island col suo aereo privato. E Walter, l'amico di Tom, quello che stava producendo una commedia con una compagnia indipendente. Ho passato una sola notte con lui, una sera in cui non sono riuscita pi a sfuggirgli. Oh! Si era portata le mani alla bocca, e gli occhi avevano un'espressione addolorata e atterrita. Oh! Ne ho dimenticato uno!
Hai dimenticato...
Dovevo essere ben decisa a togliermelo di mente, per dimenticarlo cos. Jeffrey. Era un amico di Chet. Me lo ricordo benissimo, ora,  successo a capodanno. C'era sgomento nella sua voce. Con questo fanno cinque.
Dai, non  niente di grave.
L'avevo dimenticato, ripeteva April. Come ho fatto a dimenticarlo? Dev'essere stata un'esperienza orribile. L'avevo proprio dimenticato. Ora mi ricordo...  andato dritto al mio letto incassato nel muro. Sapeva benissimo dov'era il letto. Mi ricordo che ero cos mortificata. Oh, Caroline...
Non pensarci pi.  passato tanto tempo, ormai. Sei mesi.
Come ho fatto a dimenticare una cosa del genere?
Siamo cambiate molto, aveva pensato Caroline quella sera, e anche in seguito, in ufficio, ci ripens spesso. In due anni e mezzo  inevitabile che qualcosa debba accadere. Le dispiaceva per April, e si chiedeva se doveva dispiacersi anche per se stessa. Certo, neppure lei poteva pi tornare indietro, ma lo desiderava? Era ancora la stessa ragazza che Mike Rice aveva descritto due anni prima, incapace di decidersi tra due differenti modi di vivere; ma ora, la vita e le cose che le erano successe avevano accentuato le differenze. Non c'era pi nulla che fosse semplice, n aver fede, n sentirsi soddisfatta. Mese dopo mese, la sua insoddisfazione aumentava; crescevano le ambizioni riguardo alla carriera, il desiderio di farsi strada, di guadagnare di pi, di avere maggiori responsabilit e di essere presa in considerazione. Lo stesso le accadeva con le persone che aveva intorno. Non si sarebbe mai pi lasciata spaventare da uno come il signor Shalimar, n affascinare romanticamente dall'ideale del Marito Modello. Era come quando ci si abitua a prendere il taxi. A sedici anni, se un ragazzo la accompagnava in taxi, lei rimaneva colpita dal lusso e dalla raffinatezza del gesto; due anni dopo, se lo stesso ragazzo anzich il taxi preferiva prendere l'autobus, la cosa le dava vagamente fastidio.  facile capire quel che  successo ad April, pensava Caroline, ma nessuno si accorge di ci che  capitato a me? Ci che  accaduto a me  invisibile, proprio come un pannello di vetro; ma chi cerca di sfondare un vetro si ferisce.
Il signor Shalimar aveva ricevuto due cartoline dalla signorina Farrow, una dalla California, l'altra dalle Hawaii, dove era andata a trascorrere le vacanze. La segretaria di Shalimar le fece girare da una scrivania all'altra per mostrarle alle impiegate, come se tutte avessero voluto un gran bene alla signorina Farrow e fossero felici di sapere che non le aveva dimenticate. Era come un'ammissione alla sorority, per postuma: ora che non era pi l a mettere tutte a disagio, la Farrow veniva nominata con affetto. Caroline ne era stupefatta. Anche Mary Agnes e Brenda erano ormai membri in absentia: Brenda aveva presentato le dimissioni il giorno stesso in cui aveva avuto il primo malessere, mentre Mary Agnes era rimasta al suo tavolo fino al sesto mese di gravidanza. Nessuno aveva pi avuto notizie di Brenda, ma le ragazze che erano alla Fabian da parecchio tempo come Caroline e April la nominavano a volte, divertite. Te la ricordi Brenda, dicevano, quella che si era fatta strappare i denti appena fidanzata? Quanto a Mary Agnes, il giorno in cui si era licenziata le avevano organizzato una festicciola con tanto di regalini per il nascituro, e alla nascita del bimbo lei aveva mandato un cartoncino azzurro con sopra disegnata la cicogna col fagottino nel becco, perch circolasse fra le amiche dell'ufficio. Un giorno, verso la fine di luglio, comparve di persona.
Salve, grid. C' nessuno in casa?
Guarda chi si vede, Mary Alice! esclam cordialmente il signor Shalimar, che non l'aveva mai conosciuta molto bene.
Mary Agnes indossava un abito azzurro piuttosto largo, ma non era affatto cambiata. Era magra come sempre, e Caroline pens che sembrava del tutto senza seno perfino con un vestito da gestante, cosa pi unica che rara.
Come stai, Caroline? chiese Mary Agnes guardandosi intorno, con aria di approvazione, nell'ufficio dell'amica. Nessuna novit?
La ragazza cerc di pensare a qualcosa che potesse sembrare importante agli occhi dell'altra. Venerd conoscer John Cassaro, annunci. Stiamo tentando di fargli firmare uno slogan per un libro che sta per interpretare nell'adattamento cinematografico. Poi lo pubblicheremo con la sua frase riprodotta su una fascetta messa di traverso sulla copertina.
Vive a New York? domand Mary Agnes.
Vive qui, quando non gira film.
Scherzi a parte, mi  sempre piaciuto. Mary Agnes abbass la voce come se stesse per dire qualcosa di scandaloso. Sai, di solito non si pensa a un attore come a un tipo sexy, ma ho sempre pensato che John Cassaro sia quanto di pi sexy esista al mondo.
Tu e milioni di altre ragazze, disse Caroline sorridendo.
Bene, tagli corto Mary Agnes, e fece un largo sorriso. Guarda cosa ho io, invece!
Apr la borsetta, estrasse una busta bianca e da questa tolse alcune istantanee. Guarda il mio bambino!
Caroline prese con un misto di interesse e di apprensione le foto che le venivano offerte. In questi casi era d'obbligo mandare sospiri e chiocciare come galline sulla bellezza delle fotografie, anche se numerose e orrende; la cosa la metteva sempre in un certo imbarazzo. Ma il bambino di Mary Agnes era grazioso, per quel che Caroline poteva giudicare dal visino paffuto, dagli occhietti tondi e dalla cuffia ornata di nastri, perci era abbastanza semplice gridare: Oh, che meraviglia! alle prime quattro o cinque istantanee praticamente identiche e poi chiocciare guardando le altre.
Sono le pi recenti, disse con orgoglio Mary Agnes, riponendole nella borsetta.
Proprio graziose!
Beve tutto il biberon.  un vero ghiottone.
Caroline sorrise.
Sapevo che ti avrebbe fatto piacere vederle.  buono, sai? Dorme gi tutta la notte, si sveglia solo per la poppata delle dieci.
Che bellezza!
Del resto, non faccio fatica ad alzarmi. Fa talmente caldo, d'estate, che si dorme pochissimo ugualmente. Abbiamo fatto mettere l'aria condizionata nella stanza del bambino e la settimana prossima faremo fare l'impianto anche in camera nostra. Un cugino di Bill conosce un tizio che pu farcelo avere a prezzo di costo.
Caroline annu.
A chi ti sembra che assomigli?
Chi?
Il bambino, no?
Direi che assomiglia a te, disse Caroline. Aveva gi dimenticato com'era.
Davvero? Ne sono lusingata. Tanti dicono che assomiglia al padre di Bill. Certo, tu non conosci il padre di Bill. Per  vero che gli assomiglia. Tranne gli occhi. Gli occhi sono i miei.
 quello che pensavo anch'io, fece Caroline.
Be', vado a mostrarle ad April. Scommetto che non sta nella pelle dalla voglia di vederle. Dov'? Non sono riuscita a trovarla.
In fondo al corridoio, poi gira a sinistra. Ha un ufficio privato, ora. Ha avuto una promozione nel settore pubblicitario.
Che brava.
Vuoi qualche libro prima di andartene?
Libri? fece Mary Agnes. Non so. Ce n' qualcuno bello?
Caroline indic la libreria. Scegli quello che vuoi.
Mary Agnes gett un'occhiata alla libreria senza muoversi. Oh, non importa. Grazie lo stesso. Be', ci vediamo. A presto.
Arrivederci, disse Caroline. Grazie di avermi fatto vedere le foto.
Stammi bene.
Appena Mary Agnes si fu allontanata trionfante lungo il corridoio in cerca di April, Caroline prov un senso di sollievo perch aveva parecchio lavoro da smaltire, ma all'improvviso si sent invadere da un'emozione che probabilmente non era altro che invidia. Mary Agnes sapeva cos'avrebbe fatto, quella sera: sarebbe tornata a casa dal marito e dal bambino. Non sarebbe rimasta in un appartamento vuoto, in attesa di uno squillo del telefono, a mettere qualche disco sul grammofono (niente di triste, per, era pericoloso), a dar da mangiare al gatto e infine a prepararsi un panino, dal momento che era sciocco cucinare e apparecchiare soltanto per se stessi. Forse, a pensarci bene, anche Mary Agnes avrebbe potuto provare una passeggera punta d'invidia per Caroline, perch lei stava per consumare un pranzo raffinato al Moriarity's con uno scrittore, e venerd avrebbe conosciuto di persona l'attore preferito di Mary Agnes. Ma pensando a Caroline in compagnia di John Cassaro, Mary Agnes se ne sarebbe stata seduta davanti alla televisione, col marito, in casa propria, e John Cassaro sarebbe stato una fuggevole immagine su uno schermo, qualcuno che in realt non esisteva affatto, tranne che nei sogni. Caroline  fortunata, avrebbe detto Mary Agnes a Bill, fa un lavoro cos interessante. E forse avrebbe perfino chiesto al marito: Ti sembro noiosa, tesoro? Ma non l'avrebbe pensato sul serio nemmeno per un istante, e il marito non avrebbe neppure capito di che cosa stesse parlando. Noiosa? La sua dolce met, la donna che amava? Come poteva essere noiosa?
Potrei avere tutto questo, pensava Caroline, con Paul. Ma subito si disse che non era vero. Lei non era Mary Agnes, non lo era mai stata. Dipendeva dal fatto che ora aveva maggiori pretese e viveva con pi profonda consapevolezza, o semplicemente dal fatto che non era innamorata? Una persona pu essere gentile, buona, fedele, avere tutte le carte in regola, eppure, per qualche strana ragione, non ci  possibile amarla. Sebbene Paul non lo sapesse, questo addolorava lei come avrebbe dovuto addolorare lui. Ma sto per conoscere John Cassaro. Il cuore le balz in gola come quello di una adolescente. John Cassaro le piaceva fin da quando era una scolaretta seduta in un cinema buio, affascinata da quel romantico surrogato dei ragazzi che erano ancora troppo giovani per portarla fuori. Ma venerd non l'avrebbe incontrato da ammiratrice adolescente, l'avrebbe avvicinato come redattrice e come donna. Era abbastanza adulta per apparirgli interessante, e lui non era troppo vecchio per non interessare lei. Forse era soltanto un sogno a occhi aperti, appena un po' pi realistico dei sogni dei quattordici anni, tuttavia non poteva fare a meno di ricamarci sopra. Doveva recarsi nell'appartamento di lui, in albergo, alle undici e mezzo del mattino. Avrebbe preferito andarci nel tardo pomeriggio; l'ora dell'aperitivo sembrava pi adatta a incoraggiare le relazioni personali. Ma, anche cos, era meglio di niente. E avrebbe avuto qualcosa a cui pensare fino a venerd, questo soprattutto contava.
Come dovette ben presto accorgersi, c'era qualcos'altro a cui pensare, prima di venerd; qualcosa che per poco non trasform in un incubo la sua vita d'ufficio. Mercoled pomeriggio, alle tre, Caroline vide il signor Shalimar che ritornava dopo la pausa pranzo e avanzava lungo il corridoio a braccetto con Amanda Farrow. La signorina Farrow - o la signora Tal dei Tali - aveva una meravigliosa abbronzatura californiana messa in evidenza da una tunica di lino bianco senza maniche; a un braccio le tintinnavano numerosi braccialetti d'oro. Appariva elegantissima, splendente ma piuttosto turbata. Nel superare Caroline, in piedi sulla soglia del suo ufficio, la Farrow le gett un'occhiata ma non le rivolse nemmeno un cenno di saluto.  tornata a New York, si disse Caroline, chiss perch. Sar qui in visita o per sempre? Si augur che fosse soltanto in visita e che non intendesse tornare alla Fabian: senza di lei la situazione aveva appena cominciato a essere tranquilla. Mezz'ora pi tardi il signor Shalimar la convoc nel suo ufficio.
Si accomodi, signorina Bender, disse incrociando le dita sul ripiano della scrivania. Sembrava pi sicuro di s rispetto all'ultima volta che era entrata in quello studio, e se ne preoccup, perch le era noto che Shalimar si sentiva sicuro di s solo quando sapeva di mettere a disagio qualcun altro. Allora, disse lui, come va il lavoro?
Bene, rispose Caroline sorridendo.
Se la cava senza intoppi?
S, grazie. Va tutto a gonfie vele.
Non  troppo per lei, vero?
Troppo?
Chiedevo soltanto. Non la vedo molto spesso. Se ne sta chiusa tutto il giorno nel suo piccolo ufficio.
Perch lavoro, spieg Caroline. Questo mese ho quattro libri da revisionare, e cerco di stare in pari lo stesso coi manoscritti non richiesti. Lei ha sempre detto che dobbiamo sentirci responsabili verso gli autori anonimi come verso quelli affermati, perch  da loro che possono emergere nuovi talenti. Aggiunse fra s, sperando che lui se ne ricordasse: e invece la Farrow non se n' mai curata.
Infatti, ammise il signor Shalimar. Accenn col capo verso di lei, come se la cosa gli fosse appena venuta in mente. La signorina Farrow  stata qui poco fa, dimenticavo di dirglielo. L'ha vista?
L'ho vista passare.
Torna a stabilirsi a New York.
Come mai?
Eh, fece lui, il suo matrimonio  stato un fallimento, purtroppo. Sta ottenendo il divorzio. Io dico che non poteva restare lontana da noi, eh?
Caroline sorrise nervosa.
Sa, continu lui, la signorina Farrow  stata con noi per molto tempo.
Ha intenzione di riprendere a lavorare?
Be',  proprio di questo che volevo parlare con lei. Non so cosa potremmo farle fare. Lei ha svolto un ottimo lavoro con gli autori della signorina Farrow e mi dispiace buttare di nuovo tutto per aria, ora che le cose vanno cos bene.
Caroline comprese infine dove l'altro voleva arrivare e cominci a irrigidirsi, risentita per quell'ingiustizia. I miei autori lavorano volentieri con me, disse, cercando di mantenere ferma e calma la voce. Lei sa benissimo che sono tutti soddisfatti, e anche lei  soddisfatto del lavoro che ho svolto.
Il signor Shalimar si schiar la voce. Lei ha una gran mole di lavoro da seguire, questo lo ammetter, disse, come se volesse castigare un bambino irragionevole. Non pensa che potrebbe cederne una parte?
Cederne una parte! Caroline non riusciva pi a controllarsi, la voce le si ruppe per l'emozione. Gli scrittori sono persone, e sensibili per giunta. Non pu sballottarli da un redattore all'altro. E io? La signorina Farrow si  licenziata, e io ho svolto un ottimo lavoro, lei stesso me l'ha detto. Se ora la Farrow torna, si riprender tutti i miei autori, uno alla volta, e io mi ritrover di nuovo a fare la lettrice. Lei sa benissimo che  cos.
Un lieve sorriso comparve sul volto del signor Shalimar. Lei  molto giovane per fare la redattrice.  stata molto fortunata. Non ha gli anni di esperienza della signorina Farrow, e tuttavia ha ottenuto il suo posto.
E va bene, sadico bastardo, pens Caroline. Vuoi la guerra, e guerra sia. Aggiunse ad alta voce: Non ho i suoi anni di esperienza, d'accordo. E non mi prendo nemmeno tre ore di pausa pranzo, n arrivo in ufficio alle dieci o me ne vado alle quattro, n mi lucido le unghie invece di leggere i manoscritti. Non mando la mia segretaria a far commissioni nei negozi quando guadagna cinquanta dollari la settimana per battere a macchina la corrispondenza d'ufficio. Succedevano moltissime altre cose, qui, che lei forse non sa, ma io gliele dir, se ne sar costretta. Spero di non dover arrivare a tanto.
Il sorriso del signor Shalimar si allarg. Le so anch'io, disse.
Come pu propormi, allora, di cedere alla Farrow met del mio lavoro?
Voglio essere leale.
Leale? Verso chi?
Dobbiamo essere leali, ripet lui, e allora Caroline comprese. Era stato Bossart a metterlo in quella situazione, ma come fare a capire se questi rivoleva davvero la signorina Farrow nella casa editrice o se si trattava solo di un bel gesto, mentre cercava una scusa per dirle che non poteva riassumerla? Tent di calmarsi per poter pensare rapidamente e con chiarezza. Di certo il signor Bossart non voleva che la signorina Farrow riavesse il suo posto, perch rappresentava un danno per la casa editrice. Era un dirigente, in fin dei conti, e se proprio ci teneva poteva vedere la Farrow dopo l'orario di lavoro. La Farrow se n'era andata di sua spontanea volont, gli aveva facilitato il compito. Il cuore di Caroline batteva forte. Stavolta glielo faciliter io, allora, se  questo che vogliono lui e Shalimar.
So che lei  soddisfatto del mio lavoro, disse con calma. Penso che la casa editrice debba qualcosa anche a me. Non ho chiesto grandi compensi, so di guadagnare molto meno di quanto prendeva la signorina Farrow. Ho accettato di buon grado di aspettare e ho fatto del mio meglio. Ma se lei mi toglie un solo autore, dar immediatamente le dimissioni.
Il signor Shalimar sollev le sopracciglia senza rispondere, ma Caroline si accorse che, suo malgrado, sembrava compiaciuto.
La ragazza si alz. Credo non ci sia altro da aggiungere, disse, a meno che non abbia qualche altro lavoro da darmi. Sto cercando di terminare un manoscritto per le cinque, cos potr scriverle la scheda di lettura. La sua segretaria mi ha detto che lei ci teneva ad averla per leggersela a casa.
Il signor Shalimar si lasci andare all'indietro sulla sedia girevole e incroci i piedi sulla scrivania. Era la prima volta che Caroline gli vedeva fare una cosa del genere, sebbene April le avesse detto che lo faceva spesso. Oh, certo, ammise, ci terrei molto.
Lei si gir per andarsene.
Caroline...
S, signore?
Shalimar ridacchi. Signore. Non sia cos formale. Ormai lavora con noi da un bel pezzo. Non comincerei a vuotare i cassetti, se fossi in lei. Mi sbarazzerei di chiunque altro, in ufficio, prima di lasciarla andar via.
Grazie.
Berremo qualcosa insieme, una di queste sere. Mi avverta quando  libera.
D'accordo. Grazie.
Usc chiudendosi la porta alle spalle, e per la gioia avrebbe voluto mettersi a correre per il corridoio. Avrebbe fatto freddo all'inferno prima che lei trascorresse una serata col signor Shalimar, ma questo lui non lo sapeva. E del resto poco importava. Per la prima volta Caroline si rese conto di quanto la casa editrice avesse bisogno di lei. Era una buona redattrice, e la stimavano. Era talmente brava da essere al di sopra degli intrighi d'ufficio e delle pugnalate alle spalle. Non avrebbe mai saputo se cinque minuti prima, nello studio di Shalimar, era stata sul punto di perdere la sua posizione; ma quei pochi minuti di panico le avevano fatto capire quanto il suo lavoro le stesse a cuore. Era cominciato come un ripiego, ma ora era diventato la sua ragione di vita. Le dava il senso del proprio valore, di appartenere a qualcosa. Forse proprio questo, aggiunto alle sue capacit, la rendeva tanto abile in quel lavoro da far s che la casa editrice non potesse permettersi di perderla.
Gioved pomeriggio fece una cosa che non faceva pi da anni. Compr due riviste di cinema per trovare qualche articolo su John Cassaro e li lesse, chiedendosi quanto di vero ci fosse in quella prosa incensatrice e dolciastra. John Cassaro - Il Solitario si intitolava uno degli articoli. C'era anche la fotografia: un volto scarno e una bocca incredibilmente sensuale, occhi vivaci che riuscivano a essere penetranti e ingenui al tempo stesso. Quelle riviste raccontavano sempre la vera storia, per esempio che un certo clown in realt era un uomo triste... come no. Perch un clown dovrebbe essere allegro? Sarebbe troppo facile. E quindi, naturalmente, questo personaggio che godeva fama di dongiovanni e castigatore di ballerine non poteva non essere, secondo quelle stesse riviste, molto timido e solitario. Caroline provava suo malgrado una strana eccitazione nel leggere quelle righe, come doveva essere accaduto a migliaia di ragazze in tutta l'America. Si sente solo, dicevano a se stesse, a dispetto della vita dissoluta che conduce non ha mai trovato una ragazza che possa capirlo. In realt, tutte quelle ballerine di Las Vegas, tutte quelle divette di Hollywood saranno magari molto pi carine di me, ma pensano solo alla loro carriera. Probabilmente non pensano che a se stesse, non a lui, ai suoi problemi segreti, che lui non confessa perch loro non sanno capirlo. Nei film, nelle storie a lieto fine, la ragazza che ammansisce il playboy  dolcissima, ha la faccia pulita, fa l'impiegata e non  mai stata all'estero.
Perch non ti compri una copia di Unveiled? disse Lorraine. Hanno pubblicato un articolo su John Cassaro qualche mese fa. Vuoi che vada gi a prendertela?
S, grazie, disse Caroline, pensando che la ragazza stava gi cercando di intuire ogni suo desiderio per l'ansia di fare strada. Lorraine usc in fretta dall'ufficio, graziosa nel suo abitino severo di cotone, e Caroline la segu con lo sguardo. Oddio, pens, sto proprio diventando come la Farrow. Non c' nulla di sospetto in questa ragazza,  simpatica, vuole solo rendersi utile. Se a questo punto della mia carriera devo gi preoccuparmi di una novellina di diciott'anni, andiamo piuttosto male. Ma non pot fare a meno di chiedersi se d'ora in poi sarebbe sempre stato cos, poich era nella natura delle cose.
Lorraine fu di ritorno dopo tre minuti esatti. Grazie, disse Caroline prendendo la rivista, gi aperta e ripiegata all'articolo desiderato.
Non c' di che.
Dio mio, perch pubblicano queste porcherie?
C'erano varie fotografie poco chiare, dove alcune figure si nascondevano tra gli arbusti, e la bella riproduzione di un lussuosissimo albergo di Las Vegas. Una fotografia scattata in un night-club mostrava John Cassaro che fissava con un sorriso diabolico una splendida ragazza. Si trattava probabilmente di una fotografia pubblicitaria, ma questo Unveiled non lo diceva. L'articolo era intitolato La notte in cui la madre della vergine buss alla porta di John Cassaro. Raccontava, senza in realt dire nulla di preciso, che una ventunenne si era innamorata alla follia del suo divo preferito, trattenendosi a bere nel suo appartamento d'albergo, fino a che la madre e l'ex fidanzato ventiduenne avevano fatto irruzione senza trovare niente (la rivista era costretta ad ammetterlo). Ma prima di arrivare in fondo all'articolo e di averne afferrato il contenuto attraverso le parole velenose con cui era stato scritto, il lettore aveva gi avuto il sospetto che in quell'appartamento si fossero svolte chiss quali orge.
Non riesco a capire, disse Lorraine, se stessero facendo qualcosa o no.
E nemmeno Unveiled ci riesce, rispose Caroline disgustata. Prendono le fotografie da vecchi giornali e riviste di cinema, e poi nelle riunioni di redazione montano lo scandalo da pubblicare.
Possono farlo?
Lo fanno.
Qualcuno finir per denunciarli, un giorno o l'altro.
Per cosa? Leggi qui. Stavano a Las Vegas e stavano insieme nella stanza di lui. Magari giocavano a carte, e l'articolo mica dice il contrario. Ma  cos maledettamente velenoso, dalla prima all'ultima parola, che  come venire diffamati a ogni riga senza per poterli accusare di nessuna diffamazione.
Io non ci credo, dichiar Lorraine indignatissima. Non ci penserei due volte a uscire con lui, se me lo chiedesse.
Caroline sorrise. Sarebbe un ottimo modo per mettersi nei guai.
Nei guai? Perch?
Credimi. Ho raccolto parecchie informazioni sul suo conto. Ha una brutta reputazione, a parte la rivista Unveiled. Non esce mai con una ragazza pi di una volta.
Be', un appuntamento non dura abbastanza per mettersi nei guai, obiett Lorraine.
Con lui a quanto pare s.
Lorraine spalanc gli occhioni da diciottenne, scandalizzati ed estatici. Vuoi dire che...
Non lo so, tagli corto Caroline, volendo porre fine alla discussione. Non c'ero e non posso saperlo.
Ma vide che Lorraine sorrideva tra s mentre si rimetteva alla macchina da scrivere, e si chiese se persino quella ragazza sveglia e ambiziosa non stesse pensando segretamente che, se per caso fosse uscita con John Cassaro, lei sarebbe stata l'eccezione. Le ragazze si dicono sempre: io sar l'eccezione, pens Caroline;  una debolezza della specie femminile, cos come il cervello piccolo  una debolezza dei collie. Lei stessa aveva sentito dire che John Cassaro era considerato un amante indimenticabile, ma in un certo senso si rendeva conto che anche soltanto indugiare col pensiero su una simile possibilit era piuttosto sciocco e infantile. John Cassaro era un individuo reale, con una sua vita privata, e lei l'avrebbe conosciuto sotto questo aspetto tra meno di ventiquattr'ore; non come un immaginario amante, ma come un interlocutore professionale. Pensare a quell'incontro sotto qualsiasi altra luce sarebbe stato un danno per lei, lo sapeva, indipendentemente dal fatto che lui l'apprezzasse come donna.
Ma quella sera si lav e si sistem i capelli, e il mattino dopo dedic lunghe cure al suo make-up, dicendo a se stessa che era tutto nell'interesse dei Derby Books. Arriv in albergo alle undici e mezzo in punto e mentre saliva con l'ascensore si chiese se il fattorino sapesse da chi era diretta. Quando suon il campanello dell'appartamento del divo pens: chi  John Cassaro? Nessuno. Ma era sopraffatta dal terrore.
Si era aspettata un sinistro domestico orientale, e invece Cassaro venne ad aprire di persona. Era proprio come appariva in fotografia, leggermente pi vecchio, forse, e un pochino pi magro. Aveva quarant'anni, Caroline lo sapeva, ma li portava molto bene.
Lei dev'essere Caroline Bender, disse John Cassaro.
S.
S'accomodi.
Indossava una veste da camera di seta azzurra e aveva un fazzoletto di seta annodato al collo. Proprio l'abbigliamento che Caroline aveva immaginato dovesse avere al mattino. Mentre lo seguiva nel salotto, si accorse con stupore che era molto pi alto di quanto si fosse aspettata. Forse se l'era immaginato pi piccolo per la forma delicata che aveva il volto; al contrario, era quasi un metro e ottanta.
Nel salotto funzionava l'aria condizionata, come in tutto l'appartamento, e in un angolo c'era un pianoforte. La sala era grande, con tappeti chiari e pareti luminose, e le veneziane aperte lasciavano entrare la sfavillante luce estiva. In fondo alla stanza una porta immetteva su una vasta terrazza, e oltre questa si profilavano i grattacieli della citt. Devo memorizzare ogni particolare, si disse Caroline, per riferirlo a Gregg e ad April.
Prende un caff? chiese John Cassaro.
Molto gentile.
Mi sono alzato da poco, aggiunse lui.
Di fronte al divano stava un tavolino con un servizio da caff. Caroline si era aspettata di trovare un grasso manager seduto in un angolo a masticare un sigaro, o qualche altro tirapiedi con mansioni non ben definite, o una cameriera, o un maggiordomo; ma non c'era nessuno.  proprio solo, pens. Strana situazione.  solo con me.
Dunque lei lavora per quelle ignobili pubblicazioni Fabian, disse John Cassaro. Non me ne ero reso conto fino a ieri. Siete gli editori di Unveiled.
Io lavoro per i Derby Books, disse Caroline. Ho letto quell'articolo di pessimo gusto su di lei pubblicato da Unveiled e mi  sembrato deplorevole. Lo disse tranquillamente, senza veemenza, e lui sorrise un poco.
Non voglio dare importanza a quella robaccia, disse. Ma  davvero strano che alla Fabian si aspettino un favore da me dopo quello che mi hanno fatto.
Lo so, dichiar Caroline solidale,  molto scorretto. Ma il successo del libro contribuir al successo del suo film, ed  questo che conta.
Cassaro non assaggi neppure il caff; accese una sigaretta e si alz dal divano, andando su e gi per la stanza. Sembrava nervoso, e Caroline si rese conto che non dipendeva dalla decisione di pubblicizzare o meno un libro in edizione economica, perch questo non aveva alcuna importanza per lui; il suo nervosismo aveva un'origine pi profonda. Faceva parte della sua personalit. In un certo senso, provava compassione per lui. Quella voce le era familiare come quella di un vecchio amico, e tuttavia era la voce dell'intoccabile di celluloide. In quel momento squill il telefono, e lui rispose con una specie di grugnito:
S...
Caroline vers un po' di latte nel caff e lo mescol, sforzandosi di non far sentire la sua presenza. John Cassaro parlava e ascoltava, tenendo il ricevitore col filo completamente teso e passeggiando in un piccolo cerchio come un animale legato alla catena. La ragazza non aveva mai visto nessuno parlare al telefono in quel modo. L'attore termin infine la conversazione e si ferm in piedi davanti a Caroline.
Lei scrive? chiese.
No, faccio la redattrice.
Le piace?
S.
Sembra molto giovane.
Ho ventitr anni.
Molto giovane per essere una redattrice, non  vero?
S, infatti.
Rimase in piedi di fronte a lei, fissandola un momento dall'alto, e in quell'istante Caroline cap che tutte le storie sul suo conto erano vere. La voce che aveva fatto ridere e sospirare allo stesso tempo milioni di persone conservava ancora qualche inflessione dell'adolescenza vissuta nei quartieri poveri, il viso e il corpo avevano la scontrosa rigidit di chi ha lottato anni per arrivare dove John Cassaro era arrivato. Sentiva, mentre lui la guardava, che se si fossero conosciuti meglio quell'uomo sarebbe stato capace di chiederle qualsiasi follia: fuggire con lui, abbandonarsi a una momentanea, insensata passione; e sarebbero state proprio le cose che una come lei avrebbe considerato originali, significative, romantiche, mentre per lui non avrebbero rappresentato assolutamente nulla. Erano due estranei, eppure lo sguardo di lui diceva: ci siamo capiti perfettamente, eh? E lei doveva ammettere che era vero. In vita sua non si era mai sentita pi convenzionale, limitata, comune.
Cassaro accenn un sorriso e si sedette accanto a lei sul divano. Una sigaretta?
Grazie.
Dopo aver acceso le sigarette, Cassaro giocherell un po' con l'accendino, fissando la fiamma che appariva e spariva. Poi lo rimise sul tavolo. Be', cosa posso fare per lei? Gli occhi gli si dilatarono leggermente, un lampo appena, ma Caroline lo not. Si chin sulla borsetta.
Ho qui lo slogan, l'ho gi preparato, disse senza guardarlo. Ho pensato di risparmiarle la fatica, dal momento che lei  gi stato cos cortese a prendersi il disturbo di ricevermi. Se le piace, basta che lo firmi e abbiamo finito.
Lui le tolse di mano il foglio e lo lesse in fretta, di nuovo guardingo e sbrigativo. L'ha scritto lei?
S.
Ha una penna?
Gliela porse gi aperta. Cassaro si chin sul foglio posato sul tavolino, spingendo da parte le tazze del caff, le labbra strette intorno alla sigaretta. Cancell una parola, ne scrisse un'altra al suo posto, poi firm, con caratteri grandi e slanciati.
Grazie, disse Caroline. Teneva la testa inclinata, guardando da sopra la spalla di lui per vedere cosa avesse scritto. John Cassaro aveva cambiato soltanto un aggettivo, ma con la modifica la frase suonava meglio. E grazie per la correzione, aggiunse sorridendo.
Quando l'uomo si gir a guardarla, il suo volto venne a trovarsi a pochi centimetri da quello di lei. Caroline prov per un attimo la strana, irragionevole sensazione che stesse per baciarla, come in una banale scena da film; il cuore le diede un balzo e si rese conto che, se lui ne fosse stato capace, la cosa non avrebbe avuto proprio nulla di banale o di irragionevole. Si scost di colpo da lui.
L'attore non si mosse, ma continu a guardarla. Pu mandare i mille dollari alla Citt dei Ragazzi, disse.
Molto gentile da parte sua. Appena torno in ufficio dir all'amministratore di spedirli a suo nome.
Lui guard l'orologio. Devo andare in centro a una prova generale. Si prepari qualcosa da bere, intanto. Poi le dar un passaggio.
Benissimo, grazie.
Ne prepari uno anche per me. Si alz e si diresse verso la camera da letto. Torno subito.
A una delle pareti c'era un grande bar, con ogni genere di superalcolici e un vasto assortimento di bicchieri. Caroline si vers uno scotch con acqua, poi rimase l senza sapere che fare, perch lui non le aveva detto cosa voleva bere. Si fece coraggio e grid in direzione della stanza chiusa: Vuole uno scotch?
S.
Glielo prepar, poi col bicchiere in mano si avvicin alla vetrata della terrazza. Il calore che infuocava le bianche pietre all'esterno faceva presagire una giornata afosa. Ma, all'interno, tutto era fresco e lussuoso, con un vaso di rose bianche all'estremit della tavola, il migliore scotch nel bar e il personale dell'albergo pronto ad accorrere con qualsiasi cosa John Cassaro potesse desiderare. Doveva andare a una prova generale, aveva dozzine di amici e milioni di ammiratori, e tuttavia le aveva chiesto di aspettarlo per bere qualcosa insieme, mentre era lei che avrebbe dovuto essergli grata per aver firmato lo slogan. Non voleva neanche essere pagato, perch le aveva detto di devolvere la somma in beneficenza. Del resto, cos'erano mille dollari per lui? Ne guadagnava due milioni all'anno.
Cassaro le giunse alle spalle senza che lei se ne accorgesse. Indossava un fresco abito di lino. Vuole uscire sulla terrazza?
Oh! S... volentieri.
Apr la vetrata e uscirono insieme. Faceva molto caldo, ma erano cos in alto che si sentiva soffiare una lieve brezza. C'erano una tenda con sotto due sedie, un tavolino col piano di vetro, e una pianta molto alta in un vaso. Sul muretto della terrazza stava accovacciato un piccione bianco, e tubava. Guardi, disse Caroline indicandolo. Deve essersi perso.
Quello? L'ho addomesticato. Beve Martini.
Lei rise.  molto bello quass.
John Cassaro si era appoggiato al parapetto e beveva il suo scotch. Da qui si vedono le navi. Guardi, disse. Quella  l'le de France. La vedr meglio fra un momento.  mezzogiorno.
Detesto le navi che partono per la Francia.
Davvero? Perch mai?
Ero innamorata di un ragazzo che part con una di quelle navi e non  mai pi tornato da me, raccont disinvolta. E nel dirlo si accorse per la prima volta che l'odio per le navi era un'esagerazione, che la parola Parigi non le faceva pi male, e che stava confidando quella storia a John Cassaro tanto per chiacchierare di qualcosa e dimostrargli che anche lei aveva fatto le sue esperienze.
Come mai non  pi ritornato?
Si  sposato.
Lei doveva essere Elena di Troia, disse lui lanciando un'occhiata a Caroline, che sorrise.
Cassaro pos il bicchiere quasi pieno sul muretto. Stia attenta, ora; il piccione si avviciner per bere. Non faccia rumore.
Credevo gli piacesse il Martini, bisbigli Caroline.
Prima di pranzo beve solo scotch. Ha bisogno di mantenersi lucido, altrimenti rischia di sbattere contro una vetrata.
Rimasero immobili, l'uno accanto all'altra, i gomiti appoggiati al parapetto, osservando il piccione con la coda dell'occhio. La bestiola tub, arruff le candide penne e si avvicin al bicchiere di scotch dondolando ed esitando sulle zampette sottili. Poi, con un fruscio d'ali, and a planare sull'orlo del bicchiere, tuff la testa oltre l'orlo e bevve, battendo le ali per tenersi in equilibrio, evidentemente assetato.
Ma  impossibile! bisbigli Caroline. Da non credersi.
 come un colibr.
Non mi creder nessuno quando racconter che sono stata qui con John Cassaro a osservare un piccione che beveva scotch.
Perch no? ribatt lui. La gente crede a qualsiasi cosa. Guard l'orologio. Dobbiamo andare.
Mentre attraversavano l'atrio dell'albergo, Caroline era conscia degli sguardi che li seguivano. Tutti riconoscevano John Cassaro, e probabilmente pensavano che lei fosse la sua ultima conquista. La ragazza misteriosa. Le prese il braccio per aiutarla a salire in taxi; la stretta era identica a quella degli innumerevoli ragazzi che l'avevano portata fuori negli ultimi otto anni, e tuttavia diversa. Del tutto diversa. Perch dev'essere cos? pens Caroline. Non  giusto. Una mano  anatomicamente la riproduzione quasi esatta di un'altra mano, ma mentre una mi fa desiderare di accostarmi di pi, l'altra mi infastidisce al punto che vorrei scuoterla via. Non conosco quest'uomo, non  nessuno per me,  soltanto una celebrit di cui ho sentito parlare. Non era l'amore, non era Eddie, non era neppure un vecchio amico al quale fosse molto affezionata. Eppure, se in quel momento John Cassaro avesse deciso di baciarla, sentiva che gli avrebbe risposto con una passione che non provava pi dai tempi del suo idillio con Eddie. Era la prima volta che se ne rendeva conto; nonostante tutto quello che si erano sempre dette lei e le sue amiche, esisteva qualcosa come la semplice attrazione fisica, alla quale non partecipava alcun sentimento e che agiva come una forza magnetica. Quella consapevolezza metteva Caroline cos a disagio, facendole provare un vago senso di colpa, che per tutto il tragitto non riusc a trovare una sola parola da dire a quell'uomo.
Il taxi si ferm di fronte alla statua di Atlante. Grazie, disse Caroline.
Lui le sorrise.  soltanto un uomo come tanti, pens lei, un uomo qualunque con un abito marrone in una giornata estiva. Ma si accorse che continuava a fissarlo. Buona fortuna, rispose John Cassaro.
Caroline scese dal taxi ed entr nell'edificio della Fabian, senza trovare il coraggio di voltarsi per paura che la vedesse e pensasse di aver fatto colpo su di lei. Poi pens: che sciocca! Avrei dovuto girarmi a salutarlo. Forse sarebbe servito a qualcosa. A che cosa? Posso considerarmi fortunata se non lo vedr mai pi.
Erano quasi le dodici e mezzo e le ragazze sciamavano dagli uffici a coppie e a gruppi, per andare a pranzo. In qualche modo si assomigliavano tutte: accaldate, sorprese dall'improvvisa vampata di calore all'uscita dalla loro fortezza ad aria condizionata, affamate, un po' sciupate, felici di poter chiacchierare e riposarsi per un'oretta. Alcune erano graziose, ma la maggior parte non lo era, e nessuna era cos bella da indurre a voltarsi per guardarla. Ma tutte avevano i loro sogni e forse, a volte, tra quei sogni c'era anche un appuntamento con John Cassaro. E perch non dovrei sognarlo anch'io? pens Caroline. Io non sono diversa da loro. Sognare a occhi aperti non  un reato, anzi in certi casi fa bene, soprattutto quando si  in attesa di trovare la propria felicit.
Il giorno dopo, quando Paul and a Port Blair, Caroline lo costrinse a sorbirsi un film lunghissimo, e quando, all'una di notte, prov a baciarla, si finse stanca da morire per l'ora tarda e per la giornata trascorsa al sole sulla spiaggia, e si rifugi in camera sua. Per la prima volta da quando conosceva Paul le sembr di averlo evitato e si rallegr di essere sola e libera. L'ultima cosa che le venne in mente prima di addormentarsi fu John Cassaro che offriva lo scotch al piccione; rivide la forma della sua mano che assecondava la curva del bicchiere. Paul era rimasto a dormire l per poter andare in spiaggia con lei l'indomani, e mentre, al mattino, Caroline lo osservava seduto sotto il portico a leggere i giornali della domenica e a risolvere le parole incrociate come se fosse uno di famiglia, fu colta da un senso di irrealt, quasi stesse vivendo simultaneamente in due mondi. Alle dieci e mezzo April le telefon da New York.
Caroline! Indovina un po' chi si  sposata!
Chi?
Barbara Lemont... sai, la mia amica. Si  sposata alla chetichella con Sidney Carter, dell'Agenzia Carter.  quello di cui  pazzamente innamorata da un anno. Mi ha appena telefonato. Sono partiti nel weekend e si sono sposati.
Ma  meraviglioso! disse Caroline.
Dovresti vedere lui,  bellissimo, l'uomo pi adorabile che abbia mai incontrato.
Sar vecchio, disse Caroline.
Macch. Ha quarant'anni. Non  mica vecchio, ti pare?
No, rispose Caroline, che pens subito a John Cassaro, pu essere l'et migliore.
Lei  una bravissima ragazza, disse April. Sono cos contenta per lei. Lascer il lavoro e rester a casa per occuparsi della sua bambina.
E vissero per sempre felici... sospir Caroline. Come mai un uomo cos non  stato preso al laccio prima?
Ha appena divorziato.
Forse bisognerebbe cercare tra quelli, disse Caroline. Ma  difficile.
Non lo so, rispose April pensierosa. Non ci capisco pi niente.
Cos' tutta questa eccitazione? chiese la madre di Caroline appena questa ebbe riattaccato.
Un'amica di April e mia, che  anche una collega d'ufficio, si  appena sposata. Barbara Lemont. Ti avevo parlato di lei.
Ah, s, quella con la bambina. Con chi si  sposata?
Con Sidney Carter. Quarant'anni e posizione brillante...  a capo di un'agenzia pubblicitaria. April dice che  anche un bell'uomo.
La madre fece un risolino che, come Caroline not con stupore, era di commiserazione. Be', povera ragazza, si  dovuta accontentare di un uomo anziano. Chi altri si sarebbe accollato la sua bambina?
Veramente noi pensiamo che sia stata fortunata! protest Caroline.
Fortunatissima. Una ragazza giovane con una figlia gi grande. Pu dirsi fortunata di aver trovato qualcuno.
Lo credo anch'io, disse Paul.
Gi, pens Caroline, non mi meraviglia affatto.

24.

L'estate  stagione di turisti, a New York, ne piovono a centinaia, affluendo nella citt infuocata con gli autobus della Greyhound, col treno, con l'aereo, con macchine private: scarpe bianche e abiti leggeri, macchine fotografiche a tracolla, valigie, risparmi da spendere, e la ferrea determinazione di ignorare il calore che sale dai marciapiedi abbaglianti e di vedere ogni cosa. Per ogni cosa intendono il Radio City Music Hall, Times Square di sera, il palazzo delle Nazioni Unite, l'automatico, una passeggiata in carrozzella e qualche spettacolo a Broadway. Alcuni non sono mai stati a New York; sbarcano in alberghi dove i newyorkesi non hanno mai messo piede, con i camion che sferragliano sotto le finestre e le luci esterne al neon che lampeggiano nella stanza, e dopo una settimana o dieci giorni trascorsi in una piccola zona della citt tornano a casa e dicono: Be', New York  un bel posto da visitare, ma certo non vorrei viverci. Altri hanno con s lettere per amici di amici o per lontani parenti; soggiornano in casa di costoro nel Bronx, a Flushing, a Jericho, fanno il loro pellegrinaggio quotidiano nel cuore della citt, poi concludono: Be', New York  senza dubbio enorme, ma non capisco perch dicono che ci si sente spersi. Altri ancora, che hanno molti soldi da spendere, scendono al Plaza, al Waldorf, o al St Regis, vanno ai migliori concerti - due poltrone cinquanta dollari - pranzano al Colony, al Brussels, a Le Pavillon, bevono all'Harwyn, al Little Club, allo Starlight Roof, e quando tornano a casa dichiarano: Una volta all'anno mi basta e avanza, non potrei reggere quel ritmo di vita!
Nell'estate del Cinquantaquattro, a met agosto, un ragazzo di nome Ronnie Wood arriv per la prima volta in visita a New York. Aveva a tracolla una Argoflex nel suo bravo astuccio di cuoio scuro, indossava un completo grigio perla Dacron, di quelli che uno pu lavare da s nella propria camera d'albergo, e nella valigia di tela consumata aveva il nome e l'indirizzo di una certa April Morrison, la cui madre era un'amica di sua zia che stava a Springs, nel Colorado. Ronnie era alto pi di un metro e settanta, aveva un ciuffo bruno ondulato che gli ricadeva sulla fronte quando muoveva la testa, occhi neri indagatori, e balbettava leggermente quando era nervoso o quando stava con qualcuno che non conosceva. E non conosceva April Morrison.
Il primo giorno del suo arrivo a New York, Ronnie prese alloggio in un albergo vicino alla Grand Central Station e and a piedi al palazzo delle Nazioni Unite; scatt varie fotografie delle bandiere svettanti e della scintillante architettura, ma non riusc a procurarsi il biglietto d'ingresso per assistere all'assemblea generale perch i biglietti, per quel giorno, erano gi stati assegnati. Dopodich se ne and a piedi verso Broadway, guardando le ragazze degli uffici a spasso all'ora di pranzo e chiedendosi se qualcuna di quelle ragazze potesse essere April Morrison. Sapeva che lavorava da quelle parti e, dopo aver preso un panino e un bicchiere di latte di cocco, si avvi verso la Quinta Strada. Il pomeriggio era torrido, ma Ronnie Wood, troppo eccitato per soffrirne, era solo un po' accaldato.
Vide due ragazzi in maniche di camicia e li imit: si tolse la giacca e se la gett su una spalla, tenendola con due dita come aveva visto fare al cinema da Gary Cooper. Aveva cominciato a portare la giacca in quel modo qualche anno prima, quando per un breve periodo aveva accarezzato l'idea di fare l'attore, e ora era diventato un gesto automatico, per quanto affettato. Giunse al Rockefeller Center guardando la gente e le vetrine, e quando fu sotto la statua di Atlante di fronte a un enorme edificio, alz la macchina fotografica e la punt verso la facciata. Ecco New York, proprio come se l'era immaginata. Edifici altissimi e impersonali, eppure con il tocco personale di opere d'arte. E l da qualche parte lavorava April Morrison.
Decise di chiamarla e si guard intorno in cerca di un telefono. Nemmeno l'ombra. Cammin per quindici isolati senza riuscire a trovarne uno e ci rinunci, scoraggiato. Torn in albergo, fece la doccia e si butt sul letto in mutande. Le cinque meno dieci. Di colpo si convinse a telefonarle ugualmente in ufficio per sentire se le andava di cenare con lui. Sperava che non fosse una befana. Sarebbe una bella iattura, pensava Ronnie Wood, cenare con una racchia la prima sera che mi trovo in questa fantastica citt che ho sempre desiderato visitare.
Per l'appunto, disse April Morrison, stasera sono libera. Ma solo per un aperitivo. Possiamo vederci di fronte al mio ufficio alle cinque e mezzo.
Gli piacque la voce di lei, aveva una nota intensa e seducente. Una voce sussurrata. Benissimo, rispose, cercando di non impappinarsi. Ho un abito grigio chiaro.
Anch'io, disse April. Rise. A pi tardi.
Non aveva la pi pallida idea di dove portare una ragazza a New York per offrirle l'aperitivo prima di cena, ma sperava che lo sapesse lei. Aveva un tono sofisticato, quella ragazza. Sono libera... ma solo per un aperitivo. Be', tanto meglio. Per la prima sera a New York voleva stare con una ragazza che fosse quanto pi possibile sofisticata e cittadina. Gli pareva gi d'immaginare come doveva essere. Ronnie Wood aveva il vago presentimento che non fosse affatto una befana.
La vide, ferma sotto la statua di Atlante, i capelli mossi dalla leggera brezza che si era alzata. C'era una minaccia di pioggia nell'aria. I capelli di lei, nella luce che declinava, erano dorati, con riflessi di rame, corti, ondulati, lucenti. Indossava proprio un vestito grigio, di una stoffa serica e lieve, che permetteva a Ronnie di apprezzare la linea della figura. E aveva un bellissimo viso. Vedendolo avvicinarsi, gli sorrise.
April? disse lui.
Salve, Ronnie Wood.
Felice di conoscerti, rispose Ronnie, inceppandosi un pochino. Sono contento che hai potuto dedicarmi un po' di tempo, stasera.
April gli pos la punta delle dita sul braccio, leggermente. Sar meglio rifugiarci in fretta da qualche parte, prima che piova. C' qualche locale che preferisci?
Io? No... no. Pensavo... di fare decidere a te.
Corriamo, ci infileremo nel Barberry Room.
Corsero, e arrivarono trafelati e sorridenti. Mentre Ronnie apriva la porta a vetri cominciavano a cadere le prime gocce di pioggia. Trovarono un tavolino in fondo. Uh, fece lui,  buio qui dentro.
Ti abituerai.
Cosa vuoi... bere?
Un Martini vodka. Con l'oliva.
Un Martini vodka. Con l'oliva, ripet serio Ronnie al cameriere. Per tutti e due.
Bene, disse April.  da molto che sei a New York?
Sono arrivato stamattina.
E cosa hai visto?
Devo aver camminato almeno per dieci chilometri, rise lui. O almeno comincio... ad averne l'impressione.
Accidenti, rise lei. Devi essere un tipo ambizioso.
S, ammise lui.
Lo facevo anch'io, quando arrivai a New York. Camminavo per ore. A volte mi perdevo. Tu non ti sei ancora perso?
Non credo che me ne sarei accorto. Risero entrambi. April sollev il bicchiere. Cin cin.
Cin cin.
Cos hai davanti a te una bella vacanza.
 cominciata molto bene, in effetti, replic Ronnie.
Parlami di te. Cosa fai nella vita?
Sto per mettermi in affari con mio padre. Immobili. Sono appena stato congedato dall'esercito.
Corea?
No. Ho avuto fortuna. Ero in Germania.
Davvero? Non sono mai stata in Europa.
Durante una licenza, ho preso un aereo e sono andato a Roma. Bellissima. Una splendida citt. Parigi invece non sono riuscito a vederla.
Forse avrai occasione di tornarci, una volta o l'altra.
Magari. Sarebbe il posto ideale per una luna di miele.
Era una sua impressione o gli occhi di April si erano appannati? Gli parve per un istante che stesse per scoppiare in lacrime. Invece gli sorrise. Posso fare un bis? chiese, di nuovo allegra.
Certo... cameriere! Altri due... ehm, Martini vodka, per favore.
Lo preferisco al Martini normale, spieg April. Non si sente il sapore del gin. Una volta il gin mi piaceva, ma una mattina mi sono svegliata dopo una sbornia solenne con un gran mal di testa e da allora non ne sopporto pi il sapore.
Non dovresti bere fino a sentirti male. Dovresti stare attenta.
Mio Dio, mi sembra di sentire mio padre.
Scusami...
Scherzavo, disse April. Gli sorrise. A tutte le ragazze piace che un uomo si interessi della loro salute. Sorseggi il Martini e lo guard da sopra l'orlo del bicchiere. Anche a me. Non penso mai alla mia salute quando resto abbandonata a me stessa.
Be', molto male, disse lui. Quando l'aveva vista in piedi davanti alla statua di Atlante gli era sembrata la quintessenza della ragazza di New York: sofisticata, gambe slanciate, bella e molto sicura di s. E ora gli sembrava a tratti soltanto giovane e smarrita. In un certo senso la preferiva cos. Stasera non ti lascer bere troppo, disse. Mi piacerebbe... che restassi a cena con me.
Forse.
Decidi tu dove andare. Sarai la mia guida.
Divertente.
Vuoi che ti racconti... qualcos'altro di me?
S, disse lei interessatissima. Con piacere.
Bene... Per un periodo ho sognato di fare l'attore. In effetti ho frequentato una scuola di teatro con una borsa di studio governativa; ma, alla fine, ho detto a me stesso che era meglio rinunciare. Credo che ci voglia un temperamento particolare per recitare, molta sicurezza, bisogna credere nella bont del prodotto che si cerca di vendere. Cos ho pensato che avrei fatto meglio a vendere immobili.
Questo s che  strano! Anch'io sognavo di fare l'attrice. Perci sono venuta a New York.
Davvero?
Ma dopo essere stata qui un po' di tempo, ho lasciato perdere. Cos, ora sono nel campo editoriale. Se non altro, sono rimasta nel mondo dell'arte.
Deve essere molto interessante.
Oh... s,  divertente.
Penso che l'importante, disse Ronnie, sia fare una cosa che ti piace.
A te piace vendere immobili?
Vedremo. Se non mi piacer, o se scoprir di non esserci tagliato, trover qualcos'altro.
Hai molto coraggio, disse April. La maggior parte dei ragazzi si lasciano prendere dal tran tran del primo lavoro che trovano e ci restano invischiati tutta la vita.
Be', non  che voglio cambiare mestiere ogni due mesi. Questo proprio no. Ma sono abbastanza giovane, e ancora per un po' posso permettermi di cercare quello che mi va pi a genio.
Quanti anni hai?
Ventiquattro, disse lui.
Altroch, sei giovanissimo.
Perch? Tu quanti anni hai?
Ventitr, disse April.
Ronnie rise. Parli come se fossi una vecchia signora.
A volte mi sembra di esserlo davvero, disse lei allegramente.
Ti prego, resta a cena con me.
Dovr mandare a monte un impegno.
Allora puoi? Cio... vuoi?
S.
Ronnie si frug in tasca e tir fuori una moneta da dieci centesimi. Prendi questa. Per telefonare.
Non serve. Il cameriere ci porter il telefono al tavolo. Mio Dio, pens lui, credevo che si vedesse solo nei film. Invece il cameriere venne davvero e colleg un telefono accanto al loro tavolo. April alz il ricevitore e compose il numero. Poi appoggi la mano sull'apparecchio e tolse la linea.
Voglio sapere una cosa, disse bruscamente.
S?
Sei molto solo?
Solo? Perch?
Cos, pensavo che ti sentissi solo, disse lei. La prima sera a New York...
Credo di s, disse Ronnie lentamente. Non ci avevo pensato. Ma se non vieni a cena con me lo sar, questo  certo.
Volevo sapere solo questo, disse April. Sollev di nuovo il ricevitore e rifece il numero, poi, mentre aspettava che rispondessero alla chiamata, si volt e gli sorrise.

25.

Una sera di met ottobre, quando il primo gelo scese sui sobborghi in periferia e la gente cominci a ricordare com'era bello starsene pigramente in casa davanti al caminetto o alla televisione, al caldo, Gregg Adams stava ispezionando i cassetti nella camera da letto di David Wilder Savage. Procedeva rapida e furtiva perch David era sotto la doccia, e finch le giungeva lo scroscio dell'acqua sapeva di essere al sicuro. Non si rendeva conto con precisione del motivo che l'aveva spinta a fare una cosa cos offensiva. Semplicemente, David era occupato e lei aveva sentito all'improvviso l'impulso di scoprire. Cosa stesse per scoprire non lo sapeva. Per lei, David rappresentava un mistero: come poteva bastare a se stesso e avere un'esistenza cos riservata? Provava la sensazione che, se avesse potuto scoprire qualche segreto di lui, lettere, fotografie, qualsiasi cosa, forse sarebbe riuscita a comprenderlo meglio. Si era trastullata con l'idea che David fosse una persona comune, che in realt non ci fosse nulla di misterioso in lui se non nella propria fantasia, ma alla fine l'aveva respinta. Doveva esserci una risposta, da qualche parte; la vita non  cos semplice.
Sul fondo del cassetto di mezzo, sotto una pila di camicie bianche, Gregg trov parecchie buste. Sembrava fossero state buttate l, a caso, da una persona disordinata e non nascoste con intenzione. Tese l'orecchio per qualche istante ai rumori della doccia, poi apr le buste. Una conteneva una fotocopia del certificato di nascita di David e il passaporto. Si sofferm sulla fotografia del passaporto e le dispiacque di non averlo conosciuto allora. Perfino gli anni in cui aveva vissuto, lavorato, viaggiato e amato senza di lei la rendevano gelosa.
Altre tre buste contenevano lettere, e in una c'erano alcune fotografie. Guard prima di tutto queste. Ritraevano tutte la stessa persona, un giovane che non conosceva ma che le sembrava familiare. Poi comprese chi era: Gordon McKay, l'amico di David, quello che era morto. Semplici istantanee che potevano essere state scattate ovunque; due in interni e quindi difficili da localizzare, una in piena campagna, un'altra con una ragazza. Gregg si chiese chi fosse la ragazza, e se avesse rappresentato qualcosa per David oltre che per Gordon, e perch comparisse nella fotografia. Ecco il guaio di quando ti mettevi a spiare, non potevi mai chiedere spiegazioni su quello che trovavi.
Pass alle lettere. Erano indirizzate a David e firmate Gordon. Il cuore le batteva all'impazzata mentre apriva i fogli piegati, e prov un furibondo rancore verso Gordon McKay per quella sua calligrafia minuta e illeggibile che non avrebbe avuto tempo di decifrare. La prima lettera raccontava di una gita, ed era divertente. Stava quasi per ridere forte, a certi passi, ma si trattenne. Nulla di strano nel fatto di conservare una lettera simile, chiunque l'avrebbe fatto. Salt qualcuno dei passaggi pi evidentemente innocui e corse alla fine. Nessun saluto intimo, nessuna frase d'affetto, solo: A presto, Gordon. Apr la seconda lettera e cominci a leggere.
Aveva la sensazione che dietro di lei ci fosse qualcuno, per quel sesto senso che fa rizzare il pelo ai gatti e procura all'essere umano un fastidioso solletico alla nuca. Si volt. David Wilder Savage, gocciolante e avvolto in un asciugamano, stava in piedi a poco pi d'un metro da lei, le braccia incrociate e sul volto un'espressione furiosa. Non diceva una parola, non si muoveva, stava l fermo a osservarla. Dietro di lui, nell'altra stanza, Gregg poteva ancora sentire il rumore della doccia che scrosciava con violenza.
Cosa ci fai qui? domand stupidamente.
Imito Gregg, rispose lui. Poi le and vicino e le tolse di mano le lettere, che scivolarono dalle dita gelide di lei in quelle di lui. Le guard, poi gliele rimise nella mano, chiudendovi attorno le dita. Continuava a tacere, n lei riusciva a trovare qualcosa da dire. Lo fissava, cercando di pensare a una frase di scusa, a una parola che sistemasse tutto, mentre David con gesti decisi e metodici apriva i cassetti del mobile vuotandoli del loro contenuto, afferrando e gettando abiti, carte e oggetti vari sul pavimento ai piedi di Gregg.
Sei impazzito? gli chiese infine, tremando.
Ecco, disse lui. Ti sto facilitando l'impresa. Cos puoi guardare tutto. Vuoi che tiri gi quello che c' sopra l'armadio?
Smettila! grid Gregg terrorizzata. Smettila!
Non voglio che ti sfugga nulla.
Era immersa fino alle ginocchia in una confusione di indumenti - calze, camicie, biancheria e persino la scatola di cuoio dei gioielli, che lui aveva aperto facendone uscire i gemelli da polso e le spille da cravatta. David fin di vuotare i cassetti dello scrittoio, poi volt le spalle, torn in silenzio nel bagno e sbatt la porta. Gregg era cos umiliata che non sapeva che fare, si sentiva piena d'amore per lui. Poverino, era assolutamente innocente, non nascondeva nulla. Non avrebbe dovuto frugare tra le sue cose, doveva avergli causato un fastidio tremendo. Ora avrebbe rimesso tutto con cura al suo posto e poi lui l'avrebbe perdonata. Mentre riponeva i vestiti, si rinfranc un poco. Stava riordinando ogni cosa cos bene, piegando alcuni indumenti e facendo posto per altri, che quasi quasi David sarebbe stato contento di quell'incidente. Gli avrebbe detto che era stata questa la sua prima intenzione, per fargli una sorpresa, e che, trovate per caso quelle lettere, aveva ceduto alla tentazione di leggerle. Tutto qui! Lui le avrebbe creduto.
La doccia non si udiva pi e poco dopo David usc dalla stanza da bagno, completamente vestito. Gregg aveva finito in quel momento di riporre le ultime cose. Lui fece finta di non vederla, la scans mentre camminava e guardo l'orologio.
Ti do cinque minuti per finire di investigare e andartene di qui, disse con la massima calma, e se non sarai uscita, ti butter fuori io.
Perch? grid lei. Perch?
Non lo sai il perch?
No! Stavo solo cercando di vuotare i tuoi cassetti, per mettere un po' d'ordine. Volevo farti... una sorpresa, concluse debolmente.
Ho la cameriera per questo.
Be'... volevo solo... fare qualcosa per te.
E hai trovato molte cose? La tua piccola mente malata e sospettosa, quanti segreti ha scoperto? Hai constatato che ho dodici paia di calze nere e dieci paia di grigie? Sai che nascondo i fazzoletti vecchi invece di buttarli via? Hai trovato la mia patente di guida scaduta, qualche vecchia lettera, le fotografie che ho dimenticato di attaccare nell'album? Sei soddisfatta ora?
Non c'era niente da dire. Ti prego, perdonami, mormor Gregg.
Perch devi fare queste cose?
Non lo so...
Neanch'io lo so, disse lui. E non ci tengo pi a saperlo. Sono stanco di vedere la tua faccia. Non posso pi sopportarla. Voglio che te ne vada.
Se me lo chiedi significa che non vuoi sul serio che me ne vada, disse Gregg. Se mi odiassi davvero, cercheresti di buttarmi fuori.
Odiarti? Io non ti odio.
Allora perdonami. Non lo far mai pi.
Te lo ripeto per l'ennesima volta, non voglio doverti perdonare. Ti ho perdonato migliaia di cose: di aver ficcato il naso nei miei affari personali, di avere di continuo sospetti da nevrotica, di essere insensibile, egoista. Non si tratta soltanto di quello che hai fatto stasera. Perch credi che ti sia arrivato alle spalle? Perch sto diventando come te, in un certo senso; comincio ad avere allucinazioni su di te. Desidero che te ne vada da questa casa, te lo chiedo come un favore personale, da persona adulta a persona adulta.
Non essere arrabbiato con me. Andr a sedermi in salotto e dopo un po' verrai anche tu e faremo finta che la serata sia appena iniziata. Ricominceremo tutto da capo.
Coraggio, disse lui, da brava. Parlava come se volesse calmare una malata di mente. Su, ripet. And all'armadio e prese la giacca di Gregg. Qui c' la tua giacca.
Mi mandi via?
S.
Gregg si sentiva malissimo, aveva la sensazione che le tempie le scoppiassero. Non puoi mandarmi via, protest.  troppo presto.
Eccoti la borsetta. David la osserv prima di porgergliela. Graziosa, mormor.
L'hai gi vista mille volte.
Avevi anche dei guanti?
Non voglio andare a casa! proruppe Gregg. Gridava, spaventata dalla totale mancanza di emozione sul viso di lui. L'ira avrebbe saputo affrontarla, le sarebbe bastato implorare, magari piangere, e lui si sarebbe tranquillizzato. Ma quella calma assoluta, quella risoluzione, non le aveva mai viste sul volto di David. Non voglio andare a casa! Non farmi andare a casa!
Non m'interessa dove vai.
Faccio un giro intorno all'isolato e ritorno, propose lei.
Voglio dormire, ora.  tardi.
Gregg aveva paura di toccarlo. A che ora ci vediamo domani?
Ho molto da fare, domani.
Be'... quando ci vediamo?
Non voglio vederti mai pi.
Perch? Cosa ho fatto? pianse Gregg. Cosa ho fatto?
Non lo sai, vero? disse lui. Sembrava compatirla sinceramente. Non lo sai proprio.
Rimase un momento a fissarla. C'era una certa piet sul suo viso, ora, insieme alla calma. Dammi un bacio... mormor Gregg.
Lui si chin senza toccarla e le sfior la fronte con le labbra. Fa' la brava, disse.
Ti telefono domani, disse Gregg. Si raddrizz in tutta la sua statura e si diresse alla porta. Buonanotte.
Buonanotte, Gregg.
Usc sul pianerottolo e lui le chiuse la porta alle spalle. Gregg sent lo scatto attutito della serratura. Si volt. La porta di David, chiusa, e dietro quella porta c'era lui. Dietro quella porta si aggirava per le stanze, ancora sveglio, l'essere per lei pi prezioso del mondo. Si ferm vicino a quella porta, in ascolto. Attraverso l'uscio le giungevano rumori smorzati, passi, il suono di un disco; quei rumori la rassicuravano, poteva capire cosa stesse facendo David, ed era quasi come trovarsi ancora con lui. Era solo, completamente solo. Dopo un bel pezzo, Gregg si stanc di stare in piedi ferma sui tacchi alti: cominci a sfilare un piede dalla scarpa, appoggiandosi su una gamba alla volta, sfregando le dita doloranti dell'altro piede contro la caviglia. Si guard intorno alla ricerca di un posto per sedersi.
La rampa che conduceva al piano di sopra cominciava subito dopo la porta di David Wilder Savage, e la parete che correva lungo la scala era quella esterna dell'appartamento di lui. Gregg vedeva mentalmente la disposizione delle stanze e cap che la parete era in corrispondenza della camera da letto. Sal la rampa fino al penultimo gradino, proprio sotto il pianerottolo intermedio dove si trovava una piccola finestra chiusa, e si sedette. La lampadina che illuminava il piano era in fondo alle scale, sul pianerottolo principale, mentre lass tutto era buio e quieto. Si appoggi alla parete ma non ud nulla. Prov un attimo di delusione, pensando che la parete fosse troppo spessa per lasciar passare i rumori. Ma poi sent dei passi e un tonfo che risuon terribilmente vicino, come se David avesse gettato a terra qualcosa. Gregg si rese conto che prima non aveva udito nulla perch lui non era ancora entrato in camera da letto.
Com'era strano, e intimo, restare l al buio, ascoltando i rumori prodotti da un uomo che conosceva cos bene e che amava tanto. Sent cigolare lo sportello dell'armadio, evidentemente aveva appeso gli abiti. Stava andando a letto. Poverino, stava andando a letto. Guard l'orologio. Mancavano dieci minuti a mezzanotte.
Lo ud tossire debolmente, mentre si coricava. Dio, si sentiva proprio tutto. Sent squillare il telefono accanto al letto e di colpo si drizz, tendendo l'orecchio. La voce di lui... la voce di lui... se David avesse soltanto potuto immaginare quanto gli era vicina, come sentiva tutto. Era una telefonata di lavoro. Gregg mand un sospiro di sollievo. Voleva solo che lui si addormentasse, rimanesse l tutto solo, separato da lei da quella parete sottile e rivelatrice, suo per tutta la notte. Sent che, finito di parlare, camminava per la stanza e chiudeva un'altra porta. Poi lo ud tornare e comprese che si era messo a letto. Per parecchio tempo non ci fu nessun rumore e Gregg si rese conto che finalmente si era addormentato.
Appoggi una mano alla parete, col palmo rivolto verso il punto in cui doveva trovarsi David. Tesoro mio, pens. Presto si sarebbe fatto giorno e allora avrebbe potuto telefonargli. Avrebbe potuto chiamarlo presto perch era andato a letto presto, quindi non correva il rischio di svegliarlo. Tutto si sarebbe sistemato. Doveva sistemarsi. David era proprio l, a due passi da lei, e lei sapeva che stava dormendo. Presto si sarebbe fatto giorno. Alle tre del mattino, Gregg usc dal palazzo di David, prese un taxi per tornare a casa e and a letto. Caroline dormiva respirando tranquilla, rannicchiata contro la parete. Quando, alle otto, avrebbe squillato la sveglia di Caroline, Gregg si sarebbe alzata subito. David non avrebbe avuto il tempo di uscire di casa e sfuggirle.
Soltanto quando fu trascorsa una settimana Gregg comprese finalmente che David diceva sul serio. Una settimana! Sembrava un'eternit. Non riusciva ad affrontare il fatto che fossero passati tre giorni, poi quattro, infine sette. Lo chiamava ogni mattina, presto, e spesso sentiva rispondere una voce assonnata che afferrava a stento quello che lei diceva. E regolarmente le riattaccava il telefono in faccia. Non stavo scherzando, Gregg, diceva. Smettila di telefonare. Addio. Lo richiamava immediatamente, e lui rispondeva, ma per riattaccare subito. Tornava a chiamarlo, e il pronto di lui si faceva sospettoso, finch, alle successive chiamate, non rispondeva pi. Gregg aveva preso l'abitudine di telefonargli di notte solo per sentirne la voce, senza rispondere ai suoi pronto, e di riattaccare prima che lo facesse lui. Chiss se David capiva che quelle misteriose telefonate erano sue. Lo chiamava all'ora di cena per vedere se era uscito, e alle nove per controllare se era rimasto a passare la serata in casa. Lo chiamava a mezzanotte per sapere se era tornato. Ma quelle chiamate non le dicevano nulla; poteva benissimo essere in casa con un'altra donna. Se era solo, se soffriva nonostante il fermo rifiuto di darle un'altra possibilit di ricominciare, lei voleva saperlo con certezza. Cos, a una settimana dalla sera in cui David le aveva detto addio, Gregg usc di casa all'una del mattino e and da lui.
Sal furtivamente e raggiunse in punta di piedi il suo posto di ascolto in cima alla scala. Si augur che nessuno, rincasando a quell'ora, la trovasse; il suo comportamento sarebbe sembrato strano. Si appoggi alla parete e stette in ascolto.
Caro? disse una voce. Era una voce femminile, una voce leggera e sofisticata che poteva dire caro senza pensarlo affatto, e l'uomo cui si rivolgeva l'avrebbe capito benissimo. Gregg s'irrigid, mentre onde di luce le danzavano davanti agli occhi, nel buio.
Mm? Era lui, lo capiva perfino da quel verso inarticolato.
Da che lato dormi?
Da questo.
Ti dispiace se ci dormo io? Sono un po' abitudinaria su queste cose.
Gregg stringeva i pugni cos forte da sentirli intorpiditi.
C'era una certa tenerezza nella voce di David, ma anche una sfumatura di ansia. Non mi dire che hai delle fissazioni, eh? Per carit, non dirmelo.
La ragazza rise. No, caro.
Caro, pens Gregg. Sgualdrina, sgualdrina, sgualdrina. Con chi hai dormito ieri sera? Con qualche altro che chiamavi caro? O col mio David, col mio amore? Tremava dall'umiliazione e dal dolore, e dall'odio per quella ragazza che non conosceva neppure di vista, e avrebbe voluto alzarsi e fuggire, ma era incapace di muoversi. Doveva restare, ascoltare e soffrire fino in fondo, ma non rinunciare a lui a costo di qualsiasi sofferenza e persino del disgusto di s. Sent rumori, altri suoni inequivocabili, e desider con tutte le sue forze di svenire. Una fiamma le correva dalla gola fino allo stomaco. Rabbrividiva da capo a piedi, come in preda a un attacco di nausea, ma non sapeva strapparsi da quella parete, da quelle parole, da quei suoni smorzati.
Era finito, ecco. Sent dei passi, una porta che si chiudeva, gli stessi passi che ritornavano incrociandosi col suono di altri. Sudicia sgualdrina, pensava Gregg, usa la sua stanza da bagno, i suoi asciugamani, il suo letto, lui! Il mio amore, il mio splendido amore. Chiss se David si sta innamorando di lei.
Nulla aveva importanza, purch non si innamorasse di quella ragazza. Gregg voleva saperlo. Gli avrebbe perdonato qualsiasi cosa se avesse preso soltanto il corpo di quella sconosciuta, senza amarla. Gregg si chiese se esisteva un modo per sapere ci che voleva, per vedere ci che avveniva all'interno di quell'appartamento.

26.

Una sera di fine ottobre Caroline invit April a cena a casa sua. Si avviarono dall'ufficio alle cinque e lungo il percorso si fermarono in un negozio di generi alimentari a comprare pane, formaggio e prosciutto per i panini, latte con cacao e gelato al cioccolato. Deposero i pacchetti nel cucinino di Caroline, poi April si tolse le scarpe e si rannicchi su un divano, mentre Caroline si toglieva l'abito, lo appendeva e si infilava un paio di pantaloni comodi e un maglione. Non si presero nemmeno il disturbo di preparare un cocktail, perch nessuna delle due beveva quando non era con un uomo. Caroline mise un disco sul grammofono e si sedette sull'altro divano, quello di Gregg.
Dov' Gregg, stasera? chiese April.
Non lo so. Si comporta in modo strano, da un po' di tempo.
Colpa di quel David Wilder Savage.
Gi... Caroline abbass la voce, quasi Gregg fosse nascosta da qualche parte, sotto il letto o in un armadio. Passa le serate a telefonargli di continuo. Poi alle dodici e mezzo, quando io me ne vado a letto, esce.
Credevo che non volesse pi vederla.
Infatti. E non capisco dove vada. Cio... lo so benissimo.
Dove va?
Non devi dirlo a nessuno, la avvert Caroline.
Gli occhi di April si spalancarono. No, stai tranquilla.
Morirebbe di vergogna se sapesse che qualcun altro ne  al corrente. Ma a te devo dirlo.  una cosa che mi fa accapponare la pelle. Va a casa di lui, si siede fuori dalla porta e origlia.
Mio Dio! esclam April. E non c' pericolo che lui esca e la scopra?
C' una specie di posto strategico dove lei sta seduta, sulle scale. La cosa pi terribile  che il giorno dopo mi telefona in ufficio e mi racconta tutto quello che ha sentito.
Per esempio donne?
S.
Oddio, ripet April. Poveretta. Come pu fare una cosa simile? Io non mi sarei mai sognata di fare questo con Dexter.
Era la prima volta da pi di un mese che April nominava Dexter. Da quando aveva conosciuto Ronnie Wood, quel ragazzo della sua citt, sembrava addirittura un'altra. Durante le due settimane trascorse da Ronnie a New York erano usciti insieme tutte le sere e, dopo essere partito, lui aveva cominciato a scriverle ogni giorno. April aveva una capacit di recupero davvero insospettata. Pochi giorni prima era ancora una ragazza infelice, dal sorriso forzato e senza un vero interesse al mondo; e tutt'a un tratto si era innamorata. Un fatto che la sorprendeva molto, per non quanto sorprendeva le sue amiche.
Che notizie hai di Ronnie? chiese Caroline, per cambiare discorso.
Mi ha scritto anche oggi, disse April.
E tu gli scrivi ancora cos spesso?
Ogni giorno.
Ma che cosa trovi da dirgli ogni giorno?
Oh, pensieri, rispose April. In generale, tutto quello che provo. Non gli racconto mai quello che faccio. In verit, che cosa faccio? Non esco e non vedo nessuno, le giornate in ufficio sono pi o meno uguali. Qualche volta gli mando dei libri. Dice che gli manco molto.
Caroline non osava fare la domanda pi logica: come pensi che andr a finire? Temeva per April. Era sempre cos piena di speranze e poi soffriva, perch non sapeva mai considerare le cose con freddezza; d'altra parte, erano passati due mesi e si erano mandati quasi sessanta lettere. Incredibile.
Sai, disse April, mi ostino a cercare fra le righe delle sue lettere qualcosa che non vada. Mi chiedo: che sia un pazzoide, un egoista, un bugiardo? Ma sembra cos perfetto che quasi non riesco a crederci. Assolutamente equilibrato. E mi ama. La sua era la stessa voce morbida e chiara che aveva raccontato a Caroline, solo poco tempo prima, tante storie sconvolgenti di pene d'amore; ma ora conteneva una nota di meraviglia e nello stesso tempo di orgoglio.  stupefacente, concluse April. Ronnie  normale.
Lavora ancora con suo padre?
S. Dice che gli piace. Ha intenzione di prendersi un'altra vacanza a Natale, se ci riesce, e vuole venire a New York. Dice che vuole vedermi.
Caroline attese le parole che avrebbero dovuto seguire: Ci sposeremo. E le attese con trepidazione, non perch non avesse fiducia in Ronnie Wood - bench, all'atto pratico, fossero ben pochi i ragazzi che le ispiravano fiducia - ma a causa di April. April lavorava troppo di fantasia, e le parole: Ci sposeremo, dette da lei, avevano sempre un suono patetico. Caroline avrebbe preferito sentirle dire: Mi ha chiesto di sposarlo. Ma stavolta April non disse nulla, sorrise soltanto con un'espressione di gioia.
Sono innamorata di lui, disse. Sarei felice se volesse sposarmi. Penso... chiss... forse riuscir a sposarlo davvero. Lo desidero tanto.
E per April, pens Caroline, questo  come essere cresciuta di dieci anni.
Era divertente preparare panini con April e parlare degli altri colleghi d'ufficio notando come, appena poteva, April introducesse nella conversazione un riferimento a Ronnie. Era evidente che ne era innamorata, ma sembrava molto pi sicura di s di quanto non lo fosse stata con Dexter, tanto che Caroline sent quasi svanire ogni timore. Non siamo andati a letto insieme, disse April, e voglio continuare cos anche quando ritorner a New York. Mi rispetta molto. Non ci ha nemmeno provato, sai. Solo una sera mi ha chiesto se volevo salire nella sua stanza. Gli ho risposto di no e non me l'ha pi chiesto. Ma mi piace un sacco, devo lottare con me stessa per tenerlo a distanza.  cos dolce, vero? Non ti sembra anche un bel ragazzo?
S, disse Caroline, sebbene Ronnie Wood non fosse il suo tipo. Troppo giovane, troppo timido. Ma probabilmente era il genere di ragazzo che avrebbe amato April alla follia, e Caroline se lo augurava di cuore.
Sai, continu April, ho visto Dexter sabato. Ero andata da Brooks Brothers per comprare delle cravatte per il compleanno di mio padre, e Dexter era l che ne sceglieva anche lui. L per l ha fatto finta di non vedermi, poi non ha potuto ignorarmi e si  deciso a dirmi: Ciao. Come stai? Io ho risposto: Bene, e tu? Dopodich ha detto al commesso che non aveva trovato la cravatta che voleva e che sarebbe ripassato, e se n' andato in fretta.  stata un'impressione stranissima.
Che effetto ti ha fatto vederlo?
Non lo so. Nessuno, in fondo. Voglio dire, lo guardavo e pensavo che, se lo avesse voluto, avrebbe potuto riavermi. Dopo tutto quello che ha fatto, potrebbe riavermi ugualmente. Eppure, sono certa di non amarlo pi. A Ronnie voglio bene in modo diverso. Credo di amarlo pi di quanto ho amato Dexter, ma  diverso.
Ronnie  una bravissima persona, obiett Caroline, mentre Dexter  senza cuore, lo sai benissimo!
Lo so... rispose April pensierosa.  buffo, ma sabato stavo appunto pensando come sia ingiusto che il primo amore di ogni ragazza non debba mai essere quello definitivo. A volte ci si innamora proprio del peggiore individuo del mondo. Ma c' sempre qualcosa, nel primo amore - se non si ha pi sedici anni e si  abbastanza adulti, naturalmente - che non puoi pi dimenticare. All'improvviso tutto sembra assumere per la prima volta un'importanza enorme, perch ci che fai lo fai con lui. E poi ci sono tutte quelle piccole cose che fanno male al cuore per tanto, tanto tempo, perch ti eri abituata a farle con lui e poi sono perdute per sempre.
Lo so, disse Caroline.
Perch non  stato Ronnie il mio primo amore? Pensa,  cresciuto a pochi passi da me, e non ci siamo mai incontrati. Lui stava al college, e in seguito io ero a New York, e lui via nell'esercito... credo si tratti soprattutto di una questione di tempi.
Forse se lo avessi incontrato prima non ti saresti innamorata di lui, disse Caroline. Forse avresti cercato qualcosa di diverso.
Oh, l'avrei amato in qualsiasi momento! ribatt April. In qualsiasi momento. Lo so con certezza.
Lo credo anch'io, pens Caroline.
Ora lavo i piatti, propose April.
Non c' niente da lavare.
Be', lasciami riordinare quello che c'.
Ti faccio vedere le mie scarpe nuove, disse Caroline. Vitello grigio scurissimo, vedrai che meraviglia. And all'armadio e frug tra le scarpe, le sue e quelle di Gregg, scansando una federa piena di biancheria sporca che l'amica avrebbe dovuto portare in lavanderia e una gonna che era caduta dalla gruccia appesa sull'asta gremita di abiti. Non trovo mai niente in questo disordine. Vorrei che ci fosse pi spazio per sistemare i vestiti. Infine trov la scatola e prese la gonna di Gregg per riappenderla. Nel far questo, qualcosa scivol fuori dalla tasca della gonna e cadde a terra.
Caroline si chin. Non era qualcosa, erano tre mozziconi di sigarette, uno dei quali macchiato di rossetto, un astuccio per rossetto vuoto e un frammento di lettera. Guard disgustata quei rifiuti, si strinse nelle spalle, e rimise tutto nella tasca della gonna di Gregg. Ma la sua mano incontr qualcos'altro: esit, la ritrasse, poi, stupita, la allung di nuovo. C'erano altri due mozziconi di sigaretta macchiati di un rossetto pi scuro, un frammento di busta colorata, una scatola di fiammiferi vuota con il nome di un ristorante e una forcina nera. Bah, disse. Le scarpe avevano perso ogni importanza e rimise la scatola sul ripiano dell'armadio.
L'idea le venne senza sapere come, forse perch quella federa non sembrava abbastanza piena per contenere biancheria e non mostrava i curiosi rigonfiamenti prodotti dagli asciugamani ficcati dentro alla rinfusa.
Caroline si inginocchi, sciolse con circospezione la parte superiore annodata della federa e sbirci all'interno. Oh, mio Dio!
Cos'hai? chiese April.
Guarda questa roba. Caroline tolse la federa dall'armadio e si guard attorno in cerca di un posto dove appoggiarla. Sul divano no di certo, n sul tavolo da pranzo. Appoggi infine il sacchetto sulla mensola del termosifone. Guarda. Tenne aperta l'imboccatura della federa e April vi si chin sopra, gettando un'occhiata all'interno.
Spazzatura! bisbigli. Dove hai trovato questa roba?
 di Gregg.
In una federa?
La cosa che pi mi urta  che si tratta di una federa mia.
Non si trattava di immondizia nel vero senso della parola ma piuttosto di rifiuti: una calza rotta, il pezzo di una scatola da calze con la misura stampata sopra, una busta che aveva contenuto biglietti d'aereo, altri frammenti di lettere, di conti, di giornali, pacchetti vuoti di sigarette di due marche diverse, bustine di fiammiferi vuote e una boccetta vuota che aveva contenuto una prescrizione, col nome e il numero della ricetta, preparata per una certa signorina Masson. Caroline e April fissarono sbalordite quella roba, poi Caroline riannod in fretta la parte superiore della federa.
Sar meglio rimettere tutto dove stava.
Cosa se ne fa di quella roba? osserv April. Non capisco.
Mi domando da quanto tempo dura questa storia... Caroline cerc di ricordare quando aveva visto quella federa sul fondo dell'armadio, ma non ci riusc. Gregg era sempre stata disordinata, d'accordo, per una cosa ingombrante come una federa quasi piena... La settimana precedente non c'era, tanto  vero che, dopo aver comprato le scarpe, aveva messo la scatola proprio nell'angolo sul fondo dell'armadio.
Mozziconi di sigaretta, ripeteva April. Capisci, mozziconi di sigaretta!
Le altre cose non sono molto meglio, osserv Caroline.
Caroline, non credi che Gregg sia pazza?  ben strano raccogliere immondizia.
Forse ha la passione della spazzatura. Si guardarono, e all'improvviso la cosa parve cos divertente che scoppiarono a ridere.
Cosa fa la tua coinquilina? fece comicamente April. Be', l'immondezzaia. Ha soltanto un difetto. Si porta la spazzatura a casa.
Mi dispiace, disse Caroline soffocando dalle risate, non posso uscire con te, stasera. Devo andare a raccogliere un po' di spazzatura. Si asciug gli occhi.
Le metter da parte i miei rifiuti, d'ora in poi, dichiar April.
No. Dei tuoi non sa che farsene. La risata di Caroline si spense. Guard di nuovo April; non c'era pi nulla di divertente ora.  terribile, disse. Ti rendi conto?
Altroch.
Di chi credi che siano?
Non lo so.
S che lo sai.
S, ammise April lentamente, turbata in volto. S, lo so. Anche tu?
Per un po' parlarono d'altro, ma i loro pensieri erano rivolti a Gregg e a ci che le era successo; alla fine, tornarono sull'argomento. Mi ha detto tutto il resto, osserv Caroline. Ma questo non me l'aveva detto.
Forse si vergognava.
Non posso darle torto.
 di lui, vero? disse April.
E di chi altro?
Come se la procura?
Aspetter che David vuoti la pattumiera. O che lo faccia la domestica. So che Gregg non entra mai nell'appartamento, me l'ha detto lei.
Incredibile...
Deve avere un'opinione terribilmente bassa di s, mormor Caroline, per fare una cosa simile. Deve proprio considerarsi uno zero per torturarsi cos.
Quando April se ne and, alle undici, Caroline non aveva sonno. Stava ancora pensando a Gregg e all'immondizia, perch la cosa era troppo strana e la angosciava. Aveva conosciuto altra gente eccentrica, ma si trattava di persone di mezza et un po' toccate, i cui amici ridevano alle loro spalle ma che riuscivano ugualmente a vivere e a tirare avanti nonostante le stranezze. Ma  diverso scoprire che la propria coinquilina, la ragazza che si conosce e con la quale si vive da due anni,  malata di mente. Caroline non ci si raccapezzava. Nessuna di noi farebbe una cosa simile, pensava: n io, n April... nessuna. Se lo sapesse mia madre, direbbe: non puoi vivere vicino a quella ragazza,  malata. E invece April e io abbiamo riso, ci siamo divertite all'idea. Deve esserci una via di mezzo tra la repulsione e la beffa, una reazione equilibrata per capire qual  il problema di Gregg.
Si addorment infine di un sonno inquieto, ma quando Gregg apr la porta Caroline la sent e si svegli. La ragazza accese la luce interna dell'armadio e fece per togliersi la giacca. Oh, disse subito, ti ha svegliato la luce?
No, rispose Caroline.
Mi fa piacere che tu sia sveglia. Possiamo chiacchierare. Hai sonno?
Un po'.
Be', puoi parlare un pochino, vero?
S...
Si mise a sedere sul letto e Gregg accese la luce principale. Il bagliore era accecante, come sempre quando ci si sveglia e si affronta l'impatto della luce elettrica negli occhi. Gregg stava in piedi in mezzo alla stanza, spettrale, pallidissima, gli occhi cerchiati di nero, i lunghi capelli biondi arruffati sulle spalle. Indossava ancora la giacca e teneva le mani sprofondate nelle tasche. Caroline si accorse che erano rigonfie.
Ho scoperto chi  la ragazza, annunci Gregg. Si sedette ai piedi del letto di Caroline, che involontariamente si ritrasse un poco. Le ragazze erano due, ma  la seconda quella che lui preferisce,  sempre l, ora. La prima non si fa pi vedere. Era bruna e aveva la pelle scura, lo so perch portava il rossetto molto carico e aveva una forcina nera. Ho ritrovato il rossetto sulle cicche che buttavano via.
Non ci sono pi dubbi, pens Caroline.
La seconda viene da fuori. Non  di New York, oppure  stata assente per un viaggio. Ha lasciato una busta di quelle dove si mettono i biglietti per l'aereo, della California. Dapprima credevo che fosse un'attrice, poi ho trovato una boccetta di pillole col suo nome sopra, e non mi risulta che esista un'attrice di nome Masson. Tu lo sai?
Caroline scosse la testa.
Ho telefonato alla farmacia facendomi passare per lei, e ho chiesto di rinnovare la prescrizione dicendo che sarei passata a ritirarla. Ma il farmacista ha detto che le pillole contengono codeina e che la prescrizione pu farla solo il medico. Deve trattarsi di un antidolorifico per i dolori mestruali, non di un sonnifero, perch un sonnifero qualunque avrebbe potuto darglielo anche David, lui ne ha. E poi l'ho sentita dire che aveva le mestruazioni. Non  buffo? So tutto di quella ragazza, che rossetto usa, che voce ha, che sigarette fuma, che numero di calze porta, so perfino quando ha le sue cose, e non l'ho mai vista. E lei non immagina nemmeno lontanamente che io so tutto questo.
Oh, Gregg... disse Caroline. Gregg, non fare cos...
Gregg sorrideva, un sorriso statico, appena accennato. Sai cosa ho trovato? Guarda! Tir fuori dalle tasche le mani piene di altri rifiuti e le porse con un gesto tenero, quasi contenessero gioielli. Domani faccio la cernita, disse. Li ho presi dal cestino dell'immondizia di David. La domestica mette tutte queste cose in un sacchetto di carta, e il portinaio viene e lo porta via. Ma da un po' di tempo non trova molto da ritirare.
Gregg, disse Caroline dolcemente, cercando di scegliere le parole con tatto, a che serve tutto questo? Soltanto a renderti infelice. Senti, posso trovarti un posto alla Fabian per un po', ti terresti occupata, incontreresti facce nuove, guadagneresti dei soldi, e a Natale potremmo andare insieme a sciare nel New Hampshire o da qualche altra parte. Per Natale avrai gi messo da parte qualcosa. Questo invece non ti serve a nulla, questo vagabondare, questo... raccattare.
Gregg non la ascoltava. Si era rovesciate in grembo le sue nuove scoperte e le stava setacciando freneticamente. Si chiama Judy, disse. Deve piacergli molto. La voce di David ... diversa quando parla con lei... pi tenera. Non  buffo? So tutto di lei. Chiss se David finir per innamorarsene, voglio dire, innamorarsene sul serio. Cos'avr, lei, che io non avevo?... Ma lo scoprir.

27.

Verso l'inizio di novembre Caroline fece un sogno che la lasci a lungo turbata. Non sapeva con certezza se l'avesse fatto mentre dormiva o nel dormiveglia; se, pi che di un sogno, si fosse trattato di un desiderio. Riguardava Eddie Harris. Eddie era cos vivo, fin nei minimi particolari, e cos immutato, che quasi sembrava stesse comunicando con lei attraverso l'intero continente. Caroline ripeteva a se stessa che era pi che logico sognare Eddie in quel periodo dell'anno: si avvicinavano le vacanze, l'epoca delle feste, delle riunioni familiari, i giorni in cui chi pu farlo si avvicina di pi alle persone che ama. E lei cosa aveva? Paul Landis, qualche corteggiatore occasionale che, senza essere pi interessante di Paul, non era neppure altrettanto simpatico, e una fantasia su John Cassaro, una chimera che, ormai ne era convinta, pi che a darle conforto e a sollevarle il morale le serviva per prendere in giro se stessa. Ma il sogno di Eddie era stato cos reale, la sua voce le aveva parlato con tale soprannaturale chiarezza, da farle rivivere acutamente tutti i sentimenti che aveva provato per lui. Caroline cominciava a chiedersi se per caso Eddie non avesse pensato intensamente a lei in quello stesso momento, e se il sogno non fosse da attribuire a questo.
Eddie le aveva detto di amarla. Ho amato sempre te, le aveva detto; alla fine ho dovuto ammetterlo. Si erano guardati negli occhi e lei aveva avuto la certezza che era vero; le loro mani si erano toccate, avevano capito di appartenere l'uno all'altra. Ma certo! aveva pensato Caroline svegliandosi e rimanendo sdraiata a occhi chiusi, per trattenere gli ultimi brandelli del sogno. Come mai non ci ho pensato prima? Dopo aver visto quell'immagine cos nitida e reale, Caroline era convinta che il destino volesse farle ritrovare Eddie e ricordare a lui la sua esistenza.
L'indomani, in ufficio, di tanto in tanto le torn in mente il pensiero di Eddie, e la sera le venne voglia di scrivergli, come se fosse la cosa pi naturale del mondo.  una sciocchezza, si disse,  solo un capriccio; ed eccomi qui a cercare ogni scusa possibile. Anche ammesso che riesca a scoprire dove si trova Eddie, sono sicurissima che non mi risponderebbe. Cos non saprei mai se ha ricevuto la lettera e non ha voluto rispondere, o se ha dimenticato di rispondere perch, pur essendo una vecchia amica, non conto pi nulla per lui, o se non l'ha ricevuta affatto; e continuerei a chiedermelo, soffrendo inutilmente. Ci nonostante, il giorno dopo chiam l'Ufficio Informazioni, chiese l'indirizzo della Lowe Oil Company di Dallas, nel Texas, e se lo annot. Qualcosa le diceva che Eddie lavorava col suocero, svolgendo brillantemente qualche attivit nelle pubbliche relazioni, perch conosceva bene Eddie, bench fosse passato tanto tempo. Di certo lavorava l. In caso contrario, non sarebbe mai riuscita a trovarlo perch non poteva scrivergli a casa, anche se voleva farlo spinta dalla curiosit e non da intenzioni meschine.
Curiosit, ecco cos'era; se ne rendeva conto ora. Erano trascorsi tre anni da quando Eddie aveva rotto il fidanzamento; a lei erano capitate tante cose, perci era curiosa di scoprire quello che era successo a lui. Le persone che appartengono al nostro passato e hanno contribuito a creare il nostro presente ci restano sempre impresse nella memoria, anche soltanto per il fatto che ci ritroviamo a chiederci come sarebbe stata la vita se le cose fossero andate in modo diverso. Aveva bambini, era cambiato, era diventato un marito pantofolaio, come era capitato a tanti suoi compagni di studi? Perch non dovrei scrivere a Eddie? pensava Caroline. Non sono un pericolo per lui, sono soltanto un'amica curiosa.
Cos, verso la fine della settimana, gli scrisse. Una lettera breve.
Caro Eddie, scrisse a macchina e sulla carta intestata dell'ufficio. Mi sono ricordata che dall'ultima volta che ci siamo visti sono passati ben tre anni e, poich da allora mi sono accadute molte cose interessanti, mi  venuta voglia di scriverti per raccontartele, nella speranza che anche tu voglia raccontarmi quello che  successo a te. Sciocco e ampolloso; ma non riusciva a trovare nulla di meglio. Rilesse parecchie volte ci che aveva scritto, poi sfil il foglio dalla macchina e lo butt via. Caro Eddie, l'altro giorno, mentre sfogliavo un vecchio album di fotografie, mi sono trovata davanti le tue, fatte alcuni anni fa, e mi sei tornato in mente. Ed eccomi qua, voce del passato piena d'interrogativi. Dall'ultima volta che ci siamo visti mi sono successe tante cose interessanti: ho pensato di scriverti per raccontartele, e sarei curiosa di sapere che cosa gli anni hanno portato a te. Dio mio, nemmeno fossimo due ottantenni! Come si spiega che scrivo tante lettere cos disinvolte e intelligenti ai miei autori, e poi per Eddie Harris, che veramente mi sta a cuore, divento una perfetta analfabeta? Alla fine si rassegn a lasciare l'attacco com'era e prosegu raccontando del suo lavoro editoriale, dicendo le cose in modo da far credere che aveva molto prestigio e conduceva una vita allegra e movimentata, accompagnando a colazioni e a cocktail scrittori famosi per discutere e concertare iniziative letterarie. Gli scrisse che viveva a New York, in una casa che divideva con un'attrice. Forse lui l'aveva sentita nominare (se frequenti i teatri, si leggeva fra le righe, avrai senz'altro sentito parlare di Gregg Adams, apprezzatissima nel ruolo dell'ingenua). Gli scrisse anche che si divertiva molto. E tu come stai? Hai bambini? Ricordo che suonavi tanto bene il pianoforte... spero tu non l'abbia abbandonato. Firm, alla fine: Come sempre, Caroline. Come sempre andava bene, poteva voler dire tutto e niente. Prima di perdere il coraggio mise la lettera in una busta per posta aerea e la indirizz a Eddie Harris, presso la Lowe Oil Company, aggiungendo: Personale. Visto poi che era stata cos coraggiosa, e si era presa tutto quel disturbo, scribacchi sulla busta: Si prega d'inoltrare. Almeno avrebbe avuto la certezza che sarebbe stata recapitata e non avrebbe dovuto alimentare le proprie speranze con false scuse, se non avesse ricevuto risposta.
Mise la lettera nella cassetta della posta e stette a guardare il fattorino che la portava via. Fatto! Ma avrebbe ancora potuto correre all'ufficio postale interno, farsi restituire la lettera e strapparla. Per sfuggire alla tentazione usc subito dalla Fabian e corse a casa; tra le sue quattro pareti, al sicuro da ogni pensiero saggio, cominci a calcolare. Due giorni perch la lettera arrivi a Dallas. Facciamo tre, per averne la certezza assoluta. Una settimana al massimo perch Eddie risponda, pi tre giorni perch la sua lettera mi arrivi. Due settimane in tutto. Per quindici giorni non voglio pensarci pi.
Dava una certa tranquillit sapere che c'erano due settimane di terra di nessuno, durante le quali non correva il rischio di sentirsi offesa, o indignata, o delusa, poich nulla di ci che poteva accadere in quelle due settimane sarebbe dipeso da lei. Dopo avrebbe anche potuto aspettare, sarebbe potuta andare all'ufficio postale della Fabian prima ancora che il fattorino avesse iniziato la distribuzione, e avrebbe anche potuto rimproverarsi e arrovellarsi nel dubbio che Eddie avesse capito che voleva riconquistarlo. Dopo sarebbero venuti i patemi d'animo, ma per ora tutto era in pace. Stranissimo. Caroline non si era mai sentita tanto allegra, quell'anno.
Marted pomeriggio John Cassaro le telefon in ufficio. Ne riconobbe all'istante la voce, ma stentava a crederci. Per un attimo le venne il pensiero che fosse uno scherzo di cattivo gusto. D'altra parte aveva sempre saputo, dentro di s, che si sarebbero rivisti, e si sentiva cos strana... distaccata, lontana da lui e dal suo fascino, capace di proteggere se stessa. L'addetta ai manoscritti entr con le braccia cariche mentre Caroline era al telefono, e Caroline le fece un cenno impaziente di andarsene. La ragazza, che masticava eternamente chewing-gum, aveva la mania di gironzolare intorno a chi parlava al telefono aspettando che la conversazione finisse per poter attaccare un inutile bottone di dieci minuti sui manoscritti che aveva portato.
Non ho avuto alcuna difficolt a trovarla, disse John Cassaro. La signorina del centralino ha capito subito chi volevo. Ha detto: Ah, certo, Caroline.
Ha detto cos? Caroline?
Cap allora che voleva stuzzicarla, e stette al gioco. Oh, sono famosa qui, replic allegramente.
Deve ricevere pi telefonate di chiunque altro.
Non saprei.
Ehi, fece John Cassaro. Il mio piccione sente la sua mancanza.  cos avvilito che si  dato all'Alka-Seltzer.
Caroline rise. Effetti dell'alcol, disse. Non me la d a bere.
Perch non viene a constatare lei stessa?
Be'...
Venga a trovarmi quando esce dall'ufficio.
Il mio appuntamento con John Cassaro, pens Caroline. Mi sento di fissarlo per questa sera? Mi sentir mai di fissarlo, a pensarci bene? Rispose con un tono che non voleva dare importanza alle parole: Non posso, ho un altro impegno.
Oh? Col suo ragazzo?
Non ho un ragazzo.
Allora lo mandi a quel paese e venga a trovarmi. Lui non ce l'ha un piccione come il mio. Non  vero?
Posso scommetterci che non ce l'ha, pens Caroline. Con pi risolutezza ripet: Non posso.
Quel tizio deve starle proprio a cuore.
Non si tratta di questo. Ma se lo mando a spasso e gli racconto una frottola... se un giorno per caso dovessi rimandare un impegno con lei, lei non mi crederebbe. Cosa le saltava in mente ora? Quella sera non aveva proprio nulla da fare; perch aveva detto di no a John Cassaro e poi gli aveva fatto capire che l'avrebbe visto volentieri in un'altra occasione?
Ha ragione, disse John Cassaro. Ha ragione al cento per cento. Lei  una cara ragazza. Si diverta, stasera.
Grazie.
Arrivederci.
Cassaro fu il primo a riattaccare, e Caroline riabbass il ricevitore lentamente, rendendosi conto solo in quel momento di quanto fosse nervosa. Aveva le mani gelate e dentro una sensazione di vuoto, come se avesse fame. Cerc di immaginare come si sarebbero svolte le cose se fosse andata da John Cassaro: lei sempre pi nervosa, lui sempre in agguato, scoccandole le frecce avvelenate del suo fascino; quell'esperienza l'avrebbe lasciata con i nervi scossi. Non le dispiaceva, in fondo, di aver rifiutato, anche se non l'avesse chiamata mai pi. Anzi, non l'avrebbe pi chiamata di certo. Non si pu ferire l'orgoglio di una celebrit come John Cassaro e poi illudersi che voglia ritentare la prova. Per John Cassaro lei era un capitolo chiuso, un'impresa abbandonata prima ancora di cominciare. Ma forse Eddie le avrebbe scritto... Ecco perch si sarebbe sentita cos infelice nell'appartamento di John Cassaro: il suo cuore sarebbe stato altrove. Era costretta ad ammettere che le interessava molto di pi sapere se Eddie pensasse ancora a lei; le interessava al punto da non osare nemmeno pensarci.
Certe mattine, se Caroline arrivava in ufficio con dieci minuti di ritardo, la prima posta era gi sul tavolo, infilata sotto il bordo di cuoio del tampone della sua scrivania. In questo modo era pi facile affrontare quegli ultimi giorni prima dello scadere delle fatidiche due settimane, perch c'era una consegna della posta in meno da aspettare ansiosamente, chiusa nel suo ufficio come un animale in gabbia. Nonostante il proposito di non pensarci, non le riusciva del tutto: chiss, la lettera poteva aver impiegato solo due giorni ad arrivare, lui poteva aver risposto il giorno stesso. Quando entr in ufficio quel mercoled, alle nove e un quarto, la posta era l, e sporgeva da sotto il tampone come un ventaglio bianco. Ma una delle buste aveva la carta azzurra, con gli orli bianchi, rossi e blu della posta aerea. Caroline la afferr, col cuore in gola. Nome e indirizzo erano scritti a mano, e gi nel breve istante necessario a riconoscere la calligrafia, dimenticata ma familiare, l'occhio era corso al timbro: DALLAS, TEXAS.
Non le riusc di trovare il tagliacarte; lacer la busta con le unghie, con mani tremanti, badando a non strappare la lettera. Si lasci cadere sulla sedia girevole e lesse; la calligrafia era cos cara, cos nota, cos immutata, da toglierle quasi il respiro.
Cara Caroline,
sono stato molto felice di ricevere tue notizie. Pensavo che ormai mi avessi completamente dimenticato. La tua vita a New York deve essere meravigliosa.  passata davvero un'eternit a pensarci bene - tre anni - forse pi lunghi per me che per te. Non ho molto da raccontarti. Abbiamo una bambina di un anno, e si chiama Alexandra, Sandy per noi. Lavoro con mio suocero, faccio qualcosa di indefinibile, non-geologico e non-direttivo, se riesci a immaginare che cosa possa essere. A volte credo non lo sappia nemmeno mio suocero! Abbiamo una casa fuori citt che dista soltanto mezz'ora di macchina da Dallas. Abbiamo una stupenda piscina a forma di cuore e due enormi cuccioli di dalmata, davvero bellissimi.
Verso la met di dicembre verr per lavoro a New York, mi tratterr una settimana. Posso telefonarti in ufficio? Mi piacerebbe rivederti, e se ti dicessi che  per ricordare i vecchi tempi sarebbe solo una mezza verit. Forse potremmo pranzare insieme.
Come sempre,
Eddie
Caroline rilesse la lettera tre volte prima di piegarla e rimetterla nella busta. Cosa significava: forse pi lunghi per me che per te? Che un lungo tempo aiuta a dimenticare? O che l'aveva rimpianta pi di quanto lei immaginasse? Conosceva Eddie abbastanza bene da sapere che non avrebbe mai scritto o detto una cosa meschina, neppure inavvertitamente: era troppo intelligente. Quindi di certo aveva voluto dire che il tempo gli era sembrato lungo perch l'aveva rimpianta. Mi ha rimpianto! E le altre ragioni per cui voleva vederla... Infil subito un foglio nella macchina da scrivere.
Caro Eddie, telefonami pure, sar felicissima di pranzare con te. Eccoti il numero del mio ufficio...
Aveva un calendario sulla scrivania, avrebbe cominciato a contare i giorni. Mancavano poco pi di quattro settimane al quindici di dicembre.

28.

Gli ottimisti incorreggibili sono quelli che dicono sempre: Domani andr meglio, e intendono domani alla lettera o, al massimo, la settimana ventura. Chi ha maggior senso pratico, e quindi pi probabilit di avere ragione, pensa a lungo termine, ad esempio un anno. April Morrison, la cui filosofia non aveva mai contemplato il lungo termine e si riassumeva in per oggi non voglio pensarci, altrimenti soffrir due volte, stava facendo per la prima volta in vita sua un bilancio sul lungo periodo. Era il dieci dicembre e stava riordinando e mettendo in valigia i suoi effetti personali. Un anno fa, pensava meravigliata, pochi giorni prima di Natale ero la ragazza pi disperata del mondo. Oggi sono la pi felice.
La sera in cui era andata a casa dei genitori di Dexter Key per chiedergli di tornare con lei sembrava cos lontana che ormai poteva affrontarne il ricordo senza pi sentirsi umiliata e senza soffrirne. Era stato un errore, come tutta la sua relazione con Dexter Key, ma una ragazza aveva il diritto di sbagliare. Quando pensava alla sua storia con Dexter, la vedeva ora come una relazione, ora come un idillio, secondo l'umore; ma di tanto in tanto, ricordando quello che le aveva fatto, si chiedeva come avesse potuto amarlo. Ricordava come lui dicesse sempre: Andr tutto bene. Ricordava specialmente come l'aveva detto la sera in cui gli aveva annunciato che stava per avere un bambino. Come era stata felice in quel momento, felice e spaventata ma piena di fiducia nel futuro! Ora si rendeva conto, confusamente, che quando Dexter aveva detto: Andr tutto bene, l'aveva detto per rassicurare se stesso, non lei. Pazienza, non gli avrebbe mai serbato rancore. L'aveva desiderato cos disperatamente, era stata colpa sua non aver compreso che uomo fosse. E adesso che aveva Ronnie tutto il resto non era che un fatto doloroso e crudele accadutole tanti e tanti anni prima - un fatto anche dolce, sotto certi aspetti, sebbene April cominciasse a compiere un certo sforzo nel guardarsi indietro e ricordare quali.
Rimase sorpresa nel rinvenire sotto il lavello parecchie bottiglie vuote di gin. Non le aveva mai gettate via e aveva dimenticato che fossero l. Mentre le andava a depositare tra i rifiuti fu tormentata dal ricordo di altre notti, umilianti pi di qualsiasi pensiero riguardante Dexter Key. Ma anche quelle appartenevano al passato, e alla fine sarebbe riuscita a dimenticarle.
Si era chiesta seriamente se fosse il caso di confessare tutto a Ronnie. Questi era tornato a New York una settimana prima e si erano visti tutti i giorni; si erano tenuti la mano per la strada come due quindicenni, avevano chiacchierato per ore di se stessi e del loro avvenire seduti a un tavolino rotondo in un caff del Village, si erano baciati pieni di meraviglia e trasporto nell'appartamento di lei, e avevano discusso sul numero di bambini che avrebbero avuto. Alla fine Ronnie aveva detto, come se la cosa fosse gi sottintesa: Sto qui a far progetti sulla nostra futura famiglia e non ti ho nemmeno fatto la richiesta ufficiale. Aspetta... E aveva preso la mano di lei tra le sue: April, vuoi sposarmi?
La felicit le gonfiava il petto e la gola, le riempiva gli occhi di lacrime: April non osava parlare per paura di scoppiare a piangere. Accennava di s con la testa, appoggiando la guancia sulla mano di lui; alla fine l'aveva guardato dicendo: S, certo che voglio. Erano rimasti cos a lungo, Ronnie col braccio attorno a lei, lei con la testa sulla sua spalla, e l'unica cosa che April riusciva a pensare era: sono felice, felice, felice, come se uno sciocco ritornello si ripetesse all'infinito nella sua testa. Poi aveva cominciato a chiedersi se doveva parlargli degli altri.
Era giusto dirglielo: l'avrebbe scoperto ugualmente, del resto, dopo sposati. Era terrorizzata all'idea che se ne accorgesse. Come l'avrebbe giudicata? Non avrebbe saputo quanti, ma avrebbe saputo che qualcuno c'era stato. Lo vedeva felice, come poteva dirglielo? Non si pu saltar su all'improvviso e dire: ah, tra parentesi, visto che dobbiamo sposarci, mi  venuto in mente che forse non ti ho raccontato di aver avuto un amante. Come poteva dirglielo?
Alla fine chiese consiglio a Caroline, che era la ragazza pi assennata e comprensiva che conosceva.
Sei una stupida se glielo dici, dichiar Caroline. Cosa vuoi fare, offrirgli un coltello e dirgli di tagliarsi la gola?
Ma avere un segreto come questo...
 un segreto che deve rimanere tale.
Ronnie mi stima. Come dire... mi tiene su un altare.
E non se ne pentir. Tu lo ami, intendi essergli fedele e renderlo felice per tutta la vita, s o no?
Naturalmente!
Allora cos'hai intenzione di fare, raccontargli che sei stata una ragazza facile e che hai la coscienza sporca? Non credi che anche lui abbia avuto altre ragazze?
Oh, ne sono certa, rispose April.  stato nell'esercito.
E ti piacerebbe che lui te ne facesse un resoconto con tutti i particolari?
Neanche per sogno!
Sar peggio ancora se lo farai tu a lui, disse Caroline. Credimi, sarebbe peggio. Se tu avessi incontrato Ronnie due anni fa, non ti sarebbe successo niente. Sei stata solo sfortunata. Tu avresti sposato Dexter,  stato lui che non ha voluto. Non siamo responsabili di aver incontrato le persone sbagliate; possiamo soltanto dirci fortunati quando incontriamo quelle giuste. A Ronnie interessa la tua vita con lui da adesso in poi, non quello che hai fatto prima di conoscerlo. Se parli a Ronnie di Dexter e degli altri non ti rivolger mai pi la parola.
Non glielo dir, promise April.
E farai bene a dimenticarli pi in fretta che puoi.
Ma... obiett April. Io... lui se ne accorger. Se ne accorger per forza, quando saremo sposati.
Caroline si morse le labbra. La prima volta, con Dexter, chiese sottovoce, ti ha fatto male? Ha dovuto smettere? C' stato...
Un segno?
Caroline annu.
April scosse la testa, meravigliata. No, disse lentamente, sorpresa lei stessa al ricordo di come si erano svolte le cose quella sera. No.  andato tutto benissimo.
Alcune ragazze hanno questa fortuna, disse Caroline. Sposa il tuo Ronnie, e quando verr al matrimonio vedi un po' se ha un amico simpatico come lui per me.
 impossibile che un suo amico sia meraviglioso come lui, rispose April allegramente. Ma cercher.
E ora stava facendo le valigie, stava dicendo addio al suo piccolo alloggio, a New York e al lavoro che non aveva mai amato abbastanza per doverlo rimpiangere. Che strano potersene restare a letto fino alle dieci del mattino, e poi ritagliare ricette dalle riviste per preparare pranzetti che piacessero a Ronnie, e sapere che c'era qualcuno che sarebbe tornato da lei ogni sera, che aspettava solo di tornare a casa da lei, che si sarebbe diretto verso il loro nido come una rondine l'inverno vola al sud d'istinto, per trovare calore, affetto, vita. Cose che prima avevano solo uno scarso interesse: tovaglie esposte nelle vetrine, lenzuola ricamate, argenteria, ora assumevano un profondo significato. Aveva contemplato quegli oggetti quando era innamorata di Dexter, ma con spirito diverso. Dexter aveva un proprio appartamento, gi corredato di tutto, e quando aveva pensato di sposarlo l'aveva fatto sempre con l'idea di trasferirsi da lui, nel rifugio delle sue braccia. Ronnie preferir le lenzuola celesti o bianche? si chiedeva, decisa a scegliere secondo il gusto di lui. A Dexter invece non si poteva chiedere di che colore preferisse le lenzuola, avrebbe alzato le spalle e assunto un'espressione infastidita, perch quei discorsi lo spaventavano. April cap per la prima volta che Dexter l'aveva trattata male perch aveva paura.
Le ragazze dell'ufficio le avevano offerto un pranzo d'addio quando aveva presentato le dimissioni, e per qualche minuto le era sembrato di vivere un sogno: una festa per lei, dopo che per tre anni non aveva fatto che partecipare a quelle in onore delle altre. Ora era lei a indossare l'abito delle grandi occasioni, con l'aria di finta sorpresa e il sorriso che era cos spontaneo, tanto era felice. Voleva bene a tutte, persino a quelle con le quali aveva a stento scambiato un paio di frasi. Com'erano gentili a venire al pranzo in suo onore, a festeggiarla, a offrirle un regalo. April aveva aperto il pacco con apprensione, preparandosi a emettere gridolini di gioia mentre scioglieva il nastro d'argento guarnito di piccole campane nuziali di carta; sapeva per esperienza che il regalo era di solito qualcosa di banale e di inutile che una delle dattilografe aveva trovato carino. Si trattava invece di una camicia da notte bianca di nailon, corta e pieghettata, con bocciolini rosa e celesti ricamati sul carr, la pi bella camicia da notte che April avesse mai visto. Mentre la reggeva in modo che tutte potessero vederla, colse lo sguardo raggiante di Caroline dall'altra parte del tavolo e cap che era stata lei a sceglierla. Ma certo! Caroline conosceva bene i gusti di April.
E le aveva anche fatto un regalo personale che le sarebbe servito durante il viaggio: una valigetta da notte di pelle bianca con le iniziali in oro e lo spazio, sotto lo scompartimento degli accessori da toeletta, per la camicia da notte e le pantofole. April fece scorrere le dita sulle iniziali d'oro, A.M.W., come se stesse leggendo il Braille. Che effetto meraviglioso facevano: A.M.W. Cos simmetriche. E cos naturali.
Chiuse una valigia e cominci a riempirne un'altra. Da un momento all'altro sarebbe arrivata Caroline, che veniva a darle una mano e a salutarla. Poi l'avrebbe raggiunta Ronnie, e sarebbero partiti con la nuova station wagon rossa fiammante. Quando April aveva saputo che Ronnie aveva comprato la macchina nuova solo per portarla a casa con pi comodit di quanta ne offrisse la sua vecchia bagnarola sgangherata, era quasi scoppiata in lacrime.
In tutta la citt venivano messi gli addobbi natalizi, un grande albero sorgeva in Rockefeller Plaza e altri pi piccoli lungo la striscia centrale di Park Avenue. Si sentivano canti e musiche nei negozi dove April aveva comprato parte del suo corredo, e ci le ricordava i Natali passati e quello che si avvicinava, dandole un senso di eccitazione misto a una tristezza vaga, sempre pi remota. Ci sarebbero sempre state cose cariche di significati, e quei significati avrebbero formato i ricordi. Ma d'ora in poi tutti i suoi ricordi sarebbero stati belli. April lo sentiva. Il campanello d'ingresso squill, e lei corse ad aprire. Era Caroline.
Ciao, grid Caroline abbracciandola. Hai gi fatto quasi tutto... e per me che rimane?
Siediti l e parla con me.
Vuoi che ti passi la roba dall'armadio?
Oh, grazie.
Guarda questo! grid Caroline. Il vestito nuovo.  splendido.
 per il viaggio di nozze. Dovr infilarmi anche un soprabito, per, a febbraio fa ancora molto freddo. Guarda il soprabito nuovo,  l in quella scatola.
Caroline apr la scatola che stava sul tavolo ed esclam ammirata: Oh, bellissimo!
Avevi visto la mia tenuta da casa? Non  divertente? April sollev un paio di pantaloni di velluto rosso e un camiciotto di raso bianco.
Delizioso. L'abito da sposa quando arriva?
Me lo stanno accomodando. Lo spediscono direttamente a casa.
Caroline era in piedi vicino alla finestra. Guardava il giardino d'inverno sottostante. Pensa un po', disse, hanno appeso qualche decorazione natalizia a quell'alberello laggi. Povera pianta,  quasi senza foglie, ha un aspetto cos buffo.
April si avvicin per guardare da sopra la spalla dell'amica.  soltanto un alberello spelacchiato, eh? osserv sorpresa. Pensare che mi sembrava meraviglioso.
D'inverno sembra ancora peggio.
Sar cos. Ma anche questo appartamento  uno squallore, guardalo! Si gir a contemplare la stanza, allargando le braccia. Tutti i piatti scompagnati, le posate sono di stagno, e guarda quel letto nella parete! Nessuno pi ha un letto incassato nel muro. Sai una cosa? Aveva persino una molla rotta nel mezzo che mi ha deliziato per due anni.
Caroline sorrise. Ti ricordi come eri entusiasta quando ci sei venuta ad abitare?
Gi... Sai cosa stavo pensando? Quando sar andata via un'altra ragazza si sistemer qui tra una settimana o due e penser che questa sia una reggia, proprio come lo era per me.
Magari sar una vecchia vedova in pensione, con tre o quattro gatti, disse Caroline.
No, sar una ragazza, lo sento, ribatt April. Deve essere una nuova, come ero io. Vorrei poterle lasciare un biglietto o qualcosa del genere.
Un biglietto? In che senso un biglietto? chiese Caroline meravigliata.
Non lo so neanch'io di preciso. Qualcosa che dica pressappoco: So quello che provi. Vorrei che qualcun'altra l'avesse fatto per me. Oh, be', era soltanto un'idea. Si strinse nelle spalle.
Capisco cosa vuoi dire, rispose Caroline lentamente. Nessuno pensa mai che altre persone abbiano esattamente i nostri stessi problemi e gli stessi sentimenti. Crediamo sempre di essere i soli.
Oh, quanto mi mancherai! disse April. Mi mancherai moltissimo!
Anche tu, disse Caroline. Pi di quanto ti mancher io, perch tu avrai Ronnie.
Ci scriveremo sempre.
Naturalmente.
Molta gente dimentica di scrivere, come le ragazze che erano a scuola con me, ma tu e io non lo dimenticheremo. Vero?
S, disse Caroline, e ad April parve che avesse un tono un po' triste e l'aria un po' assente, come se il cuore le dicesse il contrario. Noi due non smetteremo di scriverci. Poi si rasseren e sorrise. Ma ci vedremo tra due mesi soltanto, al tuo matrimonio, e in primavera, quando tu e Ronnie andrete in Europa, dovrete fermarvi prima a New York.
Faremo una rimpatriata, promise April allegramente. Ma pensa, Caroline... l'Europa!
In quel momento squill il telefono e April rispose.
Tesoro, disse Ronnie. Sei pronta? Com'era affettuosa la voce di lui, com'era gentile.
Manca l'ultima valigia, rispose April. Tu sei pronto?
S. Tra cinque minuti scendo a pagare il conto e tiro fuori la macchina. Posso parcheggiare davanti a casa tua?
Certo, disse April, ho visto altra gente che lo fa. Ebbe la rapida visione di una lunga limousine nera, ma la scacci in fretta. Tra breve avrebbe visto un'automobile rossa fiammante ferma lungo il marciapiede al posto di quella, e la nuova immagine le sarebbe rimasta impressa per sempre. A tra poco, amore.
Cacci alla rinfusa nella valigia le ultime cianfrusaglie, correndo ad aprire i cassetti per vedere se aveva dimenticato qualcosa, pigiando una boccetta di profumo mezza vuota e qualche vecchia lettera nella borsa gi stracolma. Il vantaggio di viaggiare in macchina, disse,  che non c' bisogno di organizzarsi molto. Un'ultima corsa allo specchio per un ritocco di cipria e rossetto, poi fu pronta. Si guard attorno. Mio Dio, questa vecchia topaia. Non  mai stata tanto in ordine. La stanza aveva assunto un aspetto impersonale, priva di ogni segno di vita; tuttavia l erano successe tante cose, e April non si rassegnava a voltarle le spalle senza nemmeno un addio. Ma non sapeva cosa fare, cos se ne stava sulla soglia, circondata dai bagagli, e guardava. Prima Barbara, pensava, ora io. Una alla volta, lasciamo tutte questo condominio.
Squill il campanello e April si gir per aprire a Ronnie, che venne avanti e si chin a baciare la fidanzata sul collo con un gesto rapido, spontaneo. Ciao, disse. Salve, Caroline. Afferr due valigie, una per mano.
April prese la borsa da viaggio e si chin per prendere la terza valigia. No, la ferm Ronnie, lascia stare. Torno a prenderla io.
Vuoi rifare tre piani di scale? Non  necessario.
Sta' buona, replic Ronnie allegramente, e scese gi correndo.
 proprio dolce, disse Caroline. Ti vuole molto bene.
Lo so.
Ferme sulla soglia si sorridevano, rimandando i saluti in attesa che Ronnie risalisse. Questi fu di ritorno poco dopo e prese la valigia e la borsa da viaggio. Si va, disse April, chiudendo per l'ultima volta la porta del suo appartamento.
L'aria era frizzante ma gradevole, quel freddo asciutto che induce a chiedersi come non ci si sia mai accorti di quanto  piacevole l'inverno. Il sole splendeva con una luminosit abbagliante, facendo scintillare i frammenti di mica dell'asfalto. Un bimbo, o un sognatore, si sarebbe chinato a raccogliere ci che l'occhio aveva scambiato per un gioiello; poi si sarebbe rialzato, imbarazzato, sperando che nessuno l'avesse notato, ma prima o poi sarebbe di nuovo caduto nell'illusione. All'interno del guanto April sentiva la pressione dell'anello di fidanzamento e vi premette contro le altre dita. Una fascetta di platino in cui era incastonato un diamante. Preferisco che lo scelga tu, aveva detto a Ronnie, e che sia una sorpresa. Lui l'aveva accontentata, e aveva scelto proprio l'anello che lei desiderava.
Ronnie sistem le valigie di April nel portabagagli della macchina, accanto alle sue, poggiandovi sopra con cura la scatola col vestito nuovo.
Bene, disse Caroline.
Ronnie le tese la mano e si scambiarono una stretta cordiale. Sei l'amica pi cara di April, disse. Mi mancherai, anche se ci conosciamo da poco. Spero verrai a trovarci, qualche volta.
Grazie, rispose Caroline. Forse riuscir a venire. Si rivolse ad April.
Oh, Caroline, sospir questa. Per la prima volta si rendeva conto che era vero: stava per andarsene, stava per lasciare New York e le sue amiche, e dopo il viaggio in Europa forse non sarebbe pi tornata. Come poteva saperlo? Forse avrebbe avuto subito un bambino, avrebbe fatto altre amicizie: quando si abita in un posto  difficile allontanarsi... Baci Caroline sulla guancia. Arrivederci, Caroline.
Arrivederci, April. Fate buon viaggio. E auguri... auguri per tutto.
Anche a te, disse April sottovoce. Di tutto cuore. Ti auguro di ottenere tutto quello che desideri.
Grazie, mormor Caroline.
Arrivederci.
Arrivederci.
Poi April gir intorno alla macchina. Ronnie le stava tenendo aperto lo sportello, e lei prese posto sul sedile. I raggi del sole, riflettendosi sul finestrino, erano cos abbaglianti che April riusciva a stento a distinguere Caroline ferma sul marciapiede; intravedeva solo una silhouette scura. Agit la mano in segno di saluto, e la silhouette fece altrettanto. Allung quindi una mano dietro di s per mettere la sicura allo sportello. Ronnie si sistem al volante e accese il motore, lasciando che la macchina si riscaldasse un poco. Guard April, e le sorrise in silenzio. Lei gli restitu il sorriso, e la gola quasi le si chiuse per la tenerezza e la felicit. Ehi, disse piano.
Che c'?
Stiamo partendo davvero.
Gi.
Si fece pi vicina a lui, mettendogli le mani attorno al braccio.
Mentre avanzavano attraverso la citt, April osservava dal finestrino i luoghi dove s'erano svolte, durante quei tre anni, le sue avventure. Come erano squallidi, d'inverno, eppure l'avrebbero sempre riempita d'emozione. Ecco una zona della citt che non conosceva, ed ecco infine l'autostrada, fiancheggiata dal gelido fiume azzurro, che in quella giornata di sole dava un'ingannevole idea di tepore. Lanci un ultimo sguardo dal finestrino posteriore ai grattacieli che svanivano alle spalle, poi si volt a fissare la strada e le mani di Ronnie sul volante. Non pensava pi alla citt, non la rimpiangeva affatto.

29.

Per le persone che hanno qualcosa nel presente  pi facile lasciarsi alle spalle il passato, anche se  impossibile dimenticarlo del tutto. Quando arriva l'inverno, la primavera  un vago ricordo, un periodo cui guardare con nostalgia, ma  l'inverno il qui e ora, e richiede tutte le nostre energie. Se la primavera svanisse completamente, se non ne rimanesse nulla, solo un abisso, se ci fosse anche soltanto lontanamente immaginabile, allora dovremmo vivere per sempre nel ricordo della primavera, oppure diventare anche noi parte dell'abisso. Lo stesso a volte pu dirsi dell'amore, ma solo a volte. Ci sono amori che resistono per anni, inesplicabilmente, nonostante gli innamorati siano divisi e senza alcuna speranza di potersi ritrovare se non come amici distanti e cordiali. Caroline pensava a tutte queste cose mentre strappava i fogli del suo calendario da tavolo, aspettando il ritorno di Eddie Harris a New York.
Sar come prima? diceva a se stessa. Sar almeno quasi come prima? Ora che il quindici dicembre era molto vicino passava di continuo da un senso di diffidenza allo stato di esaltazione di una sposa. Ridicolo, diceva fra s; ma non si era mai sentita cos in vita sua. Non era pi la stessa, ma una ragazzina che aspettava, in adorazione innocente, il realizzarsi di un sogno. Poi, quando i timori la sopraffacevano, si preparava a una delusione, alla scoperta che tutto sommato Eddie era un uomo come gli altri, e poteva apparirle n pi n meno che il prototipo del marito giovane, che estrae dal portafogli la fotografia di un beb, parla del suo lavoro e racconta come ha cominciato a giocare a golf. L'immagine le gelava il sangue. Ricordava che, ai tempi del college, quando lei ed Eddie si amavano, avevano letto insieme Tenera  la notte. A casa, prese il libro dallo scaffale e lo rilesse. C'era una scena, a un certo punto, che descriveva l'incontro tra un uomo sposato e una ragazza amata qualche anno prima, un incontro che non terminava nel disgusto, ma in qualcosa di ancor pi sconvolgente: l'assoluta mancanza di interesse. I due erano cambiati; nel ritrovarsi, era seguita tra loro una relazione breve e senza amore e subito si erano allontanati l'uno dall'altra, senza rimpianto, senza rendersi veramente conto di ci che avevano perduto. Se questo accadesse a me e a Eddie, pens. Oh, no... Eppure sarebbe stato forse pi misericordioso. Si sarebbe liberata del pensiero di lui, del suo incantesimo, e avrebbe potuto guardare all'avvenire, qualunque esso fosse. Se avesse scoperto che Eddie le suscitava solo indifferenza, non sarebbe stato meglio? Sarebbe stato pi sensato, e pi indolore. Avrebbe ripreso la sua solita vita, dicendo: be',  finita. Ma solo a pensarci le veniva voglia di piangere.
In fondo a un cassetto, sotto le maglie di lana, teneva l'album con le fotografie del college, ben nascosto perch conteneva troppi ricordi di lei ed Eddie insieme ai loro amici. Accanto all'album c'era un grande ritratto di Eddie in una cornice d'argento annerita dal tempo. Per la prima volta da quando si era trasferita a New York tir fuori le foto e le guard. Aveva quasi paura di rivedere Eddie: guard prima se stessa. Che aspetto giovanile aveva! Pi tenero, con i lineamenti pi morbidi, proprio il viso di una fanciulla. Si convinse che ora era pi graziosa, aveva pi stile e si chiese se Eddie l'avrebbe trovata molto diversa. Ed Eddie? Il volto di lui le balz incontro, cos familiare, cos amato, che involontariamente allung le dita per sfiorargli le labbra e accarezzargli le guance. Lo amava tanto. Avesse almeno potuto baciarlo! Niente di strano che avesse nascosto le foto nel cassetto: guardare quell'ingrandimento ogni giorno le avrebbe spezzato il cuore.
Ma ora, per un po', poteva affrontarlo di nuovo. Mise l'album sul tavolino e il ritratto in cornice sul cassettone. Eddie. La sua presenza sembrava riempire la stanza. E nel guardare la fotografia, Caroline ricord esattamente - per la prima volta in quasi due anni - la voce di lui, in ogni sfumatura e in ogni accento, come se gli avesse parlato quella mattina: leggermente roca, dolce, quasi gutturale, colma di un indefinibile fascino, e sempre allegra.
Ricordava quando quella voce aveva fatto progetti per loro due, e ancora le faceva male. Si ripeteva le parole di lui e diceva a se stessa che avrebbero potuto ancora avverarsi, ma sotto sotto la ferivano. Era spaventoso aver creduto cos incondizionatamente in una cosa che significava tutto e poi scoprire che non esisteva affatto.
Possedeva ancora i dischi che avevano ascoltato insieme, che non aveva pi avuto il coraggio di sentire da allora. Erano vecchi settantotto giri, e quando mise il primo sul grammofono la colp dapprima il suono cos diverso, deformato, distante. Poi la melodia la prese, e ogni cosa le ritorn cos rapidamente e con tanta forza che scatt in piedi e cominci e passeggiare per la stanza, danzando un poco al ritmo della musica, pensando a Eddie e a se stessa di tre anni prima e quasi tendendo le mani all'immagine di lui. Le sue labbra si muovevano mentre gli parlava, un po' con le parole che gli aveva detto quando avevano ascoltato insieme quei dischi e avevano fatto l'amore - quello vero, non una finzione tra due estranei, ma un sentimento di tenerezza e intimit e grande passione, sempre alimentato da gesti romantici - un po' con le parole che avrebbe voluto dirgli ora. Un sogno a occhi aperti in cui Eddie era l nella stanza, tornato da lei, e in cui entrambi comprendevano che nulla, in realt, era mutato.
Come finivano presto quei dischi di vinile, solo pochi seducenti minuti e poi bisognava correre per rimettere la puntina all'inizio. Caroline si inginocchi accanto al grammofono e lo spense. Ancora due giorni. Due giorni...
Il giorno dopo, durante la pausa pranzo, and da Saks e compr profumo, colonia e olio per il bagno, la stessa fragranza che usava quando era fidanzata con Eddie, e non aveva pi usato da allora. Aprendo il flacone, seduta alla scrivania, fu quasi colta da vertigine a quell'odore familiare: un effluvio di fiori, di ricordi, di felicit perduta, che non poteva suscitare in nessun altro l'effetto che aveva su di lei. Domani. Domani...
Quella sera and a letto alle nove per avere un aspetto riposato il mattino dopo, ma non riusciva a dormire. Forse Eddie non sarebbe arrivato l'indomani, pensava; forse sarebbe arrivato il giorno seguente. Ce la far ad aspettare un altro giorno? Ho gi aspettato tanto. Ma sapeva che, se fosse stato necessario, avrebbe aspettato un giorno, una settimana, un'eternit, dato che niente poteva essere tanto lungo come quella insonne notte di vigilia.
Gregg rincas alle tre, in punta di piedi. Caroline gir la faccia contro il muro e finse di dormire. Non voleva, non poteva stare ad ascoltare il resoconto di Gregg sui nuovi segreti scoperti frugando nella pattumiera di David Wilder Savage. Stanotte no. Voleva bene a Gregg, soffriva per lei; ma in quella particolare notte d'attesa voleva sentirsi sola, intatta, pura, lontana da qualsiasi discorso di nevrosi, di cuore infranto o di aberrazione. Mentre aspettava l'arrivo di Eddie voleva essere Caroline, non il ricettacolo del dolore di qualcun altro, non una ragazza che aveva sofferto ed errato a sua volta, ma semplicemente Caroline dal cuore pieno d'amore e meraviglia e speranza. L'ultima cosa che vide prima di addormentarsi fu la lancetta luminosa dell'orologio che segnava le quattro.
Alle nove era in ufficio, seduta alla scrivania con le mani contratte sui braccioli della sedia girevole, fissando il telefono quasi potesse costringerlo a squillare. Sapeva che era sciocco, che Eddie probabilmente dormiva o non era ancora arrivato, e tuttavia non poteva resistere. Cerc di leggere un manoscritto, ma si sorprese a rileggere per la quarta volta lo stesso capoverso senza afferrarne il senso e fin per metterlo da parte. Era sleale verso l'autore, tanto valeva che se ne stesse l seduta a soffrire. Alle undici meno un quarto il telefono squill. Caroline trasal con un sobbalzo di sorpresa, e agguant il ricevitore. Pronto?
Caroline, disse Eddie.
Quella voce, quell'unica parola, erano cos intime e familiari da comunicarle un tremito immediato. Il cuore le martellava. Eddie? Eddie? Ciao! grid con calore.
Eddie parve sollevato; la sua voce arriv attraverso il filo pi sicura, rinnovando i ricordi di Caroline, facendoglielo sentire pi vicino. Come stai, Caroline? disse Eddie; poi, senza nemmeno aspettare la risposta: Dalla voce si direbbe benissimo.
E tu come stai, Eddie?
Lui fece una risatina. Sono stato sveglio tutta la notte sull'aereo. Ho gli occhi rossi e un barbone nero. Vuoi che ci vediamo per pranzo?
Naturalmente! A che ora? Dove?
A mezzogiorno? O  meglio l'una, per te?
No, a mezzogiorno va benissimo.
Bene, sono al Plaza. Una pausa. Penso sarebbe meglio... dato che non ci vediamo da tanto tempo e vorrei parlarti senza una folla di estranei che ci ascolti... puoi venire qui da me?
S...
Caroline prese in fretta e furia una matita dal portapenne, rovesciandolo tutto sul tavolo, e si annot il numero della stanza di Eddie.  una suite, spieg lui, proprio in fondo al corridoio. Quando esci dall'ascensore, continua a camminare, tenendoti sempre sulla sinistra.
S...
Ci vediamo, allora, concluse lui a voce pi bassa. A mezzogiorno.
S...
Avevano parlato entrambi come se si trattasse di un appuntamento di lavoro. Eppure, quell'abbassarsi della voce, quel desiderio di vederla in un luogo privato, erano segni di emozione. Caroline si precipit in bagno: si lav il viso, sebbene se lo fosse lavato non molto tempo prima, si rifece il trucco, usando appena i cosmetici per avere un'aria naturale, si profum di nuovo il collo e i capelli, controll infine per la dodicesima volta che la cucitura delle calze fosse dritta. Si pettin almeno quindici volte prima di dirsi soddisfatta del risultato, pur rendendosi conto con disappunto che sarebbe bastato salire e scendere dal taxi perch il vento di dicembre sciupasse tutto il suo accurato lavoro. Le undici e mezzo. Non poteva tornare in ufficio, era troppo nervosa.
Percorse tutto il corridoio fino alla vecchia stanza di April. Buffo, da quando April se n'era andata Caroline a volte continuava a dirigersi verso quell'ufficio, dimenticando che era vuoto, che la sua amica non sarebbe stata l per parlare e condividere il suo segreto. Solo perch le dava una certa calma, Caroline apr la porta della stanza di April ed entr. Ecco lo scaffale con i libri dalle copertine vivaci, la scrivania su cui stavano soltanto un tampone fornito dall'ufficio, il calamaio, un calendario; l c'era l'attaccapanni dal quale una volta pendeva il soprabito beige di cashmere di April. Caroline indugi un poco, poi si volt, torn lentamente nel suo ufficio, si infil il cappotto e i guanti e si avvi ancora pi lentamente lungo il corridoio verso l'ascensore.
Quando usc dall'ascensore del Plaza, al piano dove stava Eddie, erano solo le dodici meno un quarto. Esit, mentre la porta della cabina si chiudeva con uno scatto metallico alle sue spalle. Poteva aspettare nel corridoio, o sedersi sugli scalini, o farsi coraggio e suonare alla porta di Eddie. Si morse il labbro, poi si avvi a passi incerti per il corridoio, leggendo i numeri, fino a che raggiunse l'appartamento di lui; piena di timore, alz la mano e premette il pulsante.
Silenzio, qualche passo - uno o due soltanto, come quando la persona  l accanto - poi Eddie apr la porta. Rimasero inchiodati dov'erano, a guardarsi. Non era cambiato, non era cambiato affatto. Portava ancora i capelli castano chiari piuttosto corti; il viso era rasato di fresco, liscio e cos attraente che Caroline si accorse di aver dimenticato completamente quanto fosse bello. La guardava assorto, quasi sbalordito; poi le sorrise dicendo: Entra, Caroline, entra.
Indossava un abito di flanella grigio scuro dai risvolti stretti, una camicia a righe sottilissime bianche e azzurre, una cravatta scura. Il vestito si notava come un particolare secondario - s, era grigio - ma ci che colpiva per prima cosa era il modo in cui Eddie si muoveva, con l'eleganza e l'elasticit di un animale. Quando alz il braccio per aiutare Caroline a sfilarsi il cappotto, lei vide in realt soltanto la mano e il braccio di lui, non la manica di flanella, o il polsino sotto, o il gemello del polsino, ammesso che ci fosse. Caroline se ne rendeva confusamente conto, mentre si sforzava di dire qualcosa. Sono un po' in anticipo, disse.
Mi fa piacere.
Non sei cambiato affatto.
Nemmeno tu.
Non ti sembro cambiata?
Per niente. Avevo paura di non riconoscerti. Temevo che avessi assunto l'aria di quelle orribili signore che si incontrano nella Quinta Strada, che sembrano appena uscite dalle mani del parrucchiere.
Probabilmente  cos, disse lei ridendo. Ci vanno tre volte alla settimana.
E si portano dietro il cane, e lo legano alla gamba della sedia. Le stava sorridendo, e quando i loro occhi si incontrarono il sorriso si spense; si avvicin a lei, le tocc un braccio. Siediti, disse, siediti. Sono cos contento di vederti.
Anch'io sono contenta di vederti, ripet lei sottovoce. Eddie.
Da una finestra il sole si riversava all'interno e attraverso le tendine trasparenti si coglieva una veduta squisitamente confusa del parco. Davanti alla finestra, un divano a due posti e una bottiglia di spumante nel secchiello d'argento. Ho lo spumante, disse Eddie. Ho pensato che sarebbe stato divertente. Champagne per prima colazione. Oh, ma tu avrai gi fatto colazione,  cos tardi.
Lei scosse la testa.
Ti ricordi quella domenica al college, quando andammo al Ritz per fare colazione e bevemmo spumante? chiese lui in tono allegro. Neanche mi ricordo che altro ordinammo.
Nemmeno io! Ricordo che ero sotto la doccia e tu mi telefonasti per dirmi: Andiamo a fare colazione al Ritz, cos, seguendo un impulso del momento. Io non c'ero mai stata, tranne che a cena, e con i miei genitori.
Fu divertente, vero?
S. Tutto quello che facevamo in quel periodo era divertente.
Ricordo ogni cosa, disse Eddie. Il suo viso era calmo, ma gli occhi erano tristi, come se stessero guardando molto indietro nel passato. Si chin in avanti, stapp la bottiglia e vers lo spumante nei bicchieri di cristallo, porgendone uno a Caroline. Alz il calice, la guard negli occhi. Immagino si debba dire: Al nostro incontro.
Sembra una rimpatriata tra vecchi compagni di universit, anno accademico 1952, disse Caroline sottovoce.
Vero? Eddie abbass lo sguardo nel bicchiere e bevve.
Chiss perch, osserv Caroline, mi aspettavo di vederti abbronzato.
D'inverno no. Ricordi quella volta che facemmo un picnic sulla spiaggia?
A Revere.
S. Faceva ancora freddo e tutti avevano i brividi, ma nessuno voleva ammetterlo.
E correvamo su e gi lungo la spiaggia per scaldarci, rise Caroline. Ma che splendida giornata era, tutto cos azzurro e bianco, con un sole sfolgorante!
Faceva un freddo cane, per.
Ma qualcuno fece il bagno: tu!
 vero, disse Eddie. Ora ricordo. Dio, come mi sentivo perduto in mezzo all'oceano, ma non volevo darmi per vinto. La guard. Oh, Caroline...
I loro occhi si incontrarono, e Caroline fu presa da un gran desiderio di piangere. Non volevi mai ammetterlo quando facevi un errore, mai, disse, con la voce che le tremava.
 passato tanto tempo, mormor Eddie. Ero un ragazzino allora. Solo tre anni fa, ma mi sono sembrati molti di pi. Molti di pi.
L'hai scritto anche nella lettera, osserv Caroline. Cosa intendevi dire?
Stavano seduti l'uno accanto all'altra sul piccolo divano, cos stretto che avrebbero potuto facilmente toccarsi. Caroline desiderava ardentemente toccare Eddie, sfiorargli il polso almeno con un dito per convincersi che era davvero accanto a lei, sentirne la presenza in modo tangibile. Non riusc pi a controllarsi; mosse la mano sul cuscino di velluto e tocc il dorso di quella di lui. Eddie la gir di scatto e chiuse le dita attorno a quelle di lei. Cosa... intendevi dire? ripet Caroline senza respiro, con la voce che le si strozzava in gola.
Che mi mancavi tu, disse lui con un certo imbarazzo. Con la mano libera alz la bottiglia dello spumante. Beviamo un altro bicchiere di spumante, finch  ancora frizzante.
Dovremmo... usare i bastoncini per agitare lo spumante.
Quelle cannucce con certe piccole pinne in fondo? Le hai viste? C' una donna a Dallas che ne ha una, se la porta sempre in borsetta, d'oro massiccio con un brillante su ogni pinna. Quando agita lo spumante, tutte le bollicine ne riflettono la luce. La guard sogghignando. Una delle tante freddure idiote sui milionari del Texas.
Parli ancora come un newyorkese che  l solo di passaggio, osserv Caroline.  cos che ti senti?
In un certo senso. Intendiamoci, mi sono fatto un sacco di amici, e tra questi c' gente davvero straordinaria. Sai, altre... coppie giovani. La voce gli si spense sulle ultime due parole, quasi si fosse reso conto troppo tardi di quanto l'avrebbe ferita. Le copr la mano con la sua.  vero, capisci? aggiunse sottovoce, guardandola negli occhi.  la mia vita, la vita che ho. Tu te la sei passata bene, vero? C' nessuno che... ti stia a cuore?
No, disse Caroline.
Ho ancora le lettere che mi scrivevi quando stavo in Europa. Buffo, no? Sai, non sono riuscito a buttarle via.
Non mi pare che sia buffo.
No... fece lui. Non  buffo. Qualche volta le rileggo, quando sono solo in ufficio e non ho nulla da fare. Mi capita spesso di non avere niente da fare. E quando le leggo... mi prenderei a schiaffi per essere stato cos crudele con te, per essere stato tanto stupido. Erano lettere cos dolci, cos buone. Ci sei tutta in quelle pagine, proprio come sei, generosa, altruista... E... io le leggevo a mano a mano che arrivavano, ma poi andavo a qualche festa, a qualche pranzo con diplomatici o ambasciatori, o conti o chiss chi, ed ero convinto di divertirmi moltissimo. Il giovanotto al suo primo viaggio a Parigi. Lo disse con tanto disprezzo per se stesso che Caroline si sent piena di compassione. Facevo tutto quello che ci si aspettava facessi. Persino una scarrozzata attraverso il mercato alle quattro del mattino, su un carro di verdura. Te lo ricordi, in Scott Fitzgerald? Il carro delle carote. Be', anche su quello c'erano delle carote. Io ed Helen le lanciavamo in aria proprio come  descritto in quel libro, e cantavamo, e avevamo una bottiglia di vino rosso... oddio. Lasci la mano di Caroline e si copr il viso.
Eddie...
Bevi un altro goccio di spumante, tesoro, disse lui dopo un po', e allung la mano verso la bottiglia.
Eddie, caro...
Mi sei mancata terribilmente in questi tre anni. Qualche volta nel mezzo della notte sognavo che stavo precipitando da una rupe, e mi svegliavo all'improvviso con un sussulto... ti  mai successo?
No.
Be',  spaventoso. Poi restavo sveglio al buio per ore, con la sensazione terribile di aver perso qualcuno, e sapevo che eri tu, che mi avresti disprezzato per sempre, che non saremmo mai pi stati di nuovo insieme.
Io ti amo, mormor Caroline.
Davvero, Caroline?
Sempre.
Gli tese le mani e lui la prese tra le braccia. Amore mio, sospir lei. Amore... Finalmente poteva toccarlo, e mettergli le braccia attorno al collo, accarezzargli i capelli morbidi. Si baciarono con un'intensit violenta, angosciosa, come se, nell'istante in cui si fossero divisi, avessero dovuto trovarsi separati di nuovo, perdersi come avevano fatto la prima volta, e perdersi ora, dopo tutto ci che era accaduto, superava le loro forze.
Eddie stacc le labbra da quelle di lei solo una volta, per sussurrare: Ti amo, Caroline, ti amo, poi si baciarono di nuovo a lungo, e alla fine lui si ritrasse un poco e Caroline gli appoggi la testa sulla spalla, come tanto tempo prima. Eddie le pos la guancia sui capelli, sfiorandoli poi con le labbra. Sai ancora di fiorellini, disse, piccoli fiori dolci, tanti, tutti confusi insieme.
 lo stesso profumo che mettevo allora.
Una volta entrai in una stanza, eravamo a una festa, e c'era una ragazza che usava lo stesso profumo. Mi avvicinai a lei, non so nemmeno perch, sapevo benissimo che non eri tu, ma la toccai sulla spalla e lei si volt; fu un momento terribile. Fu come vedere la faccia di un estraneo sul corpo di una persona cara.
Caroline sorrise, gir la testa e lo baci.
Scappiamo insieme, mormor lui. Da qualche parte, in un posto qualsiasi.
Dove?
Torniamo indietro di quattro anni. Credi sia possibile? Che tutto il resto possa sparire?
Se tentassimo davvero...
Le accarezzava il viso e i capelli con la punta delle dita, come se stesse cercando di familiarizzare di nuovo con loro; poi la riprese tra le braccia e la strinse a s. Sei esattamente la stessa, disse.
In quel momento Caroline sent di essere davvero la stessa. Niente le era successo in quei tre anni, niente che avesse importanza. Era la ragazza di Eddie Harris, come era sempre stata, e il mondo era buono. Il mondo era loro perch si amavano, e ciascuno dei due si sarebbe preso cura dell'altro, avrebbe fatto cose buone per l'altro, per tutta la vita.
Dove vogliamo fuggire? gli chiese teneramente.
Non lo so. Non possiamo, in realt, tranne che con la fantasia.
Perch?
Perch questo  il mondo, disse lui con tristezza.
Sei tu a essere cambiato, pens Caroline, e quella constatazione le diede una fitta al cuore, ma fu un istante. La gente non scappava, no, ma faceva progetti, e ci che veniva fatto in fretta, in modo infantile, prima o poi era destinato a essere disfatto. Non intendevo fuggire nel vero senso della parola, gli disse sorridendogli.
Eddie la baci di nuovo. Caroline sentiva le labbra farsi sempre pi calde al contatto di quelle di lui e gli pass le braccia intorno al collo, abbandonandosi al fiume in piena della sua tenerezza. Dopo un po' si staccarono, lentamente, con un altro bacio e un altro ancora. Abbiamo una settimana intera, disse lui.
S.
Ti amo tanto, Caroline.
Ti adoro.
Eddie sospir. Devo anche nutrirti, per. Ti ho invitato a pranzo, non hai ancora mangiato. Cosa ti piacerebbe?
Non ha importanza.
Panini di pollo? Filet mignon?
Caroline scosse la testa. Qualsiasi cosa.
Eddie telefon al ristorante dell'albergo. Mentre aspettavano il pranzo Caroline gli raccont delle sue amicizie di New York, del suo lavoro, del suo appartamento; di Gregg che raccoglieva rifiuti e di April che si era finalmente sposata con un ragazzo della sua citt, e di quando era andata al matrimonio di Mary Agnes ed era stato come si fosse sposata lei con Eddie. Gli raccont tutto in breve, esponendo ogni cosa in modo sereno e piacevole, tranne naturalmente la vicenda di Gregg, che era incresciosa. Era come tornare insieme ai vecchi tempi, con Eddie che la ascoltava attento, tenendole le mani e senza mai staccarle gli occhi dal viso. Quando arriv il pranzo, Caroline si accorse di avere una fame da lupi.
Il cameriere introdusse un carrello coperto da una lunga tovaglia bianca. Il filetto era ottimo, ma appena Caroline ne ebbe assaggiati due o tre bocconi si accorse di non poter continuare: aveva la gola completamente chiusa dall'emozione, dalla felicit, dall'amore. Depose coltello e forchetta.
Non riesco a mangiare, mormor. Sono troppo... agitata.
Nemmeno Eddie aveva mangiato. Spinse da parte il piatto. Neanch'io ci riesco.
 un peccato, con tutto quel che costano.
Il tuo gatto non mangia la carne?
Solo carne tritata, per gatti. Caroline rise.
Sei felice?
S. E tu?
Lui annu. Felice e triste.
Perch triste?
Perch sei cos bella.
Perch questo ti rende triste?
Non lo so. L'ho detto cos. Non mi rende triste, in realt. Sono contento che tu sia bella. Mi sento felice solo a guardarti.
Ti amo.
Eddie le prese la mano. ...Anch'io.
Mai pi, mai pi dobbiamo soffrire di nuovo una simile agonia.
No, disse Eddie.
Caroline torn in ufficio alle tre e mezzo. Pass in punta di piedi davanti alla porta chiusa del signor Shalimar, corse a rifugiarsi nella sua stanzetta e si lasci cadere sulla sedia girevole, esausta di felicit e colma di emozione. Alle cinque e mezzo avrebbe rivisto Eddie: avrebbero cenato e passato la serata insieme. Non riusciva a fare progetti per il futuro; la sua mente era troppo assorbita da tutto ci che le era accaduto quel giorno, fin dalla prima parola che Eddie aveva pronunciato. Voleva solo starsene seduta in pace e ricordare, ripensare a ogni parola che le aveva detto, ogni parola sull'amore, sul loro incontro, sui suoi sentimenti; ricordare cosa aveva provato mentre lo baciava, stretta tra le sue braccia. Ma le riusciva a stento di ricordare quei baci, le riusciva di ricordare solo felicit, passione, tenerezza, sensazioni che rendevano vaga ogni impressione materiale come il tocco delle labbra di Eddie. Quella sera avrebbe dovuto prendere nota di ogni minimo dettaglio, cos che quando si fosse ritrovata sola nella sua stanza, a letto, avrebbe potuto riassaporare la scena. Ma era sicura che anche stavolta non sarebbe riuscita a notare tutto, perch quando stava con Eddie le veniva meno la capacit di osservare le cose in modo astratto e razionale.
Con una scusa usc dall'ufficio alle quattro e mezzo per poter correre a casa e indossare il pi bel vestito da cocktail che aveva. Si disse che era la prima volta da quando si trovava alla Fabian che trascorreva una giornata intera senza concludere niente al lavoro. Ma non sarebbe umano riuscire a lavorare con tutto quello che mi sta succedendo, pens Caroline con un leggero senso di colpa che per respinse subito. Erano tre anni che aspettava Eddie, era la sua vita, il suo avvenire. Cosa rappresentavano cinquanta pagine di un manoscritto, in confronto a questo? Fece un altro bagno con l'olio che a Eddie piaceva tanto e si mise un abito nuovo di chiffon rosso. Mentre si guardava allo specchio pens fuggevolmente all'immagine di s che in quegli anni aveva dato a Paul Landis e agli altri giovanotti: una ragazza snella in nero, attiva, graziosa e irraggiungibile, sempre. Ed eccola l, rossa per l'eccitazione, con la gonna vivace e serica che fluttuava a ogni movimento, lasciando una lieve scia di profumo. Era la stessa di tanti anni prima, e tuttavia diversa, pi padrona di s, pi matura, e conscia - per averlo perduto una volta - di quanto fosse prezioso avere qualcuno da amare.
Incontr Eddie nell'atrio del Plaza. Sei andata a casa, disse lui, guardando ammirato il vestito. Questo sar il mio abito preferito, d'ora in poi.
Anche il mio, allora, disse Caroline.
Uscirono insieme nella sera fredda e illuminata, e mentre scendevano l'ampia scalinata bianca dell'albergo Caroline si rese conto degli sguardi della gente che passava loro accanto. Sapeva che formavano una coppia affascinante, perch erano giovani, belli, felici e innamorati. Non sono riuscita a combinare niente, questo pomeriggio, raccont a Eddie.
Nemmeno io, puoi credermi. Le sorrise. Tu occupi tutti i miei pensieri. Sono dovuto andare da un tizio che ha l'ufficio dalle parti di Wall Street, proprio sul fiume. Si vedevano passare le navi, e lui aveva due binocoli: siamo rimasti un po' alla finestra a guardare i transatlantici e i piccoli rimorchiatori. Pensavo a te, naturalmente, e proprio in quel momento stava passando una nave della French Line, tutta bianca e scintillante nel sole, diretta a Le Havre. Mi sono sentito come se qualcuno fosse passato sulla mia tomba. Ricordavo l'espressione che avevi sul molo, l'ultima volta che ti vidi, quando ci dicemmo arrivederci.
Come credi che mi sentissi io? mormor Caroline. Ho visto partire una quantit di navi, in questi anni, e mi facevano pensare sempre a te.
Dimentichiamocene, disse lui stringendole la mano. Ora siamo insieme.
Camminavano per la Quinta Strada. Si fermarono davanti a Tiffany, che aveva le vetrine illuminate per la notte. Le grate di ferro erano abbassate e dietro i vetri i gioielli scintillavano sul velluto scuro: una collana che sembrava una cascata di diamanti, un anello con una pietra gigantesca. Eddie e Caroline si tenevano per mano come tutti gli innamorati, quelli che intendevano acquistare e quelli che non potevano permetterselo ma si accontentavano di sognare. In mezzo a tutto quello sfarzo c'era un anello di fidanzamento in platino con incastonato un piccolo brillante a forma di cuore. Guarda, disse Caroline emozionata. Non avevo mai visto un brillante a forma di cuore.
Vorrei poterti regalare quella collana, disse Eddie. Con tutti quei brillanti. Te l'avvolgerei al collo cos da farti sembrare la regina di Saba.
Non voglio la collana. Non voglio essere la regina di Saba. Mi piace solo quell'anellino. Rise. Probabilmente costa un patrimonio.
Un'altra coppia pass loro accanto e si ferm a guardare una vetrina l vicino. Una coppia pi anziana, Caroline la not di sfuggita. Ma Eddie s'irrigid. Allontanati. Gira l'angolo, le bisbigli. Presto! Guarda un'altra vetrina. E la spinse, anche se non sgarbatamente, ma come chi ha molta fretta.
Caroline era cos sbalordita che si lasci spingere, and fino all'angolo e, svoltando, gett un'occhiata a Eddie sopra la spalla. Stava camminando in direzione della coppia e quando li incroci i due si voltarono a salutarlo e lui si ferm. Caroline guardava la vetrina: i diamanti e gli zaffiri cominciarono ad ammiccare e a tremolare come tante stelline. Si accorse di avere le lacrime agli occhi, ma non capiva perch. Se erano persone di Dallas, o vecchi amici di quando abitava a New York che lo sapevano sposato, forse aveva creduto di far bene ad allontanarla. Eddie, in fin dei conti, aveva qualcosa da tenere segreto, l'intenzione di abbandonare la moglie per un'altra donna; doveva quindi proteggere quest'ultima fino a che la spiacevole separazione non fosse stata un fatto compiuto. Era la cosa pi sensata da farsi. Perch mai si sentiva cos umiliata, cos spaventata?
Eddie ritorn infine dalla direzione opposta, camminando spedito. Doveva aver fatto tutto il giro dell'isolato. Scusami, disse, prendendola sottobraccio. Sono amici intimi dei miei suoceri. Sapevo che si trovavano a New York, ma non pensavo che li avremmo incontrati. Dovremo stare molto attenti, d'ora in poi.
Caroline non sapeva che dire. Si lasci condurre oltre le vetrine di Tiffany lungo la via laterale. Si gir a guardarlo. Era cos giovane, con quel suo profilo perfetto, non ancora segnato dal tempo e dalla vita. La sua mano sul braccio di lei era calda e rassicurante. Era cos giovane, e la situazione era molto difficile per entrambi. Cambiare vita, specie quando ci si deve preoccupare degli altri,  sempre difficile. Ma vivere separati era ancora peggio, e lui lo sapeva.
Entrarono in un piccolo, discreto ristorante francese del West Side. Caroline non c'era mai stata. Eddie si rivolse al cameriere con perfetto accento francese, e ordin cibo e vino per tutti e due. Ti piacciono le lumache? le chiese. O ti fa senso mangiarle?
No, disse Caroline, mi piacciono molto.
Ricordi il Locke Ober?
S, certo.
Ti ci potevo portare solo due volte all'anno.
Mi sembra cos strano se ci ripenso, disse Caroline. Ricordo i posti dove andavamo, quanto si spendeva, e ricordo che ero molto impressionata. Chiss se, dopo tutto questo tempo, tornando a mangiare in quei locali ci sembrerebbero ancora cos cari.
Ricordi le bistecche da due dollari al Cronin?
S, potevamo permettercele solo una volta ogni tanto.
Ricordi quella canzone che cantavamo nella mia stanza: Someday I'll Find You?
La ripetevamo all'infinito. Io non ce la facevo a cantarla, per, era troppo difficile per me. Ma come mi piaceva! Ho ancora i dischi, tutti quelli che ascoltavamo insieme.
Anch'io li ho, disse Eddie. Ma non li ho pi sentiti da allora. Non potevo.
Nemmeno io potevo... fino a che non  arrivata la tua lettera. Mi riportavano alla mente troppe cose. Suoni ancora il piano, vero? Tutto quel magnifico jazz! Avevi un'incredibile mano destra.
Suono ancora, disse lui. Qualche volta.
Oh, devi farlo!
Suono alle feste. Sai, sono il tipo che se la svigna regolarmente quando gli altri cominciano a essere brilli, e si mette a suonare il piano. Faccio il timido.
Non sei mai stato timido!
La scusa  buona, per. Timido o... gi di morale. Chi vede la differenza, dal di fuori?
Oh, Eddie...
Arrivarono le lumache, cotte nel loro guscio, in piatti rotondi d'argento con piccoli buchi per ogni guscio, con la salsa di aglio e burro e le pinzette d'argento. Ma quando si vide il piatto davanti, Caroline si accorse nuovamente di non poter mangiare. Non ci riesco, disse.
Eddie rise. Neanch'io. Non credi che, se resto qui tutta la settimana, moriremo di fame?
Ci abitueremo l'uno all'altra, disse Caroline.  tutto cos nuovo... cos... meraviglioso.
Sorseggiarono il vino e risero, e si guardarono tenendosi le mani sotto il tavolo.  nuovo, disse Eddie, e tuttavia hai sempre fatto parte della mia vita. Mi sento quasi come se fossimo sposati. Come se fossimo cresciuti insieme, tu sei la bimbetta che giocava con me, e io ti facevo i dispetti, poi da grandi ci siamo innamorati.  come se avessimo passato insieme tutta la nostra infanzia, tutti gli anni pi belli; nessuno potr mai rappresentare per noi ci che rappresentiamo l'uno per l'altra.
Lo so, disse Caroline. Ti conosco cos bene, ti conosco meglio di chiunque al mondo.
E invece quanti anni avevi quando ci siamo conosciuti? Diciassette? Diciotto?
Che differenza fa? chiese lei teneramente.
Nessuna, tesoro. Nessuna.
Non amer mai nessuno come amo te.
Neanch'io potrei.
Cosa faremo?
Studier una soluzione, disse Eddie. Abbi fiducia in me.
Dopo aver cenato, o meglio, dopo aver ordinato parecchie porzioni, averle assaggiate e lasciate nel piatto, andarono a casa di Caroline, sedettero sul divano-letto e risentirono i vecchi dischi gracchianti di Noel Coward che avevano ascoltato quando si erano innamorati la prima volta; risero sulle loro fotografie di quattro o cinque anni prima, bevvero cognac, e ben presto si ritrovarono abbracciati a baciarsi, aggrappati l'una all'altro. Strano, nonostante l'intimit che c'era stata fra loro ai tempi del college avevano entrambi un po' paura. Erano rimasti divisi per tanto tempo che in un certo senso provavano una reciproca timidezza; ma, soprattutto, tra loro stava l'immagine della moglie di Eddie. Helen era un problema che andava risolto, che non si poteva accantonare. Lui era come un visitatore venuto da un altro mondo, che desiderava fermarsi ma trovava difficile acclimatarsi perch ci significava in parte spezzare i vecchi legami. Probabilmente Eddie pensa che io non posso soffrirla, pensava Caroline a occhi chiusi, la testa appoggiata sulla spalla di lui. Ed  vero. La odio.
Alle undici Eddie si alz. Tesoro, disse, guardando l'orologio, non vorrei, ma devo andarmene. Ho promesso a certe persone che sarei passato da loro. Sono quei tali che sono venuto a incontrare a New York. Ho detto per le undici e mezzo, il massimo a cui potevo arrivare, con la scusa che prima sarei andato a teatro.
Oh...
Eddie sogghign. Dimmi in fretta... la trama di una commedia che hai visto, cos gliela racconto nel caso dovessero chiedermi qualcosa.
Vorrei poter venire con te, mormor Caroline rattristata.
Anch'io lo vorrei.
Questa  stata la giornata pi felice di tutta la mia vita, disse Caroline, circondandolo con le braccia. Se avessi voluto immaginarla non ci sarei riuscita,  stata troppo bella.
Lui la baci. Ci rivedremo domani, e il giorno dopo e quello dopo ancora. Ti telefono in mattinata. E pranzeremo insieme.
S.
E staremo insieme a cena.
S.
Perch la gente deve sempre riunirsi attorno al cibo? osserv lui. Ci avevi mai pensato? Tutti si incontrano per un aperitivo, o per la cena, o a pranzo, o per un caff... sempre riuniti assieme per ingollare qualcosa.
Lei rise. Noi non ingolliamo.
No, noi no, vero? Dobbiamo essere antisociali.
Gi.
Ti amo, Caroline.
Anch'io, caro, tanto. Sono felice che tu sia tornato.
Quando Eddie se ne fu andato Caroline si rese conto per la prima volta di quanto fosse stanca. In quella lunga giornata le erano successe pi cose che in qualsiasi altro momento di quei tre anni. Mentre si lavava il viso pens per un attimo come sarebbe stato bello poter andare con Eddie, accompagnarlo agli incontri di lavoro come legittima moglie, invece di rimanere sola ad aspettarlo. Era cos difficile essere l'esclusa, la donna nascosta: una parte per la quale non si sentiva tagliata. Ma non sarebbe durato a lungo, e presto avrebbe sposato Eddie, e non ci sarebbe stato pi bisogno di nascondersi. Doveva dormire, ora, perch l'indomani sarebbero stati di nuovo insieme, e questo contava pi di ogni altra cosa.
Il giorno dopo si trovarono all'ora di colazione nella suite di Eddie, e tutto fu come il giorno precedente. La stessa agitazione, lo stesso batticuore precedettero l'attimo in cui le apr la porta, ma c'era qualcosa di nuovo: la gioia di sapere in anticipo che tutto sarebbe andato bene. Non c'era mai stato nulla che lui non potesse dirle, nemmeno quando era preoccupato, o di cattivo umore, e non voleva parlare con nessun altro; n c'era mai stato qualcosa che lei non potesse dire a lui. Ora, per, Caroline era consapevole di un'inevitabile differenza: c'erano due cose di cui Eddie non poteva parlare, Helen e sua figlia. Caroline desiderava ardentemente vedere una fotografia della bambina, tuttavia temeva di chiederglielo e nello stesso tempo temeva, chiedendolo, che lui gliela mostrasse. La bambina di Eddie, che avrebbe potuto essere la sua bambina. Sarebbe stato un po' come vedere il futuro in uno specchio. Caroline fece uno sforzo per chiedere: Ti assomiglia, la bambina?
 il mio ritratto, piccolina.
Oh... E si pent di averlo chiesto, perch ora soffriva. Avrebbe desiderato che la bimba fosse il ritratto di Helen, senza aver nulla dei lineamenti di Eddie, per non sentirsi invadere da quello struggimento.
Voglio offrirti qualcosa, disse Eddie. Andiamo a fare due passi, ti va?
S. Che cosa?
Qualcosa di significativo e di duraturo. Non so che cosa, con precisione. Usciamo e vediamo.
Attraversarono la Quinta Strada, vicinissimi ma senza toccarsi, e nella luce sfolgorante del mezzogiorno affollato avrebbero potuto essere due colleghi d'ufficio che avevano deciso di andare a pranzo insieme. Il piacere segreto di sapere che erano diretti a fare qualcosa di infinitamente pi emozionante e significativo riempiva Caroline di gioia. Non poteva fare a meno di sorridere e sentiva che avrebbe potuto ridere pazzamente senza una ragione al mondo. Quasi non faceva caso alla gente che passava in fretta intorno a loro; tutto era confuso, tranne Eddie che le camminava accanto. Oltrepassarono Tiffany e raggiunsero il Bonwit Teller. Eddie si ferm. Qui mi piace, disse, e la accompagn dentro. Gironzolarono un po' tra la folla di acquirenti profumate, e finalmente Eddie si ferm davanti al banco che vendeva gioielleria autentica: anelli, braccialetti, spille d'oro guarnite di pietre preziose. Svelta... va' laggi, ordin Eddie, sorridendo e indicando il banco dall'altra parte della sala.
Cosa? Di nuovo?
Voglio farti una sorpresa.
Caroline ne fu cos felice che le parve di essere tornata bambina; ritrovava la sensazione da tanto tempo svanita che un regalo sia qualcosa di magico. Non sapeva trattenersi dall'osservare Eddie con la coda dell'occhio, mentre fingeva di guardare alcune sciarpe. Com'era bello, alto, elegante. Le sembrava una fortuna incredibile che tutto in lui dovesse essere cos perfetto. Caroline era convinta che chiunque l'avesse visto vicino a quel banco avrebbe notato la sua bellezza. E tutte quelle signore avrebbero capito che stava scegliendo un regalo per la donna che amava, vedendolo chino sulla vetrina del banco con un'espressione di piacere sul volto. Sotto il vetro dove Eddie stava appoggiato c'erano degli anelli, semplici anelli d'oro o con una pietra incastonata. Comprami un anello, pens Caroline chiudendo gli occhi, come per costringere il desiderio ad avverarsi. Non c' bisogno che sembri un anello di fidanzamento, un semplice anellino d'oro andr molto meglio, cos nessuno capir, solo noi due, fino a che verr il momento. Il dito quasi le doleva, come se avesse portato un anello ogni giorno per anni e l'avesse perso improvvisamente. Ti prego, un anello...
Attese fino a che Eddie le arriv alle spalle e le tocc il braccio. Non ho voluto che me lo incartassero, le bisbigli. Andiamo in qualche posto dove possa dartelo.
Si avviarono verso il parco, attraversarono la larga arteria centrale che le automobili imboccavano a tutta velocit per finire imbottigliate nell'ingorgo dell'ora di punta. Alcune carrozzelle sostavano in attesa davanti al parco; i cavalli, coperti da gualdrappe, stavano immobili e pazienti, emettendo vapore dalle narici nell'aria gelida. Era facile trovare una panchina libera in una giornata cos fredda. Caroline e Eddie si sedettero vicini, mentre lui si frugava in tasca e le porgeva una scatolina di cartone.
Caroline si sfil i guanti e tolse il coperchio: fra due strati di cotone bianco c'era un graziosissimo cuoricino d'oro attaccato a una fragile catenella.
Oh... disse. Le piacque moltissimo perch le veniva da lui, perch era un cuore, e perch lo aveva scelto personalmente; ma allo stesso tempo provava una strana sensazione, come se avesse quasi paura di toccarlo. Era il medesimo cuore che Gregg aveva ricevuto da David Wilder Savage il Natale precedente, mentre anche lei aveva desiderato con tutte le sue forze un anello. Oh, ma che sciocchezza. Tesoro, mormor Caroline, grazie.
Ti piace?
Lo adoro.
Te lo aggancio, disse Eddie. Girati.
Si tolse i guanti. Caroline, sentendo le sue dita sulla nuca, dimentic la sensazione provata prima. Poi Eddie disse: Ti sta bene.
Caroline si port la mano al collo e tocc il gioiello, piccolo, solido e rassicurante. Non me lo toglier mai, disse. Mai.
Quella sera cenarono in un altro ristorante sconosciuto e tranquillo; rimasero seduti per ore bevendo caff espresso e chiacchierando sottovoce, mentre la fiamma di una grossa candela multicolore guizzava accanto a loro. Caroline indossava un abito dalla scollatura profonda, per mettere in risalto il cuoricino d'oro. Cominciava ad avere un'opinione del tutto nuova del suo guardaroba: abiti che stavano bene col cuore d'oro, e abiti che non stavano bene. Non si era messa nessun altro gioiello. Di tanto in tanto si portava la mano alla gola per toccarlo, per assicurarsi che fosse l, un po' perch era leggero e non sentiva la catenina intorno al collo, un po' perch saperlo l le dava l'impressione che ogni cosa fosse al suo posto e in ordine.
Devo andare a cena dai miei genitori, domani sera, disse Eddie. Sono rimasti male quando hanno saputo che sarei andato in albergo e che dovevo dedicarmi a volgarissimi affari invece che a loro. Non mi vedono da sei mesi; sono venuti per conoscere la bambina l'estate scorsa. Ma cercher di andarmene via presto, cos potr raggiungerti.
Se fossi Helen, pensava Caroline, sarei invitata anch'io. Chiss se si ricordano ancora di me, disse.
Come potrebbero dimenticarti?
Non posso neanche chiederti di portargli i miei saluti.
Lui non rispose. Forse riesco a venire via per le undici, disse poi.
Eddie, come mai sei andato in albergo?
Quando ho ricevuto la tua lettera ho pensato, ho sperato che tu tenessi ancora a me. Era pi un sogno, a dire il vero. Ma volevo stare in albergo nel caso che, per qualche improbabile motivo, fra noi due non fosse cambiato nulla. Cos sarei stato libero di fare quello che mi andava, senza che altri si preoccupassero di organizzarmi le serate. Quel tizio, ad esempio, che sono venuto a trovare per affari voleva che fossi suo ospite: ha una casa di undici stanze. Non ho fatto fatica a rifiutare. Gli ho detto che i miei genitori si sarebbero offesi.
Pi tardi, quella sera, andarono a casa di Caroline perch Gregg non c'era, e questa volta tutto era pi familiare, quasi come se lei e Eddie fossero una coppia che rincasava. Caroline accese la luce e il gatto di Gregg le corse incontro miagolando, strusciandole il muso sulle gambe e girandole intorno. Eddie si chin e lo prese in braccio, accarezzandolo. Povera bestiola, disse Caroline, Gregg ha dimenticato un'altra volta di dargli da mangiare.
Ci penso io, disse Eddie. Trov una lattina di cibo per gatti sulla mensola del cucinino, la apr e la vuot nella ciotola. Poi riemp l'altra ciotola di acqua fresca.
Che uomo casalingo, disse Caroline affettuosamente.
 un bel gattone simpatico.
Questa  la nostra casa, col nostro gatto, e tra poco chiuderemo la porta e fuori sar notte, ma qui staremo al caldo e felici.
E al sicuro, disse Eddie. E vivremo felici per sempre.
Si gettarono l'una nelle braccia dell'altro simultaneamente, come se non esistesse alcun altro posto possibile per loro nella stanza. Saremo felici, sussurr Caroline. Felici...
Mai in vita sua si era sentita cos stregata e anche cos smarrita, come in quei momenti con Eddie. E neppure quando era lontana da lui, come si accorse il mattino seguente in ufficio, riusciva a pensare ad altro. Le venivano in mente moltissime cose che voleva dirgli, e quando erano separati per i loro impegni pomeridiani gliene venivano in mente tante altre. I suoi pensieri andavano in tutte le direzioni, ma sempre con quella consapevolezza totale che provava quando stava con Eddie. Era come se con le altre persone ci fossero strati e strati di indifferenza e goffa mancanza di comunicazione che la opprimevano, mentre con Eddie quegli strati venivano strappati via, e Caroline capiva all'improvviso quanto erano limitati i suoi rapporti con chiunque altro. Ogni pensiero sembrava importante perch Eddie avrebbe capito, ogni idea importante perch Eddie l'avrebbe immediatamente condivisa. Nessuno l'aveva mai capita come Eddie, nessuno l'aveva mai conosciuta cos bene. Seduta alla scrivania, Caroline cercava di immaginare ci che lui stesse facendo in giro per la citt mentre con le dita si toccava il cuoricino appeso al collo, tutta protesa verso il momento del prossimo incontro. Nient'altro al mondo contava per lei.
Quella sera, mentre aspettava che Eddie la raggiungesse a casa dopo la cena coi genitori, Caroline fece il secondo bagno della giornata e stese sul letto tutti gli abiti che aveva per giudicare quale fosse il pi degno di lui. Com'era diverso farsi bella per la persona amata, era la cosa pi divertente del mondo.
Quando squill il telefono prese il ricevitore con un gesto automatico, anche se non aveva voglia di chiacchierare con qualcuno che non conosceva il suo segreto struggente e meraviglioso. L per l quasi non riconobbe la voce all'altro capo del filo.
Ehi! grid giovialmente Paul Landis. Finalmente!  una settimana che tento di mettermi in contatto con te.
Eh? mormor Caroline. La sua prima reazione fu di fastidio, perch a Paul piaceva attaccare bottoni interminabili quando chiamava di sera, e lei non aveva proprio nessuna voglia di parlargli in quel momento.
Hai fatto strage di cuori, questa settimana, disse Paul.
Gi.
Ti sei divertita?
S.
Mi fa piacere. Ho perfino cercato di chiamarti in ufficio, ieri, ma eri ancora fuori per pranzo.
Ah... gi.
Tre ore di pausa pranzo, la canzon Paul. Te lo dicevo che saresti diventata come la signorina Farrow!
Caroline non aveva neppure la forza di rimbeccare. Stavo vestendomi per uscire, disse.
Un altro appuntamento? Povero me! Far meglio a prenotarmi, o non ci vedremo nemmeno la settimana prossima.
Non posso vedere nessuno la settimana prossima, rispose subito Caroline. Cio... sono gi presa fino al collo.
Peccato. Pensavo di portarti al cinema a vedere un bel film mercoled sera, sul presto, quando c' poca gente; poi si poteva fare una buona cenetta con tutta calma.
Mi dispiace, sono gi impegnata.
Be', gioved andrebbe bene?
Non lo so.
Quando lo saprai?
Non le era venuto in mente di chiedere a Eddie quando partiva, era stata troppo occupata a sentirsi felice. Ma sarebbe ripartito, certo, doveva parlare con Helen, doveva fare una relazione su quel viaggio d'affari e prendere provvedimenti circa il lavoro. Se avesse divorziato da Helen Lowe, non avrebbe potuto nemmeno pi lavorare per la Lowe Oil Company; sarebbe stata una situazione imbarazzante. Forse sarebbe ripartito per Dallas mercoled sera, o al pi tardi venerd.
Non saprei, ripet.
Cosa ti succede? Hai la testa fra le nuvole.
No...
Devi essere stanca dopo aver fatto tardi per tante sere. Perch non resti a casa, ogni tanto? Paul sembrava un po' geloso, con una punta d'ipocrisia.
Siamo nel periodo delle feste, rispose disinvolta. Sai com'.
Gi, capisco.
Del resto, sono uscita solo due sere. Non so perch mi parli come se fossero chiss quante. Cominciava a riprendersi quel tanto da bisticciare con lui. Questo  Paul, si diceva, Paul, ricordi? Il tuo amico. Gli vuoi bene.
No, infatti, non sono molte. Sembrava rasserenato. Ma berrai il grog con me la notte di capodanno, vero?
Come? chiese lei assente.
Tra poco sar di nuovo l'ultimo dell'anno. Non possiamo lasciarcelo scappare. Divideremo tutti i nostri vecchi rimpianti.
Oh, Paul, fece lei gentilmente, non mi ricordavo nemmeno della notte di capodanno. Sono stata cos occupata col mio lavoro e... con degli amici venuti a trovarmi da fuori. Non so nemmeno dove sar, la notte di capodanno.
Con me, spero, ribatt Paul.
Potresti... chiamarmi la settimana prossima? Non posso restare al telefono, ora.
Oh, fece Paul, come se avesse appena trovato la risposta al problema che lo assillava.  arrivato il tuo cavaliere.
S, disse Caroline.
Benissimo. Ti chiamo all'inizio della settimana. Tieniti libera per l'ultimo dell'anno e anche per una delle sere precedenti, cos posso darti il regalo di Natale.
S, promise Caroline. Ci sentiamo, allora. A presto.
Ciao, farfallina.
Il tempo di deporre il ricevitore e attraversare la stanza e Caroline aveva gi dimenticato l'esistenza di Paul Landis. Mentre si vestiva, fingeva che quella fosse la casa di Eddie, e che lui stesse per tornare. Poi non dovette pi fingere. Era vero. Quando squill il campanello, poco dopo le undici, corse ad aprire. Bentornato, caro.
Eddie rimase un momento sulla soglia. Piove, disse, non vorrei bagnare... Si puliva le scarpe sullo stuoino.
Non ti preoccupare, non fa niente. Caroline lo prese per mano e lo trascin dentro.
Cos'hai fatto stasera? chiese lui, levandosi il cappotto.
Non mi ricordo, rispose tutta allegra. Niente di importante. Ti ho aspettato. Eddie si sedette sul divano-letto e le prese una mano. Vuoi andare in qualche posto?
Caroline scosse la testa. Non ci tengo. Tu?
No. Voglio stare solo con te. Non mi va di chiudermi in un locale.
Ti faccio un caff?
No, grazie. Aveva un mezzo sorriso inquieto sul volto. Stasera  successa una cosa stranissima. Stavo parlando con mio padre dopo cena, bevevamo qualcosa in salotto noi due soli. Mi ha detto: Eddie, vanno meglio le cose fra te ed Helen? Cosa intendi dire? ho fatto io. E lui: Me ne sono accorto quando siamo venuti a trovarvi l'estate scorsa. Non ho voluto dirti niente, allora, ma ho capito che qualcosa non andava.
E tu cosa hai risposto? domand Caroline con un filo di voce.
Eddie si strinse nelle spalle. Ho detto che andava tutto benissimo, naturalmente.
Hai detto cos?
Per forza. Non voglio ferire pi persone del necessario. Questa cosa riguarda noi due, cara; non posso coinvolgere mio padre.
Forse hai ragione.
Ma lui sapeva, continu Eddie. Non  facile darla a bere a mio padre. Lo sai quant' in gamba. Mi ha guardato e ha detto: Speriamo. Nient'altro. Ma da come l'ha detto, ho capito che non si era lasciato ingannare.
 davvero incredibile, sospir Caroline. Altre persone si preoccupano della tua vita, ci pensano, e non sono mai in grado di aiutarti.
Ha anche detto qualcosa a proposito di te.
Di me?
Ha detto: Ti ricordi Caroline Bender? S, ho risposto. E ha aggiunto un commento che mi ha lasciato senza fiato. Agitava il bicchiere del whisky e lo fissava come farebbe un vecchio conoscitore, e alla fine ha detto, senza neanche guardarmi: A volte mi domando cosa sarebbe successo se tu avessi sposato lei.
Oh...
Ho risposto: Anch'io. E questo  tutto.
Anch'io, ripet sottovoce Caroline. Me lo chiedo continuamente. No, non  esatto. Non me lo chiedo. Lo so.
Noi due siamo sposati, disse Eddie. La voce era bassa come quella di Caroline. Non ci sono due persone pi sposate di noi, al mondo.
No.
Volevo parlare a mio padre di noi. Lo volevo pi di qualsiasi altra cosa. Ma non potevo.
Capisco.
Sento il bisogno di dirlo a tutti.
Come me. Non sopporto di chiacchierare con persone che non sanno niente di noi due, mi sembra di parlare solo di sciocchezze piene di ipocrisia.
Eddie sorrise. Lo so.
Senti la pioggia? Sta proprio diluviando ora. Ascoltarono in silenzio la pioggia che scrosciava. Fuori c' la pioggia, e gente che parla, telefoni che squillano, e una gran quantit di persone che ci vedono e ci parlano ma non sanno niente di quello che ci sta succedendo. E intanto noi siamo qui, un intero universo d'amore racchiuso in una stanza.
Lo so.
I tuoi capelli non sono pi bagnati, disse Caroline teneramente. Sei tutto asciutto, ora.
Gli accarezz i capelli ed Eddie la prese tra le braccia. Per la prima volta Caroline era davvero consapevole della sensazione che le davano le labbra di lui, avrebbe potuto ricordarle, ora, delicate, morbide e fresche, e poi pi calde, e la pelle del volto, liscia e fresca e poi pi tiepida, familiare come la ricordava e tuttavia sempre nuova, e sempre un poco sorprendente perch, per quanto ci si provasse, non riusciva mai a ricordare completamente quanto fosse piacevole, e perfetta, la sensazione che provocava in lei. Non importava quanto lo desiderasse quando non c'era: stare tra le sue braccia era meglio, sempre meglio e sempre nuovo. Dall'istante in cui Eddie la tocc e lei tocc lui, Caroline perse ogni cognizione del rumore della pioggia che batteva contro le finestre e di qualsiasi altra cosa nella stanza. Le luci erano accese, ma dietro le palpebre chiuse vedeva solo un'oscurit striata d'oro, e quando apriva gli occhi vedeva soltanto il volto amato di Eddie. Quando le mani delicate di lui cercarono l'allacciatura dell'abito le sue stesse mani lo aiutarono, e quando le fece scivolare via il vestito lei prov unicamente una sensazione di libert e di sollievo. Le pareva di non sentirsi mai abbastanza vicina a lui, gli si stringeva con le braccia, le mani, le labbra, le ginocchia, ogni punto del suo corpo che potesse stringere a lui per dissolversi insieme in un'unione perfetta.
Caroline, ti amo, bisbigli lui.
Eddie... ti amo, ti amo.
Pi vicini, pi vicini, e nulla poteva essere pi naturale. Ci che contava era l'amore, e che Eddie fosse con lei, tra le sue braccia, vicini come non si poteva esserlo di pi; e poi subentr un altro piacere, quello fisico, quasi insopportabile perch il suo cuore traboccava d'amore per lui. Eddie le mormorava qualcosa, e lei a lui, parole di tenerezza e di passione, senza sapere che parole fossero, inconsapevoli di ci che stavano facendo tranne che di un desiderio divorante di essere vicini, di dare e ricevere amore.
Giacquero a lungo l'uno nelle braccia dell'altra, dopo, ma nessuno dei due accenn a quello che avevano fatto. Caroline pensava vagamente di dire qualcosa, ma non voleva rovinare quel momento con parole inutili. Cosa c'era da dire? Sapeva soltanto di essere felice, di amarlo pi che mai, e di non essersi mai sentita tanto unita a qualcuno in vita sua.
Dopo un po' lui si scost e si tir su a sedere. Quando rientra la tua amica?
Chi?
L'attrice.
Caroline sorrise. Oh, Eddie... mi ero quasi dimenticata che esistesse. Pu tornare da un momento all'altro. Che ora ?
Eddie aveva ancora l'orologio al polso. Quasi l'una.
Ah, c' tempo, allora.
Eddie si stava rivestendo rapidamente, Caroline non aveva mai visto nessuno rivestirsi cos in fretta. Vestiti, amore, fa' presto, le disse.
Caroline non riusciva nemmeno a pensare. Immobile, osservava Eddie. Alla fine, come una sonnambula, si alz anche lei, si infil l'abito sulla pelle nuda e, arrotolate le calze e la biancheria e la sottoveste, le cacci in un cassetto. Poi si rimise le scarpe.
Ora siamo rispettabili, disse Eddie. Le sorrise. Anche quel vestito mi piace, ma ho avuto appena il tempo di notarlo. Sembri pronta per andare a una festa. Guardati. La prese per mano e la condusse allo specchio che era appeso sopra il cassettone. Le si ferm alle spalle, le braccia attorno alla vita, il mento appoggiato sui capelli. Caroline mise le mani sopra quelle di lui. Mi piace l'effetto che facciamo visti cos, comment Eddie. Sembriamo fatti apposta per stare in questa posa.
Caroline contempl la loro immagine riflessa nello specchio. Sembrava un dagherrotipo dell'Ottocento... anzi, no, non era esatto. Finalmente trov il paragone giusto: sembrava una fotografia di nozze.
Dopo che Eddie se ne fu andato e Gregg fu rientrata, Caroline rimase sdraiata sotto le coperte pensando a ci che era accaduto quella sera. Le pareva strano stare sullo stesso divano dove lei e Eddie avevano fatto l'amore solo poche ore prima. Si sentiva pi vicina a lui, quasi fosse ancora l invece che in albergo. Pens con rapimento al loro amplesso. Sono felice di avere aspettato Eddie, pens. Poi si ricord di Mike Rice. Ma non era successo nulla di definitivo con lui, si disse per rassicurarsi; non era la stessa cosa. Mike non pu rovinarmi questo momento, non permetter che nulla lo rovini. Il mio unico amante  stato Eddie, e sempre lo sar. Con Eddie  stato diverso, nessuna sofferenza fisica, nessuna paura, soltanto dedizione e intimit. Non avrebbe mai creduto che una cosa cos importante come andare a letto con un uomo potesse avvenire con tanta naturalezza. Lo si poteva descrivere solo come Amore con la a maiuscola: andare a letto sembrava un'espressione stupida.
Ripens a quel pomeriggio con Mike, tanto tempo prima. Era successo su quello stesso letto, e Caroline se ne dispiacque. Aveva pensato a Eddie, allora, avrebbe voluto che ci fosse Eddie al posto di Mike. Eppure, riflett Caroline, forse se non fosse stato per Mike non avrei passato questa notte con Eddie e mi sarei persa il piacere di concedermi senza timore e con trasporto. Mi chiedo... Ma tutto questo ormai non aveva importanza.
Caroline! bisbigli Gregg. Dormi? Puoi parlare un momento con me? Caroline tenne gli occhi chiusi: sent un fruscio di frammenti di carta mentre Gregg posava qualcosa sul tavolino tra i due divani-letto. Sapeva di cosa voleva parlare Gregg a quell'ora della notte: delle sue ultime scoperte. Ma anche stavolta non le andava di ascoltarla. Era troppo presa dal pensiero della propria felicit e non voleva rompere l'incanto.
Vide Eddie il mattino seguente e ancora durante tutto il weekend. Fu il periodo migliore, perch non doveva andare in ufficio: potevano passare insieme l'intera giornata. Eddie era sempre molto cauto nella scelta dei luoghi in cui portarla, non voleva che qualche suo conoscente li vedesse insieme; Caroline, pur soffrendone un po', non poteva fare a meno di riconoscere la logica di quella prudenza. Lo scandalo, qualsiasi tipo di scandalo, era inaccettabile per Eddie. In tante piccole cose sembrava cambiato, o forse era lei che lo vedeva con maggior chiarezza, perch era pi adulta. Sempre pieno di fantasia e di fascino, ma anche un po' conformista; le apparenze, le convenzioni sociali, avevano molta importanza ai suoi occhi. Ma Caroline ne era lieta. In fondo era conformista anche lei, a parte la relazione con un uomo sposato. Non voleva nemmeno pensare al suo amore per Eddie come a una relazione con un uomo sposato, tutt'al pi lo diceva per scherzo, perch sapeva che era una cosa diversa. Anzi, era quasi pi naturale che Eddie stesse con lei che non con sua moglie Helen. Caroline voleva soltanto essere sposata con Eddie ed essere conformista insieme a lui, avere come amici altre giovani coppie sposate, fare le piccole cose che facevano tutti gli altri e divertirsi a farle. Pens ancora una volta a Mike Rice, durante quei giorni felici, e fu cos che ricord la descrizione che lui aveva fatto di lei: la ragazzina seduta sul sasso tra i richiami di due diversi generi di vita. Anche lei avrebbe voluto essere conformista, aveva detto Mike, ma solo con un individuo fuori dal comune. Non avrebbe mai potuto essere una Mary Agnes. Ma non avrebbe potuto essere nemmeno una Gregg, e quel nascondersi ogni volta in un ristorante sconosciuto cominciava a causarle una certa irritazione.
Quando devi ripartire? chiese il mercoled pomeriggio.
Dopodomani. Devo essere a casa per Natale.
Cerc di non lasciarsi abbattere dal dolore che quelle parole provocavano in lei, ma era difficile. Natale: la festa della famiglia. Eddie doveva tornare a casa in tempo per Natale; non con lei, a casa. Sai, gli disse in tono disinvolto, sorridendogli, mi rattrista sentirti dire cos. Vorrei che tu potessi restare con me, invece.
Anch'io.
Ma passeremo insieme il Natale prossimo. Devo assolutamente consolarmi guardando al futuro.
Oh, Caroline... Eddie parve a un tratto infelice, come se qualcosa gli fosse sceso sul volto, facendolo impallidire. Si port alle labbra la mano di lei e la baci, poi la trattenne stringendola.
Cosa c'?
Eddie scosse il capo senza rispondere. Continu solo a tenerle la mano stringendola sempre di pi, come se provasse un dolore fisico e avere qualcosa cui aggrapparsi glielo rendesse pi tollerabile. Caroline non sopportava di vederlo cos. Percepiva quasi il dolore di lui, e le sembrava che le si stringesse il petto, fino a toglierle il respiro. Tesoro, ripet, che succede? Non fare cos. Gli pos l'altra mano sul polso.
Quando mi tocchi... mormor Eddie. Sei l'unica donna al mondo che possa farmi sentire cos. ...
Ti capisco...
Stavano bevendo il caff al ristorante. Si alzarono contemporaneamente senza dire pi nulla, ed Eddie la aiut a infilarsi il cappotto. Non torno in ufficio oggi, disse lei. Uscirono in strada, trovarono un taxi e si fecero portare all'albergo di Eddie.
Non esisteva altro posto per lei se non vicino a lui, il pi vicino possibile. Somiglia a questo una luna di miele? chiese poi ridendo.
Non lo so, rispose lui. La mia non  stata cos.
Oh, Eddie...
Be', non lo  stata. Non so, non avevamo mai nulla da dirci quando eravamo soli. Mi sentivo in dovere di pensare a qualcosa da dire. Mai, mai mi sarei sentito cos con te. Mi vengono in mente cose che devo dirti perfino quando tu non ci sei.
A me succede lo stesso!
La sera scende presto a fine dicembre, e fuori era gi buio. Restiamo qui tutta la sera, ci facciamo mandare un panino o qualcos'altro in camera, propose Eddie. Non me la sento di uscire.
Nemmeno io me la sento, rispose Caroline teneramente, posso stare solo vicino a te.
Non restava loro che un giorno da passare insieme, dopo quella sera, e felice com'era Caroline pensava che avrebbero fatto qualche progetto insieme su quel che doveva accadere nelle settimane successive, anche se l'argomento non era piacevole. Dovrai dirlo a Helen, disse. Cosa le dirai? Le parlerai di me?
Non deve mai sapere nulla di te, rispose Eddie con fermezza.
E quanto ci vorr per... per ottenere... faceva fatica a pronunciare la parola, ma andava pur detta, il... divorzio?
Lui le rivolse uno sguardo quasi tragico. Poi scosse la testa. Caroline... non posso... non posso chiedere il divorzio.
Non puoi? Lo fiss atterrita. Che vuoi dire? Perch non puoi?
Eddie scosse di nuovo la testa. Sul volto gli erano riapparsi quell'espressione di tormento e quel pallore che l'avevano addolorata e illusa nel ristorante. Ma ora ne comprendeva il significato. Non posso, ripet. Non posso. Farebbe soffrire troppe persone. Sarebbe... la fine della mia vita attuale, di tutto, del mio lavoro, della mia famiglia, dei miei amici, della mia casa. Amo la mia bambina, Caroline. Non posso.
L per l Caroline non riusciva a convincersi di ci che le stava dicendo, poi cap di colpo che era vero. O, almeno, vero in quel momento. Si rifiutava di credere che sarebbe stato vero per sempre. E io? chiese con un filo di voce. Non ha importanza che io debba soffrire?
Non voglio che tu soffra, amore mio. Non potrei mai farti soffrire.
Non pensi che questo mi far soffrire? Eddie, la mia vita sei tu. Sei sempre stato la mia vita.
Te lo prometto, trover una soluzione prima di lasciare New York. La trover.
E mi sposerai?
Non posso sposarti, tesoro.
Non esiste un'altra soluzione, replic Caroline. Non c'erano lacrime nei suoi occhi, ma aveva un nodo alla gola come se stesse per piangere e dovette lottare per controllarsi. Per la prima volta si sforzava di nascondere i propri sentimenti a Eddie, ma non voleva piangere; voleva solo capire e trovare le parole per scuoterlo, e fargli capire quanto soffriva.
Per carit, non pensare che possa sposarti, tesoro. Ti prego, non illuderti su questo, la supplic lui.
Lo sapevi fin dal primo momento?
S.
Avresti dovuto dirmelo, mormor, poi la voce le si ruppe. Non poteva dire altro; se avesse aperto la bocca per parlare sarebbe scoppiata in singhiozzi.
Eddie intrecciava le dita e se le contemplava, incapace di alzare gli occhi su Caroline. Se tre anni fa qualcuno mi avesse detto che un giorno sarei stato seduto qui a dirti che ti amo pi di qualsiasi cosa al mondo ma che non ti sposer mai, non gli avrei creduto. Ma sono cambiato. Le cose erano pi semplici, allora: ti innamoravi, ti sposavi, volevi una cosa, la prendevi... Ma ora non sono pi semplici. La vita  questa, ben diversa da come credevo che fosse allora. La guard, finalmente, per la prima volta, e aggiunse pi calmo: Diversa da come tu ancora oggi credi che sia.
Sono sempre stata la ragazza piena di buonsenso, quella a cui tutti raccontano i propri guai, disse Caroline. Ma ora no, questa volta no. Non con te. E so di averne diritto, ora, perch credo in te, credo in noi. Eddie, ti prego, non costringermi a non credere pi in noi due.
Ci sono tante cose in cui si finisce per non credere pi, dopo un po'. Non pensi che sarei pi felice con te di quanto non lo sia ora? Non pensi che io voglia una compagna da poter amare, una moglie che mi renda felice?
Devi essere pi felice con lei di quanto tu voglia ammettere, ribatt Caroline.
Lui scosse la testa. Ti sbagli.
Allora cos' che ti piace? La vita comoda, agiata? La piscina a forma di cuore? Stare in un ufficio con l'aria condizionata senza far niente? Quelle feste al circolo dove puoi suonare il piano e sentirti pieno di nostalgia pensando a me?  questo che ti sta a cuore?
Non dire cos.
Ho ragione?
 la mia vita, disse Eddie. La mia vita.
Caroline era talmente sconvolta che quasi non riusciva a rivolgergli la parola; sedeva l immersa nel dolore e nello sbigottimento, come se avesse un febbrone da cavallo e la sola vista di Eddie la facesse stare peggio. Fissava la parete perch era giallina, innocente e spoglia, aspettando che il dolore passasse come si aspetta che passi la crisi in una malattia. Ma non passava, e Caroline non sapeva cosa fare.
Non posso perderti, disse Eddie. Devo assolutamente pensare a qualcosa.
Pensa a me, mormor Caroline. Ti scongiuro. Pensa a me.
Il mattino dopo, in ufficio, era ancora intontita, ma cominciava a riprendersi. Eddie avrebbe pensato a una soluzione, l'aveva promesso. Forse avrebbe pensato al modo di conservare in parte la custodia della bambina. Sarebbe stata perfino disposta a dare una mano per allevare la bambina di un'altra, e le avrebbe voluto bene, se questo poteva servire a far felice Eddie e a renderlo suo pi che mai. Quante responsabilit si accumulavano, quante cose alle quali non aveva per niente pensato, o non aveva voluto pensare; ma un modo doveva pur esserci e, se c'era, Eddie l'avrebbe trovato. Nel corridoio incontr Mike Rice.
Ehi, disse lui affettuosamente.  da un po' che ti tengo d'occhio. Sembri innamorata. La scrutava in volto.
Lo sono, rispose Caroline, cercando di sorridere.
Si mostr sinceramente compiaciuto. Lo sapevo.  un tipo simpatico, giovane, un buon partito, vero?
...S, disse Caroline.
Sapevo anche questo, concluse Mike. Mi fa molto piacere, Caroline.
Grazie, mormor lei, allontanandosi in fretta prima che Mike potesse aggiungere altro. Comprese in quel momento che ogni via di salvezza era chiusa per lei.
Raggiunse Eddie in albergo a mezzogiorno. Sopra un ripiano era posata una valigia di cuoio aperta e quasi piena.
Eddie la prese subito tra le braccia. Mi ami?
S.
Davvero?
Oh, tanto.
Andr tutto bene allora, annunci Eddie, accarezzandole i capelli. Staremo insieme.
Quando parti?
Domani pomeriggio, con l'aereo delle cinque. Faccio le valigie ora perch stasera sono invitato a cena, sempre da quelle persone. Verrai all'aeroporto con me, vero?
S, mormor Caroline. Naturalmente, amore. Ma che si fa allora? Cosa sar di noi, dopo?
 tutto combinato. Sarai pronta a lasciare New York fra un mese?
Un mese... Quasi le mancava il respiro. S.
Dovrai lasciare il tuo lavoro. Non ti dispiace, vero?
No, fece lei, oh, no.
Ti ho trovato un lavoro a Dallas. Non  stato facile, ma ho avuto la fortuna dalla mia. C' un tizio ricchissimo, un po' eccentrico, che ha cominciato a scrivere un libro, e ha bisogno di un assistente editoriale. Tu ormai hai cos tanta esperienza che sarai l'ideale per un lavoro simile. Ti dar il suo nome e indirizzo, e potrai scrivergli tu stessa anche subito.
Non ce n' bisogno, mormor Caroline, le braccia attorno alla vita di Eddie, la testa sul petto di lui. Non ce n' bisogno. Ho abbastanza soldi per stare l un po' di tempo fino a che non saremo sposati. Non ho bisogno del lavoro. Lo guard. A meno che, naturalmente, i soldi non servano a tutti e due. Sar felicissima di lavorare, in questo caso.
Caroline... Caroline... tu mi ami, vero?
Sai bene che ti amo.
Non posso sposarti Caroline, te l'ho detto. Lo sai, vero?
Lei si scost un poco. Che vuoi dire? chiese, spaventata e sbalordita. Perch vuoi che venga a Dallas?
Cos potremo stare insieme, tesoro. Per sempre. Non  questo che vuoi anche tu?
Insieme come? chiese Caroline, cominciando a tremare per il dolore e l'umiliazione, perch gi sapeva cosa lui intendesse e non poteva sopportare di ammetterlo cos all'improvviso, tanto era orribile.
Insieme, ripet Eddie. Prenderai un piccolo appartamento, avrai questo buon lavoro, io verr a trovarti. Sarai vicina a me, e potremo andare a pranzo insieme almeno due volte alla settimana - mi riuscir senz'altro - e me la svigner per passare una o magari due serate con te, e ci telefoneremo tutti i giorni, e qualche volta riusciremo perfino a trascorrere insieme tutto il weekend. Possiamo andare in macchina fino...
Andare a pranzo insieme! grid lei interrompendolo. Fece un passo indietro, come se si fosse accorta di colpo di abbracciare per sbaglio un tizio che assomigliava in modo incredibile a Eddie Harris, ma che in realt era soltanto uno sconosciuto. Una o due serate quando ti riesce di sfuggire a tua moglie e ai tuoi rispettabili amici sposati? Un weekend? E io dovrei andare avanti cos per sempre, da sola, ad aspettare te, nascosta? Cosa vorresti che diventassi?
Eddie era pallidissimo. Voglio solo che tu stia con me.
Quando? Quando hai la serata libera?
Caroline, ci vedremmo quasi sempre, ci vedremmo...
Caroline non voleva dirlo, non per timore di ferire lui ma perch pronunciare la parola avrebbe immediatamente reso vera la cosa, e questo era al di l della sua sopportazione. Ma doveva dirla, affrontarla con lui, e convincere se stessa, una volta per tutte, che era questo che le stava proponendo. E anche, se ne rese conto, perch sperava disperatamente che Eddie negasse. Vuoi che diventi la tua amante, vero?
Non dire cos, mormor lui. Suona cos meschino.
Perch  meschino, ribatt Caroline. Si scost da lui ancora di pi, mentre desiderava gettarglisi tra le braccia per pregarlo di rassicurarla che non era vero, che la amava, che tutta quella discussione non era che uno scherzo di pessimo gusto. Ma si allontan di un altro passo.  questo che intendevi?
Per noi non sarebbe meschino, rispose tranquillamente Eddie. Noi renderemmo la cosa... diversa.
Allora  questa la tua soluzione. Questo  il tuo piano per rendere felici entrambi. Fra vent'anni io star ancora seduta in quel piccolo appartamento di Dallas, in attesa che tu venga a pranzo con me, in attesa che tu venga a fare l'amore con me la sera per poi tornartene da tua moglie; e avr quarantatr anni e non avr mai un figlio, o una casa vera, o qualcuno che mi ami e si prenda davvero cura di me... e tutto questo perch tu non vuoi far soffrire nessuno.
Eddie non rispose. Si morse le labbra, la guard, poi volse il capo. Mi fai venire voglia di... piangere, disse.
Davvero?
Eddie annu.
Non ho fatto nulla, mormor Caroline. Ti ho detto soltanto quello che gi sapevi. E poi si accorse che lei stessa piangeva, un pianto dirotto, l ferma in mezzo alla stanza con le mani sul viso, troppo disperata e sconvolta per sedersi o correre fuori. Eddie le fu accanto in tre passi, la strinse tra le braccia, e quando lei finalmente lo guard vide che aveva gli occhi chiusi e il volto rigato di lacrime. Ti prego... gli sussurr, senza poter aggiungere altro.
No... mormorava lui. No, tesoro mio... io ti amo, credimi...
Cos'altro ami tanto che non ti  possibile abbandonarlo, pur amando me? chiese. Vorrei solo sapere questo.
Eddie non rispose, e allora lei cap.
Dopo un po' and nel bagno di Eddie per rinfrescarsi il viso, ma era troppo stanca per rifarsi il trucco e in fondo non le importava. Torn lentamente in salotto e sedette sul piccolo divano dove si erano seduti la prima volta che si erano ritrovati in quella stanza. Intrecci strettamente le mani attorno alle ginocchia e cerc di respirare adagio, con calma, senza singhiozzare. Non riusciva a pensare neanche a cosa avrebbe fatto tra un'ora.
Eddie le sedette accanto senza toccarla e la guard tristemente. Ci ripenserai? chiese. Non dire s o no subito, pensaci. Puoi dirmelo domattina, quando ci vedremo. Ma ti prego di riflettere, fallo per me.
Lei non poteva rispondere.
Lo farai, Caroline?
Va bene, promise lei alla fine. Ci penser. Ma sapeva che ripensarci era inutile, che non avrebbe mai potuto vivere come aveva progettato lui. Tuttavia, vivere senza di lui dopo essere stati insieme di nuovo era come morire due volte. Guard Eddie. Nonostante quel che le aveva fatto, lo amava ancora. L'uomo che le aveva chiesto di passare la vita come sua amante non era Eddie, ma uno sconosciuto pazzo e crudele, si disse. Ma sapeva che era proprio Eddie, e che quello era, secondo lui, il modo in cui andava il mondo. Hai un'aria cos tragica! sospir.
Io?
Gli sorrise debolmente, perch lo amava ancora, e perch il suo cuore si apriva a lui ogni volta che lo guardava o ne sentiva la voce, a dispetto di tutto ci che aveva rivelato di se stesso. S.
Sorrise anche lui. Non volevo.
Lo so che non volevi. La voce di lei era molto tenera, piena d'affetto.
Pensavo a come sar tornare l domani e sapere che, per quanto io aspetti, tu non verrai mai da me. Non riesco a sopportarlo.
Lo sopporterai, disse Caroline dolcemente. Sar io quella che non potr sopportarlo, sar io che morir lentamente dentro di me.
Se non vuoi venire tu, disse Eddie, prendendole la mano, potrei venire qui io l'estate prossima a trovarti. Posso farlo. Mi fermer una settimana, se non altro staremo insieme.
Due volte l'anno? chiese lei. Devo vivere per questo?
Forse verrai a Dallas.
Lei scosse la testa. Gli sfior le dita, poi gli accarezz delicatamente il dorso della mano e il polso, perch in quel momento era ancora suo, poteva toccarlo, tenerlo, imprimersi ogni cosa nella mente. Vuoi sapere che differenza c' fra te e me? gli disse. Domani tu partirai e tornerai da Helen, dai tuoi amici, al tuo lavoro, alla tua vita tranquilla e soddisfatta, mentre io rester qui. Tra cinque anni tu ed Helen farete un viaggio, forse in qualche posto romantico come Rio de Janeiro. E una sera, a Rio, in un grande albergo di lusso, mentre tua moglie finir di vestirsi tu scenderai al bar in attesa della cena. Ordinerai qualcosa e ti porterai il bicchiere sulla terrazza, perch c' sempre una terrazza. Guarderai la bella notte tropicale, ascolterai la musica che proviene dall'interno del bar, sorseggerai il tuo cocktail e a un tratto penserai a me, e ti sentirai piacevolmente triste. Tutto qui. Piacevolmente triste.

30.

Gregg Adams, seduta nell'ombra in cima alle scale fuori dall'appartamento di David Wilder Savage, sembrava una bambina di dodici o quattordici anni che ha ancora paura del buio: le ginocchia tirate su fino al petto, le braccia strette attorno alle ginocchia, i capelli biondi che le scendevano intorno al viso come quelli di una scolaretta. La sua figura brillava un poco nell'ombra della notte, pallidissima, con i capelli biondo oro che coglievano i riflessi della fioca lampada, l'impermeabile marrone. Aveva freddo con l'impermeabile e non riusciva a ricordare perch l'avesse indossato invece del cappotto. Non si era neanche accorta di averlo addosso finch non si era ritrovata a scansare un blocco di ghiaccio sul marciapiede di fronte alla casa di David, e a quel punto si era resa conto di tremare nel vento della notte. Si era anche dimenticata di cenare, ma non aveva importanza perch si sentiva troppo male per avere fame. Lui era l, in casa, con la ragazza.
Le giungeva la musica dell'apparecchio tenuto come al solito molto alto. Poggiando l'orecchio sulla parete all'altezza della camera da letto, Gregg riusciva a sentire debolmente la musica, anche se l'impianto si trovava nel soggiorno. Vicino al punto dove lei appoggiava il viso, qualcuno aveva scarabocchiato a carboncino: Odio Johnny. A Gregg, chiss perch, parve divertente; sorrise, chiudendo gli occhi. Odio Johnny. Chi odiava Johnny? Una ragazza, probabilmente. Qualche ragazza che Johnny aveva trattato male, o forse soltanto ignorato. Odio Johnny, ripet a se stessa divertita. Odio David. No, lo amo, lo amo. Odio Gregg.
Apr subito gli occhi, avendo udito un rumore di passi malfermi. Qualcuno saliva le scale, e il cuore cominci a batterle all'impazzata. Chi poteva salire lass a quell'ora, dopo mezzanotte? Un ubriaco, forse, o qualcosa di peggio. Si rannicchi contro la parete, sperando che l'importuno non la notasse e procedesse oltre.
Va' via, pensava, via, via. Se lo avesse pensato intensamente, l'altro se ne sarebbe andato. Vattene via, ti odio. Lasciami sola. Vattene a casa. Ma scorse la parte superiore di un cranio bianco, striato di capelli neri e lisci, che avanzava sulla rampa sottostante; ancora il rumore dei passi, e di un respiro affannoso. La testa si muoveva in qua e in l mentre il corpo dell'uomo ondeggiava; Gregg ud il colpo attutito di una mano o di un fianco che urtava la ringhiera. Cap, prima ancora di percepire l'odore del whisky, che era ubriaco.
L'importuno raggiunse il pianerottolo e si ferm ansimando, prima di affrontare la rampa in cima alla quale sedeva Gregg. Dapprima non la vide. Era di statura media, ma largo quasi quanto la scala. Il cappotto gli pendeva slacciato, come pure la giacca; aveva una manica strappata, come se fosse caduto. Gregg vide dapprima la faccia, bianca, piuttosto ottusa, con la bocca semiaperta nello sforzo di prendere fiato. Sulla guancia c'era una macchia di fango. L'uomo prese quindi a salire verso di lei, tenendosi forte alla ringhiera, e all'improvviso, vedendola, si ferm.
Ehi... disse.
Gregg non rispose.
Ehi! Ehi tu, ragazzina!
Il cuore le martellava cos forte da farle vedere strisce rosse davanti agli occhi. Va' via, pensava, va' via, via da me.
L'uomo riprese a salire, ma stavolta si dirigeva verso di lei perch sapeva che era l. Cosa poteva fare? Correre gi? Correre su? Correre da qualche parte! Eccolo ormai a pochi passi da lei: Gregg vide la camicia bianca che si gonfiava sullo stomaco prominente come un paracadute, e i pantaloni senza cintura, chiusi da un bottone al di sopra della cerniera lampo. La cerniera era mezza aperta, mostrando un lembo di tessuto bianco che sporgeva. Gregg fiss i pantaloni dell'uomo, paralizzata dal terrore, e si sent di nuovo bambina, quando guardava per strada quegli strani uomini, dopo avere scoperto che erano diversi dalle bambine. Va' via da me, pens ferocemente, va' via, va' via... maniaco!
Cosa  successo? domand l'uomo. Hai perso la chiave?
Lo ud appena. Balz in piedi e cerc di passargli accanto per scendere, per raggiungere l'appartamento di David, per mettersi in salvo. Sent che il corpo massiccio, impossibile a smuoversi, le sbarrava la strada; poteva addirittura respirare l'alito di lui. Togliti, singhiozz, respingendolo col gomito; lo evit insinuandosi nel piccolo spazio che restava tra l'uomo e la parete, e nel far questo il piede manc il gradino. Gregg perse l'equilibrio e cominci a cadere. Ud un urlo, e non cap se fosse la sua voce o quella di lui. Vide soltanto che il mondo le veniva incontro, un mondo che si capovolgeva, all'interno della gola, all'interno della testa, mentre tentava d'afferrare una ringhiera, una mano, qualcosa che non c'era.

31.

Be', disse allegramente Paul Landis.  stata proprio una bella sorpresa. Mi fa piacere che tu mi abbia telefonato stasera. Stavo proprio cercando di rilassarmi dopo una giornata di lavoro infernale, e non avrei saputo immaginare un modo migliore di passare la serata.
Caroline gli sorrise in silenzio. Stava tagliando la lattuga per l'insalata, tanto per tenere occupate le mani, ma senza rendersi veramente conto di quel che faceva. Eddie a quest'ora  a cena con quei conoscenti, pensava, e tra poco torner in albergo e andr a letto. Forse avrebbe avuto difficolt ad addormentarsi, perch si sarebbe chiesto se lei gli avrebbe risposto di s o di no, l'indomani. Quanto a lei, si chiedeva se sarebbe riuscita mai pi a prendere sonno.
Come la vuoi la bistecca? domand. Al sangue, vero?
S, meno cotta possibile, disse Paul. Posso essere d'aiuto?
No. Siediti l. Bevi qualcos'altro.
Caroline fin di preparare l'insalata, mise le bistecche sulla piastra, poi and a sedersi sul divano di fronte a Paul. Accese una sigaretta ma la spense quasi subito, perch non riusciva a tollerarne il sapore.
Ti preparo un aperitivo? chiese Paul.
No, grazie.
Sono contento di vederti cucinare per me.  da un pezzo che non mangio qui.
La mia cucina non  niente di straordinario, credimi, disse Caroline. Si accese un'altra sigaretta.
A me piace.
Gli rivolse un debole sorriso e schiacci la sigaretta nel portacenere. Sorridi, parla, reagisci, continua a vivere, diceva a se stessa. All'inizio dovrai sforzarti, poi ti verr spontaneo, proprio com'era prima di oggi. Era contenta di aver invitato Paul, aveva bisogno di stare con qualcuno che le volesse bene. Paul le era di conforto. Forse per se gli avesse pianto sulla spalla e gli avesse raccontato di Eddie non sarebbe pi stato tanto di conforto, e le avrebbe detto che se l'era andata a cercare. Non avrebbe mai capito. Ma in ogni caso Caroline non voleva correre il rischio, non gliel'avrebbe raccontato. Quello che le era successo quel giorno era un suo problema e se lo sarebbe tenuto per s. Quanto a Paul, era un buon amico, era venuto per cena e la sua compagnia le avrebbe impedito di pensare. Gliene era grata.
Sono felice di averti trovato a casa, quando ho telefonato, disse Caroline.
E lui, come sembrava felice! La addolorava vedere quella faccia illuminarsi alle sue parole, sent di volergli bene come non gliene aveva mai voluto. Paul provava piacere a mostrarsi gentile con lei, e lo dimostrava in tutti i modi rispettabili e accettabili. Ti ho portato il regalo di Natale, stava dicendo, mentre si frugava in tasca.
Le porse un pacchettino avvolto nella carta natalizia dei grandi magazzini. Posso aprirlo adesso? domand lei.
Desidero che tu lo apra.
Lo apr. All'interno, sopra uno strato di cotone bianco, c'era un portafortuna rettangolare d'oro, piuttosto grande, fatto a calendario aperto al mese di dicembre; il giorno venticinque era segnato con un piccolo rubino. Oh,  bellissimo!
Hai un braccialetto al quale puoi attaccarlo, l'ho notato, disse Paul.
Infatti. Lo far fare subito.
A dire la verit, l'ho comprato con un pensiero segreto in mente.
Quale?
Che forse la data potrebbe avere maggiore significato di un Natale qualsiasi.
Se tu potessi immaginare, pens Caroline. Spero di non dover trascorrere mai pi un Natale come quello di quest'anno. Disse a voce alta: Davvero? In che senso?
Un significato sentimentale.
Devo girare le bistecche, disse subito Caroline, alzandosi. Mi dispiace interromperti, caro, ma so che non ti piacciono troppo cotte.
Sei proprio una donnina di casa, lo sai?
Trovi? Si chin sulla piastra, voltando le bistecche, senza guardarlo. Il fumo che si alzava dalla carne sfrigolante le fece lacrimare gli occhi, o forse era qualcos'altro.
Te lo assicuro.
Caroline torn al divano e si sedette, contemplando il regalo di Natale. Paul era stato molto accorto, e al tempo stesso originale: non si smentiva mai. Caroline riusciva solo a pensare: non avrebbe dovuto spendere tanti soldi. Ma sapeva che l'aveva fatto volentieri, e questo la faceva sentire meno in colpa per non essere molto colpita dal romanticismo del regalo.
Dico sentimentale, riprese Paul, guardandola intensamente, perch spero che forse, con il nuovo anno, avrai qualche motivo speciale per ricordare questo Natale.
Il cuore le si strinse, stavano per spuntarle le lacrime, ormai. Smettila di parlare, pens. Per favore...
Voglio dire, continuava Paul, che vorrei tanto... be', tanto vale che te lo dica chiaro e tondo, senza pensarci su. Sorrise, un po' imbarazzato. Non sono un penalista, non valgo molto come oratore. Vorrei che questo Natale fosse il giorno del nostro fidanzamento.
Oh, Paul... protest piano Caroline, scuotendo la testa.
Non dire di no, la interruppe allegramente. Non sai che buon partito sono. E le sorrise, per farle capire che cercava di prendere la cosa in tono scherzoso proprio perch per lui era importante.
Lo sei, disse Caroline. Lo sei. Potresti rendere molto felice una ragazza.
Perch non te? obiett Paul, sempre sorridendo. Sei la mia ragazza preferita. L'unica che vorrei davvero rendere felice.
Tu mi rendi felice, disse lei, cercando di imitarne il tono scherzoso, ma incapace di guardarlo. Ma io non voglio sposarmi.
S che lo vuoi.
Un giorno s. Ma non subito. Io... non mi sento ancora pronta per il matrimonio.
Non aspettare troppo, disse Paul.
Gli sorrise, riuscendo finalmente a sostenerne lo sguardo perch quell'ultimo commento l'aveva talmente ferita da farle superare il senso di colpa che provava nel respingerlo. Posso tenere ugualmente il regalo di Natale?
Lo credo bene. Forse ti aiuter a cambiare idea. Hai ancora un giorno intero, prima del venticinque.
Sar bene che dia un'occhiata alle bistecche, mormor lei, e si precipit ai fornelli.
Paul aveva portato del vino, e lo bevvero a tavola. Caroline mise un disco sul grammofono, un pezzo rumoroso di jazz che non poteva ricordarle Eddie. Aveva tolto la fotografia dal cassettone e l'album dal tavolino. Ma non voleva che niente la facesse pensare a lui, si sentiva la mente ottenebrata dallo smarrimento e dall'infelicit; le pareva di avere un piccolo motore nel cranio e di non poterlo spegnere, per quanti sforzi facesse. Doveva concentrare tutte le sue energie per interagire, parlare, rispondere, comportarsi vivacemente in presenza di Paul. In lei c'erano due persone: la Caroline che chiedeva a Paul se voleva un altro goccio di vino, se preferiva il caff normale o l'espresso, e la Caroline che si attaccava disperatamente a quei semplici pensieri come all'ultima valvola di sicurezza, per paura che il motore esplodesse.
Oggi in ufficio stavo lavorando a un caso interessante, disse Paul. C' un'azienda nel Bronx che... Click, il motore spense la sua voce. Paul continuava a parlare, spiegandole il caso, e il motore attivava determinate funzioni: Sorridi, Annuisci, Sparecchia la tavola, Prendi un posacenere, Sorridi, Annuisci... E per tutto quel tempo era cos sconvolta dal dolore che cap di aver sparecchiato solo quando vide le proprie mani che portavano i piatti per il dolce.
Dopo cena sedettero di nuovo sul divano e bevvero una quantit di caff; o almeno Paul beveva, perch Caroline sorseggiava appena, e intanto guardava l'altro parlare, lo ascoltava quando riusciva a concentrarsi sul suono della voce, e si alzava di tanto in tanto per cambiare il disco sul grammofono.
Oh, hai Noel Coward! esclam Paul, guardando sopra la sua spalla. Mettilo. Mi piace molto.
Preferirei di no, rispose Caroline. La voce sembr spenta e lontana al suo stesso orecchio. Aveva risposto davvero, o soltanto immaginato di parlare? Mettiamo quest'altro.
Sembri stanca, osserv Paul.
Stanca? Gi, infatti.
Lui guard l'orologio. Ci credi?  mezzanotte passata. Ho appena cominciato a distendere i nervi. Non ti senti rilassata tu?
S, direi di s, mormor lei. Aveva i nervi cos tesi da provare fitte alla spina dorsale, e quando squill il telefono accanto al divano sussult con un grido soffocato.
I tuoi ammiratori ti chiamano davvero a ore strane, osserv Paul amabilmente.
Eddie... pensava lei. Oh, Eddie... Aveva quasi paura di rispondere; temeva di scoppiare in lacrime al suono della sua voce. Era sicurissima che fosse Eddie, doveva essere per forza lui.
Pronto? Riusc a stento a spiccicare la parola.
Caroline?
Non era Eddie, non sapeva chi potesse essere. S?
Parla David Wilder Savage.
Oh... Come sta?
Pu venire qui subito? disse lui.  successo qualcosa a Gregg.
Paul la accompagn in centro all'indirizzo che le aveva dato David Wilder Savage. Un palazzo senza ascensore: davanti al portone erano ferme una macchina nera della polizia e un'ambulanza. Due uomini estraevano la barella dall'ambulanza; Caroline si precipit verso la casa precedendo gli infermieri e schiacci disperatamente il pulsante.
La porta  aperta, disse Paul, e mettendole un braccio attorno alle spalle la condusse all'interno.
Caroline sal le scale di corsa, con Paul dietro. Non sapeva a che piano abitasse David Wilder Savage, ma appena scorse il capannello radunato sul pianerottolo comprese. Si apr un varco. Gregg giaceva sul pavimento ai piedi di una rampa di scale, e sembrava svenuta. Un poliziotto trattenne Caroline per il braccio.
Cosa  successo? grid Caroline.
Non la tocchi, avvert il poliziotto.  morta.
Non riusciva a crederci: fiss il poliziotto, poi Gregg. Non pu essere morta!
David Wilder Savage in vestaglia era fermo davanti alla porta socchiusa del suo appartamento; c'era una ragazza che si nascondeva un poco dietro di lui, e appariva turbata. Soltanto turbata, nient'altro. Questa  la coinquilina della signorina Adams, Caroline Bender, disse David al poliziotto.
L'agente allent la stretta sul braccio di Caroline, ma non la lasci libera del tutto, come per impedirle qualche gesto disperato. Mi dispiace, mormor a Caroline.
Gregg? chiam Caroline sottovoce. Gregg... Si inginocchi accanto a Gregg, che sembrava soltanto svenuta; si accorse allora del modo strano in cui la testa si piegava sulle spalle. I soffici capelli biondi ricadevano al suolo, sulla sporcizia lasciata dalle scarpe di tanta gente. Senza riflettere, Caroline allung la mano verso il corpo dell'amica.
Non la tocchi! ammon il poliziotto, trattenendola.
Non lasciatela a terra cos, disse Caroline.  cos sporco. Poi cominci a piangere, rendendosi conto che per Gregg non faceva differenza se il pavimento era sporco o no.
C'era un uomo appoggiato alla parete. Era grigio in volto, e dava l'impressione che se non si fosse sorretto alla parete si sarebbe afflosciato.  caduta gi, mormorava. Proprio a testa all'ingi.  corsa gi per gli scalini ed  caduta.
Va bene, disse il poliziotto. Abbiamo capito.
 caduta gi... ripet l'uomo, come istupidito. Gi da quegli scalini. Credevo che fosse rimasta chiusa fuori.
Due infermieri arrivarono con una barella, e la folla si scost. Oltre ai due poliziotti c'era qualche persona in vestaglia, evidentemente vicini di casa, e l'uomo che aveva assistito alla scena; poi David Wilder Savage, che ora cingeva la vita della ragazza e restava in silenzio. Paul abbracci Caroline. Non guardare, le mormor.
Caroline non poteva fare a meno di guardare. Osserv i due infermieri deporre il cadavere di Gregg sulla barella e portarlo via, gi per le scale, con garbo, come se fosse ancora viva. Qualcuno le aveva steso addosso un lenzuolo, e Caroline ebbe la sensazione pazzesca, illogica, che se non glielo avessero tolto dalla faccia Gregg sarebbe soffocata. Ma Gregg era gi morta...
Qualcuno deve avvertire la famiglia, disse Caroline. Guard David Wilder Savage l in piedi col braccio intorno alla ragazza in atteggiamento protettivo, e improvvisamente, sebbene sapesse che non era colpa sua, Caroline sent di odiarlo. Non so dove vivano i suoi, disse senza togliergli gli occhi di dosso. Non le scrivevano mai, e Gregg non me l'ha mai detto. Qualcuno deve trovare la sua famiglia.
La troveremo, promise l'agente.
Abitano dalle parti di Dallas, aggiunse Caroline.
Li troveranno, disse Paul dolcemente. Vieni via.
Caroline stava ancora guardando David. Questi non aveva detto una parola, e la sua faccia pallida era composta; un po' addolorata, un po' sconvolta, ma composta. La ragazza accanto a lui pareva confusa. Era giovane, sulla ventina. Quella  Judy Masson, pens improvvisamente Caroline, come se la conoscesse davvero. Provava una strana sensazione di disgusto. Non ve ne importa? avrebbe voluto gridare loro. C' altro, per ora? chiese David Wilder Savage.
No, disse l'agente. Stava scrivendo in un taccuino. Potete andare tutti a casa, per ora.
A casa, pens Caroline. Lasci che Paul la portasse via, ne sentiva sulle spalle le mani gentili e ferme. Non salut nemmeno, ma prima di scendere le scale si gir e vide che David Wilder Savage riconduceva Judy Masson nell'appartamento, con aria di protezione, e richiudeva la porta. Nessuno si interessa degli altri, pens Caroline; potremmo morire tutti, a chi importerebbe? Quando si ritrov in taxi con Paul, gli pos la testa sulla spalla e lasci che le lacrime le sgorgassero dagli occhi chiusi, grata del conforto che lui le offriva. Per chi sto piangendo? si chiedeva. Per Gregg? Per me? Per tutte le ragazze del mondo che hanno bisogno di qualcuno che le protegga?
Ti riporto a casa, disse Paul.
Lo sent appena. Non ho voluto ascoltare, pensava, quando Gregg cercava di parlarmi nel cuore della notte.
Quando fu nell'appartamento - l'appartamento che aveva condiviso con Gregg - Caroline lasci che Paul le togliesse il cappotto e la sospingesse gentilmente verso il divano. Si sdrai e lui le tolse le scarpe, le mise addosso il cappotto come una coperta, le vers un bicchierino di cognac. Bevi questo, le disse. Non devi pensarci pi, per questa notte.
Sei proprio un'infermiera.
Butt gi il cognac. Paul le si inginocchi accanto sul pavimento e le accarezz i capelli. Non puoi restare qui, stanotte, le disse.
No...
Vuoi venire da noi? I miei genitori sono in casa, non c' niente di male.
Caroline scosse la testa. Voglio restare qui.
Non credo sia consigliabile.
Vuoi restare con me?
La guard preoccupato, poi sorrise. Va bene, se ti fa piacere.
Non voglio restare sola, bisbigli Caroline.
Le stava ancora accarezzando i capelli, piano, ipnoticamente. Non voglio che resti sola, disse lui sottovoce. Voglio prendermi cura di te. Non dovrai mai rimanere sola.
Caroline teneva gli occhi chiusi. Non sapeva quel che diceva. Sapeva soltanto che non voleva essere come Gregg, che non voleva nemmeno essere come Caroline, e che non voleva restare sola. Mi ami? chiese. Non me l'hai mai detto.
S, disse Paul. Ti amo.
Moltissimo?
Moltissimo.
Ho bisogno che qualcuno mi ami, bisbigli lei.
Io ti amo.
Vuoi ancora sposarmi?
S.
Anch'io voglio sposarti, Paul.
Il giovane si alz in piedi, le sedette accanto sul divano, avvicin al suo il proprio volto, guancia a guancia, e per un po' non disse nulla. Poi mormor: Ti render felice.
Lo so.
Paul gir il viso e la baci sulla bocca. Lei non si mosse. Felice, si ripeteva, felice... Era quello che aveva detto a Eddie. Cerc di non pensarci, ma solo di spianare la mente come si spiana l'orlo di un lenzuolo spiegazzato e di non pensare a nulla tranne che a Paul, a come si sarebbe preso cura di lei e l'avrebbe coccolata per sempre. Sarai contenta, mormor Paul. La baci di nuovo, delicatamente, come si potrebbe baciare un'invalida, e tuttavia lei sent che le labbra gli ardevano e cerc di non pensare a nulla.
Paul le si sdrai accanto sullo stretto divano. C'era posto abbastanza per tutti e due, se stavano molto vicini. Non tolse il cappotto che le aveva steso addosso ma le pass il braccio intorno alla vita sopra di esso e la strinse a s. Caroline... disse, e la baci di nuovo sulla bocca.
Eddie, pens lei, e dovette lottare per scacciare quel pensiero. Questo  Paul, il mio fidanzato. Il mio fidanzato. Mi ama tanto. E io gli voglio tanto bene. Lo amo. Tenne gli occhi chiusi mentre Paul la baciava con pi ardore, poi sent che la mano di lui scostava il cappotto per accarezzarle la spalla. Non osava muoversi, non osava nemmeno respirare. La mano di lui le scese lungo la vita, proprio sotto il seno, ma lei ancora non si mosse. Cercava di pensare all'affetto che aveva per lui; era cos buono, cos gentile e onesto.
Come ti senti? chiese lui.
Benissimo.
Sposiamoci il pi presto possibile. Ci conosciamo da molto tempo ormai.  tanto che aspetto. La mano di lui le sfior il seno e lei comprese cosa intendeva dire. Eddie! pens. Le torn alla mente come un urlo, cos forte e disperato che si chiese se anche Paul non l'avesse udito. Oh, ti prego, pens, ti prego, Signore, fa' che tutto vada bene.
Apr gli occhi e guard Paul. Stava appoggiato su un gomito, con l'altra mano cominciava ad accarezzarle il seno, fissandola in volto, sorridendole teneramente. Si accorse allora che si era tolto gli occhiali; aveva ripiegato accuratamente le stanghette e li aveva posati sul tavolino accanto al divano. Non l'aveva mai visto senza lenti, e rimase un po' disorientata perch sembrava si fosse denudato. Il volto di lui era cos vicino, cos spoglio, tutto bianco e con gli occhi spenti dal desiderio d'amore. Sar questo il suo aspetto quando saremo sposati e verr a letto con me, pens Caroline. Fu assalita di colpo da un'ondata di nausea e di terrore, e si tir su a sedere.
Che c', tesoro? chiese lui.
Caroline si copriva il viso con le mani e scuoteva la testa. Eddie, Eddie, Eddie, pensava, e sapeva che non sarebbe servito a nulla continuare a tentare con Paul.
Ti prego, disse. Oh, ti prego. Va' a casa, ora.
Non vuoi che resti? Dormo sul divano di Gregg, o anche su una sedia, se preferisci.
Ti prego, va' a casa, Paul. Non preoccuparti per me. Star benissimo adesso.
Sei sicura?
S.
Paul si alz, si rimise gli occhiali. Sorrise, del tutto ignaro. Vuoi che ti rimbocchi le coperte, prima di andarmene?
Lei scosse la testa.
Allora mettiti subito a letto. Ti telefono domattina. La guardava sorridendo. Caroline...
S?
Cerca di essere libera per luned all'ora di pranzo. Andremo a comprare l'anello.
Lei continu a scuotere la testa, in silenzio. Non aveva il coraggio di dirglielo subito. Glielo dir domani, pens, al telefono.
Appena Paul fu uscito si alz lentamente, come chi saggia le gambe malferme dopo una lunga malattia, e and alla porta. La chiuse a chiave. Poi torn al cassettone e apr il cassetto dove aveva nascosto la fotografia di Eddie. La tolse dal cassetto. Non era molto somigliante: troppo studiata. Eddie era molto meglio di cos. Ma era tutto ci che aveva. La mise sul cassettone e rimase un pezzo a contemplarla. Domani avrebbe acquistato un liquido apposito per lucidare la cornice.
Quanto tempo fosse rimasta seduta sull'orlo del letto a fissare il vuoto non avrebbe saputo dirlo. Poteva chiamare Eddie anche subito, e poteva non farlo. L'indomani si sarebbero visti: poteva dirgli di s per quel suo progetto, oppure di no. Non tentava nemmeno di prendere una decisione, rimaneva l seduta; cercava di non pensare assolutamente a nulla. La sua mente, che era stata cos attiva mentre Paul provava a sedurla, adesso si era calmata. Aveva smesso di funzionare, finalmente, era riuscita a spegnerla. Il motore si era fermato.
Non aveva neppure voglia di piangere. Aveva gi pianto, era passato ormai. Aveva finito di piangere, di sentirsi ottenebrata, svuotata, morta. Rester seduta qui per sempre, pens stancamente, non avr pi pensieri. Tutto sar pi facile cos. Se non dovr parlare mai pi con Eddie, riuscir a tirare avanti. Ma il volto di Eddie, la sua voce, le sue parole, il significato della domanda che temeva, le davano una tale pena che non poteva neppure pensarci. Non poteva dire di s e rinunciare alla propria vita per non rappresentare, nell'esistenza di Eddie, che una piccola cosa. Sarebbe stato quanto di pi doloroso potesse succederle, ormai. Di una sola cosa si rendeva conto, in maniera confusa: non voleva pi soffrire come aveva sofferto durante quelle ultime ore.
Il telefono squill quattro volte prima che lei rispondesse, sebbene l'apparecchio fosse a pochi centimetri dalla sua mano. Pronto? disse.
Caroline...  proprio lei?
Chi parla?
Non lo indovina?
Non ho voglia di indovinare.
Sono John Cassaro.
Oh, fece lei. La sua attenzione si dest un poco, perch quella chiamata era inaspettata. Non provava niente, ma almeno adesso era sorpresa, ed era gi qualcosa. Come mi ha trovato?
C' una grande istituzione americana, nota come elenco del telefono. Lei quest'anno  sull'elenco, bambina.
Caroline sorrise suo malgrado. Proprio non ci pensavo.
Devo averla svegliata, disse John Cassaro comprensivo.
No... che ora ?
L'una.
Caroline guard l'orologio. Erano le due meno venti. Be', che differenza faceva? Chiama sempre la gente a notte fonda?
Gli amici s.
Ah.
Non l'ho svegliata, vero?
No, disse Caroline, stia tranquillo.
Mi sento solo, la notte, disse John Cassaro. Non le succede mai?
S.
A che serve ricevere l'ennesima telefonata di giorno, quando siamo occupati? Le ore peggiori sono quelle della notte.
Gi, disse Caroline. Cominciava a sentirsi un po' meglio. Non credeva una sola parola di quel che stava dicendo John Cassaro, erano bugie bell'e buone che per, per combinazione, corrispondevano a verit.
Le ore notturne sono ore d'attesa, disse lui. La voce era bassa e confidenziale, una voce da ore piccole, di persona che si sente sola. Che sta facendo ora, Caroline?
Ora?
S.
Niente, disse lei.
 vestita?
S.
Ce l'ha una valigia, un abito da sera e un costume da bagno?
S, fece lei perplessa.
Allora prenda tutto e venga in taxi al mio albergo. L'aspetter gi. Andiamo a passare il Natale a Las Vegas.
Come sarebbe a dire andiamo? disse Caroline. Ma si sorprese a sorridere per l'impudenza e la follia di quell'uomo. Il tono pareva persino un po' divertito, come se il viaggio a Las Vegas fosse un'idea che gli era venuta solo in quel momento, parlando al telefono con lei.
Andiamo si riferisce a me, a lei, e a quattro amici miei. Non si preoccupi, prenderemo un aereo di linea. Ce n' uno che parte alle quattro e mezzo, perci far meglio a sbrigarsi.
Las Vegas... disse lei.
Domani  vacanza,  la vigilia di Natale. La riporter a New York in tempo per andare in ufficio luned mattina. Ora mi dica... Ha qualcosa di meglio da fare per Natale?
Io... non saprei. Stava proprio cercando di persuaderla, a modo suo, lui che avrebbe potuto avere con tutta facilit qualsiasi ragazza. Perch gli importava tanto se lei andava o no? Non si fidava ancora di lui; ma era compiaciuta che volesse proprio lei, pur sapendo che non avrebbe accettato.
Quale programma migliore ha in vista per domani sera? chiese lui. Appendere la calza con quel tizio?
Quale tizio? E non sia cos impertinente.
Quello col quale non poteva disdire l'impegno, l'ultima volta che le ho telefonato.
Non ricordo nemmeno chi fosse.
Io s, disse John Cassaro. Mi ricordo i suoi appuntamenti meglio di lei. Che ragazza! Il tono era cos amabile che Caroline non pot nemmeno risentirsi. La stava solo stuzzicando, non voleva insultarla. Avrebbe voluto riattaccare per punirlo di aver chiamato a un'ora cos inopportuna, con una proposta cos poco rispettosa, e tuttavia, chiss perch, non trovava il coraggio di farlo. Forse perch la voce di lui era allegra e rassicurante, forse perch, mentre la costringeva a bisticciare in quel modo, sentiva meno il dolore e la solitudine, quasi la Provvidenza avesse voluto mandarle qualcuno per distrarla.
Non so... disse. Non sono mai stata a Las Vegas.
Per questo deve venirci. Le piace giocare d'azzardo? Io sono fortunato.
Ne sono certa.
Voglio farle conoscere i miei amici, continu lui. Le piaceranno.
John Cassaro mi sta pregando, pens. Forse gli piaccio davvero. Scommetto che lo pensano tutte, e poi non lo rivedono mai pi. Ma a me sta offrendo tre giorni interi. Potrebbe voler dire qualcosa. Dentro di s, Caroline sapeva che non significava niente, che stava cercando una scusa ragionevole perch in quel momento la spensieratezza di John Cassaro, la sua voce inattesa e affascinante, avevano la capacit miracolosa di tirarla su di morale. Mi fa piacere che abbia chiamato, gli disse. Ero molto gi.
Anch'io. A che serve essere depressi?
A nulla, credo.
Infatti. Stia a sentire, aggiunse, se lei vorr sentirsi depressa a Las Vegas, si accomodi pure. Covi tutti i pensieri neri che vuole. Non me ne importa. Ma faccio una piccola scommessa con lei: che tutto il suo malumore sar sparito dieci minuti dopo essere salita sull'aereo.
Lei crede?
Sono pronto a scommettere.
Mi ha detto di essere fortunato al gioco, disse Caroline.
Ci fu una pausa; sent lo scatto di un accendino e cap che stava accendendo una sigaretta. Improvvisamente lo vide con la mente: il viso spigoloso, gli occhi penetranti e sinceri, la bocca dagli angoli leggermente rialzati, che ora stringeva una sigaretta. Sapere cosa stesse facendo glielo faceva vedere pi chiaramente; si chiese se la camera fosse illuminata o in penombra, come fosse vestito e con chi fosse stato prima di telefonarle. Lo sono, disse lui.
Fortunato?
Be'...
Ho bisogno di fortuna, disse Caroline. Mi  andato tutto storto, negli ultimi tempi.
Non posso prometterle che sar fortunata, rispose John Cassaro. Ma se non altro si divertir. A volte penso che occorra tutta la fortuna del mondo anche solo per questo.
Mi dica una cosa.
Cosa?
Sta andando su e gi all'estremit del filo telefonico?
Che?
Lei sorrise. Niente. Non ci badi.
Ehi, Caroline...
Eh?
Venga con noi. Esit. La prego.
Qualcosa dentro di lei trem leggermente, come una foglia che cade al suolo. Caroline se ne rese appena conto, ma ne riport una sensazione stranissima.
Mi ci vorr un po' per organizzarmi, disse.
La voce di lui era pi confidenziale, conciliante, quasi affettuosa. Non si preoccupi. La aspetteremo.
Va bene, disse lei a mezza voce. Verr.
Interruppe la comunicazione e si gir a guardare la stanza come se la vedesse per la prima volta. Stava per andarsene da l, per andar via, per fuggire, e prima lo faceva meglio era. John Cassaro l'avrebbe aspettata, l'avrebbe fatta ridere, l'avrebbe costretta a pensare ad altro. Era divertente, affascinante. Non avrebbe potuto impedirle di ricordare, e neppure di pensare, ma le sarebbe stato d'aiuto. L'avrebbe distratta. Poteva persino salvarla, forse.
Se qualcuno lo sapesse, pens allarmata. I miei genitori rimarrebbero allibiti. Ma in quei tre anni si era cos allontanata da loro, dalla vita che conduceva prima e da quella che le auguravano, che non avrebbero capito. Non poteva rivolgersi ai suoi genitori e spiegare come si sentiva in quel momento; avrebbe dovuto recitare prima tutta la storia della sua vita, e neppure allora avrebbero capito. Non poteva rivolgersi a nessun altro. April se n'era andata, Gregg se n'era andata. Tutte le ragazze che aveva conosciuto, sparite come ombre: Mary Agnes, Barbara Lemont, colleghe d'ufficio, amiche d'infanzia, tutte sparite. Sar meglio che faccia i bagagli, perch devo andare a Las Vegas!
Il gatto di Gregg usc silenziosamente dal bagno e le strusci i fianchi contro le caviglie. Caroline si chin e lo prese in braccio, accostandoselo al viso, baciandolo sul pelo morbido, pensando a Gregg. Sotto le dita sentiva vibrare la gola del micio, che faceva le fusa. Povera bestia, mormor. Povera bestiolina. Ricord con quanta cura Eddie aveva riempito le ciotole del gatto di cibo fresco e acqua, e la pena ricominci. Qualcuno avrebbe dovuto prendersi cura del gatto di Gregg, adesso. Lo baci. Bel gattone simpatico, mormor, ripetendo le parole di Eddie, e rimise la bestiola per terra. And nel cucinino e apr due lattine di cibo per gatti. Aveva sentito dire che i gatti sanno regolarsi quando mangiano; bastava lasciare cibo per tre giorni e il gatto avrebbe mangiato ogni giorno quanto bastava. Mise il pastone di carne in due ciotole e lasci altre due ciotole piene di acqua fresca e una di latte. Eddie aveva fatto subito amicizia col gatto. Lei se ne sarebbe presa cura per sempre, d'ora in poi.

32.

Il venerd pomeriggio, vigilia di Natale, Eddie Harris pag il conto all'hotel Plaza, prese la valigia dalle mani del fattorino e attese sul marciapiede un taxi per farsi portare all'aeroporto. Guardava di continuo l'orologio, era nervoso, pensava che avrebbe fatto giusto in tempo a prendere l'aereo, e non sapeva se sarebbe riuscito a chiamare ancora una volta Caroline. Le aveva telefonato appena si era svegliato, quella mattina, sperando che avrebbe consumato la prima colazione con lui, ma lei non aveva risposto. Aveva lasciato squillare il telefono pi a lungo del necessario, poi aveva chiesto alla centralinista di tentare di nuovo. Mentre beveva il succo d'arancia gli era venuto in mente che Caroline poteva essere sotto la doccia, e l'aveva chiamata di nuovo. Nessuna risposta. Maledizione, aveva pensato, dove si  cacciata quella benedetta ragazza? Che sia andata in ufficio? E aveva chiamato l'ufficio, irritato con se stesso per non aver pensato che Caroline poteva esserci andata ugualmente, sebbene fosse la vigilia di Natale.
Mi dispiace, gli risposero dal centralino, oggi non c' nessuno qui.
Be', non c' un numero interno o qualcosa del genere? Non pu vedere se la signorina  in ufficio?
Spiacente, signore. L'addetta alle chiamate interne non c'.
Se Caroline fosse andata in ufficio, si era detto Eddie, mi avrebbe telefonato. Forse dormiva ancora, ma nessuno poteva dormire cos profondamente da non svegliarsi con un telefono che squilla ben dodici volte. L'aveva chiamata di nuovo a mezzogiorno, poi alle tre. Ormai doveva uscire, se non voleva perdere l'aereo. Si era rassegnato.
Si fece condurre direttamente all'aeroporto, e quando arriv si accorse che aveva ancora un quarto d'ora di tempo. Fece il check-in, poi si diresse alla pi vicina cabina telefonica e chiam di nuovo Caroline. Almeno avrebbe potuto dirle addio. Mentre ascoltava squillare in lontananza l'apparecchio di lei, senza ottenere risposta, pens per la prima volta che Caroline poteva stare male. Forse era stata colta da un attacco di appendicite durante la notte, o era stata investita da una macchina mentre andava all'albergo di lui quella mattina. Gli sembravano eventualit remote, eppure non impossibili. O forse, Eddie se ne rendeva conto solo adesso, era sempre stata in casa, vicino all'apparecchio, ma non voleva parlargli.
Se a Caroline era successo qualcosa, il che era estremamente improbabile, prima o poi l'avrebbe saputo; se invece era indignata con lui, avrebbe scoperto anche questo. Con gli anni aveva imparato che  sciocco fare congetture assurde intorno a una cosa che non sappiamo. Presto o tardi la si viene sempre a sapere.
And al distributore automatico e compr un pacchetto di sigarette, gettando un'occhiata allo specchio che vi era infisso. Il gesto gli ricord la sera in cui lui e Caroline si erano guardati nello specchio a casa di lei, dopo aver fatto l'amore. Com'era bella! In quel preciso istante la desider con uno struggimento fisico che lo colp con la velocit di un fulmine. Si avvi lentamente alla porta d'imbarco del suo volo, guardandosi intorno, quasi che per motivi inspiegabili Caroline avesse deciso di venire all'aeroporto da sola e potesse entrare, da un momento all'altro, senza fiato, per gettarsi tra le sue braccia. Ma sapeva che non sarebbe venuta, e sospir, sforzandosi di non chiedersi dove fosse.
Si ricord che non aveva nulla da leggere in viaggio. Torn ancora una volta sui suoi passi e and all'edicola: compr un giornale della sera e qualche rivista. Seduto al suo posto, diede uno sguardo ai titoli. Il governo stava conducendo una campagna contro le riviste a sfondo scandalistico; era ora, pens Eddie. Nella parte inferiore della prima pagina del giornale c'era una fotografia di John Cassaro con una ragazza. L'attore aveva appena ricevuto un mandato di comparizione come testimone in un processo.
Qualcosa, nell'aspetto della ragazza, indusse Eddie a guardare una seconda volta. Era bella, con i capelli scuri e il volto assai pallido, e grandi occhi che sembravano impauriti. Eddie si accorse che assomigliava molto a Caroline. Forse, in futuro, ogni ragazza gli avrebbe ricordato Caroline. Sorrise e lesse la didascalia sotto la foto: John Cassaro e una redattrice della Fabian.
L'articolo era nella colonna di fianco. Non lo colp subito, lo guard solo di sfuggita per la curiosit di sapere chi fosse quella redattrice della Fabian. Poi smise di sorridere.
Con Cassaro, nel lussuoso hotel Pharaoh, c'era una graziosa redattrice della Fabian, Caroline Bender, di 24 anni, che lavora per la casa editrice che pubblica Unveiled. Alla domanda di un cronista se la signorina Bender stesse raccogliendo materiale per un altro servizio di Unveiled, Cassaro ha aggredito il giornalista e ha dovuto essere trattenuto a forza da due amici. Pi tardi, Cassaro ha descritto la redattrice come una vecchia amica. La signorina Bender ha rifiutato di rilasciare commenti o di posare per i fotografi, e si  chiusa nella sua stanza, attigua a quella di Cassaro.
Ges! pens Eddie. Non poteva ancora crederci, era come conoscere una persona che abita a pochi isolati di distanza e scoprire improvvisamente che non vive affatto l, ma su Marte. Cosa l'aveva spinta a partire con Cassaro?
L'aereo scivolava lungo la pista. Eddie, legato al sedile dalla cintura di sicurezza, fissava la fotografia di Caroline. Era Caroline, non c'erano dubbi. Perfino nella fotografia si distinguevano gli occhi chiari, azzurri. Ricord com'erano azzurri, gli sembr di rivederla con le palpebre chiuse e ricord com'erano lunghe e folte le ciglia. Dio, e andava a letto con quel tipo! Cosa poteva averla indotta a fare una cosa simile? Eddie guard la fotografia pi da vicino. Caroline indossava un abito con la scollatura a V e sul collo si riconosceva benissimo il cuoricino d'oro che le aveva dato solo la settimana prima. Lo portava ancora. Lo portava persino dopo essere partita con Cassaro.
Non riusciva a spiegarsi cosa spinga le ragazze a fare quello che fanno. John Cassaro era una celebrit, d'accordo, ma Caroline conosceva moltissime persone famose, faceva parte del suo mestiere. Non era certo una scolaretta invaghita di un divo. Era una ragazza buona, giudiziosa, intelligente, una ragazza gentile, piena d'amore. Piena d'amore... Eddie deglut. Si sentiva male. La scritta Vietato fumare era sparita. Accese una sigaretta e aspir profondamente. Oltre l'ala dell'apparecchio intravedeva il suolo, lontanissimo, i grattacieli simili a un modello in scala ridotta posato su un tavolino. Piena d'amore... Ha detto di non voler venire a Dallas con me, e poi se n' andata con John Cassaro. Caroline...
Penso, si disse, di non averla mai conosciuta a fondo come credevo. Tre anni sono lunghi. Credevo di sapere tutto di lei. Era la ragazza che amavo da tanto tempo, credevo in buona fede di conoscerla bene.
Ripieg il giornale. Non se la sentiva di continuare a leggere. Appena fosse comparsa la hostess le avrebbe chiesto qualcosa da bere. C'era un vantaggio a viaggiare in prima classe, se non altro si poteva stare comodi. E presto si sarebbe ritrovato a casa. Domani avrebbe festeggiato il Natale con Helen e la bambina. Aveva comprato per Helen un bolero di visone, il primo regalo veramente costoso che avesse mai acquistato per una donna, e l'indomani Helen avrebbe avuto la sua sorpresa. Chiss come ne sarebbe stata felice. Mia moglie, pens Eddie. Era piacevole sapere di poter offrire alla propria moglie una pelliccia di visone, sia pure soltanto una giacchettina. Era come sentirsi sulla strada del successo. Il futuro si delineava organizzato, sicuro, sempre migliore col passare degli anni. Strano, proprio ora che stava tornando a casa, sentiva la nostalgia di Helen.
Signorina... Potrei avere uno scotch? Doppio, per favore.
Non sarebbe mai riuscito a spiegarsi il mistero di Caroline. Non voleva nemmeno provarci, ormai. Non si pu mai sapere cosa combiner una ragazza, e una volta che abbia combinato qualcosa  inutile tentare di trovare una spiegazione logica, perch probabilmente non saprebbe darla nemmeno lei. John Cassaro! Uno dei pi famosi playboy di Hollywood. Inconcepibile! Ormai diventer famosa anche lei, la ragazza che era con John Cassaro a Las Vegas. Eddie scosse la testa.
Ringrazia il cielo che l'hai scampata bella, amico, si disse. Forse sei nato con la camicia. Non avrebbe funzionato, eri troppo romantico. Ora sai come stanno le cose. Hai fatto la tua scelta. Ed  la scelta migliore. A volte la vita  semplice... proprio quando crediamo che non possa esserlo mai pi.
...
.
...
FINE.